Stalking, calunnia e interruzione di pubblico servizio: ex primario del Pediatrico di Bari a processo

Leonardo Milella, ex direttore della terapia intensiva della cardiochirurgia pediatrica del Giovanni XXIII di Bari, è stato rinviato a giudizio per stalking, calunnia e interruzione di pubblico servizio. La prima udienza è fissata al 3 dicembre 2025. A chiedergli i danni il primario dello stesso reparto, Gabriele Scalzo, e il Policlinico, azienda di cui fa ancora parte il Pediatrico di Bari nonostante il via libera della Regione alla scorporazione. 

Secondo l’accusa nel 2018 Milella “avrebbe posto in essere condotte vessatorie e moleste» nei confronti del personale in servizio nel reparto di cardiochirurgia minacciando e utilizzando toni intimidatori nei confronti anche dei medici. Primo fra tutti il primario Gabriele Scalzo. In più occasioni lo avrebbe aggredito impedendogli di fare accesso alla terapia intensiva e quindi di seguire il decorso post operatorio dei piccoli pazienti operati”. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

“Tu non sei nessuno. Questa è casa mia, è la mia terapia intensiva”, alcune delle frasi proferite da Milella nei suoi confronti. Lo avrebbe anche diffamato “riferendo falsamente ai genitori dei pazienti, il cui decorso aveva avuto esito infausto, che le cause del decesso fossero conseguenza della incapacità del cardiochirurgo” e calunniato “accusandolo di gravi fatti di reato prima con una diffida inviata alla direzione generale del Policlinico e poi con un ricorso al Tar”.

Bari, simula stupro per non raccontare la verità ai genitori: 15enne rischia il processo

Una ragazzina di 15 anni, pur di non ammettere ai suoi genitori di aver avuto rapporti sessuali, ha inventato di essere stata stuprata da tre ragazzi extracomunitari. E ora, a distanza di un anno, rischia di finire a processo. La pm della Procura per i Minorenni di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per la simulazione di reato, il legale della ragazzina ha chiesto la messa alla prova. I fatti risalgono al 2023, dopo la denuncia dei suoi genitori furono avviate le indagini da parte della Polizia.

Bari, 69 furbetti del vaccino rischiano il processo. La Procura non fa sconti: tra loro anche un anziano di 103 anni

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 69 furbetti del vaccino con l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico e concorso in falso materiale in atto pubblico. Tutti sono accusati di aver certificato in maniera falsa la somministrazione delle due dosi di vaccino anti Covid per ottenere il Green Pass. I fatti risalgono tra il 2020 e il 2021, il più giovane degli imputati ha 22 anni, il più anziano addirittura 103.

Sarebbero state utilizzate le credenziali di un’infermiera, abilitata alla registrazione telematica delle avvenute vaccinazioni anti Covid, per entrare nel sistema informativo del Dipartimento di Prevenzione e vaccinazioni dell’Asl Bari. Gli imputati sono dei comuni di Bari, Sannicandro, Grumo Appula, Modugno, Binetto e Toritto.

Bari, certificati medici falsi per la patente: in 15 a processo. Tra loro un colonnello e la moglie medico – NOMI

Sono 15 le persone finite a processo con l’accusa di aver progettato un sistema di falsi certificati medici per il rinnovo delle patenti. Tra loro Antonio Montanari, ufficiale medico dell’Aeronautica Militare in servizio al Centro Aeromedico Psicofisiologico di Bari Palese, e sua moglie Silvana Aurora Pagano, medico del Policlinico di Bari. Le altre persone rinviate a giudizio sono Yevhenya Zaluha, Nicola Caputo, Claudia Costone, Donato e Pasquale Micchetti, Debora Gatto, Gaetano Macchiarola, Giulia Fanelli, Stefano D’Apote, Egidio Giulio Pazienza, Andrea Polato, Lucia Battiato e Donato Sanarico. A riportarlo è Repubblica.

Avrebbero redatto 793 certificati medici falsi. Le accuse a vario titolo sono quelle dei reati di falso in atto pubblico in concorso, accesso abusivo a sistema informatico, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a servizi informatici, commessi in Puglia e Veneto. Nelle indagini sono emerse intercettazioni telefoniche e le testimonianze di diversi clienti che hanno affermato di avere ottenuto i certificati senza essere stati visitati.

