Primarie del centrodestra nel 2019 a Bari, Emiliano presenta denuncia in Procura: Olivieri indagato per calunnia

Michele Emiliano ha presentato una denuncia e ora Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale, è anche indagato per calunnia dalla Procura di Bari. Tutto ruota attorno al racconto durante il processo Codice Interno di Olivieri, ai domiciliari con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso dopo un anno di carcere, su un presunto patto politico stretto con Emiliano in occasione delle primarie del 2019 per indebolire il centrodestra.

Secondo quanto raccontato da Olivieri, l’obiettivo era far vincere il candidato più debole, Pasquale Di Rella (uscito qualche mese prima dal PD) e mandarlo alle Comunali contro Decaro nella corsa a sindaco di Bari.

“Vengo chiamato da Michele Emiliano nella sede della Regione. Mi diche che questa occasione è da sfruttare, che l’ideale sarebbe far partecipare Pasquale Di Rella alle primarie del centrodestra e che in caso di vittoria avrebbe avuto Decaro come sindaco e dall’altro lato Di Rella candidato”, il racconto di Olivieri.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Bari, fondamentale nella vittoria di Di Rella sarebbe stato proprio il ruolo di Olivieri, grazie anche a patti stretti da con esponenti del clan Parisi di Japigia. “Fra Decaro ed Emiliano i rapporti sono sempre stati un po’ conflittuali, di amore odio – ha aggiunto Olivieri nel suo racconto -. E quindi Di Rella si dimette da consigliere comunale e decide di candidarsi a sindaco per sostituire un gruppo di consiglieri comunali nell’ambito del Comune di Bari, su cui Emiliano potesse contare. Quindi nel 2019 abbiamo avuto un candidato sindaco a me molto vicino per il tramite di Emiliano, io sono sempre stato un fedelissimo di Michele Emiliano”.

Emiliano respinge però ogni accusa e ha presentato una denuncia per calunnia in Procura. “Vedo che il centrodestra barese continua a servirsi delle bugie di un criminale reo confesso che loro stessi hanno reclutato nella loro coalizione – le sue parole qualche mese fa -. Olivieri è un uomo disperato che sta affogando nella sua stessa ignominia”.

Dopo aver letto le dichiarazioni di Olivieri, la denuncia è stata depositata in Procura. Il pm Lanfranco Marazia potrebbe convocare i protagonisti della vicenda per ascoltarli come persone informate sui fatti. A partire proprio da Di Rella, che nell’estate 2023 lasciò i banchi comunali dell’opposizione per unirsi a Con, il movimento politico fondato da Emiliano.

Olivieri scarcerato dopo 13 mesi e allontanato da Bari: domiciliari a casa del fratello. La difesa: “Basta politica”

Basta politica per Giacomo Olivieri. Ad annunciarlo la difesa dell’ex consigliere regionale scarcerato nella giornata di ieri. Il giudice, accogliendo l’istanza dei suoi legali, ha concesso i domiciliari a Parabita, a casa del fratello, allontanandolo così da Bari in cui avrebbe “sviluppato una rete di contatti trasversali e su vari livelli che gli hanno permesso di operare in ambito politico ed economico”.

Oliveri ha trascorso oltre 13 mesi in carcere nel carcere di alta sicurezza di Lanciano. È imputato insieme ad altri 108 in abbreviato e per lui la Dda ha chiesto una condanna a 10 anni di reclusione: per gli inquirenti, nel 2019 avrebbe favorito l’elezione al consiglio comunale di Bari della moglie, Maria Carmen Lorusso, raccogliendo i voti di tre clan mafiosi. La moglie è tornata in libertà lo scorso ottobre, dopo aver trascorso otto mesi ai domiciliari.

Oliveri interrogato a Bari: “Mari era all’oscuro del sistema. Mi avrebbe ammazzato e poi era tirchia”

“Mia moglie mi avrebbe ammazzato se avesse saputo dei soldi, dei buoni pasto e benzina”. Queste il passaggio, riportato dall’Edicola del Sud, di Giacomo Olivieri nell’interrogatorio fiume che si è tenuto nei giorni scorsi dinanzi al gup del tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore.

Il riferimento è a Maria Carmen Lorusso e al sistema ideato per farla eleggere in Consiglio comunale con la lista “Di Rella sindaco” nel 2019. L’ex consigliera era finita ai domiciliari per alcuni mesi con la stessa accusa, prima di tornare libera. Lorusso resta imputata nel processo con il rito ordinario.

Olivieri ha anche aggiunto che oltre ad essere assolutamente contraria a queste dinamiche, la moglie è anche tirchia. “Non esce una lira”, avrebbe aggiunto secondo il Corriere del Mezzogiorno.

