Inchiesta Codice Interno a Bari, l’annuncio del Prefetto: “Presto provvedimenti per Amiu e Multiservizi”

Tra prefettura e Comune di Bari è in corso un’interlocuzione e si stanno individuando “una serie di monitoraggi” relativamente ai provvedimenti che, su indicazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, andranno adottati nei confronti delle municipalizzate Amiu e Multiservizi.

Lo ha detto il prefetto Francesco Russo in riferimento all’inchiesta ‘Codice interno per la quale il Viminale, lo scorso marzo, nominò una commissione d’accesso per verificare l’esistenza di infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione comunale.

Il ministro, anche sulla base della relazione del prefetto, non ha proposto lo scioglimento dell’amministrazione comunale ma ha previsto l’adozione di provvedimenti per le municipalizzate e sanzioni nei confronti di alcuni dipendenti pubblici. L’inchiesta portò all’arresto di più di 130 persone per voto di scambio politico-mafioso.

“Stiamo procedendo – ha aggiunto Russo – e stiamo predisponendo altri provvedimenti, quando saranno adottati” verranno comunicati. “Fino ad allora – ha concluso – consentiteci di tenere la necessaria riservatezza”.

Olivieri in Tribunale: “Avevo un patto con Emiliano contro il centrodestra”. Emiliano attacca: “Ridicolo lo querelo”

Le parole del governatore della Regione Puglia in relazione ai commenti di esponenti del centrodestra e alle dichiarazioni fatte in tribunale da Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale arrestato e a processo con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, nell’ambito dell’inchiesta codice interno.

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Processo a Bari, Olivieri ammette di aver dato soldi in cambio di voti: “Dovevo indebolire il centrodestra nel 2019”

“Chiedo scusa alla città, ho sbagliato”. Lo ha detto in aula a Bari Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale in carcere dallo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, nel corso del suo interrogatorio tuttora in corso davanti al gup Giuseppe De Salvatore dove si celebra il processo a lui e ad altri 107 imputati con rito abbreviato.

Olivieri, secondo quanto emerso finora (l’udienza è a porte chiuse), avrebbe ammesso di aver sbagliato ad aver dato soldi in cambio di voti, ha confermato – come già fatto durante il primo interrogatorio – di non conoscere i legami con i clan delle persone con cui ha fatto la campagna elettorale del 2019 (in particolare di Tommaso Lovreglio, nipote del boss del quartiere Japigia ‘Savinuccio’) e ha anche sostenuto di aver rinunciato allo stipendio e all’autista una volta diventato presidente della Multiservizi, la municipalizzata barese che si occupa del verde.

“Il mio ruolo era di indebolire il centrodestra”, le sue parole.  Olivieri sta ricostruendo gli accordi presi durante i mesi precedenti alle comunali di quell’anno e ha anche ammesso di aver regalato buoni pasto e buoni benzina, oltre che una moto, per l’organizzazione della campagna elettorale.

L’ex consigliere fu arrestato con altri 130 nell’ambito dell’inchiesta ‘Codice interno’ di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria in città. Olivieri, per l’accusa, nel 2019 avrebbe raccolto e pagato i voti dei clan Parisi, Striusciuglio e Montani di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, anche lei imputata.

Dopo l’esame in corso dei suoi difensori Gaetano e Luca Castellaneta, l’interrogatorio potrebbe durare fino al pomeriggio. Olivieri è arrivato a Bari la mattina del 12 febbraio dal carcere di Lanciano, dove è detenuto in regime di alta sicurezza.

Processo Codice Interno, Olivieri ascoltato a Bari. L’ex consigliere chiede scusa alla città: “Ho sbagliato”

“Chiedo scusa alla città, ho sbagliato”. Lo ha detto in aula a Bari Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale in carcere dallo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, nel corso del suo interrogatorio tuttora in corso davanti al gup Giuseppe De Salvatore dove si celebra il processo a lui e ad altri 107 imputati con rito abbreviato.