 

Mafia a Bari, processo parallelo e imputati in comune: saltano gli esami in aula di Olivieri, Savinuccio e Tommy Parisi

Giacomo Olivieri, Savinuccio Parisi e Tommy Parisi potranno tornare a parlare solo nel 2025. Il giudice ha infatti disposto il differimento dell’esame dei tre imputati, previsto per oggi nell’ambito della maxi inchiesta Codice Interno, a data da destinarsi. Il motivo? In giornata è previsto un altro processo, sempre legato alla mafia baresi, in cui sono coinvolti imputati in comune, dove verranno discusse le posizioni di ben 49 soggetti.

“Essendo stati pianificati gli esami richiesti da tre imputati di reati caratterizzati da particolare complessità, si ritiene indispensabile una riorganizzazione delle attività al fine di garantire, nel rispetto di tutte le parti, un equilibrato svolgimento di entrambi i processi”, si legge nell’ordinanza del gup De Salvatore. Gli esami degli imputati saranno programmati nuovamente, ma con una certezza: saranno fissati nel 2025.

Bancarotta fraudolenta, i soldi della Popolare di Bari in Lussemburgo: in 10 a processo. Tra loro i Jacobini – NOMI

Il gup Giuseppe De Salvatore ha rinviato a giudizio 10 persone per bancarotta fraudolenta e riciclaggio in merito ai crac di due società immobiliari, Immobil Icon e Logistica Sud, controllate dalla Maiora di Vito Fusillo, che avrebbero portato i soldi della Popolare di Bari fino in Lussemburgo. Secondo l’accusa le due società, fallite con un buco di 25 milioni, sono state svuotate attraverso un’operazione da 200 milioni svolta sull’asse Bari-Lussemburgo.

Tra le 10 persone ci sono anche Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale. Rinviati a giudizio anche l’imprenditore Fusillo, gli ex amministratori Nicola Valerio Lamanna e Vincenzo Trono, l’ex vicedirettore generale Gregorio Monachino e l’ex dirigente Nicola Loperfido di PopBari, i finanzieri Massimo Catizone, Raffaele Mincione e Girolamo Stabile. Il processo inizierà il 6 febbraio 2025 davanti alla Seconda sezione collegiale del Tribunale di Bari.

Accusato di abusi sessuali su 12enne nel villaggio in Puglia, animatore 28enne è irreperibile: il processo sfuma

Finisce con un nulla di fatto l’inchiesta della Procura di Lecce su un presunto caso di violenza sessuale avvenuta il 26 agosto 2022 ai danni di una ragazzina di 12 anni in vacanza in un villaggio turistico di Otranto, nella zona dei Laghi Alimini. Ieri mattina il gup di Lecce Anna Paola Capano ha emesso la sentenza di non luogo a procedere a carico del presunto responsabile della violenza, un ragazzo di 28 anni di origini cubane residente a Milano, in servizio come animatore nel villaggio.

La sentenza è motivata dal fatto che non c’è prova che l’imputato abbia avuto conoscenza della pendenza del procedimento a suo carico. Il 28enne, infatti, risulta irreperibile. Agenti della questura Garibaldi di Milano quando si sono recati presso la residenza del giovane per notificargli la fissazione l’atto di fissazione dell’udienza preliminare, non hanno trovato alcun nominativo sul citofono in uno stabile sprovvisto di portineria. L’ultima volta in cui il 28enne è stato visto risale al 23 aprile 2023, in occasione dell’incidente probatorio con l’ascolto della minore in modalità protetta. Poi nessun contatto, neppure con il suo avvocato. Anche il numero del cellulare risulta disattivato.

Il 28enne si è sempre proclamato innocente asserendo che la ragazzina si fosse inventata tutto con le amiche, che la minorenne avrebbe assunto alcol fino ad ubriacarsi per poi inventare la violenza per nascondere ai genitori la sbronza. La dodicenne, invece, nel corso dell’incidente probatorio ha confermato quanto esposto nella querela presentata a distanza di tempo dalla madre: di aver cioè ballato con lui in pista nel corso di una serata evento organizzata nel villaggio e di aver accettato dall’animatore un drink che l’avrebbe stordita.

