Tragedia nel carcere di Lecce, detenuto barese si toglie la vita. Sappe: “Situazione drammatica”

Un detenuto barese si è tolto la vita con un lenzuolo nella propria cella del carcere di Lecce. Ne dà notizia Federico Pilagatti, segretario del Sindacato della polizia penitenziaria (Sappe).

“Il detenuto si è tolto la vita mentre il compagno di stanza dormiva ed era in servizio un solo poliziotto addetto all’intera sezione anziché due, come previsto quando bisogna gestire detenuti particolari”, le sue parole.

“L’agente ha chiesto immediatamente aiuto ad un collega che è subito intervenuto, ma le manovre di rianimazione non hanno sortito alcun effetto – conclude -. La situazione di Lecce era e rimane drammatica sotto tutti i punti di vista, serve un intervento urgente”.

Telefoni e droga sequestrati nel carcere di San Severo, la denuncia del Sappe: “Servono almeno 25 unità”

Telefonini e droga sono stati sequestrati nel carcere di San Severo (Foggia). Né da notizia il segretario nazionale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) Federico Pilagatti.

Stando a quanto riferito, lunedì 27 ottobre è stato sequestrato un apparecchio telefonico in una stanza che ospitava alcuni detenuti e il 30 ottobre, in un’altra perquisizione, sono stati sequestrati un altro telefonino e alcuni grammi di sostanza stupefacente.

“I dati preoccupanti – riferisce Pilagatti – dicono che negli ultimi due mesi sarebbero stati sequestrato 10 smartphone e quasi un chilo e mezzo di droga tra hashish e cocaina. Tutto ciò avviene in un contesto drammatico poiché nonostante la carenza di poliziotti penitenziari a San Severo sia atavica, i pochi agenti in servizio con coraggio e professionalità stanno contrastando con le unghie e con i denti la delinquenza interna al carcere che lo vorrebbe trasformare in piazza di spaccio di droga e telefonini, come avvenuto in altri penitenziari della nazione”.

Pilagatti sottolinea che “in queste condizioni il personale di San Severo, nonostante tutti gli sforzi giornalieri, non può continuare a combattere da solo contro una criminalità attrezzata e con tante potenzialità, poiché sarebbe condannata a soccombere, per cui necessita l’aiuto urgente dell’amministrazione penitenziaria al fine di rivitalizzare gli organici della polizia penitenziaria con l’invio di almeno 25 unità”.

“Questo – conclude – oltre ad evitare che i droni portino il loro carico di materiale proibito fino alle stanze dei detenuti, consentirebbe ai poliziotti di poter fruire di diritti negati previsti da leggi e contratti di lavoro, costringendo i poliziotti ad effettuare innumerevoli ore di lavoro straordinario”.

Carcere di Turi, pacco dall’esterno si impiglia mentre viene tirato su dai detenuti: all’interno droga e telefonini

“Questa volta la sorpresa l’hanno avuta i detenuti che tiravano su un filo fatto scendere da una stanza detentiva del carcere di Turi (che dà sulla libera via) a cui i complici dall’esterno avevano attaccato un pacco particolare, poiché lo stesso sarebbe stato sequestrato dopo essersi impigliato mentre veniva tirato su, come facevano una volta le nostre nonne con la spesa depositata in un cestino”.

Inizia così il comunicato del sindacato SAPPE.  “Ancora una volta il SAPPE deve ringraziare i poliziotti di Turi i quali, nonostante siano diventati uno sparuto numero (che diminuisce sempre di più a seguito dei pensionamenti, delle riforme ecc.ecc.) in servizio nell’affollato e degradato  carcere della cittadina pugliese con un sovraffollamento di detenuti di oltre il150%, sta combattendo una battaglia impari contro detenuti sempre più prepotenti per far prevalere la legalità, il rispetto delle leggi, e per cercare di tutelare i detenuti più deboli che vengono spesso sopraffatti dai violenti – si legge -. Che la lotta sia ormai senza quartiere  lo sta a dimostrare proprio questo ulteriore   sequestro avvenuto tra la notte di sabato e domenica scorsa, di materiale proibito  in cui c’era droga e telefonini (hashish, cocaina,5 telefonini completi di tutto, vedi foto)”.

