Sequestrata area demaniale in un cantiere navale nel Salento, blitz della Finanza: contestati reati ambientali

Sequestrata un’area demaniale marittima di circa 60 metri quadrati nei pressi di un cantiere navale di un porto turistico del Salento, al termine di un’operazione della Guardia di Finanza di Otranto, coordinata dal Reparto Operativo Aeronavale di Bari. L’intervento ha interessato una società che gestisce un cantiere navale, un’officina meccanica e alcuni pontili per l’ormeggio di imbarcazioni.

Secondo quanto accertato dai militari, l’area veniva utilizzata per il carenamento delle unità da diporto senza sistemi di contenimento delle polveri e di raccolta delle acque di prima pioggia. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di un foro nel cemento, ritenuto un by-pass abusivo attraverso il quale i reflui di lavorazione sarebbero stati scaricati direttamente in mare, con un potenziale rischio di inquinamento dell’ecosistema marino.

I tecnici di Arpa Puglia hanno effettuato campionamenti dei sedimenti del fondale per verificare l’eventuale presenza di sostanze inquinanti. Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato la presunta gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi, l’assenza dell’Autorizzazione Unica Ambientale e la realizzazione di opere edilizie prive delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche e urbanistiche.

Il legale rappresentante della società è stato segnalato all’autorità giudiziaria con le ipotesi di reato di gestione illecita di rifiuti, scarico non autorizzato di reflui industriali e abusivismo edilizio.

Pene più severe per i reati ambientali, sorpresi a bruciare rifiuti pericolosi: 2 arresti a Sannicandro

Lo scorso 9 settembre i militari del Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Bari, nel corso di specifici servizi predisposti al fine di prevenire e reprimere attività illecite condotte in danno dell’ambiente, hanno proceduto all’arresto, in applicazione della nuova normativa ambientale introdotta da D.L. n 116/2025 del 08 agosto 2025, di due soggetti colti nella flagranza dei reati di gestione e combustione illecita aggravata di rifiuti pericolosi, attività commessa in Sannicandro di Bari (BA).

Nel corso dell’attività di monitoraggio del territorio, i militari del Reparto Speciale dell’Arma notavano, all’interno di un uliveto due soggetti, intenti alla combustione di un cospicuo quantitativo di rifiuti speciali pericolosi, costituiti da truciolato di legno misto a piombo.

Tale attività di gestione, del tutto abusiva, era finalizzata al recupero del piombo e allo smaltimento, mediante combustione, dei rimanenti rifiuti. A causa di tale condotta, residui del metallo pesante finivano sul nudo terreno con pericolo di compromissione e deterioramento di una significativa porzione del terreno di ca. 700 mq e della biodiversità agraria dell’uliveto ove si consumava la condotta illecita, senza considerare lo sprigionarsi nell’area di esalazioni non salubri per la salute umana.

Al fine di interrompere la condotta delittuosa in danno dell’ambiente e dell’incolumità delle persone, i militari del N.O.E. procedevano all’arresto dei due individui ed al sequestro del terreno, dei rifiuti non ancora combusti e dell’autovettura, utilizzata per il trasporto dei rifiuti stessi.

Gli arrestati al termine degli atti di rito venivano tradotti agli arresti presso il domicilio a disposizione della competente A.G.. Nella giornata di ieri, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica di Bari, la misura precautelare adottata veniva convalidata dal G.I.P. che disponeva la misura cautelare degli arresti domiciliari per uno dei due indagati.

L’operazione del N.O.E. di Bari rappresenta il primo arresto in flagranza di reato avvenuto in Puglia dopo l’introduzione del nuovo Decreto Legge che prevede un forte inasprimento delle pene per i reati ambientali, in precedenza di natura contravvenzionale ed oggi invece delitti, con positive ricadute sulle attività di prevenzione e repressione della P.G.

È importante sottolineare che il relativo procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.