Processo Codice Interno, nuova udienza a Bari: l’ex consigliera Maria Carmen Lorusso per la seconda volta in aula

I legali dei 15 imputati del processo con rito ordinario, nato dall’inchiesta di Dda e squadra mobile di Bari “Codice interno”, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina, provano a escludere dal processo gli atti depositati dall’accusa nell’udienza del 30 ottobre. Atti che contengono chat tra alcuni degli indagati, estrapolate dai cellulari dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri e del suocero, l’oncologo Vito Lorusso, al momento dell’arresto dello scorso 26 febbraio.

I due, insieme all’ex consigliera comunale – e moglie di Olivieri – Maria Carmen Lorusso, oggi per la seconda volta presente in aula, sono accusati di scambio elettorale politico-mafioso. Per l’accusa, l’elezione di Lorusso al consiglio comunale di Bari del 2019 sarebbe stata favorita dai voti dei clan Parisi, Montani e Strisciuglio, raccolti a pagamento da Olivieri. In totale gli arrestati furono 130, la maggior parte dei quali (compreso Olivieri) ha scelto il rito abbreviato. I due Lorusso sono invece a processo con rito ordinario.

I legali degli imputati, in una memoria depositata oggi in udienza, ritengono che quelle chat siano inammissibili, sia perché contengono messaggi privati non attinenti ai capi d’imputazione sia perché acquisite – a detta degli avvocati – violando le norme. L’accusa ha respinto queste eccezioni e chiesto al Tribunale di ammetterle. Sul punto, il collegio deciderà nella prossima udienza del 4 dicembre.

Omicidio Di Giacomo a Bari, domani al via il processo: l’Ordine dei fisioterapisti si costituisce parte civile

Domani, 5 novembre, dinanzi alla Corte d’Assise di Bari, si celebrerà la prima udienza del processo penale nei confronti di Salvatore Vassalli, il 65enne di Gravina accusato di aver ucciso il 18 dicembre dello scorso anno il fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, di 63 anni.

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Processo Codice Interno a Bari: depositate le chat di Olivieri e Vito Lorusso con alcuni esponenti dei clan

La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha depositato nuovi atti nel processo Codice interno che lo scorso 26 febbraio ha portato a 130 arresti e svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina. Quindici gli imputati a processo con rito ordinario. Tra questi l’ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso, il padre Vito (oncologo, in carcere per altre vicende) e Massimo Parisi, fratello di Savinuccio, il boss del quartiere Japigia. I Lorusso rispondono di scambio elettorale politico mafioso: gli inquirenti ritengono che l’elezione al consiglio comunale di Maria Carmen, nel 2019, sia stata favorita grazie ai voti dei clan Parisi, Strisciuglio e Montani di Bari. A raccogliere questi voti – pagando 10mila euro a clan – sarebbe stato il marito di Lorusso, l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, in carcere a Lanciano e a processo con rito abbreviato.

Gli atti depositati ieri in udienza riguardano alcune chat tra diversi indagati, tra cui Olivieri e Vito Lorusso, Massimo Parisi, Michele Nacci (candidato in ticket con Lorusso nel 2019), Tommaso Lovreglio (ritenuto il braccio destro del boss Savino) e Michele De Tullio (ex dipendente della municipalizzata Amtab e considerato uomo dei Parisi). Alcuni di questi imputati sono a processo con rito abbreviato, diverse conversazioni sono state estrapolate dai cellulari e dai computer sequestrati lo scorso 26 febbraio. Si tratta di un corposo numero di file sulla cui ammissibilità si discuterà nella prossima udienza del 6 novembre.

Nell’udienza di ieri sono poi stati acquisiti i verbali di due collaboratori di giustizia, Michelangelo Maselli e Gianfranco Catalano, ed è stato ascoltato il 34enne Emanuel Petroni, collaboratore in passato affiliato al clan Palermiti. Petroni ha riferito dell’aggressione avvenuta nel carcere di Matera ai danni di Giuseppe Signorile, ritenuto uno degli esecutori di un omicidio di mafia del 2017, quello di Giuseppe Gelao. L’aggressione ai danni di Signorile, sfregiato al volto da due detenuti, sarebbe stata ordinata – secondo quanto riferito da Petroni – direttamente dal boss Eugenio Palermiti.