Bufera sulla borsa di studio al Policlinico di Bari: la Regione blocca il contratto di Maria Lorusso

La Regione Puglia interviene sul caso della borsa di studio assegnata a Maria Carmen Lorusso, moglie dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri e imputata a Bari in un processo per voto di scambio politico-mafioso. Il presidente Antonio Decaro ha disposto al Dipartimento Salute di chiedere al Policlinico di Bari la sospensione della procedura e della firma del contratto.

La vicenda è esplosa dopo la diffusione della notizia relativa all’assegnazione a Lorusso di una borsa di studio da 25mila euro lordi per un progetto di ricerca oncologica. Secondo la Regione, la presenza di un procedimento penale per reati considerati ostativi potrebbe impedire la costituzione del rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione. Sono in corso approfondimenti giuridici sulla vicenda.

Nel mirino anche il bando della selezione, che prevedeva l’esclusione dei candidati con procedimenti penali pendenti. La Regione intende verificare se tale circostanza sia stata dichiarata dalla candidata durante la partecipazione alla procedura.

Maria Carmen Lorusso è imputata insieme ad altre 11 persone nel processo nato dall’inchiesta “Codice Interno”, attualmente in corso davanti al Tribunale di Bari. Dopo le prime notizie sulla vicenda, la Regione ha attivato il Nucleo ispettivo regionale per controllare le modalità con cui è stata svolta la selezione.

L’avviso pubblico era stato pubblicato dal Policlinico nel maggio dello scorso anno e prevedeva tre borse di studio: una destinata a un medico specializzato in oncologia medica e due rivolte a laureati in biologia, biotecnologie, farmacia o discipline economico-giuridiche. Alla selezione hanno partecipato otto candidati. Alla prova orale si sono presentati in sei e Maria Carmen Lorusso, laureata in giurisprudenza, ha ottenuto il punteggio più alto, classificandosi prima con 22 punti.

Maria Carmen Lorusso vince una borsa di studio: la moglie di Olivieri farà la ricercatrice al Policlinico di Bari

Maria Carmen Lorusso, imputata nel processo “Codice Interno”, tornerà a lavorare in ambito sanitario grazie a una borsa di studio assegnata dal Policlinico di Bari per un progetto dedicato alla cura delle neoplasie neuroendocrine.

La 40enne, formalmente incensurata nonostante il procedimento penale in corso, si è classificata prima nella selezione pubblica per il progetto finanziato fino al 2027, ottenendo un incarico annuale da circa 25mila euro lordi.

Lorusso era stata arrestata nel febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”, relativa a presunti scambi elettorali politico-mafiosi alle Comunali di Bari. Parallelamente prosegue il processo ordinario che coinvolge lei, il padre Vito Lorusso e altri imputati, mentre resta aperto il capitolo giudiziario che ha già portato alla condanna dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri.

Bari, mano salvata a 18enne dopo grave incidente: intervento di chirurgia ricostruttiva al Policlinico

Un delicato e complesso intervento di chirurgia ricostruttiva ha permesso di salvare la mano a un ragazzo di 18 anni, rimasto gravemente ferito in un incidente stradale.

L’operazione è stata eseguita presso il Policlinico di Bari dall’équipe di Chirurgia plastica ricostruttiva guidata dal professor Giuseppe Giudice, con la collaborazione del professor Michele Maruccia e della professoressa Rossella Elia, insieme ad anestesisti e personale sanitario.

Il giovane presentava lesioni gravissime: i tessuti molli erano compromessi e tutti i tendini estensori della mano risultavano completamente distrutti. La situazione metteva a rischio non solo la funzionalità dell’arto, ma anche la sua stessa sopravvivenza.

L’intervento, durato diverse ore, ha richiesto l’impiego di tecniche avanzate di microchirurgia. I chirurghi hanno effettuato il trasferimento di un lembo di tessuto prelevato dalla coscia per coprire le aree danneggiate della mano.

Inoltre, grazie all’utilizzo di innesti di fascia lata, è stato possibile ricostruire l’intero sistema dei tendini estensori, consentendo così una concreta prospettiva di recupero funzionale.

Fondamentale sarà ora il percorso riabilitativo. La paziente ha già iniziato la fisioterapia durante il ricovero e, come sottolineato dagli specialisti, il recupero dipenderà dalla continuità e dalla costanza della riabilitazione anche dopo la dimissione.

 

Schianto a Barletta, muore il 16enne Pasquale Pinto: dalla famiglia il consenso per la donazione degli organi

È morto Pasquale Pinto, il ragazzino di 16 anni rimasto gravemente ferito in un incidente stradale avvenuto a Barletta alle quattro del mattino di ieri. Il 16enne si trova nel Policlinico di Bari dove è arrivato in condizioni disperate.

