Bari, 25enne muore nel Cpr di Palese. L’autopsia: “Fatale un mix di metadone e psicofarmaci”

Sarebbe stato un cocktail di metadone e psicofarmaci a provocare la morte di Simo Said, il 25enne marocchino deceduto l’11 febbraio nel Cpr di Bari Palese. È quanto emerge dai risultati dell’autopsia, secondo cui il giovane è morto per uno shock respiratorio con conseguente soffocamento causato dalla massiccia fuoriuscita di liquidi, innescata dall’assunzione dei farmaci.

Gli psicofarmaci rientravano nel piano terapeutico del giovane, mentre il metadone non gli era stato prescritto. Proprio sull’origine della sostanza e sulle modalità con cui sarebbe entrata nella disponibilità di Said si concentrano ora gli approfondimenti dell’inchiesta. L’avvocato della famiglia, Arturo Covella, chiede di fare luce sull’eventuale circolazione incontrollata di farmaci all’interno del centro.

I sospetti sul traffico di metadone nel Cpr erano già emersi dopo la morte del 25enne, anche grazie alle testimonianze raccolte durante un’ispezione parlamentare e agli accertamenti successivi. Un testimone, ascoltato in incidente probatorio, ha raccontato di aver assunto metadone insieme a Said la sera precedente al decesso e ha riferito dell’esistenza di un presunto giro di spaccio interno, con dosi vendute anche in cambio di sigarette.

In attesa della perizia definitiva sull’autopsia, la difesa della famiglia annuncia la richiesta di un nuovo incidente probatorio per ascoltare un ulteriore testimone che potrebbe fornire nuovi elementi sull’eventuale traffico di sostanze stupefacenti all’interno del Cpr.

Bari, 26enne muore nel Cpr di Palese: ombre su traffico di metadone e ritardi nei soccorsi

Un presunto traffico interno di metadone, l’assenza di personale sanitario al momento del ritrovamento e un ritardo nei soccorsi di circa mezz’ora. Sono questi gli elementi più critici emersi dall’incidente probatorio svolto giovedì 19 marzo sulla morte di Simo Said, il 26enne marocchino deceduto l’11 febbraio nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Bari Palese.

Le testimonianze raccolte in aula, pur con alcune discrepanze, delineano un quadro preoccupante. Un primo testimone — già sopravvissuto a un’overdose — ha confermato di aver assunto metadone insieme a Said la sera precedente al decesso. La sostanza, secondo il suo racconto, veniva venduta all’interno del centro da un altro ospite, noto come “Rachid”, anche in cambio di sigarette. Lo stesso testimone è stato poi ricoverato in ospedale.

Diversa, ma parzialmente convergente, la versione del 21enne che ha trovato Said in fin di vita e ha dato l’allarme: secondo lui, la vittima non era in cura con metadone ma con altri farmaci forniti dal Sert, pur avendo manifestato l’intenzione di procurarselo. Entrambi i testimoni riferiscono però di un elemento comune: la presenza di schiuma alla bocca e il ritardo di circa trenta minuti nell’arrivo dei soccorsi, senza alcun intervento sanitario immediato.

“Queste rivelazioni suggeriscono l’esistenza di un mercato interno di sostanze e sollevano seri interrogativi sulla gestione della sicurezza e dell’assistenza sanitaria nel Cpr”, ha dichiarato l’avvocato Leonardo Lucente, legale di uno dei testimoni.

Un quadro che si inserisce in quanto già emerso nelle settimane precedenti. La deputata Rachele Scarpa, dopo un’ispezione nel centro il 13 febbraio, aveva segnalato un sistema coercitivo per la sottrazione di metadone a pazienti in terapia, costretti a cedere parte delle dosi.

Sulla vicenda insiste anche il legale della famiglia della vittima, Arturo Covella: “È necessario chiarire come il metadone possa circolare liberamente all’interno del Cpr, chi lo distribuisce e come sia arrivato nelle mani di Said e dell’altro giovane coinvolto nell’overdose”.

L’incidente probatorio rappresenta ora un passaggio chiave per accertare eventuali responsabilità e fare luce su una morte che solleva interrogativi urgenti sulle condizioni e sulla gestione dei centri per il rimpatrio.