“Ormai il sequestro in quantità industriali di tale materiale proibito non fa più notizia da quando i droni sorvolano ininterrottamente ed indisturbati i cieli sopra le carceri pugliesi e nazionali, ma le modalità di questo sequestro che risulta essere alquanto singolare, mette in evidenza la strafottenza dei criminali che ormai si sentono i padroni assoluti, grazie anche a tanti provvedimenti che la politica in questi anni, ha messo in campo per togliere alla polizia penitenziaria qualsiasi strumento di contrasto e difesa – aggiunge il sindacato -. Infatti il fenomeno si è ingigantito a dismisura da quando una partepolitica ha voluto legare le mani ai servitori dello stato diminuendo peraltro gli organici, concedendo poi tutto e di più ai detenuti per consentire loro di diventare i padroni delle carceri”.

“Purtroppo nemmeno l’attuale governo che ha idee diametralmente opposte alle politiche penitenziarie finora adottate, non sta imprimendo quella svolta auspicata per ridare il controllo delle carceri allo Stato, cosa che potrebbe essere fatta in pochi mesi adottando le giuste misure per punire chi crea disordine  ed azioni violente, nonché tutelare dall’altro canto la stragrande maggioranza dei detenuti che subisce  la prepotenza dei ristretti più violenti – conclude il Sappe -. In queste condizioni il personale di Turi sta dimostrando molto coraggio ed abnegazione, ma non può continuare a combattere da solo contro una criminalità attrezzata e con tante potenzialità poiché sarebbe condannata a soccombere, per cui necessita l’aiuto urgente dell’amministrazione penitenziaria al fine di rivitalizzare gli organici della polizia penitenziaria  con l’invio di almeno 30 unità, nonché  a provvedere ad uno sfollamento di almeno 50 detenuti.           Il SAPPE ritiene che il carcere di Turi entrato nella storia penitenziaria Italiana per aver ospitato  GRAMSCI e PERTINI(sono ancora conservate in maniera accurata le celle in cui erano ristretti) debba avere quel rispetto  e la possibilità di poter garantire ai detenuti i diritti costituzionali previsti dall’art.27, nonché la sicurezza all’interno ed all’esterno del penitenziario. A Napoli c’è il caffè sospeso, a Turi invece il pacco a sorpresa, sospeso”.

Carcere di Bari, poliziotti feriti da gruppo di detenuti. Il SAPPE: “Basta chiacchiere politica scellerata”

“Se la caveranno con la prognosi di alcuni giorni i poliziotti feriti nella giornata del 27 agosto u.s. presso il carcere di Bari, aggrediti da alcuni detenuti con pugni e schiaffi. Purtroppo si ritiene che questa non sia una normale storia di violenza come ne stanno accadendo tante(troppe) nelle carceri di questa regione, per cui dei detenuti senza un valido motivo picchiano i poliziotti così come il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, ha denunciato in più occasioni, ma la conferma di una volontà da parte dei detenuti di voler gestire il carcere”.

Inizia così il comunicato stampa del SAPPE. “E ciò lo fanno attaccando i poliziotti che rappresentano l’unico ed ultimo baluardo delle istituzioni all’interno del carcere barese che con coraggio, professionalità, cercano di far rispettare la legalità nonché arginare una violenza che diventa sempre più prepotente grazie all’assenza del DAP che ha abbandonato da tempo il reparto di Bari, e che forse sta aspettando il morto per intervenire – si legge -. Diciamo ciò non per sterile polemica, ma analizzando la dinamica di quanto accaduto nel fatto specifico, poiché tutto nasce con il sequestro di un telefonino in data 26 agosto u.s. ad un giovane detenuto foggiano in carcere per spaccio, furti, rapine, giunto a Bari per motivi di sicurezza”.

“Nel pomeriggio del giorno successivo (27 agosto), sempre allo stesso detenuto sarebbe stato sequestrato un altro telefonino, ma in questo caso un gruppo di detenuti, probabilmente baresi, avrebbe accerchiato i poliziotti aggredendoli con pugni – aggiunge il sindacato -. Tale doppio sequestro ci farebbe pensare che il detenuto foggiano sarebbe stato scelto dai ristretti baresi per custodire i telefonini, che avrebbero reagito a ciò aggredendo i poliziotti. Il SAPPE ritiene che questi detenuti del circuito di media sicurezza potrebbero essere il braccio armato dei più pericolosi appartenenti ai clan ristretti nelle sezioni di alta sicurezza , che nei fatti comanderebbero sugli altri ristretti, mantenendo però un apparente comportamento irreprensibile, ma tramando di nascosto. A questo punto ci chiediamo il perché siamo arrivati a questo punto? Purtroppo la risposta è facile poiché la responsabilità di quanto accade a Bari e nelle altre carceri pugliesi è di una pratica fallimentare adottata in questi anni dall’amministrazione penitenziaria, su decisione di un certa politica garantista, che in maniera scellerata ha tentato finanche patti con i detenuti con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.

