Follia a Poggiofranco, 51enne accoltellato dal vicino di casa: Giuseppe Manica resta in carcere

Resta in carcere Giuseppe Manica, il 70enne accusato di aver accoltellato la sera del 26 febbraio scorso il vicino Michele Esposito, consulente finanziario e giornalista, a Poggiofranco. A deciderlo il gip di Bari, Alfredo Ferraro, la difesa impugnerà il provvedimento.

Erano stati richiesti i domiciliari da scontare fuori Bari e non nella casa confinante con quella della vittima, ma il giudice ha respinto la richiesta ritenendo immutato il quadro cautelare.

La vittima fu colpita da almeno 5 profonde coltellate al volto e al collo, l’aggressore ha poi infierito con calci e pugni quando si trovava a terra incosciente e in una pozza di sangue. Manica ha confessato sin da subito di essere stato lui. “Spero che muore”, la confessione choc ai Carabinieri.

Il 70enne aveva già subito due condanne definitive per stalking nei confronti di Esposito e, per un’altra vicenda di atti persecutori, era stato rinviato a giudizio.

Bari, a Poggiofranco rubata l’auto della responsabile regionale delle malattie rare: trovata sventrata a Cerignola

“Aggiornamento rapido sul furto. L’auto è stata ritrovata dalle autorità nella zona di Cerignola. Ahimè ci è stato detto che è stata sventrata”. Ad annunciarlo in un post pubblicato sui social è il figlio di Giuseppina Annichiarico, responsabile del Coordinamento regionale delle malattie rare.

Nella giornata di ieri, sempre sui social, aveva diffuso un appello denunciando il furto e spiegando l’importanza della vettura. “Capiremo presto la condizione complessiva confidando di fatto proprio sugli adattamenti che potrebbero aver limitato i danni”, si legge nel post.

“C’è anche la sedia a rotelle ma non la borsa da medico – conclude -. Non è esattamente una storia con un lieto fine ma ringrazio tutte le persone care, vicine e lontane che in un modo o nell’altro ci hanno aiutato”.

Bari, scempio a Poggiofranco: rubata l’auto della responsabile del Coordinamento regionale delle malattie rare

“Ieri, in data 5 maggio, durante un congresso riguardante le malattie rare, in zona Hotel Nicolaus Sheraton di Bari, è stata rubata una Kia Sportage del 2018 con targa FW516LS, l’auto della dottoressa Annicchiarico (che è anche mia madre). Ma questa non è solo la storia generica di un furto di un’auto in quanto, seppure un piccolo mezzo, bisognerebbe comprendere il valore di cosa significhi quell’auto sia per me che per tutti noi”.

Inizia così il post di denuncia pubblicato sui social dal figlio di Giuseppina Annichiarico, responsabile del Coordinamento regionale delle malattie rare. “Oltre ad essere un’auto adattata alla guida per chi ha una disabilità molto specifica come la mia (particolari modifiche su misura che compromettono di fatto in maniera sostanziale le funzioni e l’estetica dell’auto, dovendo aggiungere in plancia tutta una serie di controlli per luci, frecce e segnali acustici, più un adattamento vistoso al volante), al suo interno c’era la mia sedia a rotelle, il cartellino per i disabili e la borsa da medico lì pronta per essere disponibile a chiunque la chiami a qualsiasi ora del giorno e notte”, si legge nel post.

“Ricreare adesso tutti questi accorgimenti sarebbe davvero difficile e, vista la mia condizione, sicuramente si allontana sempre più anche solo la possibilità di sperare di poter riprendere a guidare – aggiunge Ettore -. Ma non è tutto. Quell’auto significa anche ben altro per tutti noi perché, sin da quando ha sostituito la sua predecessora, è stato il mezzo che ha potuto permettere tutti gli spostamenti quotidiani in ogni parte di Italia da parte di un medico che si batte ogni giorno annullando quasi completamente se stessa e sottraendo tempo e energie alla propria famiglia affinché, me, noi, i nostri figli, zii, genitori, parenti stretti o lontani o amici possano in qualche modo beneficiare di tutte quelle accortezze di cura e sostegno che il nostro Stato prevede ma che aspetta e, ahimè, necessita costantemente di qualcuno che li renda effettivi”.

“Quell’auto, tra mille urgenze, permetteva a una donna sempre pronta a servire la comunità di essere dove più serviva. E quindi chiedo che questo comunicato si diffonda il più possibile, affinché, cortesemente, l’auto possa essere ritrovata e continuare a svolgere il suo piccolo grande compito”, conclude.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, il racconto del testimone oculare: “Li ho visti litigare e poi ho sentito gli spari”

“Ho visto due uomini litigare, in un primo momento pensavo fosse uno scherzo. Sono andato via e poi mi sono girato quando ho sentito gli spari”. Questo è il racconto in aula dell’unico testimone oculare dell’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Poggiofranco sotto la sua abitazione a colpi di pistola la sera del 18 dicembre 2023. A sparargli Salvatore Vassalli, carpentiere di Canosa.