Olivieri, secondo quanto emerso finora (l’udienza è a porte chiuse) avrebbe ammesso di aver sbagliato ad aver dato soldi in cambio di voti, ha confermato – come già fatto durante il primo interrogatorio – di non conoscere i legami con i clan delle persone con cui ha fatto la campagna elettorale del 2019 (in particolare di Tommaso Lovreglio, nipote del boss del quartiere Japigia ‘Savinuccio’) e ha anche sostenuto di aver rinunciato allo stipendio e all’autista una volta diventato presidente della Multiservizi, la municipalizzata barese che si occupa del verde.

Olivieri sta ricostruendo gli accordi presi durante i mesi precedenti alle comunali di quell’anno e ha anche ammesso di aver regalato buoni pasto e buoni benzina, oltre che una moto, per l’organizzazione della campagna elettorale.

L’ex consigliere fu arrestato con altri 130 nell’ambito dell’inchiesta ‘Codice interno’ di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria in città. Olivieri, per l’accusa, nel 2019 avrebbe raccolto e pagato i voti dei clan Parisi, Striusciuglio e Montani di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, anche lei imputata.

Ora è in corso l’esame da parte dei suoi difensori Gaetano e Luca Castellaneta, l’interrogatorio potrebbe durare fino al pomeriggio. Olivieri è arrivato questa mattina a Bari dal carcere di Lanciano, dove è detenuto in regime di Alta sicurezza.

Processo Codice Interno, è il giorno di Giacomo Olivieri: l’ex consigliere regionale torna a parlare in aula a Bari

Giacomo Olivieri ha lasciato il carcere di Lanciano ed è tornato a Bari per rispondere in aula alle domande dei pm nell’ambito del processo Codice Interno. L’ex consigliere regionale, a distanza di un anno dall’arresto, avvenuto il 26 febbraio scorso, è accusato di voto di scambio politico-mafioso e concussione.

Oggi sarà interrogato e le previsioni parlano di un esame fiume. Si trova a processo con il rito abbreviato, l’accusa ha chiesto per lui la condanna a 10 anni di reclusione con le accuse di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione.

I pm Marco D’Agostino e Fabio Buquicchio hanno evidenziato “il ruolo di primo piano” giocato da Olivieri nel reperire voti mafiosi in tre diversi clan della città nel 2019 per ottenere l’elezione al Consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, oltre che la capacità di piegare “tutto e tutti” alle proprie “spregevoli e bieche esigenze di profitto personale”, anche nella vicenda dell’estorsione all’ex presidente della Banca Popolare di Bari.

Processo Codice Interno, Giacomo Olivieri torna a parlare: interrogatorio in presenza fissato il 12 febbraio

Giacomo Olivieri, a distanza di un anno dall’arresto, tornerà a parlare. Mercoledì 12 febbraio sarà infatti interrogato durante il processo in abbreviato. L’ex consigliere regionale è al centro dell’inchiesta Codice Interno ed è finito in carcere lo scorso 26 febbraio.

La Dda di Bari ha chiesto per lui la condanna a 10 anni di reclusione con le accuse di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. I pm Marco D’Agostino e Fabio Buquicchio hanno evidenziato “il ruolo di primo piano” giocato da Olivieri nel reperire voti mafiosi in tre diversi clan della città nel 2019 per ottenere l’elezione al Consiglio comunale di Bari della moglie Maria Carmen Lorusso, oltre che la capacità di piegare “tutto e tutti” alle proprie “spregevoli e bieche esigenze di profitto personale”, anche nella vicenda dell’estorsione all’ex presidente della Banca Popolare di Bari.

Olivieri, difeso dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, sostiene di essersi rivolte a quelle persone per rapporti passati e non per la loro riconducibilità alle organizzazioni mafiose. Una tesi che a maggio scorso non ha convinto il procuratore Rossi durante l’interrogatorio.

Codice Interno, l’imprenditore Petroni: “Incontrato Olivieri una sola volta. Sono estraneo agli accordi illeciti”

Ha parlato per circa quattro ore l’imprenditore barese Antonio Petroni, titolare di un centro scommesse, finito in carcere (ma da due mesi e mezzo è ai domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta ‘Codice internò, di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina.