Caso Olivieri, il centrosinistra pugliese si difende: “Assurdo che la destra gridi allo scandalo hanno trovato l’alibi”

“Siamo davanti al teatro dell’assurdo. Nel 2019 Olivieri ha candidato la moglie con il centrodestra, chiudendo ogni legame con il centrosinistra. Il centrodestra prova a scaricare le colpe su Emiliano, cercando di confondere le acque e far credere che sono tutti uguali. Ma la realtà è chiara: nel 2019 tutti sapevano chi fosse Olivieri, eppure il centrodestra ha scelto comunque di candidare sua moglie e di fargli fare una lista civica. Ora fanno finta di scandalizzarsi? Ricordiamo bene le foto e i video degli stessi esponenti di centrodestra con affianco Olivieri mentre raccontavano ai baresi che attraverso lui e Di Rella, passati da sinistra a destra, avrebbero vinto le elezioni a Bari. Sono gli stessi che oggi gridano alla scandalo. Servirebbe un premio Nobel per la perfetta interpretazione teatrale. Se il centrodestra aveva bisogno di un alibi per giustificare le tante sconfitte elettorali, eccolo servito sul piatto d’argento”.

Lo affermano in una nota congiunta i presidenti dei gruppi consiliari alla Regione di Pd, Paolo Campo, Con, Alessandro Leoci e Per la Puglia, Antonio Tutolo. “È inaccettabile – prosegue la nota – che esponenti del centrodestra pugliese anziché concentrarsi sulle reali necessità della regione preferiscano alimentare un clima di veleno politico basandosi su ricostruzioni prive di ogni riscontro oggettivo. I fatti del 2019 sono chiari: il centrodestra ha tentato di imporre una candidatura che non ha convinto gli elettori, mentre il centrosinistra ha ottenuto la fiducia della cittadinanza grazie alla credibilità del proprio operato e alla coerenza della propria azione amministrativa”.

“Le accuse di un presunto sistema marcio – affermano i capigruppo alla Regione di Pd, Con e Per la Puglia – sono non solo offensive ma del tutto prive di fondamento. Michele Emiliano ha sempre operato nel pieno rispetto delle istituzioni, con l’obiettivo di garantire ai cittadini pugliesi un governo efficiente e vicino ai bisogni reali della comunità. La realtà è sotto gli occhi di tutti – continuano -, la Puglia ha continuato a crescere e a consolidarsi come una regione all’avanguardia in numerosi settori, dai trasporti alla sanità, passando per il turismo e le politiche sociali”.

“Rigettiamo con fermezza – conclude la nota di Paolo Campo, Alessandro Leoci e Antonio Tutolo – ogni tentativo di delegittimazione e invitiamo le forze di opposizione a smettere di utilizzare la macchina del fango come strumento di lotta politica. Le istituzioni regionali meritano rispetto e serietà, e noi continueremo a lavorare per garantire ai cittadini pugliesi un’amministrazione trasparente e orientata al bene comune”

Caso Olivieri, il viceministro Sisto contro Emiliano: “Gli chiederò di nuovo i danni dichiarazioni diffamatorie”

“Quasi un anno fa ho già chiesto al presidente della Regione Michele Emiliano un risarcimento danni per diffamazione, ma vedo che insiste: quanto ha affermato ieri è molto grave, temo che ne dovrà rispondere ancora”. Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, risponde duramente al governatore della Regione Puglia.

“Vedo che il centrodestra barese continua a servirsi delle bugie di un criminale reo confesso che loro stessi hanno reclutato nella loro coalizione, dando credito a una storiella ridicola, quella della trappola elettorale che fu costruita invece, da Sisto e D’Attis come è a tutti noto”, aveva detto Emiliano commentando le parole in aula di Giacomo Olivieri.

“In gioco c’è la mia onorabilità e quella del vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia On. Mauro D’Attis – aggiunge Sisto -. Emiliano allora dichiarò sostanzialmente che io e D’Attis eravamo i soggetti destinatari della campagna elettorale a suon di voti comprati da Giacomo Olivieri. Bene, all’epoca ho avviato una richiesta di danni, attivando la mediazione civile nei confronti di Emiliano per le sue dichiarazioni lesive della mia reputazione e onorabilità. Il governatore non ha inteso presentarsi davanti al mediatore, disertando la seduta. Di qui la mia decisione di insistere per un risarcimento per diffamazione”.

“A distanza di quasi un anno, commentando questa volta ciò che Olivieri avrebbe dichiarato in aula in sede di interrogatorio, Emiliano insiste con dichiarazioni che si pongono sulla medesima linea di quelle di un anno fa. Si tratta, anche qui, di affermazioni infondate e offensive nei miei confronti, per le quali, evidentemente, mi toccherà ulteriormente insistere con le appropriate azioni nelle sedi giudiziarie competenti”, conclude Sisto.