La famiglia ha espresso il consenso alla donazione degli organi. Secondo quanto ricostruito finora, l’adolescente era in sella a uno scooter con un amico di un anno più grande di lui.

Durante un sorpasso avrebbero perso il controllo della moto che è finita contro un’auto in sosta. Ad avere la peggio è stato il 16enne che ha riportato un trauma cranico e uno toracico. Soccorso dal personale del 118, è stato trasferito a Bari. Sull’accaduto indaga la polizia di Stato che dovrà accertare l’esatta dinamica dell’incidente.

Policlinico Bari, operato d’urgenza dopo grave complicanza sinusale: 37enne recupera la vista

Un uomo di 37 anni ha recuperato completamente la vista dopo un intervento d’urgenza al Policlinico di Bari, dove era arrivato con gravi problemi visivi causati da un accumulo di muco e pus nel seno frontale.

L’infezione, non potendo defluire attraverso il naso, aveva perforato la parete superiore dell’orbita, comprimendo il nervo ottico e causando mal di testa e gonfiore alle palpebre.

Dopo accertamenti che hanno evidenziato la perdita dell’80% della vista, l’équipe di Otorinolaringoiatria, guidata dal prof. Nicola Quaranta, ha eseguito un intervento combinato: tecnica endoscopica e approccio esterno transcranico con accesso sopraccigliare.

L’operazione ha permesso di drenare l’ascesso, liberare le vie nasali e ristabilire la comunicazione fra seno frontale e naso. A sole 48 ore dall’intervento, la vista del paziente è tornata a 10/10, segnando un completo recupero visivo.

Bari, al Policlinico un trapianto meniscale da donatore: è la prima volta al Sud. L’intervento su un judoka

Al Policlinico di Bari, per la prima volta al sud, è stato eseguito un trapianto meniscale da donatore. L’intervento, spiega il presidio universitario sanitario in una nota, è stato realizzato nell’unità operativa di Ortopedia, dai chirurghi ortopedici Lorenzo Moretti e Danilo Cassano, su una paziente, judoka professionista, sottoposta in passato alla ricostruzione del legamento crociato anteriore e del legamento collaterale laterale, oltre a una meniscectomia totale.

Una condizione che, nel tempo, aveva determinato dolore persistente e un progressivo sovraccarico articolare del ginocchio. “Il trapianto meniscale – spiega Moretti – rappresenta una procedura altamente specialistica che consente di ripristinare la funzione biomeccanica del ginocchio. La tecnica da noi utilizzata ha previsto l’impianto di un menisco proveniente da donatore senza l’utilizzo di plug ossei”.

“La clinica ortopedica del Policlinico – prosegue il direttore dell’unità operativa, Giuseppe Solarino – si conferma uno dei centri italiani di riferimento nell’applicazione delle più avanzate tecnologie biomediche”.

In Italia si eseguono ogni anno circa centomila interventi chirurgici per lesioni meniscali, per lo più meniscectomie o riparazioni. Il trapianto meniscale rappresenta invece una procedura altamente specialistica, eseguita solo in alcuni centri ortopedici, riservati a casi clinici selezionati, in particolare pazienti giovani o sportivi che hanno subito l’asportazione completa del menisco e che rischiano nel tempo un deterioramento precoce dell’articolazione del ginocchio.

Bari, infermieri “infedeli” a processo. Il Policlinico ne licenzia quattro: una storia detta a metà

Torniamo ad occuparci della storia degli infermieri del centro emofilia e trombosi del Policlinico di Bari indagati per peculato con l’accusa di aver usato, tra il 2016 e il 2017, e siringhe e materiale sanitario dello stesso Policlinico di Bari per fare prelievi o somministrare farmaci a nero in casa dei pazienti.

In cambio avrebbero ricevuto soldi (tra i 10 e i 15 euro), bottiglie di vino e altri regali. I protagonisti della vicenda sono incastratati da alcune intercettazioni. A distanza di 8 anni, il Policlinico ne ha licenziati quattro su dieci, per giusta causa, senza preavviso. Sulla vicenda si sono dette diverse cose, in realtà il racconto emerso è solo a metà.

Policlinico Bari, violenze su operatori sanitari in calo dal 51 al 31%. Nel 92% dei casi sono aggressioni verbali

Negli ultimi due anni il numero degli operatori sanitari del Policlinico di Bari vittime di episodi di violenza si è ridotto dal 51,0% al 31,5%.