“A Bari sono presenti circa 430 detenuti con un capienza regolamentare di 290 posti che si sono ulteriormente ridotti a causa della chiusura della sezione femminile e di alcune stanze non utilizzabili per cui il numero scende a 250, con il sovraffollamento supera il 170% – si legge ancora -. Di contro ad un organico di circa 320 poliziotti, c’è ne sono in servizio meno di 260 da cui defalcare le decine e decine di unità assenti perché a disposizione ospedale militare a causa dello stress provocato dai turni massacranti, dai distacchi in altre sedi nonché dai pensionamenti, per cui le unità che devono gestire i detenuti sono ridotti a numeri molto risicati(meno di 200). Il giorno di ferragosto dei politici hanno parlato di soldi che arriveranno al carcere di Bari per riqualificare la struttura.
A questo punto ci chiediamo a che serve buttare quei soldi se il carcere di Bari è pieno come una scatola di sardine? Lo sanno i politici che ogni anno si pagano centinaia di migliaia di euro ai detenuti che chiedono il risarcimento poiché non vengono rispettati gli spazi(tre metri) previsti dalla CEDU? Perché invece non parlano di costruire un nuovo carcere a Bari così come è accaduto in tutti i capoluoghi di regione della nazione per offrire una struttura più dignitosa sia per i detenuti che per i lavoratori, e nel frattempo di sfollare il carcere per riportarlo alla media nazionale che è del 130%?

“Il SAPPE chiede poi al sindaco di Bari, così attento, giustamente, alle vicende internazionali di porre attenzione anche a quello che avviene nella sua città e più precisamente all’ecomostro situato in corso De Gasperi frequentato da migliaia di persone tra detenuti, poliziotti, familiari, operatori ecc.ecc – conclude -. Non ritiene il sindaco Leccese di proporre un consiglio comunale proprio all’interno del carcere di Bari per mostrare solidarietà ai lavoratori nonché ai detenuti costretti a vivere e lavorare in una struttura fatiscente ed in condizione igienico sanitaria scadente? (così vedono con i loro occhi la desolazione che cè).
Il SAPPE chiede poi al signor Prefetto di valutare un eventuale riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica al fine di verificare ogni iniziativa utile a dare più sicurezza al carcere di Bari, considerato che nelle ore serali e notturne il penitenziario è pressoche sguarnito, a partire da un presidio fisso che contrasti anche i viaggi dei droni che, sempre più spesso portano all’interno del penitenziario materiale proibito , quali telefonini, droga, ed eventuali armi.
Qualora non ci saranno risposte concrete alle richieste del SAPPE, si comunica che presto verrà attivato un presidio davanti al carcere di Bari con i marciapiedi imbrattati di rosso che è il colore del sangue che sta versando la polizia penitenziaria a causa delle gravi inadempienze dell’amministrazione penitenziaria”.

Carcere minorile Bari, chiede turni agevoli per accudire la figlia. Mamma poliziotta penalizzata: “Una ritorsione”

Il SAPPE, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, ha acceso i riflettori su una presunta azione vessatoria nei confronti di un’agente penitenziaria del carcere minorile di Bari, madre di una bimba di tre anni. La donna ha visto respingere la richiesta di essere assegnata ai turni mattutini per poter accudire la piccola dopo l’asilo.

“Una richiesta avanzata da una dipendente per ottenere turni compatibili con la cura della figlia piccola avrebbe dato avvio a un clima di presunta ritorsione – denuncia il Sappe -. La richiesta non solo non sarebbe stata accolta, ma avrebbe innescato una serie di assegnazioni penalizzanti, con turni pomeridiani e festivi reiterati nei mesi di giugno e luglio. I comportamenti posti in essere in questa vicenda colpiscono non solo la lavoratrice, ma soprattutto sua figlia. Una bambina di soli tre anni, ignorata dalle stesse istituzioni che dovrebbero tutelarla”.

Il sindacato, che ha inviato anche una comunicazione formale alla direzione del carcere, fa leva anche su diversi casi giudiziari che hanno riconosciuto come discriminatorio l’assegnazione di turnazioni incompatibili con le esigenze genitoriali. La situazione sarebbe peggiorata proprio dopo l’intervento del sindacato.

