Sgomento a Taranto, i cani Billy e Nina uccisi a fucilate: “Crudeltà senza parole. Applicare pena massima”

Sono stati uccisi due cani di quartiere intestati al Comune di Taranto e seguiti da una volontaria: un maschio simil pastore tedesco, di nome Billy, e una femmina simil maremmana, di nome Nina, entrambi innocui e socievoli, che amavano stare insieme.

Billy è stato gravemente ferito il 6 gennaio, sulla strada provinciale 90, con ripetuti colpi di fucile soprattutto sul muso, che appariva ormai informe, ed è morto il giorno dopo nella clinica veterinaria di Castellaneta dove hanno tentato invano di salvargli la vita; Nina è stata ritrovata morta ieri, per colpi d’arma da fuoco, non lontano dal punto dove Billy era stato colpito.

“E’ un atto di crudeltà che lascia increduli, attoniti, senza parole, un atto per il quale la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente presenta denuncia e anticipa che, qualora sia individuato il responsabile o siano individuati i responsabili, si costituirà parte civile, chiedendo che sia punito o siano puniti sulla base del secondo comma dell’art.544 bis del Codice penale, come modificato dalla legge Brambilla, per aver ucciso con l’intenzione di prolungare la sofferenza”, afferma Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e autrice della legge che ha inasprito le pene per i reati contro gli animali, commentando l’uccisione dei due cani.

“Mi auguro – conclude Brambilla – che le indagini già in corso facciano piena luce su quanto accaduto, ma i fatti riferiti da fonti di stampa fanno supporre due vere proprie esecuzioni, compiute con l’intento di prolungare la sofferenza. Esattamente la fattispecie più grave di uccisione di animale, per la quale la legge Brambilla prevede da uno a quattro anni di reclusione e la multa da 10 mila a 60 mila euro”.

Sparatoria alla Brown University, uccisi 2 studenti. Il dramma di un 18enne pugliese: “Ero lì due minuti prima”

“Ero davanti all’aula della sparatoria due minuti prima che il killer facesse fuoco. Quello che ho vissuto, dopo, è un insieme di paura e angoscia che non posso spiegare a parole”. Sono queste le parole di Antonio Furleo Semeraro, studente 18enne della Brown University originario di Fasano. Sabato pomeriggio è avvenuta una sparatoria nel campus dell’ateneo della Ivy League all’interno dell’edificio di ingegneria Holley, il bilancio è tragico: 2 morti e 9 feriti

“Avevo finito di seguire le lezioni della mattina e avevo fame – le parole a La Repubblica -. Sono passato davanti al Barus & Holley, l’edificio dove ci sono sia aule che laboratori in cui il killer ha sparato. Non avevo ancora iniziato a mangiare quando ho sentito un certo trambusto e il mio telefono ha iniziato ad avere notifiche a raffica perché i miei compagni mi mandavano messaggi per chiedere dove fossi e se stessi bene. Erano le 16,22 e c’era appena stata la sparatoria”.

“La notizia delle vittime è arrivata immediatamente. Qui alla Brown abbiamo un social simile al vecchio Twitter che condividiamo noi studenti, accessibile solo a noi, in cui ci scambiavamo informazioni in diretta – ha aggiunto -. Qualcuno ha scritto anche di aver riconosciuto nella sagoma dell’assalitore quella di una guardia giurata che di solito staziona in una delle biblioteche, e questo ovviamente è stato riferito alla polizia. Quando è entrato nell’aula dove ha sparato, un’aula che io frequento abitualmente, ha urlato qualcosa che nessuno è riuscito a capire, e ha fatto fuoco per poi scappare. Tra l’altro, qui le misure di sicurezza sono incredibili, ognuno di noi ha una tessera per accedere in tutti i luoghi, solo l’edificio di Ingegneria è un po’ più scoperto. Chi ha agito sicuramente lo sapeva”.

“La polizia universitaria è intervenuta subito. Hanno chiuso tutte le porte della mensa e ci hanno detto di stare a terra. Nel frattempo, arrivavano via chat notizie dagli altri edifici del campus, che è stato blindato. Siamo entrati in lockdown. Dopo circa mezz’ora ci hanno detto che la mensa non era sicura perché c’erano grandi finestre e ci hanno fatti scendere nel seminterrato, che è poi il deposito. Siamo stati lì fino alle 22 – racconta -. Eravamo stravolti, uno stato di shock che non credevo possibile vivere. Ci hanno portato acqua e biscotti, poi gli addetti alla mensa hanno cucinato razioni. Nel frattempo erano arrivati nel campus 400 agenti Fbi, elicotteri che pattugliavano l’area a caccia dell’assassino che era in fuga. Sapere che poteva succedere di nuovo, vedersi circondati da poliziotti con i fucili spianati, e sapere di dover per forza rimanere lì, mi ha riempito d’angoscia, davvero”.

