Morte Christian Di Gioia a Bari, minacce social a carabiniere: in 11 finiscono a processo. Due imputati irreperibili

Subito dopo l’incidente stradale in cui perse la vita Christian Di Gioia, il 27enne di Bari morto il 22 giugno 2023 nel quartiere Japigia di Bari, sui social network comparvero centinaia di messaggi contro i carabinieri, accusati di aver causato l’incidente mortale.

Le indagini seguenti della Procura di Bari esclusero del tutto il coinvolgimento dei militari nel sinistro e stabilirono che il giovane perse autonomamente il controllo del mezzo e morì dopo l’impatto con l’asfalto. Nel frattempo, però, gli inquirenti aprirono anche un fascicolo su quei messaggi pubblicati sui social, chiedendo il rinvio a giudizio di 13 imputati.

La vicenda si è poi divisa in tre tronconi processuali: per due imputati, irreperibili, il processo è stato sospeso. Cinque di loro hanno invece chiesto l’abbreviato, che si discuterà il prossimo 25 maggio. Per altri sei, invece, è stato disposto il rinvio a giudizio e il dibattimento si aprirà il 6 ottobre davanti alla giudice Antonietta Guerra.

In udienza preliminare è stata ammessa la costituzione a parte civile del carabiniere preso di mira sui social, assistito dall’avvocato Stefano Remine, e dell’Arma dei carabinieri, costituita con l’avvocatura dello Stato. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di vilipendio alle forze armate, offesa all’onore e al prestigio dei carabinieri della stazione di Bari Scalo e istigazione a delinquere.

Dopo il funerale di Di Gioia, il 24 giugno 2023, dalla chiesa partì un corteo funebre di moto che scortò il feretro fino al cimitero di Bari, passando anche contromano sotto il carcere. In dieci sono stati processati in abbreviato per blocco stradale: cinque sono stati condannati a 2 anni e 8 mesi di reclusione, altri quattro a un anno e otto mesi, mentre l’unica donna imputata è stata assolta. La gup Gabriella Pede non ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso contestata dalla Dda di Bari.

Bari, 9 condanne per il corteo funebre in “stile Gomorra” per Christian Di Gioia: “Becero ma non mafioso”

Un rituale stile Gomorra becero ma non mafioso. Questo è quanto si legge nelle motivazioni della sentenza relativa alle 9 condanne, con pene comprese tra un anno e 8 mesi a 2 anni e 8 mesi, inflitta dalla gup del Tribunale di Bari, Gabriella Pede, per blocco stradale in merito al corteo funebre di moto che si è tenuto a Bari, il 23 giugno 2023, dopo i funerali di Christian Di Gioia, il 27enne deceduto due giorni prima nel quartiere Japigia di Bari in un incidente stradale con lo scooter.

Quel giorno il corteo di moto scortò il feretro del 27enne fino al cimitero, passando contromano anche sotto il carcere di Bari. Non è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa.

Per la giudice si è trattato di un comportamento “esecrabile, becero e in contrasto con le regole di civiltà, ma non connotato dalla forza intimidatrice tipica dell’agire mafioso”.

Bari, corteo funebre in “stile Gomorra” per Christian Di Gioia: 9 condanne per blocco stradale

Sono 9 le persone condannate a pene comprese tra un anno e 8 mesi a 2 anni e 8 mesi dalla gup del Tribunale di Bari, Gabriella Pede, per blocco stradale in merito al corteo funebre di moto che si è tenuto a Bari, il 23 giugno 2023, dopo i funerali di Christian Di Gioia, il 27enne deceduto due giorni prima nel quartiere Japigia di Bari in un incidente stadale con lo scooter.

Gli imputati si trovavano a processo con rito abbreviato. La giudice ha confermato le richieste dell’accusa, assolta una decima persona coinvolta. Non è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa.

Quel giorno il corteo di moto scortò il feretro del 27enne fino al cimitero, passando contromano anche sotto il carcere di Bari. Nel processo si è costutito parte civile il Comune di Bari: per lo “stile Gomorra” del corteo, ha chiesto un risarcimento di 250mila euro con una provvisionale da 100mila euro.

Bari, corteo funebre in “stile Gomorra” per Christian Di Gioia. I centauri si difendono: “Arroganti ma non mafiosi”

Si difendono alcuni dei 100 motociclisti che la mattina del 24 giugno 2023 parteciparono al corteo non autorizzato per scortare il feretro di Christian Di Gioia, il 27enne deceduto in un incidente stradale.