 

Carcere minorile di Bari senza pace, incendi e tensioni dopo l’evasione del 17enne. Il Sappe: “Superato ogni limite”

“Mentre viene ricercato attivamente il detenuto evaso l’altro giorno dal carcere minorile di Bari, continuano gli episodi di violenza e di gratuita follia da parte di questi ‘bravi ragazzi’. Infatti abbiamo avuto notizia che nella giornata di ieri un gruppo di ‘marocchini’ del secondo gruppo prima avrebbe appiccato un incendio, poi ha fatto un buco nel muro (tanto largo da far passare un adulto di piccola taglia) che porta al locale refettorio dove vengono consumati i pasti (si sconoscono le motivazioni di tale gesto, ma sicuramente non è stato fatto per giocare)”.

Inizia così la denuncia del Sappe. “Considerato che nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei loro confronti, lo stesso gruppo di delinquenti (che i buonisti chiamano ragazzi), questa mattina avrebbe nuovamente appiccato un incendio, costringendo i poliziotti ormai delusi e scoraggiati da tanta impunità, a lavorare in condizioni igienico sanitarie drammatiche a contatto con il fumo, lo sporco ed il sapore acro del fumo e della puzza di bruciato – si legge nella nota -. Ci è stato anche riferito che in questo clima di forti tensioni sarebbe stata autorizzata una visita accompagnata di una scolaresca nella sala teatro del carcere. Se ciò fosse vero, riteniamo inappropriato, (per non usare un aggettivo molto più colorito) che in un momento così particolare si facciano entrare dei bambini nella struttura”.

“Sappiamo anche che sarebbe in corso un ispezione arrivata da Roma per verificare quanto accaduto in occasione dell’evasione, ma nel contempo ci chiediamo come mai non sono state adottate misure urgenti a partire da un immediato sfollamento di questi ‘bravi ragazzi’ per evitare nuovi episodi di violenza od evasione, considerato che la struttura è fatta con il burro? Il SAPPE non ci sta, poiché abbiamo superato ogni limite per cui sarebbe opportuno, considerati i mancati provvedimenti della giustizia minorile l’intervento del prefetto di Bari, poiché questi eventi critici continuati, non creano situazioni ingestibili all’interno del Fornelli, ma di estremo pericolo anche al territorio”, aggiunge il sindacato.

“Infine riteniamo che siano molte le domande a cui l’amministrazione penitenziaria dovrà dare una risposta, a partire dal perché un ‘bravo ragazzo’ in carcere perché accusato di aver ucciso l’amico d’infanzia e bruciato il cadavere per ordine del clan a cui apparteneva, era stato mandato presso il carcere minorile di Bari ove sono praticamente inesistenti le misure di sicurezza (anche grazie ad una gestione discutibile di cui il SAPPE da mesi, se non anni denuncia l’esistenza) e la struttura si buca con un grissino? (come dice la pubblicità) – conclude -. Il SAPPE è in attesa di conoscere gli sviluppi(seppur tardivi) dell’ispezione compiuta dai funzionari venuti da Roma, poiché non accetteremo in nessun modo che la colpa dell’evasione venga scaricata sui poveri poliziotti costretti a turni massacranti ed abbandonati nei reparti, lasciando fuori ancora una volta, chi viene pagato per garantire la sicurezza della struttura. Il SAPPE chiede ancora una volta ai parlamentari locali e nazionali di rivedere il codice penale in relazione ai c.d. ‘minori’ che, sono oltremodo tutelati nonostante l’efferatezza e la gravità dei reati commessi. Purtroppo a nessuno interessa che Italia i reati commessi da minori è passata dal 4%(2023) al 11,8(2024) sul totale dei casi (fonte criminalpol), per cui se non si prendono provvedimenti concreti come già accaduto in altre nazioni(Stati uniti, Inghilterra ecc.ecc.), l’Italia sarà messa a soqquadro da questi ‘bravi ragazzi’ che, non hanno nessuna pietà e tanto disprezzo per la vita umana ed i valori fondanti di una società”.

Pestaggio in cella tra detenuti diventa virale sui social, Sappe: “Si sta scherzando con il fuoco” – VIDEO

“Quello che il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria cerca di spiegare a parole e con qualche foto di poliziotto massacrato di botte, (che alla fine non interessa a nessuno), viene fuori in tutta la sua spietatezza da un ennesimo video girato da detenuti (in un carcere che non conosciamo), che sottopongono un altro compagno di camera ad un trattamento di sottomissione con un pestaggio nemmeno tanto pesante”. Inizia così il comunicato stampa del Sappe, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria.

