Bari, soldi dai pazienti malati di cancro e visite a nero: Vito Lorusso dovrà restituire mezzo milione all’Oncologico

Vito Lorusso dovrà risarcire l’Oncologico di Bari con mezzo milione di euro. A stabilirlo è la Corte dei Conti che lo ha ritenuto responsabile del danno erariale, tra i 165mila euro di danno patrimoniale (l’azienda sanitaria ha pagato per 5 anni l’esclusiva a un professionista che ha violato le regole dell’intramoenia) e 330mila euro di danno d’immagine.

Lorusso sta scontando una pena di 5 anni per concussione e peculato per aver chiesto soldi ai pazienti malati di cancro con l’obiettivo di velocizzare visite ed esami.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, ha svolto visite mediche oltrepassando gli obblighi di legge, effettuando visite fuori l’orario di lavoro, senza prenotazioni tramite Alpi, e intascando il denaro direttamente.

Le indagini hanno accertato un vero e proprio sistema messo in piedi, i pazienti arrivavano a pagare tra i 200 e i 300 euro, senza ricevere in cambio alcun documento fiscale. Tra il 2019 e il 2023 avrebbe effettuato 200 visite senza alcun controlli, venendo meno anche al patto di esclusività con l’azienda.

L’ex primario, arrestato mentre un malato di cancro gli consegnava 100 euro, è poi a processo anche con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso nell’ambito della campagna elettorale della figlia Maria Carmen, moglie di Giacomo Olivieri, che nel 2019 sarebbe stata eletta al Consiglio comunale di Bari anche grazie ai voti dei clan.

Bari, farmaci rubati dall’Oncologico e rivenduti ai pazienti: l’ex primario Vito Lorusso chiede i domiciliari

Vito Lorusso, l’ex primario dell’Oncologico di Bari che sta scontando in carcere una pena a 5 anni di reclusione per peculato e concussione, ha presentato la richiesta degli arresti domiciliari dopo 16 mesi di detenzione.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il 71enne si sarebbe appropriato di farmaci antitumorali appartenenti all’Istituto, rivendendoli ai pazienti in più occasioni.

Sulla richiesta presentata dai suoi avvocati, il tribunale di sorveglianza si è riservato la decisione in merito alla concessione dei domiciliari. Lorusso, lo ricordiamo, è coinvolto anche nell’inchiesta Codice Interno assieme alla figlia Maria moglie di Giacomo Olivieri per voto di scambio.

Bari, farmaci rubati dall’Oncologico: l’ex primario Vito Lorusso patteggia a 4mila euro

Ha patteggiato il pagamento di 4.240 euro, per i farmaci presi dai locali dell’istituto Oncologico ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, l’ex primario di Oncologia medica Vito Lorusso, già in carcere per peculato e concussione per aver chiesto soldi a pazienti per visite, ricoveri e per velocizzare pratiche burocratiche (per questa vicenda patteggiò una pena di cinque anni).

Il patteggiamento, già proposto in udienza preliminare ma respinto, è arrivato oggi in dibattimento, Lorusso è assistito dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta e dovrà anche pagare le spese legali sostenute dalla parte civile costituita, l’Oncologico, già risarcito.

Nell’ambito dell’inchiesta sui farmaci rubati dalla struttura già sette tra infermieri e operatori sanitari avevano patteggiato pene da un anno e quattro mesi a due anni di reclusione.

Lorusso è attualmente a processo a dibattimento nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bari ‘Codice Interno’, sui legami tra mafia, politica e imprenditoria. Per l’accusa, avrebbe avuto un ruolo nella raccolta di voti dalla criminalità organizzata in favore della figlia, Maria Carmen, per le elezioni amministrative di Bari del 2019.

Maria Carmen Lorusso, anche lei a processo a dibattimento, fu poi eletta in una lista di centrodestra. Un ruolo di primo piano l’avrebbe avuto Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale e marito di Maria Carmen Lorusso, che per la stessa vicenda è a processo con rito abbreviato e risponde di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. Per lui la Dda di Bari ha chiesto la condanna a dieci anni di reclusione, la sentenza del gup Giuseppe De Salvatore è prevista per domani.

Bari, soldi dai pazienti per curare il cancro: la Corte dei conti chiede mezzo milione all’ex primario Vito Lorusso

L’ex primario dell’istituto oncologico di Bari, Vito Lorusso, che dal 2019 al 2023 si sarebbe fatto pagare dai pazienti malati di tumore infusioni di farmaci e prestazioni che erano in realtà gratis perché a carico del servizio sanitario, è stato chiamato dalla Corte dei conti a risarcire circa 500mila euro tra indennità di esclusività illegittimamente percepite in un quinquennio e danno di immagine causato all’Oncologico.