Petroni è a giudizio in abbreviato insieme ad altri 107 imputati, tra cui l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, accusato di aver raccolto i voti di tre clan per favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso, nel 2019, al consiglio comunale di Bari.

Petroni, assistito dall’avvocato Massimo Chiusolo, ha detto di aver incontrato Olivieri solo in un’occasione, nella cena organizzata a maggio 2019 in un noto ristorante di Bari. A quella cena era stato invitato da Gaetano Strisciuglio, figlio di Francesco, reggente (insieme ai fratelli Domenico e Sigismondo) dell’omonimo clan mafioso. Da Olivieri, in quell’occasione, non avrebbe ricevuto proposte di accordi illeciti, ma si sarebbe invece accordato con Michele Nacci (candidato al consiglio comunale in ticket con Lorusso) per scambiarsi reciprocamente dei voti, non in cambio di denaro o altri regali.

Petroni, infatti, era candidato come consigliere municipale ma non risultò eletto. L’imprenditore ha detto poi di aver saputo che Strisciuglio aveva ricevuto un assegno da 20mila euro da Olivieri, come ‘pegnò per la promessa, fatta da Olivieri, di trovare un posto di lavoro per la madre di Strisciuglio. Quell’assegno, come ha raccontato agli inquirenti lo stesso Strisciuglio, fu poi riconsegnato a Olivieri in cambio di buoni benzina.

Petroni ha infine raccontato di aver avuto una dura lite con Nacci perché quest’ultimo, diversamente da quanto pattuito, avrebbe dirottato voti su un’altra candidata per la circoscrizione. E ha aggiunto anche di aver saputo delle voci sul fatto che, in quell’ambiente, girassero soldi in cambio di voti, ma di non averne avuto niente a che fare. Nell’udienza precedente la Dda di Bari aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione per Petroni «in considerazione del ruolo di stretta collaborazione con Strisciuglio nella ricerca di voti presso il clan». Per Olivieri, invece, è stata chiesta la condanna a 10 anni. Il processo proseguirà nella prossima udienza del 3 febbraio.

Inchiesta a Bari, maresciallo della Finanza come talpa: nuovi guai per Olivieri. Retroscena su indagini e arresto

Giacomo Olivieri poteva contare su alcune talpe infiltrate nelle Forze dell’Ordine e una di queste è costata caro all’ex consigliere regionale, in carcere dal 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico mafioso. Olivieri risponde anche del reato di di concorso in rivelazione di segreto di ufficio. La talpa in questione è un maresciallo della Guardia di Finanza di Bari che avrebbe raccontato allo stesso Olivieri alcuni retroscena su un’indagine della Dda. Lo stesso Olivieri è riuscito ad essere informato 5 giorni prima del suo arresto. Il gip Giuseppe Montemurro non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bari, fissando una camera di consiglio per il 16 gennaio.

Inchiesta Codice Interno, il Consiglio dei ministri prende tempo: la decisione su Bari slitta nel 2025. Lo scenario

Tutto rimandato al 2025. Slitta la decisione su Bari da parte del Consiglio dei Ministri che tornerà a riunirsi nell’anno nuovo. Dopo il lavoro della Commissione d’accesso nominata dal Viminale, la decisione finale spetta al ministro Piantedosi. Tutto ruota intorno alla maxi inchiesta Codice Interno che ha svelato l’infiltrazione mafiosa nei tessuti economici, politici e sociali della città di Bari. Difficile, quasi impossibile, la strada che porta allo scioglimento del Comune di Bari. Più plausibile che le aziende municipalizzate vengano commissariate. 

Il sindaco Vito Leccese ha dichiarato di essere “molto tranquillo”, pur riconoscendo che l’attesa del verdetto “è un fatto che impatta emotivamente”. “Avendo nel mio passato conosciuto profondamente l’amministrazione comunale sono molto tranquillo rispetto al fatto che in tutti questi anni non ho mai avvertito né condizionamenti né visto tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata all’interno dell’amministrazione comunale”, ha poi aggiunto il primo cittadino.