“Quel video può essere stato girato in qualsiasi carcere della nazione poiché è quello che accade realmente nei nostri penitenziari, anzi in tantissime altre situazioni c’è più violenza e sangue; tutto ciò grazie alla volontà di una certa politica che in questi anni ha di fatto consegnato le carceri ai detenuti più violenti e prepotenti, salvo poi preoccuparsi di prendersela con il calendario della polizia penitenziaria dopo averla umiliata, delegittimata, ridotta ai minimi termini negli organici – si legge nella nota -. Che la situazione fosse questa lo denunciamo da molto tempo, con i violenti e prepotenti che non vengono quasi mai puniti, con la stragrande maggioranza di detenuti più deboli che vengono sottomessi ai desideri di questi ultimi. Come pure le migliaia di telefonini sequestrati ogni anno non preoccupano quasi nessuno nonostante questo permetta ai boss di poter dirigere i loro affari dal carcero, oppure divertirsi con video su tik tok, a cui si sono aggiunti i droni express che fanno entrare di tutto. Bene, speriamo che questo video faccia capire che si sta scherzando con il fuoco, e che i primi a subire tutti ciò oltre ai detenuti che vorrebbero avere la possibilità per reinserirsi ma che vengono sopraffatti in qualsiasi modo, sono i lavoratori della polizia penitenziaria per poi finire con i problemi di ordine pubblico che una situazione esplosiva potrebbe provocare. Purtroppo gli unici che potrebbero mettere fine a tutto ciò è la polizia penitenziaria, ma come dicevamo prima è stata resa impotente e ridimensionata da chi voleva che i poliziotti indossassero un camice invece della divisa. Le carceri sono praticamente svuotate di poliziotti per cui i detenuti che hanno tutto il tempo e lo spazio di fare quello che vogliono, sia con le buone o con le cattive sottoponendo a loro i più deboli oppure massacrando di botte proprio gli agenti, per cui abbiamo fatto anche un calendario. Il SAPPE si augura che questo video risvegli le coscienze ed indigni l’opinione pubblica, il colle, il governo, poiché un paese civile si vede anche dalle carceri che non possono essere il far west per i delinquenti più violenti ed incalliti che rimangono quasi sempre impuniti. P.s. il video sarebbe stato girato da altri detenuti che ha volutamente riprendere il tutto per far capire chi comanda, per poi con inaudita spavalderia metterlo in rete”.

Evaso dal carcere, nessuna traccia del barese Vito Gassi. SAPPE: “Non doveva essere lì sicurezza ridicola”

“Ormai sono 5 giorni che il pericoloso detenuto evaso dal carcere di Lecce continua ad essere uccel di bosco, nonostante il sacrificio degli appartenenti alle forze dell’ordine compreso il reparto di polizia penitenziaria che gli stanno dando la caccia senza tregua. Il fatto che Gassi non è stato ancora rintracciato avvalora l’ipotesi che lo stesso possa godere di aiuti esterni, visto che comunque si trovava relativamente vicino casa”. Inizia così il comunicato stampa del SAPPE, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

“La preoccupazione è che – data la pericolosità del soggetto ( probabile pazzo disposto a tutto) – possa generare eventi drammatici nei confronti di persone che potrebbe trovare sulla propria strada – si legge nella nota -. Proprio per questo continuiamo a denunciare il fatto che quel detenuto a Lecce, in quel reparto non ci doveva stare. Della ridicola sicurezza della struttura che si trova all’esterno delle sezioni detentive e quindi fuori dal muro di cinta, (pare, secondo alcuni, che i dirigenti asl non volevano entrare nel carcere) nonostante le valutazioni negative dei vertici del carcere di allora abbiamo già parlato, come pure dell’enorme spreco di denaro pubblico per un progetto all’avanguardia che è miseramente fallito considerate le condizioni operative in cui versa quel reparto. Oltretutto, nessuno parla del comportamento tenuto dal detenuto per diversi mesi, ma secondo noi è molto importante poichè avvalora l’ipotesi che non doveva essere mandato in un posto ove la sicurezza è minima. Infatti ci è stato riferito che il GASSI con problemi psichiatrici (veri o falsi) ha girato tutte le carceri della Puglia da San Severo a Taranto, da Foggia a Bari ecc., per finire a Brindisi ove nel mese di Agosto è stato trasferito a Lecce per essere osservato. Le motivazioni di questo tour turistico sono sempre state le stesse, è cioè creare disordini, eventi critici nei confronti di poliziotti ed altri detenuti in tutti i penitenziari in cui è stato, senza che nessuno abbia preso provvedimenti drastici nei suoi confronti. Una sorta di immunità con licenza di fare quello che vuole. Peraltro-ci dicono- che lo stesso viaggiava con degli alert inerenti eventuali pericoli di evasione, per cui ci chiediamo nuovamente perché è stato mandato a Lecce? Perché dopo tutti i vari casini combinati presso le carceri pugliesi e considerato il pericolo di fuga l’ufficio romano dei detenuti dell’amministrazione penitenziaria non lo ha allontanato dalla Puglia, trasferendolo in altre regioni lontano da casa (con meno possibilità di aiuti esterni) in carceri con sezioni di osservazione più sicure?

