Giallo al cimitero, sparite le ossa del bimbo morto 61 anni fa. Magagna sui loculi: c’è la prova

Torniamo ad occuparci nuovamente della sparizione delle ossa di Nicola Cazzorla, bimbo di 4 mesi morto 61 anni fa, nel cimitero di Modugno. Dopo il racconto della sorella Annamaria, sono emersi tanti dubbi attorno alla vicenda che ha colpito la nostra community.

Ci siamo recati anche nell’agenzia funebre, il cui papà titolare è stato per anni custode del cimitero di Modugno, a caccia di risposte, prima di tornare nel cimitero di Modugno al fianco di Annamaria e del suo legale per parlare delle incongruenze giudiziarie che rendono ancora più oscura la vicenda, anche se qualcuno si è avvicinato a noi interrompendo la registrazione del servizio.

Dopo aver parlato del caso con il vice sindaco di Modugno, l’assessore Giuseppe Montebruno, abbiamo nuovamente incontrato Annamaria e il suo legale a distanza di mesi per tutti gli aggiornamenti del caso con novità importanti.

Polizze “My Joy”, compagnia in liquidazione. Decine di baresi coinvolti. Il legale: “Fate l’accordo”

Quarta puntata della rubrica di Quinto Potere intitolata “IL LEGALE” dove ci occupiamo di diritto, prendendo spunto anche dalle nostre storie e inchieste. Al nostro fianco l’avvocato Alessandro Genchi. Dopo aver parlato della storia di Carolina e Max e dell’imbarazzante siparietto del Bomber in piazza Moro, questa volta parliamo delle polizze “My Joy” stipulate tra il 2012 e il 2014 con la compagnia assicurativa lussemburghese FWU Life Insurance Lux, ora in liquidazione. In questi giorni stanno arrivando agli oltre 100mila clienti italiani, tra cui diversi baresi, lettere per la richiesta di insinuazione al passivo.

Tatiana chiude due profili su Instagram, il legale smentisce i rumors: “Non verrà denunciato nessuno”

“Dopo essermi sentito direttamente con la ragazza e con i familiari abbiamo ritenuto di smentire formalmente che non c’è ora e non c’è mai stata neanche in passato la volontà di denunciare chicchessia. Ci sono state delle perplessità circa le condizioni di salute della ragazza che però poi si è appurato essere determinate dallo stato di ansia che ha avuto per una vicenda che ovviamente l’ha segnata. Non è assolutamente intendimento della famiglia addossare responsabilità ad alcuno”.

A parlare è l’avvocato Tommaso Valente della famiglia di Tatiana Tramacere, la 27enne scomparsa per 10 giorni da Nardò e poi trovata viva giovedì scorso in uno sgabuzzino attiguo a una mansarda nella stessa cittadina salentina, non lontano dalla abitazione di famiglia. La giovane è stata ospitata da un suo amico 30enne Dragos Gheorgescu. La Procura di Lecce si appresterebbe ad archiviare le indagini.

La notizia dell’intenzione di denunciare l’uomo per maltrattamenti “non è partita dalla famiglia”, puntualizza l’avvocato. “Quest’ultima, quando Tatiana è rientrata a casa, l’ha vista particolarmente scossa. Ma non c’è stata volontà di denunciare qualcuno. E’ una vicenda nata da un momento di fragilità di una ragazza che purtroppo è stata travolta da un turbine mediatico che ha necessità di rientrare”, ha aggiunto.

Circa la possibilità che Tatiana venga ascoltata nuovamente dagli investigatori che l’hanno sentita la sera del ritrovamento, l’avvocato spiega: “Ho avuto modo di apprendere dalla Procura di Lecce, tramite i carabinieri con i quali sono stato in contatto costante, che viene escluso ogni tipo di valutazione su ipotesi e profili come strascico di questa vicenda”. Intanto Tatiana ha chiuso il profilo personale Instagram e un altro, dove pubblicava poesie con brevi video, dopo l’ondata di commenti negativi sui social.

