Abusiva per disperazione, Terry: “Tre disabili in famiglia. Per noi solo promesse sistema incapace”

Torniamo ad occuparci di case popolari. Abbiamo incontrato e intervistato Teresa che ha occupato abusivamente un’abitazione situata nel quartiere San Pio. Il 9 gennaio ha deciso di lasciare la casa e l’assegnataria legittima, dopo averla vista, ha deciso di non entrarci.

Teresa ci racconta la sua situazione, davvero drammatica, e tutte le difficoltà di un sistema incapace di gestire emergenze come queste. In famiglia ci sono tre disabili.

Bari, casa popolare gomberata dopo 13 anni: “Ho ristrutturato e sempre pagato la fascia abusiva”

Torniamo a parlare di case popolari e dello sgombero delle abitazioni occupate abusivamente a San Pio. Dopo avervi raccontato la storia di Lorenzo e della sua famiglia, aver dato voce alla rivolta delle donne del quartiere e avervi raccontato la storia dell’abitazione murata dopo il no dell’assegnataria, questa volta vi raccontiamo la storia di Antonella, buttata fuori con il suo figlio di 12 anni e con il compagno dopo 13 anni. Abusiva con residenza ha pagato quasi 300 euro al mese come accordo.

Bari, chiusa locanda fittacamere abusiva al Libertà. La scoperta choc della Locale: posti letto anche sul soppalco

È stata pubblicata questa mattina l’ordinanza firmata dal direttore del SUAP che stabilisce la cessazione, con effetto immediato, dell’attività di una locanda fittacamere abusiva che offriva vitto e alloggio per un corrispettivo di €120 al mese e solo alloggio al costo di € 80.

L’ordinanza è stata emessa a seguito dell’azione posta in essere dalla Polizia locale che, a seguito di diverse segnalazioni e lamentale da parte dei residenti scaturite dall’emissione di forti odori di cucina misti a fumi di gas, ha effettuato una serie di appostamenti nei pressi del locale ubicato nel quartiere Libertà. Gli agenti, quindi, nel corso delle indagini, hanno potuto notare un costante traffico di persone di nazionalità straniera, in entrata e uscita dall’immobile al piano stradale, spesso impegnate a mangiare alimenti di vario genere o con buste contenenti vivande.

Eseguita l’ispezione nei locali, è apparso chiaro che il titolare conducesse un vero e proprio esercizio di somministrazione di alimenti e bevande e, all’interno dell’immobile, gestisse una struttura ricettiva con servizio di ristorazione e bar. Gli spazi interni, poco illuminati e privi della dovuta areazione, risultavano inoltre arredati con tavoli, sedie e allestimenti del tutto inadeguati.

Le camere sono apparse tutte utilizzate da ospiti, vista la presenza di scarpe, indumenti, accessori per l’igiene personale e ciabatte multipresa con diversi caricabatteria per telefoni cellulari. Persino sul soppalco, probabilmente non autorizzato, il gestore aveva ricavato quattro posti letto.

In fondo al corridoio dell’immobile era stata allestita una cucina, anch’essa senza areazione, dalla quale si accede all’unico servizio igienico esistente. La cucina, predisposta con elettrodomestici e fornelli improvvisati, veniva utilizzata dal gestore, anche locatario dell’immobile, che all’occasione si destreggiava come cuoco per gli avventori.

Gli agenti hanno potuto verificare, inoltre, la presenza in cucina di sei bombole GPL, di cui due collegate ai fornelli (un bruciatore da campo e un fornello da campeggio a due fuochi). Per il forte odore di gas sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco, accertando la perdita di una delle bombole che rappresentava potenziale pericolo per l’incolumità non solo degli ospiti, anche in considerazione della precarietà dell’impianto elettrico, verosimilmente non a norma.

Interpellati dagli agenti, gli ospiti della struttura hanno confermato di recarsi quotidianamente nella locanda per l’acquisto di cibi pronti al costo di € 5 a pasto e di una tazzina di caffè a € 1. Gli accertamenti eseguiti dalla Polizia locale hanno confermato, infine, che l’esercizio era sprovvisto dell’autorizzazione di attività alberghiera ex L.R.11/1999 e 86 T.U.L.P.S..

“La locanda, per cui oggi è stata disposta un’ordinanza di chiusura delle attività, oltre a non garantire le condizioni minime di vivibilità degli ospiti, avrebbe potuto mettere a serio rischio la loro vita e quella dei residenti della zona – commenta l’assessora alla Vivibilità urbana Carla Palone -. Ciò dimostra che il lavoro della Polizia locale, che desidero ringraziare per il costante impegno, non consiste solo in interventi o azioni di repressione Anzi, sempre più spesso gli agenti dimostrano una grande vicinanza al cittadino, muovendosi a tutela della salute e della sicurezza delle persone, come accaduto in questo caso specifico”.