“Il SAPPE ritiene che i dirigenti politici del ministero della giustizia dovrebbero accertare perché vengono prese certe decisioni al DAP – conclude -. Il SAPPE da parte sua non condivide assolutamente questa politica penitenziaria di gestione dei detenuti. Infatti la mancata equa distribuzione dei detenuti su tutto il territorio nazionale fa si che ci siano regioni che hanno un sovraffollamento di detenuti eccessivo (vedi Puglia e Lombardia per esempio quasi al 60%, mentre quello nazionale arriva al 25%)quando poi altre regioni sotto oppure rasentano la capienza regolamentare; è bene ricordare che a causa di questa politica i contribuenti italiani sono costretti a pagare centinaia di migliaia di euro per risarcire i detenuti che non hanno lo spazio vitale (sentenza Torregiani).
Come pure l’impunità dei violenti, poiché non si applica nei loro confronti l’articolo 14 bis o.p. (carcere più duro) e l’art.32 o.p. (trasferimento immediato in apposite sezioni detentive), fa si che le carceri italiane siano in mano ai violenti e prepotenti ed a farne le spese sono i detenuti più deboli. Il SAPPE purtroppo sta osservando che invece di ricercare i veri responsabili di un evasione annunciata, l’amministrazione penitenziaria sta cercando di scaricare tutte le colpe sul personale di Polizia Penitenziaria di Lecce, cosa che non permetteremo mai, e che contrasteremo anche con forme di protesta eclatanti e clamorose”.

Carcere di Foggia, detenuto incendia la stanza e aggredisce poliziotto. Il Sappe: “Siamo stanchi”

“Ormai nel carcere di Foggia, come in quelli della regione puglia i poliziotti penitenziari sono impotenti di fronte alle ripetute situazioni di pericolo determinate da detenuti con gravi problemi psichiatrici o tossicodipendenti. L’ultima è accaduta nel primo pomeriggio di ieri in cui un detenuto di circa 40 anni, della provincia di FOGGIA con problemi di tossicodipendenza in carcere per reati connessi alla droga, ha prima incendiato il materasso della stanza in cui era alloggiato provvisoriamente, eppoi ha aggredito un poliziotto che era intervenuto per salvarlo dal fumo che, nel frattempo aveva invaso il reparto nonché zone limitrofe, quali le salette ove i detenuti effettuano i colloqui con i loro familiari, tanto che si sarebbero sospesi i colloqui in attesa del diradarsi per pericoloso fumo. Nel frattempo il poliziotto è stato medicato nella locale infermeria riportando danni contenuti. Il detenuto in questione era stato posto agli arresti domiciliari nel mese di dicembre che poi aveva violato per far rientro in carcere, ed in questi giorni era stato spostato da un reparto all’altro del carcere per i continui litigi con gli altri detenuti”. Ad annunciarlo è il SAPPE, il sindacato autonomo polizia penitenziaria.

