Pistola, proiettili e documenti falsi in casa. Arrestato latitante albanese a Fasano: era ricercato dal 2022

I finanzieri del GICO del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Lecce hanno arrestato a Fasano un cittadino albanese, latitante internazionale, destinatario di un mandato di cattura emesso il 10 marzo 2022 dal Tribunale Penale di Lushnja.

Doveva scontare due anni di reclusione per possesso illegale di armi ed esplosivi, reato commesso nel 2015 all’interno di un bar in Albania. Alla vista dei militari, il latitante è stato fermato e gli è stato notificato il provvedimento di arresto provvisorio ai fini estradizionali.

Durante una perquisizione domiciliare, è stata trovata una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa e quattro proiettili nel caricatore, oltre a documenti falsi che gli consentivano di coprire la latitanza.

Per detenzione abusiva di armi e munizioni sul territorio nazionale, l’uomo è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Brindisi e condotto nel carcere locale in attesa di giudizio. Sono in corso accertamenti sulla responsabilità di una connazionale che gli ha offerto ospitalità.

Bombe e proiettili, minaccia imprenditori ad Andria: arrestato Oscar Davide Pesce. Solo una vittima ha denunciato

Avrebbe minacciato una decina di imprenditori di Andria facendo leva sulla sua caratura criminale. “Mettiti in regola” le parole affidate a sms e in alcuni casi a lettere spedite assieme a proiettili calibro 7×65 a tre titolari di aziende di Andria attive nei settori del commercio di ortofrutta e dei trasporti.

Sono stati i carabinieri a identificare il presunto autore e a notificargli in carcere un’ordinanza di custodia cautelare. Si tratta di Oscar Davide Pesce, 36 anni di Andria, accusato di minacce ed estorsione. Delle vittime, solo una ha trovato il coraggio di denunciare, “le altre – spiegano i militari – hanno scelto il silenzio”.

Uno degli imprenditori minacciati avrebbe pagato 40mila euro assecondando le richieste estorsive dell’indagato che tra giugno e agosto di due anni fa avrebbe “a tappeto minacciato gli imprenditori della città”, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Dda di Bari.

In una occasione la vittima, un imprenditore del settore dei trasporti, sarebbe stata intimidita con l’esplosione di una bomba carta sistemata davanti al portone di una palazzina di sua proprietà. Alla deflagrazione sarebbe poi seguito un sms inviato dal 36enne, hanno ricostruito gli inquirenti, da un telefono intestato a un cittadino straniero e dal contenuto intimidatorio.

Durante gli accertamenti investigativi, i militari hanno intercettato nel centro meccanizzato postale di Modugno (Bari) tre diverse lettere indirizzate a diversi imprenditori andriesi operanti nel settore dei trasporti e nel commercio di prodotti ortofrutticoli, con all’interno una cartuccia 7×65 e un foglio manoscritto riportante lo stesso invito a “mettersi in regola”.

“Anche in questo caso l’indagine consentiva di registrare l’inoltro di sms estorsivi, perfettamente sovrapponibili nei contenuti, ai danni dei destinatari delle lettere”, evidenziano i militari spiegando che “il silenzio favorisce l’azione delle organizzazioni criminali mentre la denuncia costituisce l’unico strumento per garantire la tutela delle vittime e la difesa del tessuto economico e sociale del territorio”.

Mistero a Bari, il 39enne senzatetto e i proiettili custoditi delle truppe Nato: “Vicino a circuiti criminali”

Chi ha fornito i proiettili attualmente in dotazione alle truppe Nato al senzatetto Angelo Distaso, il 39enne barlettano arrestato dalla Polizia in via Fanelli perché responsabile di aver piazzato un proiettile e una foto di un poliziotto sulla fontana delle Anfore vicino alla Questura di Bari nella notte tra il 20 e il 21 ottobre?

C’è ancora grande mistero attorno alla vicenda. Il giudice Francesco Vittorio Rinaldi sostiene che Distaso è da considerarsi “vicino a circuiti criminali dediti al traffico di armi e munizioni” e che il gesto abbia uno “scopo intimidatorio”.

