Programma Genoma, al Di Venere diagnosticati due neonati con rischio tumore all’occhio: “Li abbiamo salvati”

“Due neonati pugliesi hanno ricevuto nelle ultime ore la diagnosi di rischio al retinoblastoma, un tumore dell’occhio, nell’ambito del Programma Genoma. Insomma, ancora prima di aprire davvero gli occhi sul mondo, hanno già avuto salva la vista e con essa la vita. Grazie al Programma Genoma-Puglia e al lavoro del Laboratorio di Genetica medica dell’ospedale Di Venere di Bari, è stata individuata nei due neonati la mutazione del gene RB1, responsabile del tumore oculare più frequente dell’infanzia. Questa diagnosi, ottenuta nei primi giorni di vita, permetterà un immediato percorso clinico, così da consentire ai due bambini di essere controllati ed eventualmente curati in tempo, evitando di intervenire quando il tumore si manifesta e magari nelle forme più avanzate della malattia: niente dolore, niente asportazione dell’occhio e niente rischio di metastasi. In altre parole: il controllo continuo e le cure tempestive evitano la perdita della vista e della vita”.

Inizia così il comunicato stampa del consigliere e assessore regionale Fabiano Amati. “È esattamente questo il significato di essere primi al mondo nel portare la genomica all’interno della sanità pubblica e dello screening neonatale: scoprire prima che il tumore si manifesti, prima dei sintomi, prima delle foto con la pupilla bianca, prima dello strabismo, prima che sia troppo tardi. Una diagnosi di mesi o anni in anticipo – si legge -. Il retinoblastoma, se diagnosticato tardi, costringe spesso a interventi radicali come l’enucleazione dell’occhio e chemio pesanti. Con la diagnosi precoce, invece, si può ricorrere alle terapie conservative più moderne, che permettono di salvare l’occhio e preservare la visione, con una sopravvivenza quasi pari al 100%”.

“Ecco la differenza tra un sistema sanitario che intercetta e uno che rincorre. Oggi il Genoma-Puglia consente di conoscere in tempo reale il rischio di centinaia di malattie rare, ereditarie o tumorali, con un beneficio diretto per i bambini e un valore enorme per la medicina preventiva: più diagnosi precoci, meno dolore, meno disabilità, meno costi futuri e più vita salvata – aggiunge Amati -. Per questo bisogna continuare a investire nella genomica come servizio irrinunciabile della sanità regionale. L’obiettivo non è fare record, ma proteggere le persone e dare al Paese un esempio concreto: quando la scienza si applica bene, salva la vista, la vita e la dignità dei nostri bambini”.

“Ringrazio come sempre Mattia Gentile e i suoi meravigliosi collaboratori, nella speranza di poter ringraziare al più presto i medici che prenderanno in carico i due bambini, possibilmente operanti in una struttura pubblica pugliese, perché il Programma Genoma ha anche l’effetto di esigere una più ampia offerta di cura, specializzando i nostri ottimi professionisti e riducendo a zero i disagi e i costi dei viaggi della speranza”, conclude.

Asl Bari, all’ospedale Di Venere inaugurata una foresteria per accogliere le mamme dei bimbi ricoverati

All’ospedale di Venere di Bari ha inaugurato oggi la sua prima foresteria, uno spazio ricettivo destinato ad accogliere le mamme dei neonati ricoverati in Neonatologia e terapia intensiva neonatale con patologie complesse che richiedono degenze prolungate e un’intensa continuità di cure. L’apertura, spiega la Asl Bari in una nota, è coincisa con la giornata che in tutto il mondo viene dedicata alla prematurità.

Erano presenti, fra gli altri, il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale, Luigi Fruscio, il direttore della Neonatologia e Utin, Michele Quercia, e il direttore medico di presidio, Maurizio Marra.