“Siamo stanchi di denunciare situazioni di grande pericolo senza che nessuno a partire dall’amministrazione penitenziaria prenda i provvedimenti. Purtroppo di fronte a questo continuo ed irresponsabile comportamento del DAP che continua a riempire il penitenziario raddoppiando la capienza regolamentare circa 720 a fronte di 360 posti, e non inviando nemmeno il personale necessario per sostituire chi va in pensione, nessuna delle autorità sembra preoccuparsi troppo della situazione, a partire dalla prefettura a cui abbiamo chiesto più volte di intervenire presso i vertici del DAP, alla Regione che continua ad ignorare il grave problema della carente assistenza ai detenuti psichiatrici e tossicodipendenti presenti carcere di Foggia e della regione , per finire agli esposti presentati alla magistratura. Si vuole ricordare che al tempo della grande evasione del 2020 i detenuti erano 590(oltre 700 ora) ed il personale era più o meno lo stesso, senza considerare che nel frattempo la situazione organica è peggiorata per la stanchezza fisica e psichica che hanno logorato il corpo e la mente di questi umani sottoposti a grandi stress continui. Purtroppo dobbiamo lamentare che chi poi interviene per censurare eventuali condotte non corrette poste in essere dai poliziotti nei confronti dei detenuti, immagina che gli agenti penitenziari siano dei robot che non possono permettersi nemmeno di sbagliare una sola virgola, nonostante i turni massacranti che vanno da 8 a 24 ore sottoposti a temperature pazzesche, che ogni giorno devono affrontare minacce, aggressioni, violenza di ogni genere. Sia chiaro ogni comportamento censurabile nei confronti dei detenuti non deve accadere, però basterebbe che chi deve poi giudicare passasse qualche ora insieme ad un poliziotto che deve occupare contemporaneamente più posti di servizi e gestire oltre 150 detenuti da solo con il 40 gradi di temperatura di questi giorni, per rendersi conto che la tortura e tutt’altro(anzi la subiscono loro da un amministrazione che non paga mai). Il SAPPE ritiene che sia giunto il momento di finirla con questa farsa delle misure premiali(condoni, amnistie) portata avanti da certi politici irresponsabili che inducono anche i detenuti ad agitarsi più del dovuto per fare pressione. Le misure premiali non servono, (lo hanno dimostrato negli anni) a nulla poiché umiliano ancora di più le vittime dei reati, annullano ogni certezza della pena, e nelle carceri dopo pochi mesi ritornano gli stessi problemi. Ricorrere alle misure premiali vuole dire tirare a campare per qualche mese a costo zero, tanto il prezzo non lo paga il signor Giachetti, la signora Bernardini, Antigone , Nessuno tocchi caino e tutta quella politica che ritiene che le carceri non dovrebbero esistere, ma la povera gente perbene che viene colpita giornalmente dalle azioni criminose dei delinquenti. Perché sfruttare in una maniera ignobile i suicidi in carcere per premiare chi non lo merita, facendo finta di non sapere che la maggior parte di chi sceglie di togliersi la vita sono detenuti psichiatrici o tossicodipendenti. Il SAPPE ritiene invece che il vero problema sia la mancata cura ed assistenza alle migliaia di detenuti psichiatrici buttati nelle carceri poiché non sanno dove metterli, le migliaia di detenuti tossicodipendenti che dovrebbero avere un percorso diverso dal carcere , nonché la violenza presente in tutti i penitenziari della nazione che di fatto le ha consegnate ai detenuti più pericolosi.
Eppoi il ritardo nel contrastare l’utilizzo dei telefonini nelle carceri che consente ai boss di tenere contatti con i propri affiliati, nonché azzerare il servizio di consegna di materiale proibito (telefonini, droga, armi) attraverso i droni. Restituire alla polizia penitenziaria la possibilità di poter lavorare nel rispetto della legge, garantendo l’ordine e la sicurezza delle carceri offrendo ai detenuti meritevoli il diritto di rientrare a pieno titolo nella società come sancito dalla costituzione, ma nel contempo non consentire che i detenuti violenti possano agire indisturbati sottomettendo alla loro volontà quelli più deboli.
Questo dovrebbe fare uno stato degno di questo nome, e non inseguire delle emergenze per bypassare lo stato di diritto e la certezza della pena”.

Suicidi in carcere, la denuncia di SAPPE: “Politica e mass media ipocriti se ne parla solo quando fa comodo”

“Fino a qualche settimana fa il carcere con il problema del sovraffollamento, della violenza, dei suicidi, degli omicidi di stato, nonostante le denunce dei sindacati a partire dal SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, non interessavano poco o niente, poiché era più interessante parlare della Salis, Vannacci, dell’orso M90 ucciso ecc.ecc. Con l’arrivo dell’estate poiché i temi di polemica diminuiscono sotto l’ombrellone, i politici ed i mass media nazionali scoprono che i suicidi in carcere dall’inizio dell’anno sono arrivati a circa 50, non tenendo conto delle decine e decine di casi evitati grazie al coraggio ed alla professionalità dei torturatori della polizia penitenziaria. Così si scopre che il sovraffollamento sta diventando insostenibile, e quindi sarebbe necessario una bella leggina che premierebbe i detenuti così come chiede il papa, e tutti felici e contenti”. Inizia così il duro comunicato di SAPPE, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria.

