Oltre cinque ore di attesa al Pronto Soccorso, per poi scoprire che lo specialista necessario non era disponibile. È quanto denuncia una famiglia che nella giornata di ieri, 18 agosto, ha accompagnato una donna di 96 anni, affetta da Alzheimer e costretta a muoversi in carrozzella, al Pronto Soccorso dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti.
La donna, secondo quanto raccontato dai familiari, si è presentata intorno alle 18, a causa di forti dolori all’orecchio e lancinanti fitte alla testa. Dopo il triage le è stato assegnato un codice azzurro. Dopo circa due ore di attesa, alle 20.10, i familiari hanno chiesto informazioni al triage, ricevendo rassicurazioni sul fatto che la donna sarebbe stata la prima paziente con codice azzurro a essere visitata, una volta terminata la gestione dei pazienti con codice arancione.
L’attesa, però, è proseguita. Nel frattempo, raccontano i familiari, sarebbero stati chiamati anche alcuni pazienti con codice verde, mentre diversi pazienti con codice azzurro venivano progressivamente visitati. Alla fine, nella sala d’attesa sarebbero rimaste soltanto la 96enne e un’altra persona con lo stesso codice. La chiamata è arrivata soltanto alle 23.05, oltre cinque ore dopo l’ingresso.
Ma, secondo il racconto della famiglia, la sorpresa è arrivata proprio al momento della visita. Il medico avrebbe comunicato loro che l’otorino non era presente e che, per una valutazione specialistica, sarebbe stato necessario rivolgersi a un medico privato oppure a un’altra struttura. Una situazione che ha lasciato increduli i familiari, soprattutto per la lunga attesa affrontata dalla donna. La domanda, a quel punto, è stata inevitabile: perché nessuno aveva comunicato prima che l’otorino non fosse disponibile?
I familiari sono quindi tornati al triage chiedendo spiegazioni. Secondo quanto riferito loro, ci sarebbe stato un cambio turno e non sarebbe stato chiaro perché nessuno avesse comunicato l’assenza dello specialista. Sarebbe stato inoltre riferito che l’otorino è presente nella struttura soltanto durante le ore mattutine.
“Abbiamo spiegato più volte la situazione di nostra madre: 96 anni, Alzheimer, in carrozzella e con dolori fortissimi. Nessuno ci ha detto che lo specialista che serviva non era disponibile”, raccontano i familiari.
La famiglia precisa di comprendere perfettamente il funzionamento dei codici di priorità e di non pretendere una visita immediata. Il punto contestato, però, è un altro: l’assenza di una comunicazione che avrebbe potuto consentire ai familiari di rivolgersi prima a un’altra struttura, evitando alla donna anziana e fragile oltre cinque ore di attesa.
“Non cerchiamo polemiche – spiegano – vogliamo capire cosa sia successo e soprattutto evitare che possa accadere nuovamente ad altri anziani e ad altre famiglie”.
Per questo motivo i familiari hanno deciso di rendere pubblico l’accaduto, chiedendo chiarimenti sulla gestione della vicenda e auspicando che venga fatta luce sulle ragioni della lunga attesa e, soprattutto, sulla mancata comunicazione relativa all’assenza dello specialista.