Lo spazio, al settimo piano dell’ospedale, è riservato alle madri dei piccoli pazienti ricoverati per periodi medio-lunghi o in condizioni cliniche che richiedono una presenza genitoriale costante. Le assegnazioni saranno coordinate dall’unità operativa, secondo criteri di priorità clinica e assistenziale.

Nella foresteria ci sono sei posti letto, uno spazio comune e una cucina. Le camere sono dotate di letti e comodini coordinati, mentre le aree comuni dispongono di divani, tavoli e sedie per favorire momenti di relax e convivialità.

Completano l’allestimento scrivanie, mobili contenitori e una poltroncina operativa. Gli ambienti sono resi più confortevoli anche dai disegni dell’artista Maddalena Marzulli, realizzati con il sostegno dell’azienda Masmec, nel passaggio che collega la foresteria all’ingresso della Terapia intensiva neonatale.

Il report del Policlinico di Bari, in Puglia nascono 3mila neonati prematuri all’anno: 500 sono a rischio

Ogni anno in Puglia nascono circa 30mila bambini, di questi, 3mila sono prematuri, 500 sono considerati a rischio. Il dato, evidenziato dal Policlinico di Bari in una nota, è in linea con la media nazionale: in Italia il 10% dei nuovi nati è infatti pretermine, cioè nasce prima della trentasettesima settimana di gestazione.

Questi bambini sono accolti nelle strutture dotate di Terapia intensiva neonatale, che sono nove in tutta la regione. Il prossimo 17 novembre, in occasione della Giornata mondiale della prematurità, le fontane di piazza Moro e piazza Giulio Cesare Battisti, a Bari, si illumineranno di viola, il colore simbolo della prematurità.

Alle18.30, al teatro Piccinni, ci sarà invece una grande festa dedicata ai neonati prematuri e alle loro famiglie, con il concerto dell’orchestra sinfonica della Città metropolitana di Bari.

La prematurità, ricordano dal Policlinico, è la principale causa di mortalità neonatale nei bambini sotto i cinque anni di vita in tutto il mondo. Grazie all’evoluzione delle cure, i tassi di sopravvivenza sono cresciuti in modo significativo: molti bambini nati prima della trentaduesima settimana raggiungono buone condizioni cliniche, e una parte sempre più ampia dei neonati più fragili riesce a superare le prime, delicate settimane e ad andare a casa.

Policlinico Bari, via alla campagna immunizzazione contro la bronchiolite neonatale: disponibili oltre 13mila dosi

Si chiama Anna Sofia, ha poco più di 24h di vita, la prima bambina a cui questa mattina nel reparto di neonatologia del Policlinico di Bari è stato somministrato l’anticorpo monoclonale per prevenire le infezioni da Virus Respiratorio Sinciziale. La campagna di prevenzione è partita oggi e in tutti i 24 punti nascita sul territorio regionale sarà a disposizione l’anticorpo Nirsevimab, somministrato in dose unica per via intramuscolare. Il farmaco agisce come un’immunizzazione passiva contro il VRS e riduce sensibilmente il rischio di infezioni che possono portare al ricovero in ospedale. L’offerta è attiva e gratuita e l’adesione è su base volontaria e riguarda i neonati dal 1^ novembre e fino al 31 marzo 2025, ovvero per l’intera stagione autunnale e invernale. Oltre ai neonati, la strategia definita dalla Regione Puglia e condivisa anche con le altre Regioni italiane prevede di garantire – sempre da oggi – mediante i Centri Vaccinali ASL e mediante i Pediatri di Libera Scelta l’offerta attiva e gratuita del nuovo anticorpo monoclonale, con adesione su base volontaria, anche per i bambini nati dal 1^ luglio 2024 al 6 novembre 2024.

