Il caso di Bari fa discutere a Terlizzi, il Pd difende Decaro: “Governo squadrista”. FdI: “Orogliosi di esserlo”

Il terremoto politico che ha investito il Comune di Bari ha fatto scalpore in tutta Italia, anche nella vicina Terlizzi. Sull’argomento è intervenuto il Pd Terlizzi che, esprimendo solidarietà al sindaco Decaro, ha parlato di “squadrismo politico da parte del centrodestra e del governo a guida Fratelli d’Italia”, in una nota. Non si è fatta attendere la replica di Fratelli d’Italia di Terlizzi sui social.

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Fiera del Levante, FdI all’attacco: “Vergognoso che alcuni spazi siano ancora occupati dal Covid hospital”

“Aver avuto ragione non ci rallegra, ma sicuramente ci rammarica. In quel gennaio 2021, in piena pandemia, Fratelli d’Italia fu l’unico partito a non salutare in modo positivo l’improvvisa costruzione di un ospedale Covid nella Fiera del Levante. In un’interrogazione urgente ponemmo 10 domande al presidente Emiliano, fra le quali le spese che lievitavano di giorno in giorno (appaltate per 10 milioni, sono poi arrivate a oltre 25 milioni) e invitammo il presidente a fermarsi per aumentare i posti letto nelle strutture ospedaliere già esistenti e che quindi non sarebbero state smantellate. Non ci furono mai date risposte, anzi ci fu in quell’occasione una sorta di denigrazione della nostra denuncia da parte del presidente Emiliano e dall’allora capo della Protezione Civile, Lerario, indagato, poi, anche per questo ospedale, sul quale oggi c’è anche l’occhio della Procura della Corte dei Conti”. Inizia così la nota di Fratelli d’Italia

“Alla vigilia della Fiera del Levante, e dopo 2 anni e 9 mesi, non solo l’ospedale occupa, vuoto, spazi della Campionaria, ma costa alla Regione, e quindi ai pugliesi, 111mila euro al mese – si legge -. Senza contare i tanti debiti fuori bilancio (specie quelli fatti e non riconosciuti dalla Protezione civile nazionale) che puntualmente arrivano per l’esame prima in Commissione Bilancio e poi per l’approvazione in Consiglio. Un debito abnorme che sta diventando una voragine, anche perché lo smantellamento costerebbe non meno di altri 4 milioni di euro, senza contare alcuni macchinari che giacciono in alcuni spazi dell’ospedale. Quello che Emiliano considerava un fiore all’occhiello, oggi è un pugno allo stomaco circondato da un degrado senza precedenti se si tiene conto che siamo a 2 giorni dall’inaugurazione della Fiera del Levante. Il tutto nell’incuria non solo generale, ma anche della politica che in questi anni si è preoccupata solo di occupare la Fiera in tutti i sensi: basterebbe fare un giro all’interno per capire quanti privati hanno affittato spazi e quanti sono, invece, quelli delle istituzioni pubbliche, in modo particolare della Regione. La stessa politica che vedrà Emiliano e Decaro intervenire all’inaugurazione con discorsi pieni di parole parole parole, ma scommettiamo senza dire una parola sull’ospedale in Fiera, ma soprattutto sul futuro della Fiera. Semmai ce ne sia uno”.

Arpal Puglia, la proposta di Fratelli d’Italia: “Basta nomine populismo e poltrone l’agenzia va soppressa”

“Da quando è stata istituita l’ARPAL è servita più come strumento elettorale che per dare lavoro ai tanti disoccupati pugliesi. Per questo Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge per la soppressione dell’ARPAL e l’assorbimento delle funzioni, servizi e personale nel Dipartimento regionale per le Politiche del Lavoro, Istruzione e Formazione professionale. Così come avviene in tante Regioni italiane (da ultimo, Campania, Sardegna, Molise) che hanno soppresso le proprie Agenzie regionali per il lavoro”. Inizia così la dichiarazione congiunta del gruppo regionale di Fratelli d’Italia (il capogruppo Francesco Ventola e i consiglieri Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Antonio Gabellone, Renato Perrini e Michele Picaro).

“Come Fratelli d’Italia siamo sempre stati contrari all’istituzione dell’Agenzia, ancor di più nell’individuare prima un commissario e poi un direttore generale che fosse nominato dal presidente Emiliano più sulla base di un CV politico che non tecnico-professionale – si legge nella nota -. Fin dal primo momento avevamo lanciato un allarme facile da avvertire: se alla guida dell’Agenzia che dovrebbe risolvere i problemi del LAVORO c’è un politico, la strumentalizzazione se non il mercimonio, specie durante le campagne elettorale di un bene così prezioso, era un rischio che era dietro l’angolo. Del resto, i voti del partito Popolare sono stati determinanti per la rielezione del presidente Emiliano. Oggi anche la sua maggioranza si è accorto che l’ARPAL non poteva più essere gestita in questo modo e hanno addirittura fatto approvare una legge per rimuovere Massimo Cassano. Ora, per superare l’empasse che dura da nove mesi perché il centrosinistra non riesce a mettersi d’accordo sulle nomine del CdA, serve un po’ più di coraggio: basta nomine, basta populismo, basta poltrone… l’ARPAL va soppressa, è giunto il momento di porre fine alla demagogia e al populismo, alla ricerca del facile e immediato consenso politico, mediatico, culturale. E’ giunto il momento di dare un taglio netto e di farlo nell’esclusivo interesse dei cittadini”.