Distaso è un senzatetto, non ha un lavoro né una casa, il suo domicilio è in un centro diurno ed è stato trovato in un accampamento di fortuna in via Fanelli. Quanto è stato bloccato è stato trovato in possesso di una cartuccia calibro 9 Nato. Dalla successiva perquisizione sono stati trovate poi altre 32 munizioni per fucili mitragliatori e leggeri, alcune delle quali per armi in dotazione alla Nato, non vendibili ai privati.

A causa delle caratteristiche e della quantità dei proiettili in possesso, è stata sottolineata la “pericolosità sociale” dell’uomo che ha tentato di giustificarsi, raccontando di averli trovati per strada. La sua versione non ha convinto nessuno. Anche perché i proiettili sono tutti in buono stato di conservazione e pronti a sparare, quindi conservati da qualcuno che sapeva bene come maneggiarli. 

Omicidio Decicco a Sannicando, la spavalderia del killer Gagliardi: sui social i proiettili come messaggio in codice

Uno screen con il decreto di sequestro di proiettili calibro 7,62 da parte dei Carabinieri, l’emoticon di una persona che sbadiglia e un’altra di una persona che dorme.

Alessio Gagliardi, il 23enne fermato per l’omicidio del 19enne Gabriele Decicco a Sannicandro di Bari, non aveva paura di esibire sui social e su Instagram la sua carriera “criminale”.

Ritenuto affiliato al clan Pace (vicino ai Parisi), come confermato da alcuni collaboratori di giustizia durante le indagini, Gagliardi ha postato lo screen sul proprio profilo Instagram un mese dopo l’omicidio. Una sorta di avviso ai suoi rivali dove si lascia intendere la disponibilità di altri proiettili.

L’omicidio si ritiene che sia avvenuto nell’ambito dei contrasti per lo spaccio di droga tra i gruppi criminali Pace e Giovinazzo, quest’ultimo legato e vicino agli Strisciuglio. Decicco sarebbe stato ucciso come atto di vendetta per un tentato omicidio compiuto nel marzo scorso, dalla madre e dal fratello minore del 19 enne, entrambi arrestati e condannati, nei confronti di Angelo Michele Di Turi. Proprio con lui Gagliardi si era visto prima di sparare contro Decicco, come confermato dai video delle videocamere.

In molti sapevano, ma nessuno ha denunciato, così si è arrivati alla verità settimane dopo. Tra loro due amici a cui il killer 23enne ha confessato l’omicidio qualche istante dopo.

Tragedia sfiorata a Lecce, spara alla compagna ma lei riesce a schivare i proiettili: arrestato 42enne

Ha sparato tre colpi di pistola contro la compagna che è riuscita a schivare i proiettili chinandosi e poi a mettersi in salvo. Per questo un 42enne di Lecce è stato arrestato dai carabinieri e ora dovrà difendersi dall’accusa di tentato omicidio. È stata proprio la donna, di 31 anni, a chiedere aiuto chiamando il numero di emergenza 112. Fondamentali per chiarire la dinamica e individuare il presunto responsabile sono stati l’esame dei filmati delle telecamere presenti nella zona e le testimonianze raccolte.

La donna ha riferito agli investigatori di essere stata bersaglio mancato di colpi di arma da fuoco, esplosi in sua direzione, dal compagno convivente. L’uomo ieri sera sarebbe giunto a bordo di un’utilitaria: dopo essere sceso dal veicolo, guidato da un conoscente, avrebbe impugnato un’arma e fatto partire tre colpi nella sua direzione mentre lei si trovava nel giardino antistante l’appartamento.

Successivamente l’uomo, in violazione delle prescrizioni imposte dalla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, cui già da tempo è sottoposto, si è allontanato dalla sua abitazione e, allo scopo di eludere le indagini, si è recato all’ospedale di Lecce dove è stato rintracciato e bloccato dai militari. Dall’indagine è emerso inoltre che la donna, già nel corso del pomeriggio avrebbe avuto un diverbio, scaturito da futili motivi, con il proprio compagno, sfociato in violenza fisica tanto da richiedere le cure mediche al pronto soccorso. Nel corso della lite la donna sarebbe stata anche minacciata di morte.