Il legale di Dragos: “Tatiana non è stata maltrattata. Allontanamento volontario lo ha confermato anche lei”

“Dragos conferma quello che ha dichiarato al colonello del comando provinciale di Lecce: tutto è stato fatto di comune accordo. Facevano una vita normale. Non c’è stato alcun maltrattamento o altro. Inoltre, l’allontanamento volontario, come ha dichiarato sempre ai carabinieri, era frutto della volontà della ragazza. Tutto questo è stato confermato dalla stessa”.

Lo ha dichiarato all’ANSA Angelo Greco, il legale di Dragos Ioan Gheormescu – il 30enne a casa del quale è stata ritrovata dopo 11 giorni Tatiana Tramacere – replicando al padre della ragazza che in una intervista dice che la sera del ritrovamento Tatiana era “sofferente e senza forze”.

L’avvocato precisa che la possibilità che ci sia stato “un intento a malnutrirla è un’ipotesi che è stata esclusa anche dagli inquirenti”. “Infatti – spiega – gli investigatori, dopo che è stata trovata grazie a Dio viva, hanno subito verificato se ci fossero gli estremi per il sequestro di persona e questo è stato escluso quella sera stessa, anche alla luce delle dichiarazioni”.

“Lo ripeto – rimarca il legale di Dragos – non c’è stato alcun intento a trattare male la ragazza. Se è risultata malnultrita, potrebbe essere dovuto anche ad un periodo di stress. Ma è una mia valutazione”. “Confermo che non c’è stato alcun maltrattamento o altro”, ha ribadito il legale.

Madre e figlio morti a Calimera, il legale di Najoua: “Non è un mostro l’ex è stato condannato per maltrattamenti”

“Si sta costruendo un mostro ammesso che sia stata la mia assistita ad ammazzare il piccolo Elia ma la storia è un’altra: le responsabilità morali vanno riequilibrate e collocate in un contesto altamente conflittuale con il suo ex compagno”.

Armando Cazzetta, legale di Najoua Minniti, rompe il silenzio sul caso che ha sconvolto la comunità di Calimera e l’Italia intera e difende la donna 35enne, accusata di aver ucciso il figlio piccolo Elia Perrone in casa, prima di togliersi la vita nelle acque di Torre dell’Orso.

“In realtà le tensioni tra padre e madre erano molto più acute, sfociate in continue denunce tra le parti che i due spesso formalizzavano direttamente in caserma dopo la separazione”, ha poi aggiunto. 

E nella vicenda spunta un retroscena che fin qui non era ancora emerso. Il papà di Elio, lo stesso che a dicembre scorso aveva depositato un esposto ai servizi sociali sottolineando perché preoccupato dalle intenzioni della madre nei confronti del piccolo, è stato condannato nel 2023 per aver picchiato la donna davanti al figlioletto al termine del processo celebratosi in abbreviato davanti a un giudice del tribunale di Lecce. Un episodio che, secondo l’avvocato, ha avuto un peso sull’equilibrio psichico della donna.

“Mi era sembrata abbastanza serena e mai avrei pensato che potesse arrivare a compiere un gesto del genere. Aveva sì dei problemi economici – la sua unica fonte di sostentamento era l’assegno di mantenimento – ma è sempre stata una madre affettuosissima a cui il suo bambino era morbosamente legato: non la perdeva di vista un secondo e aveva il terrore di poterlo perdere”, ha poi concluso il legale.

Giallo al cimitero, sparite le ossa di Nicola: “Dal Comune gravi affermazioni intervenga la Procura”

Torniamo ad occuparci nuovamente della sparizione delle ossa di Nicola Cazzorla, bimbo di 4 mesi morto 61 anni fa, nel cimitero di Modugno. Dopo il racconto della sorella Annamaria, sono emersi tanti dubbi attorno alla vicenda che ha colpito la nostra community.

Ci siamo recati anche nell’agenzia funebre, il cui papà titolare è stato per anni custode del cimitero di Modugno, a caccia di risposte, prima di tornare nel cimitero di Modugno al fianco di Annamaria e del suo legale per parlare delle incongruenze giudiziarie che rendono ancora più oscura la vicenda, anche se qualcuno si è avvicinato a noi interrompendo la registrazione del servizio.

