Crac BPB, il procuratore Rossi: “Governata come una masseria oltre 1 miliardo pagato da azionisti col sangue”

“L’intervento dei commissari della Banca d’Italia ha mostrato l’esistenza di un bilancio fasullo e di una situazione finanziaria ripagata per un miliardo e 144 milioni di euro dagli azionisti, da 70mila azionisti che hanno perso le azioni con la loro carne e il loro sangue, e dall’Erario”.

Lo ha detto nel corso della sua requisitoria il Procuratore di Bari, Roberto Rossi, nel processo per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza in cui sono imputati Marco e Gianluca Jaconini, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore generale della Banca popolare di Bari.

Oggi, in tribunale, è iniziata la discussione: la requisitoria della Procura (presente, oltre che con Rossi, con i pm Savina Toscani, Luisiana Di Vittorio e Federico Perrone Capano) dovrebbe durare per più udienze.

Il processo nasce dall’indagine principale sul crac dell’istituto (oggi Banca del Mezzogiorno) nell’ambito della quale la posizione dei due Jacobini fu stralciata, relativamente ai reati oggi contestati, e i due finirono a giudizio immediato.

“Il bilancio – ha aggiunto Rossi – è stato falsificato in maniera costante almeno dal 2014. È stata creata un’apparenza di buona salute di fronte a una situazione di sfascio che ha ingannato tutti quanti, per primi tutti i cittadini che hanno versato le somme alla banca perdendole all’interno delle azioni. Dai documenti interni emergeva un tipo di realtà, da dieci anni la banca era in default; dall’altro lato c’era la comunicazione falsa e ambigua”.

“La banca – ha detto ancora – non riusciva a contenere i costi perché non era governata con l’idea di essere efficiente, era governata come una masseria, come ha detto un ispettore della Banca d’Italia. Loro dovevano governare e tenere tutto il resto sotto il tappeto”.

Scontri a Torino, la condanna del sindaco Leccese e del procuratore Rossi: “Forze dell’ordine sono una famiglia”

Il procuratore capo di Bari, Roberto Rossi, ha telefonato al questore di Torino per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine e alla città dopo il ferimento di alcuni agenti negli scontri con i manifestanti.

“Le forze dell’ordine per me e per un pm o giudice – spiega Rossi – sono famiglia. La violenza va perseguita da qualunque parte venga. Soprattutto quando impedisce e limita il libero pacifico esercizio della libertà di manifestare”.

Anche il sindaco di Bari e delegato Anci alla Sicurezza, Vito Leccese, ha inviato una lettera di solidarietà al questore di Torino e al sindaco della città, Stefano Lo Russo, dopo i gravi scontri di sabato sera.

“Sentiamo il dovere di evitare ogni forma di strumentalizzazione – ha detto Leccese – la sicurezza non è terreno di scontro politico, non appartiene né alla destra né alla sinistra ma è un bene comune che riguarda tutti e che richiede l’impegno condiviso di istituzioni e cittadini”.

“Quell’aggressione non è soltanto un fatto criminale. È un segnale che interroga profondamente la nostra società e il rapporto tra legalità, disagio e conflitto – ha aggiunto -. Quando la violenza colpisce chi rappresenta lo Stato, viene messo in discussione il patto di fiducia che tiene insieme le comunità democratiche. Dietro ogni divisa c’è una persona, c’è una storia. Difendere chi garantisce l’ordine democratico significa difendere, prima di tutto, la dignità umana e il senso di giustizia”.

Bari, l’allarme del procuratore Rossi: “Sistema informatico di App non funziona. La Giustizia rallenterà”

“Il sistema informatico di App pone notevolissimi problemi al lavoro, il programma nonostante le nostre indicazioni è stato mal pensato, non ci sono finanziamenti per le reti e per le strutture hardware. La tutela dei cittadini passa attraverso una organizzazione efficiente, e questo spetta al Ministero”.

Lo ha detto il procuratore di Bari, Roberto Rossi, presentando il bilancio sociale della Procura, relativo al biennio 2023-2024. Il procuratore, elencando le cifre dei costi e dei ricavi dell’attività degli uffici inquirenti, ha ribadito più volte le difficoltà operative con l’utilizzo della nuova applicazione informatica, in vigore da gennaio 2025 per la trasmissione degli atti dei procedimenti, da quest’anno anche per le misure cautelari.

“Faccio un esempio, – ha spiegato Rossi – le misure cautelari per il codice rosso devono essere rapide. In un grave recente caso di maltrattamenti abbiamo inviato la misura cautelare tramite App alla stazione dei carabinieri perché la eseguissero, ma anziché arrivare in un millesimo di secondo, come dovrebbe, dopo numerose ore non era ancora arrivata e abbiamo dovuto farlo con altri mezzi”.

Per il biennio in esame il procuratore ha parlato di “bilancio estremamente positivo, frutto di un grandissimo lavoro di squadra, ma su alcune cose rallenteremo a causa di App. Il prossimo bilancio avrà dati diversi, sicuramente negativi, perché non funziona il sistema e questa è una responsabilità del Ministero che noi dobbiamo denunciare”.

