Giovane seminarista denuncia di aver subito abusi da sacerdoti 30 anni fa. La diocesi: “Pronti a collaborare”

“Vicinanza” per una vicenda che crea dolore, e “disponibilità” nei confronti della magistratura. È quanto fa sapere la curia della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca che interviene sui presunti abusi che un uomo ha denunciato di aver subito 30 anni fa da due sacerdoti quando era un giovane seminarista in Salento.

La presunta vittima ha citato la curia chiedendo un risarcimento. La curia precisa di non aver ricevuto alcuna notifica della “azione legale” e rinnova “vicinanza e solidarietà a chiunque abbia subito abusi o molestie in ambito ecclesiale”. Secondo quanto denunciato dall’uomo, le molestie sarebbero state compiute da sacerdoti ora lontani dalla diocesi salentina.

“Nel ricordare che ha agito nel rispetto di quanto previsto dall’ordinamento canonico e dalla Conferenza episcopale italiana, la Curia – si legge infine nella nota – resta a disposizione della magistratura, assicurandole piena collaborazione”.

Incredibile a Racale, il corteo funebre arriva ma la chiesa è chiusa: tensione tra familiari e parroco

Ha dell’incredibile quanto accaduto lo scorso 28 agosto a Racale quando un corteo funebre è arrivato nei pressi della chiesa dell’Addolorata, trovandola però chiusa.

I familiari del defunto sono stati costretti ad aspettare diversi minuti il rientro del parroco per accedere in chiesa e celebrare i funerali. Il tutto sotto il sole, in un afoso pomeriggio.

Il sacerdote si trovava a casa di una persona malata e ha cercato di far temporeggiare i responsabili delle onoranze funebri, ma non è bastato. Al suo arrivo sul posto gli animi si sono accesi.

I familiari hanno sottolineato come si sarebbe potuto evitare il disguido permettendo a qualcuno di aprire le porte della chiesa per portare il feretro all’interno. Il tutto è stato documentato in video e foto diventati virali in paese.

 

Arrestato don Nicola D’Onghia, Fabiana era ancora viva ma è stata travolta dalla sua auto: il prete era al telefono

È stato arrestato e posto ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne indagato per omicidio stradale aggravato dalla fuga e omissione di soccorso, in relazione all’incidente in cui lo scorso 2 aprile è morta la 32enne Fabiana Chiarappa.

La donna viaggiava in sella alla sua moto sulla provinciale 172, tra Turi e Putignano, nel Barese, quando avrebbe perso il controllo del mezzo e sarebbe finita fuori strada, colpendo un muretto a secco. Il parroco aveva raccontato che quella sera, mentre percorreva quella strada, aveva avvertito un rumore provenire dal pianale dell’auto (“come se avessi colpito una pietra”) ma non si era accorto né della moto né della ragazza.

Dagli accertamenti svolti nei giorni successivi all’incidente, è emersa la presenza di tracce di sangue, riconducibili alla vittima, sulla Fiat Bravo del prete. L’incidente sarebbe avvenuto intorno alle 20.28. E il parroco, verso le 20.30, poco dopo aver sentito il rumore, si sarebbe fermato in una stazione di servizio per controllare eventuali danni all’auto, prima di rimettersi in macchina e tornare verso casa. Il sacerdote aveva detto di aver appreso dell’incidente dalla stampa il giorno dopo e per questo, dopo aver consultato i propri legali, ha deciso di raccontare il tutto ai carabinieri.

A eseguire l’ordinanza che dispone i domiciliari sono stati i carabinieri. La misura cautelare è stata disposta dal Tribunale di Bari per “pericolo sia di inquinamento probatorio sia di reiterazione dei reati”, si evidenzia in una nota.

Dopo essere caduta con la moto Fabiana Chiarappa era ancora viva ma sarebbe stata travolta dalla Fiat Bravo guidata da don Nicola D’Onghia. Secondo le indagini, il prete fino a 11 secondi prima dell’impatto stava utilizzando il cellulare. L’impatto tra l’auto e il corpo di Chiarappa sarebbe avvenuto venti secondi dopo la caduta. A quanto emerso dall’autopsia, la 32enne sarebbe morta perché colpita alla testa dall’auto, e trascinata sull’asfalto per alcuni metri.

Turi, un prete indagato per la morte della soccorritrice 118 Fabiana Chiarappa: è scappato via dopo l’incidente

Un prete della provincia di Bari è indagato nell’inchiesta sulla morte di Fabiana Chiarappa, la 32enne soccorritrice 118 della postazione di Turi deceduta la sera del 2 aprile a causa di un incidente stradale avvenuto sulla strada 172 che collega Turi a Putignano.

La vittima era in sella alla sua moto, una Suzuki SV 650. Le indagini, secondo alcune ricostruzioni, hanno accertato l’impatto di un’auto contro la moto. Chi era alla guida non si è fermato e non ha prestato soccorso. La sua auto è stata immortalata dalle telecamere di una vicina stazione di servizio. Il sospetto è che proprio quella macchina abbia fatto perdere il controllo del mezzo a due ruote alla giovane.

Il prete ora risulta indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso ed è già stato interrogato, fornendo la propria versione dei fatti. Fabiana stava rientrando nella sua casa di Cellamare, dopo aver incontrato alcuni colleghi di lavoro, gli stessi che l’hanno soccorsa. Era il suo giorno libero.

Bisognerà accertare anche quale sia stata la causa della morte della soccorritrice e per questo è stata disposta l’autopsia. Fabiana ha riportato la frattura della scatola cranica e degli arti inferiori e un’ampia lacerazione addominale.