“Da oggi abbiamo a disposizione 13.260 dosi per i neonati e i bambini pugliesi. Ci siamo battuti per dare a tutti i bambini italiani la stessa opportunità di protezione dal virus, perché inizialmente il Ministero aveva negato alla Puglia e alle altre regioni in piano di rientro di poter acquistare il farmaco. Noi abbiamo immediatamente protestato perché non era accettabile che i bambini nati in Puglia non dovessero avere le stesse possibilità di accedere ad una immunizzazione, che è estremamente importante per la salute, rispetto a chi nasce o risiede in Lombardia o in altre regioni. Ci siamo riusciti con una battaglia che abbiamo fatto anche in sede di Conferenza delle Regioni, e oggi diamo avvio a una campagna che con la somministrazione dell’anticorpo monoclonale potrà proteggere i bambini dalle conseguenze più gravi del virus come la bronchiolite o la polmonite”, così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

La presentazione della campagna si è svolta questa mattina nella sala riunioni della direzione generale del Policlinico di Bari con l’assessore regionale alla sanità, Raffaele Piemontese e il direttore generale dell’azienda ospedaliero universitaria barese, Antonio Sanguedolce; i prof. Mariella Baldassarre, dirigente medico della neonatologia e Silvio Tafuri, epidemiologo del Policlinico di Bari; il dirigente del servizio Promozione della Salute della Regione Puglia, Nek Albano; il dott. Enrico Rosati, direttore della neonatologia al Vito Fazzi di Lecce e il pediatra Luigi Nigri, referente regionale per le cure primarie e vice presidente nazionale della Federazione nazionale medici pediatrici.

“Grazie alla ferma volontà della Puglia – ha ricordato l’assessore regionale alla sanità, Raffaele Piemontese – abbiamo richiesto l’attivazione di una cabina di regia in sede di Conferenza delle Regioni e si è arrivati a un percorso di redistribuzione solidale delle dosi disponibili. Quindi voglio ringraziare la Lombardia e le altre regioni che hanno condiviso parte dei farmaci acquistati permettendo a tutti i bambini italiani di accedere al medesimo trattamento di prevenzione”.

“Nel 2024 sono stati solo in Puglia 408 i ricoveri per le infezioni da Virus Respiratorio Sinciziale – ha aggiunto l’assessore – di cui 385 per bronchiolite e 15 per polmonite, nel 2023 sono stati 499 di cui 461 per bronchiolite e 28 per polmonite e il 93% dei ricoveri ha riguardato bambini nel primo anno di vita. Perché il virus respiratorio sinciziale può avere come conseguenza la bronchiolite, o peggio anche alla polmonite e il ricovero in terapia intensiva. È aggressivo, soprattutto nei primi cinque mesi di vita dei bambini, e quindi è lì che noi ci concentriamo. La campagna di immunizzazione verrà fatta nei punti nascita, dalle ASL e dai pediatri di libera scelta, sarà su base volontaria, cioè saranno le famiglie a decidere se somministrare l’anticorpo monoclonale o meno. Per noi è importante proteggere i bambini ed evitare anche un solo ricovero in più in ospedale, che comporta oltre a un rischio per la salute del neonato, uno stravolgimento stesso della vita familiare, l’interruzione del lavoro dei genitori e il loro trasferimento in ospedale accanto al figlio malato. Abbiamo anche in Puglia questo importante strumento di prevenzione e immunizzazione e invito tutti ad aderire alla campagna”.

Un appello più diretto in questa direzione è arrivato dal dottor Luigi Nigri, referente regionale per le cure primarie e vice presidente nazionale della Federazione nazionale medici pediatrici: “Rivolgo un appello alle mamme: abbiamo a disposizione un’opportunità unica. Negli anni scorsi tanti genitori hanno sofferto e tanti bambini hanno patito. Quest’anno con una semplice punturina, utilizzando un farmaco estremamente sicuro, evitiamo di far correre ai più piccoli rischi importanti per la loro salute. Il consiglio di noi pediatri è di farla. Tuteliamo insieme la salute in Puglia. Facciamo crescere più sereni i nostri bambini e soprattutto diamo tranquillità alle famiglie. I pediatri di famiglia sono sempre a disposizione”.