Truffa eco casette, Caputi il mago fa sparire 68mila euro. Abbattuta la baracca abusiva: “Inagibile”

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola.

Dopo i racconti di Marina, Marta, Maria e Giovanni, questa volta siamo noi a raccontarvi una storia davvero particolare sul mago Caputi, capace di incassare 68mila euro e sparire nel nulla lasciando una famiglia con una baracca abusiva e inagibile.

Maria sotto sfratto con tre figli, c’è l’ultimo rinvio: “Pochi giorni per trovare casa. Abusiva mai”

Torniamo ad occuparci del filone delle case popolari e della storia di Maria e dei suoi tre figli. Siamo tornati a San Girolamo. Lo ricordiamo, Maria aveva uno sfatto esecutivo i primi giorni di luglio. Sul posto si sono regolarmente presentati le autorità e Maria ha avuto una proroga fino al 28 luglio. Resta ancora alla ricerca di una casa in affitto, l’alternativa è l’ingresso in comunità. Maria, nonostante la situazione estrema, non ha mai pensato di occupare abusivamente un’abitazione.

Bari, casa popolare occupata a Japigia: abusiva condannata a 8 mesi dopo 5 anni. A processo anche il suo avvocato

Occupa abusivamente una casa popolare a Japigia senza avere titolo, portando anche i suoi bambini all’interno, e a distanza di 5 anni viene condannata in primo grado a 8 mesi di reclusione e 200 euro di multa. Protagonista una donna di 33 anni, tra 60 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza.

Assolto invece il suo avvocato “perché il fatto non sussiste”: il legale era finito a processo con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per aver discusso animatamente con gli agenti di Polizia locale la mattina del 29 settembre 2020 in via Caduti dei Partigiani, nel tentativo da parte degli agenti di sgomberare l’appartamento.

Bari, abusiva nella casa popolare del collaboratore di giustizia: sfrattata la nipote del boss Palermiti a Japigia

Le Forze dell’Ordine sono intervenute in via Caldarola, nel quartiere Japigia di Bari, per l’esecuzione dello sfratto esecutivo della casa popolare occupata nel 2002 abusivamente da Rossana Palermiti, nipote del boss Eugenio.

Presente sul posto anche il presidente dell’Arca Puglia, Piero De Nicolo. L’operazione è coordinata dalla Prefettura di Bari dopo le recenti riunioni del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la donna aveva abusivamente occupato l’alloggio della famiglia del collaboratore di giustizia Filippo Cucumazzo.

“Dona” la casa popolare, Marilena ha un malore: non bastano 10 anni per sfrattare l’abusiva

Torniamo ad occuparci del filone delle case popolari e della storia di Marilena che vive in un’abitazione situata in via Crispi, nel quartiere San Paolo di Bari, con i suoi 3 figli. La casa, lo ricordiamo, le è stata “donata” da un’assegnataria. Marilena l’ha ristrutturata nel corso degli anni e ha cercato di regolarizzarsi, senza successo.

Lo sfratto esecutivo, in programma il 28 gennaio, è slittato. Marilena è categorica e ha deciso di non aprire, a rivendicarla è l’ex marito dell’assegnataria. Secondo quello che abbiamo appreso sul posto, le attività di sgombero sono state avviate da due anni.

Possibile che in tutto questo tempo non si è cercata una soluzione per una mamma e i suoi 3 figli? La situazione è davvero complessa. Nel video allegato tutti i dettagli della vicenda.

Assegnataria “dona” la casa popolare, abusiva cacciata dopo 10 anni: “Ho tre figli non me ne vado”

Torniamo ad occuparci del filone delle case popolari e questa volta vi raccontiamo la storia di Marilena. Il 28 gennaio c’è lo sfratto esecutivo e dovrà lasciare l’abitazione di via Crispi, nel quartiere San Paolo di Bari, dove vive da 10 anni con i 3 figli.

Le è stata “donata” da un’assegnataria, l’ha ristrutturata nel corso degli anni e una volta all’anno la Polizia Locale si presentava sul posto per alcuni sopralluoghi con tutte le rassicurazioni del caso. Ha cercato di regolarizzarsi, senza successo. Marilena non vuole assolutamente andare via, l’alternativa sarebbe la comunità. Nel video allegato tutti i dettagli della vicenda.