Bari, il 42enne Alberto Villani tenta il suicidio in carcere: è grave. È imputato per l’omicidio della madre

Alberto Villani, 42enne di San Michele Salentino in carcere per l’omicidio della madre, Cosima D’Amata, la 71enne picchiata e data alle fiamme nel settembre 2023, ha tentato di togliersi la vita nella sua cella nella giornata di domenica.

L’uomo si trova rinchiuso nel carcere di Bari. È stato soccorso e trasferito d’urgenza al Policlinico di Bari dove è ricoverato in condizioni gravissime.

L’ultima udienza si è tenuta nel mese di gennaio, la prossima è fissata il 10 febbraio. È stata disposta una perizia psichiatrica per valutare la sua capacità di intendere e di volere  al momento del fatto.

 

Bari, cellulari nel carcere: assolti tre detenuti e una dottoressa in servizio durante il blitz

Il Tribunale di Bari ha assolto una dottoressa del carcere di Bari e tre ex detenuti imputati, questi ultimi, per aver usato telefonini durante la detenzione e il medico per non averlo segnalato.

I quattro sono stati processati con rito abbreviato mentre per altri 14 ex detenuti, accusati dello stesso reato di «accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione» il dibattimento inizierà il 6 febbraio.

Stando all’indagine, coordinata dalla pm Desirè Digeronimo e delegata al nucleo investigativo dell’amministrazione penitenziaria, i reclusi avrebbero «mantenuto rapporti con l’esterno» e, in particolare, «con familiari, amici e conviventi» attraverso l’uso di cellulari illegittimamente custoditi in cella.

I dispositivi, due telefoni e sei sim intestate a soggetti fittizi, furono trovati dagli agenti il 14 ottobre 2022 durante una perquisizione. I tabulati telefonici hanno rivelato che sarebbero stati utilizzati almeno dall’agosto precedente per chiamare figli, mogli, madri e amici.

La dottoressa, che era in servizio il giorno della perquisizione, è stata assolta dall’accusa di omessa denuncia “perché il fatto non sussiste». A uno dei tre detenuti imputati in abbreviato è stata riconosciuta la «particolare tenuità del fatto» (avrebbe contattato la convivente per tre giorni), mentre gli altri due sono stati assolti «per non aver commesso il fatto». Non c’è prova, cioè, che fossero i responsabili delle decine di telefonate che venivano loro addebitate.

Carcere di Bari, telefonini e sim trovati nascosti nella cella: in 18 a processo. Tra loro anche una dottoressa

Una dottoressa in servizio nel carcere di Bari e 17 ex detenuti si trovano a processo per l’uso di cellulari all’interno della casa circondariale. Il medico, che si trovava in servizio il giorno della perquisizione nella cella di due detenuti, è imputata per aver chiuso un occhio.

Gli agenti penitenziari trovarono nascosti due cellulari e sei sim telefoniche intestate a soggetti fittizi. Le indagini hanno accertato che venivano utilizzate dagli stessi detenuti e da altri 15 per mantenere vivi e diretti i rapporti con amici, familiari e conviventi.  L’accusa nei confronti dei 17 detenuti è “accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione”.

 

Carcere di Bari, negato il colloquio con il Comandante: detenuto picchia poliziotto con calci e pugni

Un agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito brutalmente ieri nel carcere di Bari. Secondo quanto ricostruito un detenuto, dopo un colloquio con i propri familiari, ha chiesto con insistenza di poter parlare con il comandante.

Davanti all’impossibilità e alla risposta negativa dell’agente, il detenuto ha prima rivolto frasi minacciose nei suoi confronti, prima di colpirlo con pugni e schiaffi al volto.

Solo l’intervento di altri poliziotti ha frenato la furia dell’aggressore. Il poliziotto aggredito è stato accompagnato in ospedale al Pronto Soccorso, dove è stato riscontrato un trauma facciale con una prognosi di 10 giorni.

A denunciarlo è l’Uspp, l’unione sindacale polizia penitenziaria Puglia e Basilicata. “L’atto violento – dicono in una nota – non è solo un gesto di arroganza da parte di un detenuto, ma evidenzia profondi problemi strutturali e organizzativi nel nostro sistema carcerario”.

Bari, trovato cellulare in carcere: due agenti della Polizia Penitenziaria aggrediti da gruppo di detenuti

Momenti di tensione ieri nel carcere di Bari. La Polizia penitenziaria ha scoperto un cellulare nella disponibilità di un detenuto durante un controllo di routine nella terza sezione del reparto infermeria.

Il possessore del telefonino e due altri detenuti si sono scagliati contro un agente e un ispettore. A denunciare l’accaduto è il sindacato Osapp, Entrambi sono stati accompagnati in ospedale per le cure del caso.

Detenuto picchiato nel carcere di Bari, condannati 9 agenti penitenziari. La sentenza: “Fu tortura di Stato”

“Una tortura di Stato commessa da pubblici ufficiali con abuso dei loro poteri”. Così è stata definita nella sentenza del 20 marzo la tortura avvenuta nel carcere di Bari ai danni di Gregorio, il detenuto con problemi psichiatrici brutalmente picchiato dopo aver dato fuoco a un materasso nella sua cella la notte del 27 aprile 2022. Il Tribunale di Bari ha condannato 5 agenti della polizia penitenziaria per il reato di tortura, altri 4 invece a vario titolo per abuso d’ufficio, violenza privata, falso ideologico e rifiuti di atti d’ufficio.

Gli agenti condannati sono Giacomo Delia (5 anni), Raffaele Finestrone (4 anni e 6 mesi), Giovanni Spinelli (3 anni e 6 mesi), Antonio Rosati (3 anni e 5 mesi), Francesco Ventafridda (3 anni e 4 mesi), Vito Sante Orlando (13 mesi), Michele De Lido (11 mesi), Leonardo Ginefra (6 mesi) e Francesco Valenziano (6 mesi). A inizio mese abbiamo intervistato la sorella della vittima, Anna. 

“In carcere è vietato usare la forza per punire e la coercizione a fini disciplinari può essere usata solo per evitare danni a persone o cose”, si legge nella sentenza. “L’aggressione non è avvenuta in un contesto di allarme – si legge ancora -. Dagli agenti ci si attendeva capacità di autocontrollo e rispetto delle norme dell’ordinamento penitenziario, nonché la consapevolezza di dover operare per la cura delle persone che lo Stato ha dato loro in custodia”.

Aggressioni e torture in carcere, Anna: “Mio fratello è pericoloso. Va curato in comunità”

Anna è la sorella di Gregorio, il detenuto con problemi psichiatrici brutalmente picchiato dopo aver dato fuoco a un materasso nella sua cella del carcere di Bari la notte del 27 aprile 2022. L’abbiamo incontrata perché, consapevole della pericolosità di suo fratello, ha una richiesta precisa da avanzare

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