Patto di sangue per affiliarsi, il rapporto con i padrini e la scala piramidale: come funziona il clan Palermiti

L’indagine ha testimoniato la sacralità di tale organizzazione nel conferire rigide cariche, attraverso il cosiddetto patto di sangue. Ogni adepto aveva un padrino e tra i due nasceva un rapporto particolare. Se salivi di “grado” c’erano altri riti da fare. Gli unici due modi per ritornare indietro sono o pentirsi o lasciare la città.

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Decaro risponde in diretta sui social a Gasparri: “Quale scioglimento del Comune questa è una città per bene”

“Ma quale scioglimento del Comune, cosa dobbiamo sciogliere? Questa è un’amministrazione fatta di persone perbene”. Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, non ci sta e risponde con tono all’uscita del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri che aveva invocato lo scioglimento del Comune dopo la maxi inchiesta della Dda che ha portato all’arresto di oltre 130 persone e che ha acceso i riflettori sull’infiltrazione mafiosa nel sistema politico, economico e sociale della città di Bari. Tra le persone arrestate anche Giacomo Olivieri e la moglie, Maria Carmen Lorusso, consigliere comunale di centrosinistra in uscita. I due sono accusati di aver messo in piedi un sistema politico-mafioso per l’elezione della donna.

“Questo è sciacallaggio politico, Gasparri, un attacco alla città. E non lo permetto – ha aggiunto Decaro nel corso di una diretta Facebook -. Volete attaccarmi? Già avete mi avete squalificato, nel senso che non dando la possibilità del terzo mandato avete squalificato alcuni sindaci in questo Paese. Adesso che cosa volete fare? Volete squalificare il campo da gioco? Un centrodestra che non ha ancora individuato il proprio candidato a Bari vuole vincere a tavolino? Questo per me non si può. Volete prendervela con me, prendetevela con me, prendetevela con il sindaco Antonio Decaro, non ve la prendete con la città di Bari perché questo non ve lo permetterò, non vi permetterò di fare questo, non lo permetterò a nessuno”.

Mafia e arresti a Bari, le mani del clan Parisi nel settore del caffè: “Imposto ai bar guadagni di 10 euro a chilo”

Le indagini che hanno portato ieri all’esecuzione di 130 misure cautelari a Bari (tra carcere, domiciliari e l’amministrazione giudiziaria dell’azienda di trasporto pubblico Amtab e della società Maldarizzi Automotive) hanno anche rivelato gli affari del clan mafioso Parisi nel settore del commercio del caffè, portato avanti costringendo bar e attività commerciali a vendere esclusivamente il prodotto della malavita, spesso dopo averlo acquistato a nero.

“Quello del caffè – si legge negli atti della Dda di Bari – si è dimostrato un settore idoneo ad attrarre gli investimenti del clan. Il prodotto finito, in particolare, permette, fornendolo ad un prezzo maggiorato, interessanti ricavi con bassi investimenti, motivo per il quale il settore è diventato di considerevole interesse per le organizzazioni criminali”. Investendo il denaro sporco, infatti, il clan sarebbe riuscito a ricavare circa 10 euro per ogni chilo di caffè venduto.

“Le diverse realtà commerciali, pur pagando un prodotto di scarsa qualità a prezzi maggiorati rispetto al valore di mercato ottengono, in cambio, la protezione mafiosa delle attività e guadagni ampliati e sottratti all’imposizione fiscale”. Riconducibili al clan, secondo gli inquirenti, sarebbero state le imprese Torregina Caffè, Raro srl e Caffè Sartoriale. La prima riconducibile a Tommaso ‘Tommy’ Parisi (cantante neomelodico e figlio del boss ‘Savinuccio’) e Christopher Luigi Petrone, della seconda era “socio occulto” il fratello del boss, Massimo Parisi. Tutti e tre sono in carcere. Quella del clan, rileva ancora il pm, è “una tecnica imprenditoriale caratterizzata da impliciti metodi estorsivi ed impositivi, che si pone nei confronti degli imprenditori come vicina alle attività commerciali, favorendone i profitti, e in grado di essere preferita alla legalità dello Stato”.