“Eppure il problema delle carceri non si risolve certo con qualche migliaio di detenuti messi fuori(che dopo qualche mese rientrano tutti) ,poiché sarebbe necessario un piano marshall che dovrebbe coinvolgere tutti a partire dal governo per finire alle regioni, con i mass media a fare da guardiani. Noi riteniamo che l’ipocrisia nasce dal fatto che generalmente tutto quello di brutto che accade nel carcere viene scaricato sul poliziotto penitenziario, per occultare le vere responsabilità del sistema. Diciamo ciò poiché da tempo ci poniamo delle domande a cui nessuno ha mai risposto Perché nessuno si chiede come mai la maggior parte dei suicidi in carcere (e tentati) vengono posti in essere da detenuti italiani o stranieri con problemi psichiatrici oppure tossicodipendenti? Perché i magistrati di fronte al suicidio di un detenuto con problemi psichiatrici tendono a responsabilizzare il poliziotto penitenziario, invece di verificare se quei detenuti erano curati bene, erano seguiti da specialisti così come prevede la legge? Perché non si ammette che con la chiusura degli O.P.G. ed il fallimento delle REMS le carceri sono diventati manicomi a cielo aperto, ove detenuti sani vivono con dei “pazzi”? Perché non si dice che la sopraffazione, la prepotenza, l’umiliazione da parte dei detenuti più violenti lasciati liberi di fare quello che vogliono, sono un concausa importante che porta i detenuti più fragili all’insano gesto? Perché in questi anni una certa parte politica., tra il silenzio generale, ha regalato, di fatto, le carceri ai detenuti più violenti, con le sezioni aperte e senza poliziotti, con il ridimensionamento degli organici per cui le nostre carceri nelle ore serali e notturne sono sguarnite, e le varie evasioni lo stanno a dimostrare? Perché non si è finora agito per evitare che i criminali più pericolosi continuino a gestire dalle celle i loro sporchi traffici con i telefonini che entrano in quantità industriale, a cui ora hanno aggiunto un servizio di consegna puntuale attraverso i droni che oltre ai cellulari trasportano anche stupefacenti, coltelli ecc.ecc, mentre il poliziotto continua ad aprire e chiudere i cancelli con tante chiavi grosse come nell’ottocento? Perché si continua a volere carceri in cemento armato (che armato non è) spendendo il doppio, e con tempi biblici(anni e anni) invece di carceri modulari utilizzate in tutto il mondo, più confortevoli e pronte in alcuni mesi? Perché per i detenuti violenti non si applicano le norme vigenti che farebbero abbassare drasticamente le aggressioni, le sopraffazioni a detenuti e poliziotti, a partire dai magistrati in tantissimi casi che non applicano la legge e cioè l’art.336 del codice penale(arresto in flagranza di reato); eppoi perché il DAP che non attiva per questi prepotenti l’art.14 bis O.P. che prevede un carcere più duro, e non trasferisce questi detenuti nelle sezioni previste dall’art.32 O.P., invece di spostarli da un carcere all’altro collezionando aggressioni a poliziotti nonché abusare degli altri detenuti? Perché si parla tanto di far scontare la pena agli stranieri nei paesi d’origine mentre l’inadeguatezza delle norme e la lentezza della burocrazia non consente di far ciò in maniera concreta? Perché nessuno parla della prima sentenza in Italia ed Europa in cui lo Stato Italiano è stato condannato per la morte di un poliziotto a pagare un forte risarcimento per il fumo passivo delle sigarette dei detenuti inalato nelle sezioni detentive, che ogni giorno avvelenano decine di migliaia i poliziotti e detenuti? A queste domande vorremmo che qualcuno rispondesse, se non a noi a qualche famoso giornalista con la schiena dritta, anche se siamo convinti che avere le carceri in condizione simili faccia comodo a tutti, poiché è un ottimo strumento di distrazione di massa che serve per spostare l’attenzione su problemi più gravi, oppure per riempire le pagine dei giornali quando le polemiche oppure i gossip scarseggiano. Un ultima annotazione , i professionisti del carcere (radicali, antigone , politici di sinistra, associazioni, compresa la cucchi) catalogano le condanne dell’Europa sulle carceri italiane dicendo che sono le peggiori, dimenticando che un raffronto con altre nazioni non può essere fatto in maniera seria(noi le abbiamo viste), poiché in quei paesi a differenza dell’Italia, non esistono le migliaia e migliaia di persone che con le carceri e sulla pelle dei detenuti ci mangiano e bevono. Una politica seria potrebbe risolvere le varie problematiche delle carceri, se lo volesse, in poco tempo, ma dovrebbe avere il coraggio di estirpare tutti i tumori e le metastasi provocate da decenni i buonismo che ha giovato solo ai delinquenti più pericolosi incrementando i loro affari, e rovinato le tante persone che come dice l’articolo 27 della costituzione cercano di reinserirsi nella società”.