La prof. Mariella Baldassarre, dirigente medico della neonatologia, ha aggiunto: “Il virus respiratorio sinciziale determina una malattia respiratoria grave che prevede, nei primi mesi di vita, la necessità di ospedalizzazione perché non esistono terapie specifiche: al bambino viene somministrato ossigeno che lo aiuta a respirare. I neonati a rischio, fino alla scorsa stagione epidemica, erano protetti da un altro anticorpo monoclonale che però prevedeva cinque somministrazioni nell’arco della stagione epidemica, con costi anche molto alti. Questa profilassi veniva riservata ai neonati cosiddetti a rischio, prematuri, con cardiopatie congenite, con fibrosi cistica o con altre patologie. Con questo farmaco, da oggi, abbiamo la possibilità di proteggere tutti i neonati da una malattia grave come la bronchiolite, mettendo al riparo da esiti infausti. Si apre una nuova era”.

“Lo scorso anno abbiamo registrato numerosi accessi al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di bambini con i sintomi del virus respiratorio sinciziale, in 40 casi è stato necessario il ricovero per bronchiolite o polmonite, sempre legate allo stesso virus. Oggi è una giornata importante, che può cambiare la storia di questa patologia. Siamo partiti e possiamo proteggere i bambini con quest’unica somministrazione stagionale. Ci auguriamo quindi che nei prossimi mesi con una buona adesione alla campagna e con una adeguata copertura si possa avere anche un minore impatto sulle strutture ospedaliere e sulla vita delle stesse famiglie”, ha concluso il direttore generale dell’azienda ospedaliero universitaria Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce.

Come prevedono le disposizioni regionali, in base all’andamento dell’adesione alla campagna e alle indicazioni nazionali, si potrà progressivamente offrire la somministrazione su base volontaria del nuovo anticorpo monoclonale anche ai bambini nati nel mese di giugno 2024 e poi, a seguire, negli altri mesi precedenti fino a coprire, ove possibile, l’intera coorte 2024.

Foggia, inaugurata la culla per la vita al Policlinico Riuniti: “Accoglierà i neonati abbandonati”

“Siamo molto contenti perché questa culla per la vita è un segno di civiltà e di accoglienza. Perché noi promuoviamo la vita in tutte le sue fasi. Dalla nascita fino all’ultimo respiro”. Cosi l’arcivescovo della diocesi di Foggia Bovino, monsignor Giorgio Ferretti, all’inaugurazione della culla per la vita installata nei pressi del reparto di neonatologia del policlinico Riuniti di Foggia. Un progetto partito nel giugno del 2023 su proposta della consulta delle aggregazioni laicali dell’arcidiocesi di Foggia – Bovino in collaborazione con il policlinico di Foggia e l’ordine dei medici.

“Vogliamo proteggere anche le mamme perché in questo modo – ha aggiunto l’arcivescovo – le donne non saranno costrette a pratiche talvolta anche pericolose ma possono liberamente fare un gesto che è di vita. Cioè offrire la vita ad una creatura che dopo, grazie allo Stato italiano, avrà la possibilità di avere una famiglia. È un gesto non solo per i nascituri ma per le donne”. “Siamo contenti perché abbiamo subito avuto l’appoggio dell’arcidiocesi e delle associazioni laiche – ha sottolineato il direttore della neonatologia e terapia intensiva neonatale del policlinico Riuniti, Gianfranco Maffei -. Siamo felici di questa nuova opportunità per la popolazione foggiana. Gli ultimi fatti di cronaca ci dicono che i neonati spesso vengono abbandonati. Vogliamo evitare questi gesti estremi”.