Olivieri in Tribunale: “Avevo un patto con Emiliano contro il centrodestra”. Emiliano attacca: “Ridicolo lo querelo”

Le parole del governatore della Regione Puglia in relazione ai commenti di esponenti del centrodestra e alle dichiarazioni fatte in tribunale da Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale arrestato e a processo con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, nell’ambito dell’inchiesta codice interno.

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Processo a Bari, Olivieri ammette di aver dato soldi in cambio di voti: “Dovevo indebolire il centrodestra nel 2019”

“Chiedo scusa alla città, ho sbagliato”. Lo ha detto in aula a Bari Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale in carcere dallo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, nel corso del suo interrogatorio tuttora in corso davanti al gup Giuseppe De Salvatore dove si celebra il processo a lui e ad altri 107 imputati con rito abbreviato.

Olivieri, secondo quanto emerso finora (l’udienza è a porte chiuse), avrebbe ammesso di aver sbagliato ad aver dato soldi in cambio di voti, ha confermato – come già fatto durante il primo interrogatorio – di non conoscere i legami con i clan delle persone con cui ha fatto la campagna elettorale del 2019 (in particolare di Tommaso Lovreglio, nipote del boss del quartiere Japigia ‘Savinuccio’) e ha anche sostenuto di aver rinunciato allo stipendio e all’autista una volta diventato presidente della Multiservizi, la municipalizzata barese che si occupa del verde.

“Il mio ruolo era di indebolire il centrodestra”, le sue parole.  Olivieri sta ricostruendo gli accordi presi durante i mesi precedenti alle comunali di quell’anno e ha anche ammesso di aver regalato buoni pasto e buoni benzina, oltre che una moto, per l’organizzazione della campagna elettorale.

L’ex consigliere fu arrestato con altri 130 nell’ambito dell’inchiesta ‘Codice interno’ di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria in città. Olivieri, per l’accusa, nel 2019 avrebbe raccolto e pagato i voti dei clan Parisi, Striusciuglio e Montani di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, anche lei imputata.

Dopo l’esame in corso dei suoi difensori Gaetano e Luca Castellaneta, l’interrogatorio potrebbe durare fino al pomeriggio. Olivieri è arrivato a Bari la mattina del 12 febbraio dal carcere di Lanciano, dove è detenuto in regime di alta sicurezza.

Processo Codice Interno, Olivieri ascoltato a Bari. L’ex consigliere chiede scusa alla città: “Ho sbagliato”

“Chiedo scusa alla città, ho sbagliato”. Lo ha detto in aula a Bari Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale in carcere dallo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, nel corso del suo interrogatorio tuttora in corso davanti al gup Giuseppe De Salvatore dove si celebra il processo a lui e ad altri 107 imputati con rito abbreviato.

Olivieri, secondo quanto emerso finora (l’udienza è a porte chiuse) avrebbe ammesso di aver sbagliato ad aver dato soldi in cambio di voti, ha confermato – come già fatto durante il primo interrogatorio – di non conoscere i legami con i clan delle persone con cui ha fatto la campagna elettorale del 2019 (in particolare di Tommaso Lovreglio, nipote del boss del quartiere Japigia ‘Savinuccio’) e ha anche sostenuto di aver rinunciato allo stipendio e all’autista una volta diventato presidente della Multiservizi, la municipalizzata barese che si occupa del verde.

Olivieri sta ricostruendo gli accordi presi durante i mesi precedenti alle comunali di quell’anno e ha anche ammesso di aver regalato buoni pasto e buoni benzina, oltre che una moto, per l’organizzazione della campagna elettorale.

L’ex consigliere fu arrestato con altri 130 nell’ambito dell’inchiesta ‘Codice interno’ di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria in città. Olivieri, per l’accusa, nel 2019 avrebbe raccolto e pagato i voti dei clan Parisi, Striusciuglio e Montani di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, anche lei imputata.

Ora è in corso l’esame da parte dei suoi difensori Gaetano e Luca Castellaneta, l’interrogatorio potrebbe durare fino al pomeriggio. Olivieri è arrivato questa mattina a Bari dal carcere di Lanciano, dove è detenuto in regime di Alta sicurezza.

La soffiata sul blitz. Olivieri, il finanziere e il direttore. Parla Antonio: “Vi dico com’è andata”

Nei giorni scorsi è stata disposta l’imputazione coatta per il maresciallo della Guardia di Finanza Antonio Cretì, accusato di rivelazione del segreto istruttorio per aver informato nel giugno 2019 il nostro Antonio, ai tempi direttore del Quotidiano Italiano, il sito web di cui Olivieri era editore, sulle perquisizioni disposte nell’ambito dell’indagine della Dda di Bari sulla partita truccata nel calcio dilettantistico di serie D tra Bitonto e Picerno. Antonio spiega realmente come sono andati i fatti.

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