Bancarotta, evasione e distrazione di beni. A Bari 10 indagati per il crac Sudcommerci: dissipati 58 milioni di euro

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Bari ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 10 persone nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento e sul concordato preventivo di quattro società riconducibili alla Sudcommerci, attiva nel settore delle costruzioni e della gestione immobiliare a Bari. Tra loro anche cinque membri di una nota famiglia imprenditoriale della città.

Tra gli indagati ci sono Anna, Davide ed Emanuele Degennaro, la loro madre Giacomo Viterbi e il figlio di Emanuele, Giuseppe. Indagato anche Giacomo Olivieri per un’operazione collegata ai fatti già emersi in Codice Interno. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Le accuse a vario titolo sono di reati di bancarotta fraudolenta, tra cui distrazione di beni, atti dolosi e pagamenti preferenziali. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, i responsabili avrebbero distratto o dissipato oltre 58 milioni di euro, attraverso complesse operazioni infragruppo, pagamenti di fatture per operazioni inesistenti, trasferimenti di denaro ai soci mai restituiti e pagamenti preferenziali che avrebbero danneggiato gli altri creditori.

Emerso anche un mancato versamento sistematico delle imposte per circa 15 milioni di euro, utilizzato come strumento di auto-finanziamento per tenere in vita le società nonostante l’insolvenza. Falsificati anche i bilanci, gonfiando il valore delle partecipazioni tra le varie società, con l’obiettivo di ritardare il fallimento e nascondere le perdite.

Bancarotta, autoriciclaggio e evasione. Maxi sequestro da 65 milioni a Trani: nei guai 4 imprenditori e 5 società

Beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri a quattro persone e cinque società edili finite in una inchiesta della Procura di Trani per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario.

I sigilli riguardano 112 unità immobiliari, somme di denaro e strumenti finanziari nella disponibilità degli indagati frutto del reato di bancarotta, distrazione, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario, complessivamente per circa 40 milioni di euro; tre immobili oggetto di autoriciclaggio; partecipazioni o quote di tutte le società e delle aziende, amministrate o comunque riconducibili agli indagati; 9 compendi aziendali relativi a otto società e una ditta individuale per un valore stimato di circa 25 milioni di euro.

L’indagine, denominata Circùmfero, è partita da accertamenti investigativi su tre società edili, amministrate dalla stessa persona e costituite in Ati per l’attuazione di un programma di edilizia convenzionata con il Comune di Trani. Secondo l’accusa gli indagati non avrebbero versato gli oneri di urbanizzazione oggetto di convenzione, per oltre 2 milioni di euro di cui Tar Puglia nove anni fa ingiunse il pagamento.

Le imprese per non ottemperare al provvedimento dei giudici amministrativi avrebbero compiuto “una serie di operazioni distrattive del patrimonio e fittizie compravendite immobiliari”, spiegano i finanzieri, cedendo unità abitative di nuova costruzione e altri beni societari a favore di altre due società comunque riconducibili però allo stesso imprenditore. Inoltre, gli indagati avrebbero simulato pagamenti mai portati all’incasso con scritture contabili falsate per mascherare la natura fallace delle operazioni. Tutte le operazioni avrebbero provocato “il dissesto patrimoniale delle società coinvolte e la loro messa in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Trani”.

Le due società acquirenti, avrebbero ostacolato “l’identificazione della provenienza delittuosa delle unità immobiliari acquisite” sarebbero state a loro volte smembrate e comprate da tre nuove imprese edili, gestite da familiari dell’imprenditore inizialmente dichiarato fallito.

Triggiano, bancarotta fraudolenta per i supermercati: Sandrino Cataldo si salva con la prescrizione

I giudici della seconda sezione del Tribunale di Bari hanno emesso sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Sandrino Cataldo, fondatore del movimento politico “Sud al centro” arrestato ad aprile 2024 per corruzione elettorale, e dell’ex amministratore unico della Virgilio srl, Denis Cungeli.

Entrambi erano finiti a processo per bancarotta fraudolenta per il crac della società Virgilio srl con sede a Triggiano e dichiarata fallita nel 2008. Cataldo, secondo quanto ricostruito dall’accusa, era amministratore di fatto dell’azienda.

Cataldo e Cungeli erano accusati di aver portato via dai magazzini della società merce per un totale di 2,3 milioni di euro, acquistata dalla Conad Adriatico srl (la grande azienda dei supermercati con punti vendita in tutta Italia) e non pagata. Tutto risale al periodo tra il 2007 e il 2008.

Sarebbe stato proprio un funzionario di Conad, durante un sopralluogo, ad accorgersi della mancanza della merce nei magazzini della Virgilio srl. Entrambi erano accusati anche di aver tenuto i libri e le altre scritture contabili in modo “che non si potesse rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e il movimento degli affari”. Il Tribunale di Bari ha anche escluso l’aggravante dell’aver causato un danno di rilevante gravità e per questo dichiarato la prescrizione.

