Bari, tangenti in cambio di appalti e corruzione: Mario Lerario verso il patteggiamento

Potrebbe concludersi con una condanna in appello a un anno e due mesi di reclusione il processo all’ex dirigente della Protezione civile pugliese, Mario Lerario, a giudizio per corruzione per le presunte tangenti (35mila euro) ricevute da un imprenditore di Giovinazzo (Bari), Antonio Illuzzi, a fronte di appalti per circa due milioni di euro.

I fatti si riferiscono al periodo 2020-2021, in piena emergenza pandemica. I difensori di Lerario, gli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile, hanno infatti rinunciato ai motivi di impugnazione (in primo grado Lerario era stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione in abbreviato) e concordato con la Procura generale una pena a un anno e due mesi di reclusione, in continuazione con una precedente condanna a quattro anni e quattro mesi, sempre per corruzione, diventata definitiva e già scontata.

Quest’ultima condanna fa riferimento alle due tangenti da 20mila e da 10mila euro intascate da Lerario da due imprenditori che avevano in corso con la Regione Puglia appalti per la realizzazione di strutture anche per l’emergenza Covid. Per questi fatti Lerario fu arrestato il 23 dicembre 2021.

“A questo esito – spiegano i legali in una nota – si è arrivati in considerazione dell’aumento in continuazione già disposto dalla prima sentenza, irrevocabile, della integrale espiazione della condanna irrogata in quel giudizio e del percorso di piena resipiscenza compiuto dall’imputato nel corso degli ultimi anni”. Il processo è stato rinviato all’11 febbraio per la discussione della difesa di Illuzzi, condannato a quattro anni di reclusione in primo grado. Poi, la Corte d’Appello deciderà relativamente alla posizione di entrambi gli imputati.

Corruzione e tangenti, danno d’immagine alla Regione Puglia: Mario Lerario dovrà pagare 60mila euro

La Corte dei Conti ha condannato Mario Lerario, ex dirigente della Protezione Civile pugliese e della sezione provveditorato-economato della Regione, a pagare 60mila euro per il danno di immagine arrecato alla Regione Puglia.

Lerario è stato condannato a 4 anni e 4 a mesi per aver preso due tangenti da 10mila e 20mila euro da due imprenditori in cambio dell’affidamento di alcuni lavori. L’ex numero uno della Protezione Civile Pugliese era già stato condannato dalla Corte dei Conti a pagare mezzo milione per danni patrimoniali, condanna appellata dai suoi legali.

La vicenda ha determinato nei confronti della Regione non solo un danno patrimoniale, “conseguente alle maggiori somme pagate dall’Ente locale per i lavori affidati alle due citate imprese, anche in conseguenza delle tangenti pagate, bensì anche un danno all’immagine derivante dalla lesione del prestigio, del decoro e della credibilità” dell’ente “a seguito della condanna penale del proprio dirigente”.

In particolare, i reati per cui Lerario è stato condannato “hanno determinato una diminuzione della considerazione dell’istituzione pubblica da parte dei cittadini, ledendone il rapporto di fiducia e configurando la lesione di un bene tutelato in via diretta ed immediata dall’ordinamento giuridico”. Il danno da 60mila euro è pari al doppio della somma che Lerario ha ricevuto come tangente.

Per un’altra vicenda di corruzione Lerario è stato condannato in primo grado a 5 anni e quattro mesi, per le presunte tangenti da 35mila euro ricevute dall’imprenditore Antonio Illuzzi (condannato in primo grado a 4 anni).

Imprese agricole, fabbricati e terreni: maxi sequestro milionario all’ex capo della Protezione Civile Mario Larario

La Guardia di Finanza ha dato esecuzione a Bari ad un decreto di sequestro di beni, dal valore complessivo di un milione di euro, nei confronti di Mario Lerario, ex numero uno della Protezione Civile.

Il provvedimento è arrivato al termine di complesse investigazioni economico-patrimoniali. Lerario negli ultimi mesi è stato raggiunto da diverse sentenze di condanna per gravi reati, tra i quali corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, negli anni 2020 e 2021, periodo in cui ha ricoperto importanti incarichi pubblici.

Negli anni è stato registrato un accrescimento patrimoniale e risorse economiche che gli ha permesso di sostenere un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Sequestrati due imprese agricole, sei fabbricati, 45 appezzamenti di terreno per un’estensione complessiva di 14 ettari, un’autovettura e rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa un milione di euro.

Corruzione Puglia, il secondo processo viene rinviato a ottobre: Mario Lerario può tornare libero

Mario Lerario, l’ex capo della Protezione civile pugliese, potrebbe presto tornare in libertà. Tra qualche settimana avrà terminato di scontare ai domiciliari la condanna a 4 anni e 4 mesi inflitta nel dicembre 2021 per corruzione, considerato anche il periodo di liberazione anticipata.

Si tratta dello sconto di 45 giorni ogni 6 mesi concesso dallo Stato. Lerario è stato condannato a 5 anni e 4 mesi sempre per corruzione, ma il processo-bis è stato rinviato al 1° ottobre. L’appello doveva essere discusso ieri.

Donazioni alla Caritas e volontariato, Lerario si pente e ottiene lo sconto della pena. I giudici: “Prova vergogna”

Mario Lerario, l’ex numero uno della Protezione Civile regionale condannato per corruzione, si è pentito. Cosa si nasconde dietro alla decisione dei giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Bari di ridurre la condanna da 5 anni e 4 mesi a 4 anni e 4 mesi per le tangenti negli appalti della Protezione Civile? Lerario negli ultimi mesi ha deciso di effettuare alcune donazioni in favore della Caritas della diocesi di Bari Bitonto e ha annunciato di essere disposto a fare volontariato.

“Deve darsi atto che al di là dell’assenza di qualsivoglia dubbio in merito alla dazione delle somme di denaro, che risulta documentata e che è stata ammessa da entrambi gli imputati i difensori hanno rinunciato a una serie di complesse eccezioni procedurali, oltre che a profili di merito e di riqualificazione del fatto, e così facendo hanno consentito una ben più agevole e tempestiva definizione del giudizio – si legge nelle carte -. Non può non prendersi atto del contegno ulteriormente collaborativo degli imputati, i quali si sono fatti carico di eseguire dei bonifici in denaro in favore di associazioni onlus, hanno criticamente rivisto la loro precedente condotta di vita, dichiarandosi pentiti e vergognandosi per quanto posto in essere, e disponibili a svolgere attività di volontariato, come documentato. Trattasi di comportamento virtuoso che va apprezzato e gratificato attraverso la rimodulazione del trattamento sanzionatorio”.