Il procuratore ha poi ribadito le criticità legate alla carenza di organico del personale amministrativo, spiegando che “abbiamo centinaia di fascicoli pronti che non riusciamo a smaltire perché manca il personale per inserire i dati”. Infine, ha ricordato l’importanza delle intercettazioni: “Servono per produrre un effetto di recupero dei patrimoni illeciti, quindi non è vero che costano. Costano, ma si recupera molto di più”.

Aesthetic Franco, il “chirurgo” intoccabile. Bacco al Procuratore Rossi: “Rispetto per le vittime”

Dopo diverso tempo torniamo ad occuparci dell’inchiesta su Aesthetic Franco. Lo facciamo con Pasquale Bacco, medico legale e coautore del libro “Chirurgia Criminale. La follia in sala operatoria” su una delle inchieste più popolari di Quinto Potere. Nel video allegato la ricostruzione, il confronto con le altre storie simili, gli aggiornamenti e un appello al procuratore Rossi.

Separazione delle carriere, duro scontro tra il procuratore Rossi e il viceministro Sisto: al centro Giovanni Falcone

Durissimo scontro tra il procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, e il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, sulla separazione delle carriere.

Durante un talk su Telebari Rossi ha accusato Sisto di “imbrogliare” mentre il viceministro leggeva stralci di un’intervista del 3 ottobre del 1991 di Giovanni Falcone a Mario Piraino in cui il magistrato ucciso dalla mafia – secondo Sisto – diceva di essere favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati.

“Questa – ha reagito Rossi alzando la voce – è una bugia grande quanto una casa che offende una persona che è morta per questo Paese. Voi difendete solo i vostri. Voi la utilizzate questa persona, Falcone non ha mai detto questo”.

Secondo Rossi, in quell’intervista Falcone “si riferiva al giudice istruttore, che prima della Riforma Vassalli (approvata nel 1988, ndr) faceva il pm e il giudice”. “Ma quale giudice istruttore – ha reagito a tono Sisto – qui si parla del dibattimento e siamo nel 1991, Falcone non parla del giudice istruttore e dice che il pm non deve avere alcuna parentela col giudice”.

“Parla di parentela tecnica – ha ribattuto Rossi -. Io ho parlato personalmente diverse volte con Falcone, l’ho sentito decine di volte, ora viene presa una frase che dice ben altro: stai offendendo Falcone. Tu non l’hai conosciuto Falcone”.

Durante l’animata discussione Sisto ha invitato Rossi ad abbassare i toni, ma il procuratore ha reagito con forza dicendo al viceministro: “E’ una bugia. Stai imbrogliando, io con Falcone i toni non li abbasso, stai offendendo Falcone”.

E Sisto, dopo aver letto stralci dell’intervista che ha tentato inutilmente di consegnare a Rossi, ha replicato: “Io abbasso i miei toni perché vorrei che balenasse la differenza tra la pacatezza della parola di Falcone e le urla del procuratore della Repubblica di Bari”.

Inchieste a Bari, il procuratore Roberto Rossi ascoltato dall’Antimafia: l’audizione in modalità secretata

Si svolge in modalità secretata l’audizione del procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, dinanzi alla commissione parlamentare Antimafia. E’ stato lo stesso magistrato ad avanzare richiesta alla presidente della commissione, Chiara Colosimo, di procedere ‘a porte chiuse’ “perché ci sono parti delle indagini – ha detto – che sono pubbliche inevitabilmente perché contenute nell’ordinanza” di custodia cautelare, “parti invece che fanno riferimento ad indagini in corso, quindi preferisco” ricorrere alla secretazione “per evitare di dovermi ricordare, volta per volta, qual è quella segreta e quella non segreta. Diventerebbe complicato”.

L’audizione del magistrato riguarda le recenti inchieste sui rischi di infiltrazioni mafiose a Bari, dopo gli arresti per voto di scambio (anche politico-mafioso) finiti anche al centro del dibattito politico nelle ultime settimane. Su questi fatti sarà ascoltato dall’Antimafia anche il governatore Michele Emiliano il 10 maggio prossimo. Sulla convocazione dell’ex magistrato e numero uno della Regione c’è molta attesa, soprattutto da parte dei membri del centrodestra (e non solo). I temi dei quesiti da porgli sono stati già in parte anticipati da alcuni parlamentari durante le scintille dei giorni scorsi con la commissione: solo alcuni giorni fa erano circolate indiscrezioni, mai confermate, su una possibile connessione tra la richiesta di dimissioni dell’ex commissario straordinario dell’agenzia regionale della Puglia, Alfonso Pisicchio, ora ai domiciliari, e l’inchiesta ancora segreta che lo riguardava. Nelle settimane precedenti avevano invece sollevato perplessità le dichiarazioni del governatore, il quale aveva detto di avere accompagnato anni fa l’attuale sindaco di Bari Antonio Decaro – allora assessore dell’ex giunta comunale di Emiliano – a casa della sorella di un boss di Bari per respingere una minaccia ricevuta. L’episodio era stato poi smentito dallo stesso Decaro. Dura era stata però la reazione della presidente della commissione Chiara Colosimo: “Le parole di Emiliano, vere, false o fraintese sono profondamente sbagliate. Tutte le volte che uno subisce una minaccia, chiunque questi sia, deve denunciare”.