Evento raro ad Acquaviva, due sorelle partoriscono lo stesso giorno: il Miulli festeggia i cuginetti Matilde e Giovanni

Nonostante i dieci anni di differenza, due sorelle di Toritto hanno vissuto un’esperienza straordinaria ieri all’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Entrambe hanno partorito lo stesso giorno e nello stesso reparto. Protagoniste Angela e Grazia Casamassima. Alle 9.49 è nata Matilde, figlia di Angela e Mimmo, alle 18.39 è nato Giovanni, figlio di Grazia e Pasquale. I due cuginetti sono nati nello stesso giorno, mese e anno e si trovano nella stessa stanza. Un evento che ha provocato grande emozione in tutto l’ospedale.

Negato farmaco ai neonati pugliesi contro la bronchiolite, Amati: “Impossibile crederci intervenga la Meloni”

L’attacco di Amati: “Il vaccino non può essere somministrato gratuitamente ai neonati e bambini di Puglia, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Sicilia, mentre può essere tranquillamente somministrato ai neonati e bambini di tutte le altre regioni. I bimbi pugliesi possono essere condannati alla terapia intensiva e pure alla morte, come ogni anno purtroppo accade, mentre i bambini lombardi possono essere salvati dal virus”.

Continue reading

Carta identità genetica, in Puglia si parte il 18 giugno: da 407 geni si diagnosticheranno 300 malattie

“Finalmente si parte. Dal 18 giugno in Puglia sarà avviato il progetto carta d’identità genetica. Si parte con 3.000 neonati (1.500 all’anno), partoriti nei punti nascita più importanti per casistica, con l’obiettivo di estenderlo a tutti i neonati e a tutti punti nascita”. Inizia così la dichiarazione del presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo sottoscrittore della legge regionale sul Genoma Puglia.

“Il progetto consiste nell’esaminare 407 geni, con il prelievo dal tallone di una goccia di sangue, per diagnosticare precocemente 300 malattie genetiche, selezionate per età d’insorgenza, significativa mortalità, trattamenti disponibili e efficacia della diagnosi anticipata sul migliore percorso assistenziale. Insomma, condizioni per cui la conoscenza comporta la mutazione, in termini positivi, della storia naturale della malattia – spiega Amati -. Il progetto, che in buona sostanza consiste nella mappatura parziale del genoma per non incorrere in problematiche di carattere etico, è quanto di più avanzato c’è al mondo in materia genetica, ponendo la Puglia tra i primi posti al mondo in cui attecchisce questa novità. Il prossimo passo sarà l’estensione del progetto a tutti i neonati e a tutti i punti nascita, poiché diversamente si porrebbe un grave problema d’ingiustizia e anche di democrazia. Già, di democrazia: la genetica medica e la sua rivoluzione pongono, infatti, seri problemi di democrazia, se non tutti i cittadini ne possono usufruire. È questo il motivo per cui non può esistere una regione avanzata come la Puglia e le altre regioni, chi più o chi meno, arretrate”.

“Anche questa volta voglio ringraziare il Laboratorio di Genetica medica del Di Venere, Mattia Gentile e il suo staff – siamo tra le regioni più efficienti grazie a loro -, e la ASL di Bari per le procedure ulteriori di allestimento tecnologico, in particolare Giuseppe Volpe, e per il servizio reso a tutta la Puglia. Con Legge Regionale n.31 del 2023, la Regione Puglia ha approvato il finanziamento di un Progetto di ricerca avanzata che riguarda la possibilità di ampliare lo screening genetico a 300 malattie genetiche mendeliane monogeniche (407 geni) e quindi migliorare ulteriormente la capacità di diagnosi precoce già sul neonato. I criteri di scelta principali delle malattie da investigare sono basati su: età di insorgenza precoce, significativa morbidità/mortalità, trattamenti disponibili, comprovata efficacia della diagnosi anticipata sul migliore/corretto percorso assistenziale. “Il progetto, indicato in Legge come Genoma Puglia, vuole verificare su un campione di circa 3.000 neonati (1.500 neonati/anno) se tale indagine sia eseguibile mediante estrazione DNA da punzonatura di DBS e analisi di NGS”.