Dopo aver parlato del caso con il vice sindaco di Modugno, l’assessore Giuseppe Montebruno, questa volta è il turno della risposta del legale di Annamaria. Il botta e risposta continua a distanza.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, la famiglia chiede oltre 2 milioni di danni: “Vassalli lucido nel delitto”

La famiglia di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco da Salvatore Vassalli, operaio di Canosa, con 7 colpi di pistola, ha chiesto un risarcimento danni complessivo da 2 milioni di euro.

Nel corso dell’udienza celebrata ieri è stato il turno delle parti civili, ovvero della moglie e dei due figli della vittima. Alla sbarra c’è Vassalli, reo confesso, con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima. Per lui è stata invocata la condanna alla pena massima dell’ergastolo con isolamento diurno per 10 mesi.

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e ilpm Matteo Soave l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via.

“Nessuno potrà restituire loro un marito, un padre, ma la giustizia penale serve anche a fare chiarezza, a eliminare le ombre, a ristabilire la verità, a restituire dignità ai vivi e ai morti – le parole dell’avvocato Laforgia che assiste la famiglia Di Giacomo -. Abbiamo assistitoa un reo confesso di omicidio volontario che si è difeso nel processo puntando il dito contro la vittima. Sottolineo l’ossessione, la determinazione, la lucida determinazione maturata da Vassalli nel corso degli anni e dei mesi precedenti, senza le quali il delitto non troverebbe spiegazione logica. Perché Vassalli non voleva solo uccidere Di Giacomo, lo voleva fare a viso aperto (e scoperto), da uomo a uomo”.

“Il suo comportamento è univoco e dimostra la lucida preparazione del delitto. Non c’è nulla che consenta di ritenere che l’arma sia stata contesa e abbia esploso colpi a casaccio. Neanche uno: sono tutti diretti verso parti vitali della vittima, a distanza ravvicinata – ha poi aggiunto -. Vassalli ha agito per vendetta, per la convinzione che il giudizio civile avrebbe avuto esito sfavorevole, con l’ovvia conseguenza che non sarebbe stata soddisfatta la pretesa risarcitoria della figlia. Un disegno che l’imputato ha pervicacemente continuato a perseguire in aula, offendendo la memoria della vittima”.

Si tornerà in aula il 13 novembre quando la parola passerà alla difesa dell’imputato. Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Max e Carolina, il legale diffida Antonio. Minacce dopo il commento: “Querelo Luciano e Maddalena”

Torniamo ad occuparci della storia di Massimo Ranieri, vecchia conoscenza di Quinto Potere e cantante neomelodico barese di scarso successo, e dei maltrattamenti subiti da Carolina.

I nostri servizi di denuncia hanno creato parecchio scalpore. La donna inizialmente ha ammesso tutto dopo averla trovata in strada e la sua reazione era stata per noi scioccante. Abbiamo così deciso di andare a fondo, presentandoci a casa, per cercare di portare via Carolina da quell’inferno. Il tentativo però non è andato a buon fine.

Luciano, il figlio di Carolina, ha deciso così di recarsi a Bari, nonostante i suoi problemi di salute, per salvare sua madre. L’ha riabbracciata e ha provato a convincerla, cercando di portarla via da questo inferno, prima di avere un faccia a faccia proprio con Massimo. Ma anche questo tentativo non è andato a buon fine.

Abbiamo poi intervistato Maddalena, l’ex compagna di Massimo. Ci siamo messi in contatti con lei dopo la pubblicazione dei video che hanno creato parecchio scalpore, venendo a conoscenza di altri dettagli preoccupanti.

Purtroppo Massimo non si è fermato e continua a maltrattare Carolina, costringendola a prostituirsi per un pacco di sigarette, come raccontato da un testimone. Abbiamo così ingaggiato un inseguimento per le strade di Bari.