“I poliziotti nella notte ci hanno detto che dovevamo andare in un posto più sicuro per essere tutti nello stesso luogo. Ci hanno portato nella palestra più grande della Brown. Siamo stati tutti insieme lì, migliaia di studenti e dipendenti, fino alle tre di notte, quando ci hanno scortato nei nostri dormitori, con l’ordine tassativo di non uscire per nessun motivo dalle nostre stanze – conclude -. Ho sentito i miei genitori, ho fatto in tempo ad assicurargli che stavo bene e loro mi hanno detto di seguire in tutto ciò che mi dicevano di fare lì, e poco dopo il mio cellulare si è scaricato. Ci hanno appena comunicato che il semestre si è concluso, che gli esami e le lezioni sono state sospese e che possiamo tornare alle nostre case per stare al sicuro. Così ho prenotato subito un biglietto areo e partirò da Boston per l’Italia. Sarei dovuto partire il 21 dicembre per le vacanze di Natale ma dopo quello che è accaduto non vedo l’ora di essere a casa. Se tornerò alla Brown? È il posto dove ho scelto di costruire il mio futuro. Certo. È il posto dove ho scelto di costruire il mio futuro. È bruttissimo pensare che dei ragazzi della mia età abbiano perso la vita mentre studiavano. Ma non farò vincere la paura, anche per loro”.

Bari, cuccioli di cinghiali travolti e uccisi nella notte al San Paolo: “Un problema ancora irrisolto”

Investiti la scorsa notte, da un automezzo a due passi dal pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, due cuccioli di cinghiale, apparsi inaspettatamente lungo la carreggiata.L’impatto, avvenuto in pochi istanti, è stato fatale per i due cuccioli, che hanno perso la vita sul colpo.

A darne notizia sui social è il consigliere del terzo municipio, Umberto Carli. Sul posto è intervenuta la Polizia Locale in attesa dei veterinari dell’Agenzia per la tutela della salute che provvederanno alla rimozione e allo smaltimento delle carcasse degli animali.

“La presenza di cinghiali in lungo e in largo per il nostro bel paese non è una novità, così come la loro presenza all’interno dei centri abitati, per un problema di cui si discute da tanto tempo, e al quale al momento non vede una valida soluzione”, le parole di Carli.

Cani avvelenati e uccisi a Bari, il Comune avvia le indagini: “Accertamenti in corso ma fate attenzione”

La ripartizione tutela Ambiente, Igiene e Sanità rende noto che, in seguito a segnalazioni di presunti episodi di avvelenamento cani in alcune zone di Bari, la Polizia Locale ha avviato gli opportuni accertamenti.

Nelle more delle indagini della Polizia Locale, si invitano i possessori di cani a prestare la massima attenzione nel percorrere le vie indicate dai cittadini nelle segnalazioni giunte al Comune: via Postiglione, via Maria Cristina di Savoia, via dei Mille, via Amendola, via Pisacane, area cani di Vico Capurso, via Giuseppe Pellegrini. Si consiglia per precauzione di utilizzare museruola e guinzaglio, al fine di evitare il contatto tra il proprio animale ed eventuali sostanze tossiche.

In seguito a segnalazioni di sospetto avvelenamento, la ripartizione Ambiente procede attivando le verifiche con la Polizia Locale e la Asl di Bari (Servizi Veterinari): nel caso di ritrovamento di una possibile esca avvelenata, nelle more degli esiti delle indagini della Polizia Locale, la stessa viene inviata dalla Asl all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Putignano per gli accertamenti tossicologici.

Se vengono identificate sostanze tossiche nell’esca (o nel caso in cui venga accertata la presenza di sostanze tossiche a seguito dell’autopsia disposta sui cani oggetto di segnalazione), l’Istituto comunica il referto alla Ripartizione Ambiente, che procede a emettere apposita ordinanza sindacale per attivare ulteriori controlli della Polizia Locale, posizionamento della segnaletica di allerta e avvisi alla cittadinanza.