Pistola nell’armadietto e precedenti penali, licenziato custode della Multiservizi di Bari. Il giudice: “Legittimo”

Il Tribunale di Bari ha rigettato il ricorso di un custode della Multiservizi di Bari, un 50enne di Palo del Colle, licenziato per “giusta causa” tra maggio e giugno dello scorso anno a ridosso dello scandalo Codice Interno e prima dell’avvio delle verifiche della Prefettura in Comune e nelle aziende municipalizzate.

L’uomo aveva dimenticato di dichiarare i suoi precedenti penali al momento dell’assunzione e la sentenza del Tribunale di Bari, arrivata nei giorni scorsi, stabilisce che è legittimo il licenziamento dei dipendenti delle società comunali che non lo fanno.

Il custode di Palo del Colle aveva a suo carico due condanne (non definitive) e un rinvio a giudizio per detenzione e spaccio di stupefacenti. Nel suo armadietto è stata trovata una pistola.

La Multiservizi ha avviato negli ultimi mesi una “bonifica” interna disponendo diversi licenziamenti, soprattutto di gente ritenuta vicina ai clan mafiosi della città. Per questo non è stata colpita da alcun provvedimento dopo il lavoro della Commissione nominata dal Viminale, ma sarà chiamata solo a tenere informata la Prefettura.

Paradosso a Bitonto, abbandona rifiuti in campagna durante il turno di lavoro: licenziato operatore ecologico

Abbandona i rifiuti in un terreno di Bitonto durante il suo turno di lavoro, ma viene scoperto e sorpreso dalla fototrappola. Protagonista un operatore ecologico, licenziato dalla Servizi ambientale nord barese (Sanb).

Il suo ricorso è stato respinto e il licenziamento, secondo la Corte di Appello di Bari, è legittimo. L’ex dipendente addetto allo spazzamento e raccolta rifiuti non sarà reintegrato e non dovrà ricevere alcuna indennità risarcitoria.

La vicenda a maggio 2023. Prima di terminare il suo turno di servizio e riportare l’Ape 50 nel deposito della società impegnata nei comuni di Corato, Bitonto, Ruvo e Terlizzi, l’uomo si fermò in una campagna sversando assi di legno, un cartone di pizza con resti alimentari e cumuli di macerie contenuti nel mastello di dotazione.

Molfetta, 96 licenziamenti in Network Contacts. Il dg Saitti: “Scelta sofferta non è dipesa da noi”

“È con grande dispiacere che constatiamo ancora una volta la mistificazione della realtà da parte dei sindacati, che continuano a semplificare e distorcere una vicenda industriale complessa”. Giulio Saitti, direttore generale di Network Contacts, commenta così le dichiarazioni rese dalla Cgil sul tema dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo per i 96 dipendenti impiegati nella commessa Wind Consumer.

“Vorrei chiarire fin da subito che la riduzione delle attività e la procedura di licenziamento collettivo nulla hanno a che fare con il cambio del CCNL di riferimento, come erroneamente sostenuto” ha spiegato Saitti, sottolineando che l’azienda ha dovuto subire con amarezza la decisione del loro committente di ridurre i volumi delle attività a loro affidate.

“Il mercato in cui operiamo è complesso e turbolento – ha proseguito – e siamo costretti ad affrontare decisioni difficili, prese a malincuore anche dai nostri clienti. Questo dato è incontrovertibile e non può essere alterato da strumentalizzazioni”. Per quanto riguarda il passaggio al CCNL del BPO, si ribadisce che questo è avvenuto solo dopo il mancato rinnovo del CCNL delle Telecomunicazioni, che aveva superato a sua volta i due anni di stallo. “Peraltro il nuovo contratto – specifica – meglio risponde alle nostre esigenze operative, in particolare in termini di innovazione e competenza, e offre una retribuzione superiore ai lavoratori”.

Una delle innovazioni più significative è la partecipazione agli utili aziendali, un passo fondamentale verso una gestione più inclusiva e collaborativa. È stato dunque sfatato il mito dell’imprenditoria distante dai lavoratori, creando un fronte comune che consente a tutti di partecipare ai risultati dell’impresa. Viene quindi fermamente respinto al mittente ogni tentativo di manipolazione e strumentalizzazione da parte dei sindacati. “Qualsiasi tentativo di collegare la questioni contrattuale e la riduzione dei volumi delle attività di Wind Consumer è completamente infondato. Network Contacts rimane impegnata nel migliorare le condizioni lavorative e nel portare avanti le sue sfide industriali con serietà e trasparenza”, ha concluso Saitti.

Bari, l’Amiu non sarà commissariata. Indagine interna dell’azienda: 40 dipendenti rischiano il licenziamento

Sono 40 i casi critici, compresi quelli di diversi pregiudicati, emersi dalla verifica interna avviata dall’Amiu, la società dei rifiuti destinataria di un “commissariamento soft” dopo il procedimento antimafia che ha coinvolto e travolto la città di Bari.

Il prefetto Francesco Russo, in riferimento all’inchiesta ‘Codice interno per la quale il Viminale, lo scorso marzo, nominò una commissione d’accesso per verificare l’esistenza di infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione comunale, ha dichiarato nelle scorse settimane che era in corso tra prefettura e Comune di Bari un’interlocuzione finalizzata all’individuazione di una serie di monitoraggi relativamente ai provvedimenti da adottare nei confronti delle municipalizzate Amiu e Multiservizi che non saranno commissariate, a differenza dell’Amtab, già sottoposta alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria.

L’Amiu però si è portata avanti con il lavoro. Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, sono emersi “elementi di agevolazione occasionale della criminalità organizzata, collegati alla risalente presenza tra i dipendenti di alcuni esponenti dei clan baresi”. Tra questi anche l’episodio relativo a un parente del boss, Nicola Diomede, anche lui dipendente dell’Amiu, scomparso nel 2013: il carro funebre con il feretro attraversò il cortile della sede Amiu per un inchino che all’epoca costò un procedimento disciplinare ai custodi.

Bari, chiesero aiuto al clan Parisi per vendicarsi del cittadino maleducato: licenziate le due vigilesse – I NOMI

Le due vigilesse che avrebbero chiesto aiuto nel 2017 a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che dopo aver ignorato un semaforo rosso le avrebbe insultate, sono state licenziate. Sono Rosalinda Biallo, 55enne di Triggiano, e Anna Losacco, 59enne di Bari. All’indomani della pubblicazione delle intercettazioni, le due vigilesse erano state sospese e poi è stato aperto anche il procedimento disciplinare che si è concluso con il licenziamento. Le due restano indagate per omessa denuncia.

Bari, chiesero aiuto al clan Parisi per vendicarsi del cittadino maleducato: le due vigilesse ora rischiano il posto

Tra i retroscena della maxi inchiesta della Dda che ha suscitato sicuramente più clamore c’è quello con protagoniste le due vigilesse della polizia locale di Bari che avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, avrebbe insultato le due agenti con frasi particolarmente pesanti.

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Utilizzo improprio della legge 104, Skf licenzia operaio per la seconda volta: “Pedinato in maniera illegale”

Dopo 15 mesi dal reintegro in fabbrica di Michele Glorioso, la SKF gli ha notificato un secondo licenziamento. Il Comitato contro i licenziamenti di Bari attacca: “La cosa ancora più grave è che l’azienda ha profumatamente assoldato un’agenzia di investigazioni private”.

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