I dati sono stati presentati oggi a Bari nel corso dell’evento ‘Gestire la violenza per curare meglio: strategie di prevenzione, contenimento e risposta in favore di operatori sanitari e socio-sanitari nelle aree a rischio’.

L’indagine è stata condotta dall’unità operativa di Medicina del Lavoro diretta da Luigi Vimercati, nell’ambito del programma nazionale Italian Total Worker Health, finanziato dal Ministero della Salute attraverso il Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr.

Lo studio ha previsto la somministrazione, su un campione di 200 operatori sanitari, di due questionari per una valutazione multidimensionale della sicurezza e del benessere nei luoghi di lavoro. La violenza verbale si conferma la tipologia più frequente, rappresentando circa il 92% degli episodi, mentre le molestie sessuali registrano un lieve calo (dall’1,9% all’1,5%).

Nei pronto soccorso la prevalenza degli episodi di violenza si è ridotta dal 76,3% al 58,6%, anche grazie all’introduzione di interventi mirati come l’introduzione dell’infermiere di accoglienza e processo e la riorganizzazione dei percorsi.

“I dati confermano che le azioni messe in campo stanno producendo effetti concreti – ha dichiarato il direttore sanitario del Policlinico Danny Sivo – . Tra gli interventi più rilevanti va ricordato il protocollo attivato con la Prefettura, che consente un intervento più rapido delle forze dell’ordine nei casi di criticità, insieme all’attivazione di un canale strutturato di comunicazione con i familiari dei pazienti, con un numero di telefono dedicato e uno sportello attivo. Abbiamo inoltre investito – ha concluso – nel miglioramento dei percorsi di accoglienza e accesso, nella segnaletica interna, nella formazione degli operatori e in una gestione più attenta delle relazioni con l’utenza”.

Bari, tensione al Policlinico. Entra in Psichiatria con un coltello: fermata una donna. Era stata dimessa un mese fa

Una giovane donna originaria della provincia di Taranto sarebbe entrata nel padiglione di Psichiatria del Policlinico di Bari armata di un coltello, presumibilmente con l’intento di aggredire qualcuno.

L’episodio si è verificato nella serata di ieri. Dopo la segnalazione, sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno fermato la ragazza, dimessa proprio il mese scorso dallo stesso reparto.

Attualmente è ricoverata e si troverebbe in un forte stato confusionale. Le forze dell’ordine stanno cercando di chiarire i motivi che l’avrebbero spinta a compiere il gesto.

Bari, nuova terapia contro il tumore al fegato: al Policlinico primo trattamento di radioembolizzazione epatica

Microsfere radioattive in grado di colpire in modo selettivo le cellule tumorali, preservando quanto più possibile il fegato sano. Al Policlinico di Bari è stato eseguito per la prima volta un trattamento di radioembolizzazione epatica Tare (Trans Arterial RadioEmbolization), una procedura mini-invasiva e ad alta specializzazione eseguita dall’Unità operativa di medicina nucleare diretta da Giuseppe Rubini.

La Tare utilizza microsfere caricate con Ittrio-90 (90Y), un radionuclide che emette radiazioni β- ad alta energia ma con scarsa penetrazione, in modo da rilasciare l’effetto terapeutico soprattutto all’interno della lesione tumorale, riducendo l’irradiazione del tessuto sano.

“È un’opzione terapeutica indicata quando l’asportazione chirurgica del tumore non è tecnicamente fattibile o quando l’intervento chirurgico risulta controindicato per le condizioni cliniche del paziente. – spiega Rubini – La radioembolizzazione è un intervento che assomiglia più a un lavoro di precisione che a un’azione d’urto: le microsfere, trasportate dal flusso sanguigno, arrivano nel cuore del tumore e lì rilasciano la loro forza con una penetrazione limitata, proteggendo quanto più possibile il tessuto sano. Questa opzione può inoltre consentire, in casi selezionati, di riportare il tumore entro criteri compatibili con la candidabilità al trapianto di fegato, di cui il Policlinico di Bari è centro di riferimento regionale”.

L’esecuzione della Tare prevede una fase preliminare di simulazione: uno studio angiografico super-selettivo associato all’iniezione di un radiofarmaco diagnostico che ‘simula’ la distribuzione di quello terapeutico. La dose terapeutica viene calcolata attraverso specifici software, in sinergia tra medico nucleare e fisico sanitario. Il primo paziente sottoposto a Tare al Policlinico è stato dimesso in buone condizioni e sarà seguito dal team multidisciplinare per i controlli successivi.

“L’obiettivo è rendere questi trattamenti un’attività stabile e programmata, – dice il direttore generale, Antonio Sanguedolce – così da ampliare in modo concreto le possibilità di cura delle persone con tumore al fegato”.