Il testimone, all’epoca dei fatti minorenne, stava parcheggiando il suo scooter. “Ho visto un uomo sdraiato a terra, un altro su di lui che lo colpiva non so con che cosa. Non aveva la pistola in mano. Poi è scappato e ha raggiunto la macchina correndo”, ha poi aggiunto il 18enne.

La prossima udienza è fissata il 13 maggio quando sarà ascoltato Vassalli a cui sono contestate le aggravanti della crudeltà, della premeditazione, della minorata difesa della vittima e dei futili motivi.

Vassalli avrebbe nutrito un forte rancore nei confronti di Di Giacomo per una causa civile che sua figlia, negli anni precedenti, aveva intentato contro il fisioterapista, accusato di averle procurato delle lesioni permanenti dopo una manipolazione. La vittima fu aggredita poco dopo aver parcheggiato l’auto. Dopo aver esploso i colpi, Vassalli avrebbe infierito sul corpo del fisioterapista colpendolo per quattro volte alla testa.

Da Carbonara a Poggiofranco, volpi avvistate in giro per Bari. Nogez: “Interessate ai cuccioli come preda”

Volpi in giro per la città di Bari. Da Carbonara a Poggiofranco, sono due gli avvistamenti registrati nelle ultime settimane. Il primo è stato segnalato sui social dal Nogez, il secondo avvenuto in via Mazzitelli invece via social. Al momento non è noto sapere se si tratta dello stesso esemplare. Altri avvistamenti sono registrati a Loseto, San Paolo e Valenzano.

“È stata avvistata una volpe alla ricerca di cibo nella zona residenziale di via Luigi Ranieri a Bari – si legge nel post del Nogez -. È bene specificare che le volpi non sono un pericolo per le colonie feline presenti in zona, non attaccano gatti adulti, ma potrebbero essere interessate ai cuccioli come preda per la sopravvivenza”.

“È importante allontanarla dalla zona abitata, dove potrebbe essere investita dalle auto. Non lasciare assolutamente del cibo. La volpe deve vivere nel suo habitat che non è di certo quello cittadino. È un canide ma non un cane – aggiunge il Nogez -. È bella da vedere ma non deve essere addomesticata. Per il suo bene si deve fare in modo che ritorni in campagna e nei boschi”.

Ha una ferita infetta ma rifiuta le cure: 86enne allettata è in pericolo di vita

Ci troviamo a Poggiofranco per parlarvi della storia di Maria, nome di fantasia, un’ex insegnante di 86 anni allettata che rischia la vita e che rifiuta ogni tipo di aiuto. Ha un tumore che non vuole curare, oltre una ferita aperta e infetta. Non mangia da giorni. Picchia e manda a quel paese chi prova ad aiutarla. Le immagini che vi proponiamo sono davvero forti. 

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Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, il figlio rompe il silenzio: “Vogliamo giustizia. I Vassalli lo hanno perseguitato”

“Su nostro padre sono state riportate troppe cose inesatte. Era un professionista esemplare, ci manca tantissimo e non ha mai avuto problemi con nessuno. Nei cinque mesi di indagine abbiamo scelto di rimanere in silenzio, affidando le nostre speranze al lavoro della magistratura. Ora però abbiamo deciso di chiarire alcune cose sulla causa civile iniziata del 2019 e ripresa contro me, mio fratello e mia madre, gli eredi di mio padre. La cosa principale, e che non sempre è stata riportata correttamente, è che la causa è ancora in corso e ancora non c’è nulla di concreto. E poi che si tratta di una causa civile”.

Queste sono le parole di Luca Di Giacomo, figlio di Mauro, il fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023 sotto la sua abitazione a Poggiofranco da Salvatore Vassalli.

“Era un punto di riferimento per tutti quelli che hanno lavorato con lui – le sue parole in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno -. E lo testimonia il fatto che in oltre 30 anni di carriera sia stato costretto a difendersi solo in un’occasione, nel 2019. Quella della famiglia di Vassalli è stata una vera e propria persecuzione nei confronti di mio padre, che ormai dura da sei anni. Trovo sia assurdo che si ostinino a cercare un qualcosa da noi. Da parte loro non sono mai arrivate scuse, né una lettera né nulla. Anzi, dalla scelta della figlia di far ripartire la causa contro la mia famiglia si capisce come vogliano fare di tutto, tranne che porgerci delle scuse”.

“Noi stiamo andando avanti, ognuno di noi con la propria vita e i propri problemi. Dopo il delitto sono entrato in terapia, e questo penso possa far capire che brutta botta sia stata. Ma per quanto possibile, io e la mia famiglia cerchiamo di essere presenti a ogni udienza. Speriamo ci sia giustizia per papà, perché se lo merita e perché si è cercato in ogni modo di infangare la sua memoria – conclude -. Cosa mi manca? Tutto, a partire dalla sua presenza. Mi manca non poter andare allo stadio con lui o non poterci contare. Collaborava con me a una testata per la quale lavoro, aiutandomi con pareri medici sugli infortuni dei calciatori. Il pomeriggio di quel maledetto 18 dicembre mi mandò un messaggio, chiedendomi se andasse bene una foto a corredo del pezzo che aveva mandato. Rivedere quei messaggi mi fa sentire ancora di più la sua mancanza”.