 

Monopoli, bancarotta fraudolenta e fallimento: condannati 3 ex dirigenti della Beton Prefabbricati – NOMI

Il tribunale di Bari ha condannato tre persone, ex dirigenti della srl Beton Prefabbricati finiti a processo per bancarotta fraudolenta aggravata relativamente al fallimento della società (dichiarato nel 2016), a pene da quattro anni e sei mesi a sei anni di reclusione.

Il tribunale (presidente Antonietta Guerra) ha condannato a sei anni di reclusione Domenico Alba e Mario Lamanna, rispettivamente ex amministratore e commercialista tenutario delle scritture contabili della società, e a quattro anni e sei mesi all’ex amministratore Luca Alba.

Nei confronti di tre è stata anche dichiarata l’inabilità all’esercizio di un’impresa commerciale per 10 anni e l’incapacità – sempre per 10 anni – di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

Lamanna è stato anche interdetto per cinque anni dalla professione di commercialista. Secondo l’accusa gli imputati, assolti da alcune ipotesi di bancarotta e prosciolti (per prescrizione) per false comunicazioni sociali, avrebbero dissipato il patrimonio della società per oltre sei milioni di euro, non avrebbero consegnato documentazione contabile dal 2007 al 2011 e avrebbero annotato nelle scritture contabili disponibilità liquide mai rinvenute. Le motivazioni della sentenza saranno rese note in 90 giorni.

Bancarotta fraudolenta, i soldi della Popolare di Bari in Lussemburgo: in 10 a processo. Tra loro i Jacobini – NOMI

Il gup Giuseppe De Salvatore ha rinviato a giudizio 10 persone per bancarotta fraudolenta e riciclaggio in merito ai crac di due società immobiliari, Immobil Icon e Logistica Sud, controllate dalla Maiora di Vito Fusillo, che avrebbero portato i soldi della Popolare di Bari fino in Lussemburgo. Secondo l’accusa le due società, fallite con un buco di 25 milioni, sono state svuotate attraverso un’operazione da 200 milioni svolta sull’asse Bari-Lussemburgo.

Tra le 10 persone ci sono anche Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale. Rinviati a giudizio anche l’imprenditore Fusillo, gli ex amministratori Nicola Valerio Lamanna e Vincenzo Trono, l’ex vicedirettore generale Gregorio Monachino e l’ex dirigente Nicola Loperfido di PopBari, i finanzieri Massimo Catizone, Raffaele Mincione e Girolamo Stabile. Il processo inizierà il 6 febbraio 2025 davanti alla Seconda sezione collegiale del Tribunale di Bari.

Bari, bancarotta fraudolenta nel settore edilizio: indagini su 5 società riconducibili alla famiglia Mazzitelli

Il decreto di perquisizione, emesso dalla Procura di Bari, riguarda 4 persone fisiche (in totale sono 7 gli indagati) e 5 società, tutte riconducibili alla famiglia Mazzitelli di Bari. Le ipotesi di reato sono di “bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e impropria (da atti dolosi e da false comunicazioni sociali)”

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Bancarotta fraudolenta nel settore edilizio, perquisizioni nel Barese: 4 indagati. Nel mirino 5 società

L’operazione odierna trae origine da un’indagine avviata dalla Procura di Bari su una serie di operazioni poste in essere da una società (e in un caso dalla sua controllante), operante nel settore delle costruzioni edili, per la quale è in atto la procedura di concordato preventivo, instaurata a seguito del ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale avanzato dalla Procura della Repubblica barese nel 2022.

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Bancarotta fraudolenta, condannati due imprenditori a Foggia: confiscati beni di oltre 2 milioni di euro

Il Tribunale di Foggia ha condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione due imprenditori per bancarotta fraudolenta e infedele dichiarazione, disponendo inoltre la confisca di beni per un valore superiore ai 2 milioni di euro corrispondenti al profitto dei reati accertati. Le indagini sono iniziate nel corso di una verifica fiscale condotta dalla guardia di finanza di Foggia nei confronti di un’attività di commercio all’ingrosso ed al dettaglio di materiali edili.

Nel corso dell’ispezione era stato scoperto un flusso continuo di vendite in nero. Le merci venivano registrate in una contabilità parallela occultata nel sistema informatico dell’azienda mediante un artificio tecnico che consentiva di escluderle da quella ufficiale. Scoperto anche un magazzino completamente sconosciuto al fisco ed utilizzato per l’attività d’impresa parallela La ricostruzione delle cessioni effettuate – spiegano ancora gli investigatori – ha consentito di far luce su un apparente stato di crisi finanziaria, che aveva determinato il ricorso al concordato preventivo, ma in realtà determinato dalla distrazione dei beni dell’impresa continuata anche durante la procedura concorsuale.

Le indagini hanno permesso di identificare anche l’amministratore di fatto della società, un imprenditore originario di Castelluccio dei Sauri. Il provvedimento di confisca riguarda 4 fabbricati e 4 terreni nella disponibilità dell’impresa condannata, ma fatti confluire in società di diritto irlandese ed inglese.