Il figlio Luciano ha deciso di denunciare Massimo Ranieri e ha rivolto un appello alla sua famiglia, ma purtroppo continuano ad arrivare segnalazioni. L’audio in cui si sente Carolina che viene picchiata e riempita di insulti, mentre implora la pietà, ha fatto parecchio scalpore. Nicolò poi ci ha mandato un video in cui racconta quanto accaduto un anno fa: Carolina gli chiese aiuto e di chiamare i Carabinieri. Un altro testimone ci ha raccontato quanto accaduto un anno fa. La conferma di come le aggressioni vadano avanti da diverso tempo.

Nella storia non sono di certo mancati i colpi di scena. Ci siamo ripresentati casa, i due sono usciti sorridenti e ci hanno chiesto aiuto per trovare un lavoro, affermando di aver chiarito tra loro e respingendo ogni tipo di accusa. Dopo un acceso confronto, siamo entrati nell’abitazione e abbiamo parlato a telecamera spenta, prima di ritrovarci davanti ad un altro colpo di scena. Max ha voluto esibirsi davanti a noi cantando un inedito dedicato al padre scomparso. Una situazione surreale.

Qualche giorno dopo abbiamo incontrato nuovamente Max e Carolina, il concertino non ha convinto nessuno e Antonio ha deciso di affrontare con decisione Max. Prima di mostrarvi la seconda parte del confronto, vi raccontiamo quanto accaduto nelle ultime ore. Siamo stati contattati da un legale che ci ha diffidato di presentarci nuovamente nella loro abitazione, dove sono intervenuti invece i Carabinieri.

Caso orecchiette, Home Restaurant accusa Bellomo. Il legale del calciatore: “Non è sponsor. Con Nunzia legame personale”

Di seguito la nota del legale di Nicola Bellomo, centrocampista della Ssc Bari, dopo la pubblicazione delle parole del Ceo di Home Restaurant Hotel, Gaetano Campolo, avvenuta nei giorni scorsi.

“Spettabile REDAZIONE, ho ricevuto mandato dal sig. Nicola Bellomo di impugnare, contestare e, conseguentemente, ai sensi della normativa richiamata in oggetto, acchè provvediate alla immediata rettifica di talune sezioni che compongono la narrativa di un articolo edito sulla Vostra pagina internet il 07.03.25, dal titolo ‘Truffa delle Orecchiette: Gaetano Campolo Denuncia il Coinvolgimento del Bari Calcio e l’Inazione dei NAS’ con dichiarazioni rilasciate dal CEO della nota società Home Restaurant Hotel apprezzabili, per quel che riguarda la posizione del mio assistito, solo per il loro contenuto allusivo e diffamatorio, giacché sfornite del benché minimo supporto probatorio”

“Le considerazioni calunniose e diffamatorie che il sig. Campolo ha espresso con riguardo alla posizione del mio assistito rinvengono da una fotografia che ritrae la sig.ra Nunzia Caputo ed il predetto Nicola Bellomo, abbracciati nel locale occupato dalla prima. Detta fotografia compare anche sul sito della società di cui il sig. Campolo è il CEO (vedasi: https://www.homerestauranthotel.com/attualita/truffa-delle-orecchiette-gaetano-campolo-denuncia- il-coinvolgimento-del-bari-calcio-e-linazione-dei-nas/). Ebbene, da ciò il sig. Campolo ne ha inferito per una ipotizzata (e ripetiamo, non dimostrata) attività di sponsorizzazione che il sig. Bellomo Nicola (il cc.dd. testimonial) avrebbe consapevolmente prestato a beneficio della attività svolta dalla sig.ra Cutolo. E’ quindi necessario chiarire che il sig. Bellomo Nicola, nato nel Borgo Antico di Bari conosce la sig.ra “Nunzia” sin da quando era bambino; la foto in questione è viceversa inquadrabile nel normale rapporto di affetto umano tra persone che non solo hanno una conoscenza trentennale ma che, nel caso di specie, si innerva nella passione calcistica della sig.ra Nunzia verso il Bari Calcio e, per l’effetto, dei suoi calciatori; categoria questa alla quale, nell’attualità, appartiene il sig. Bellomo. E’ pertanto solo nei predetti ambiti (di affetto umano e tifo sportivo) che la fotografia in questione deve essere interpretata”.