Il medico 71enne fu arrestato in flagranza il 12 luglio del 2023, dopo aver incassato 300 euro da una paziente che si era però già rivolta alla polizia. E a febbraio del 2024 è stato nuovamente arrestato nell’ambito del blitz Codice Interno, insieme alla figlia Mari Lorusso e al genero Giacomo Olivieri, con l’accusa di aver contribuito a un patto con i clan baresi per portare voti alla figlia.

Oncologico Bari, soldi dai pazienti: l’ex primario Vito Lorusso torna in carcere

Vito Lorusso, l’ex primario dell’Oncologico di Bari, torna in carcere. L’uomo si trova da qualche giorno nell’istituto di Turi dopo che la sua condanna a 5 anni, patteggiata il 14 maggio scorso, è diventata definitiva.

Lorusso è stato accusato di peculato e concussione perché avrebbe chiesto soldi a pazienti malati di cancro per visite, ricoveri e per velocizzare pratiche burocratiche. Nei suoi confronti è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione. L’oncologo, padre dell’ex consigliera comunale di Bari, Maria Carmen Lorusso, arrestata lo scorso 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019, era stato arrestato la scorsa estate ed era tornato in libertà. Nell’ambito dell’indagine in cui è coinvolta la figlia, lo stesso Vito Lorusso era stato nuovamente arrestato perché – secondo l’accusa – per favorire l’elezione della figlia avrebbe stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss ‘Savinuccio’: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto.

Voto di scambio e mafia a Bari, in 124 a processo: prima udienza il 2 luglio. Tra loro Giacomo Olivieri e i Lorusso

I 124 indagati dell’inchiesta Codice Interno che ha evidenziato l’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico, politico e sociale della città di Bari saranno processati a luglio. Tra loro anche gli esponenti del clan Parisi-Palermiti, Montani e Strisciuglio.

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Bari, soldi dai pazienti. Vito Lorusso patteggia 5 anni di reclusione: c’è l’interdizione perpetua dai pubblici uffici

Vito Lorusso, l’ex primario dell’Oncologico di Bari accusato di peculato e concussione perché avrebbe chiesto soldi a pazienti malati di cancro per visite, ricoveri e per velocizzare pratiche burocratiche, ha patteggiato 5 anni di reclusione. Disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione.

L’oncologo, padre dell’ex consigliera comunale di Bari, Maria Carmen Lorusso, arrestata lo scorso 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019, era stato arrestato la scorsa estate ed era tornato in libertà. Nell’ambito dell’indagine in cui è coinvolta la figlia, lo stesso Vito Lorusso è stato nuovamente arrestato ed è attualmente ai domiciliari perché – secondo l’accusa – per favorire l’elezione della figlia avrebbe stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss ‘Savinuccio’: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto.

Il Riesame dice no, i Lorusso restano ai domiciliari: “Papà e figlia aderenti al connubio tra mafia e politica”

L’ex consigliera comunale Maria Carmen Lorusso e il suo papà Vito Lorusso, ex primario dell’Oncologico di Bari, restano ai domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto con decisione i ricorsi presentati dalle difese dei due. Papà e figlia sono coinvolti nell’inchiesta Codice Interno che ha fatto emergere l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico, sociale e politico della città di Bari.

Le dimissioni di Maria Carmen Lorusso dalla carica di consigliera comunale e la sua decisione di non candidarsi alle prossime Comunali non sono bastate, così come il fatto che il padre non sia più in servizio all’Oncologico. “Stanti i loro legami con la criminalità organizzata e vista l’imminenza delle elezioni europee ed amministrative del 9 giugno, potrebbero agire dietro le quinte”, si legge nella sentenza del Riesame.

Dal 26 febbraio i due si trovano ai domiciliari mentre il marito di Maria Carmen Lorusso, l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, si trova nel carcere di massima sicurezza di Lanciano. Secondo l’accusa è stato proprio Olivieri a ideare il sistema politico-mafioso con esponenti della criminalità organizzata per far eleggere la moglie al Consiglio comunale nel 2019.

“Nello scenario in esame il ruolo di Maria Carmen e Vito Lorusso è quello di aderenti al connubio tra mafia e politica. Un legame estrinsecato nell’attribuzione, in favore degli elettori corrotti, di svariate utilità procurate da Giacomo Olivieri e anche da Vito Lorusso”, scrivono ancora i giudici. Vito Lorusso avrebbe “utilizzato la sua posizione professionale e il fatto di avere in cura Gaetano Bellomo (cugino di Tommaso Lovreglio e nipote del boss Savino Parisi) per ottenere voti dal clan Parisi, “nella piena consapevolezza dell’appartenenza mafiosa dei soggetti ai quali si era rivolto”.

Per Maria Carmen Lorusso invece i giudici hanno evidenziato “la consapevolezza del patto politico-mafioso stipulato dal marito con esponenti dei gruppi criminali” e “il rapporto solido con Bruna Montani che si evincerebbe da una serie di intercettazioni delle ore successive alle elezioni del 2019. La difesa dei due Lorusso presenterà ricorso.