Nel tragitto, compiuto a tratti anche contromano, ci fu una tappa sotto casa del boss Palermiti di Japigia e una seconda davanti al carcere di Bari. La Dda ha chiesto condanne fino a 2 anni e 8 mesi di reclusione con l’accusa di blocco stradale aggravato da metodo e agevolazione mafiosa.

I centauri, tramite le loro difese, hanno ribadito che il corteo non è stato mafioso. “È stato un atteggiamento arrogante che però non ha niente a che vedere con la mafia. Non siamo di fronte ad una irruzione alla Gomorra”, le parole dell’avvocato Nicola Quaranta, uno dei difensori, riportate da La Gazzetta del Mezzogiorno.

Nel processo il Comune di Bari si è costituito parte civile chiedendo 500mila euro di risarcimento danni. Si tornerà in aula il 24 settembre per repliche e sentenza.

Bari, corteo funebre in “stile Gomorra” per Christian Di Gioia: chieste 10 condanne. Il Comune vuole 250mila euro

La Dda di Bari ha chiesto 10 condanne, a pene da un anno e nove mesi a due anni e otto mesi, per altrettanti imputati finiti a processo (in abbreviato) per il corteo funebre di moto fatto il 24 giugno 2023, a Bari, dopo i funerali di Christian Di Gioia, il 27enne morto a causa di un incidente stradale con lo scooter due giorni prima nel quartiere Japigia di Bari.

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Bari, corteo funebre contromano per Christian Di Gioia: il Comune chiede 500mila euro come risarcimento

Si è tenuta oggi una nuova udienza nell’ambito de processo sul corteo avvenuto il 24 giugno 2023 dopo i funerali di Christian Di Gioia, il 27enne morto a causa di un incidente stradale con lo scooter due giorni prima nel quartiere Japigia di Bari. Il corteo di decine di moto, partito proprio da Japigia, scortò il feretro del 27enne fino al cimitero, passando contromano anche sotto il carcere di Bari e paralizzando per diversi minuti il traffico in varie strade della città.

Il Comune di Bari si è costituito parte civile, chiedendo un risarcimento di 500mila euro. I 10 imputati, invece, hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Gli indagati rispondono di blocco stradale con l’aggravante mafiosa: avrebbero infatti ostentato «una condotta idonea ad esercitare» sugli altri «quella particolare coartazione e conseguente intimidazione, propria delle compagini mafiose», e «in particolare del clan “Parisi-Palermiti” predominante nel quartiere Japigia di Bari», come si legge nel capo d’imputazione. Nella prossima udienza del 12 febbraio accusa e parte civile discuteranno davanti alla gup Gabriella Pede.

Morte Di Gioia, corteo funebre in stile Gomorra non autorizzato a Bari: 10 motociclisti a processo

La Dda di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 10 motociclisti che hanno preso parte al corteo funebre composto da un centinaio di moto che, il 24 giugno 2023, accompagnò il feretro del 27enne Christian Di Gioia dal quartiere Japigia al cimitero di Bari, passando anche contromano sotto il carcere. Il corteo bloccò il transito dei veicoli in alcune strade cittadine e costrinse gli automobilisti a fermarsi o ad invertire la marcia. Christian Di Gioia morì la notte tra 21 e 22 giugno a causa di un incidente con la moto verificatosi sul ponte Padre Pio mentre era seguito da una pattuglia dei carabinieri.

Il caso ora approda in Tribunale, tutti sono ritenuti vicini all’ambiente della criminalità barese. L’udienza preliminare è in programma il 10 luglio e per l’occasione il Comune di Bari chiederà di costituirsi parte civile. L’accusa è di blocco stradale ma la Dda contesta loro anche l’aggravante del metodo mafioso per aver esercitato “quella particolare coartazione e conseguente intimidazione, propria delle compagini mafiose”, ed “in particolare del clan ‘Parisi-Palermiti’ predominante nel quartiere Japigia di Bari”; e dell’agevolazione mafiosa per aver dimostrato con il corteo “il potere di controllare il territorio e violare pubblicamente le leggi dello Stato”.

“Lascia stare mio fratello morto ti spacco la testa”, Antonio è stremato: “Mi sono rotto i cog***ni”

Antonio ha ricevuto una telefonata da parte di una donna che si è identificata come la sorella di Christian Di Gioia, il 27enne morto il 22 giugno dopo essere rimasto coinvolto in un incidente con la sua moto a Japigia. Lo ha fatto dopo la notizia pubblicata sul nostro sito dell’arresto dell’altro fratello, Dennis, per spaccio di droga.

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