“Va sottolineato come su questo ambito siano in corso diversi Progetti importanti negli Stati Uniti (BabySeq), in Inghilterra e nella UE. L’obiettivo è quello di mettere la Puglia al passo con questa entusiasmante prospettiva di diagnosticare prima per curare meglio. A differenza degli screening obbligatori, si tratta di un Progetto di ricerca per cui l’adesione è su base volontaria e serve il consenso. Ecco alcune risposte a eventuali domande. In cosa consiste la analisi che sarà eseguita? L’analisi NGS è un’analisi di sequenziamento con tecniche di nuova generazione che analizzerà i 407 geni che determinano una serie di 300 malattie monogeniche per le quali una diagnosi precoce potrebbe consentire di migliorare il percorso di assistenza/terapia. Comporta dei costi per le famiglie? No. È un Progetto finanziato dalla Regione. Comporta dei rischi/prelievi aggiuntivi di sangue per il neonato? No. Sarà eseguito utilizzando gli stessi campioni prelevati per gli screening di Legge. Uno spot di sangue (Dried Blood Spot, DBS) non correttamente eseguito, ovvero campione di DNA non idoneo, non permetterà l’inclusione del campione stesso nel progetto. Perché dare il consenso? A differenza degli altri screening, non c’è ancora una evidenza assoluta a favore dei costi/benefici e per questo motivo lo screening genomico fa parte di un Progetto di Ricerca e, come per qualsiasi Progetto, va richiesto il consenso. Si analizzeranno tutti i geni del neonato? No. Saranno analizzati solo quei geni per i quali esiste una evidenza che la diagnosi in epoca neonatale/infantile precoce potrebbe significativamente migliorare la storia della malattia. Nel complesso saranno analizzati 407 geni responsabili di 300 malattie genetiche su base mendeliana (monogeniche). Le condizioni sono state scelte nell’ambito di diverse categorie di malattie [principali gruppi: metaboliche (43%), endocrinologiche (20%), ematologiche (12%), neurologiche (7%), immunologiche (6%)]. Perché analizzare alla nascita e non aspettare che compaia qualche segno/sintomo?”.

“È dimostrato da diversi lavori che lo screening genomico anticipa in media di oltre 2 mesi la diagnosi rispetto ad un approccio basato su test genomico in presenza di segni/sintomi di malattia. È intuibile come diagnosticare prima della comparsa dei sintomi possa migliorare molto la gestione della malattia, trattandosi in genere, tra l’altro, di malattie rare per le quali non è semplicissimo fare diagnosi ed avviare eventuale trattamento. Lo screening escluderà in maniera assoluta che il neonato abbia le malattie analizzate? No. Negli studi più ampi la capacità diagnostica non supera l’80-85% dei casi. Lo screening fa diagnosi definitiva? No. È necessario, come per tutti gli screening, un test di conferma. Sarà comunicato l’esito del test? No, salvo esplicita richiesta o qualora siano state identificate varianti geniche che è importante comunicare. In tal senso si indica che l’analisi sarà completata entro un tempo massimo di 15 giorni dalla ricezione del campione. Solo laddove siano identificate varianti potenzialmente patogenetiche nei geni studiati, con possibili importanti implicazioni per la vita futura del neonato e/o della famiglia, le stesse saranno comunicate in sede di visita eseguita da specialista in genetica medica con specifica esperienza nell’ambito della diagnostica NGS e del relativo counselling in epoca pre/neonatale”, conclude Amati.

Screening super esteso, Amati dopo il blitz al Policlinico di Bari: “Tra Natale e Capodanno si parte”

Tra Natale e Capodanno si parte con l’intero screening neonatale super esteso, ossia il test obbligatorio su tutti i neonati per diagnosticare precocemente 60 malattie, portando a 61 (con la SMA) l’intero pannello pugliese e al primo posto mondiale per estensione con modalità obbligatorie e attraverso la sanità pubblica.

Continue reading