Minorenne ridotta in schiavitù, segregata in casa e costretta a prostituirsi a Bari: 52enne condannata a 15 anni

La 52ennePetruta Paun, conosciuta come ‘Simona’, è stata condannata dalla Corte d’Assise di Bari a 15 anni di reclusione e a 3 di libertà vigilata per aver ridotto in schiavitù, in concorso con l’allora convivente, una ragazza minorenne, allo scopo di farla prostituire.

I fatti risalgono al 2010, la vittima fu portata via dalla Romania, assieme ad altre minorenne, e successivamente segregata in casa a Torre a Mare e Ceglie del campo. Gli appartamenti avevano le sbarre alle finestre, la ragazza non usciva di casa se non per prostituirsi sulla statale 96 tra Modugno e Altamura e sulla 19 tra Bitonto e Palo del Colle.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, erano circa quaranta le ragazze portate via con l’inganno da paesini sperduti della Romania, obbligate a stare sulla strada per tutto il giorno. Il blitz della polizia nel 2010 interruppe il traffico e portò a 4 arresti, ma le stesse vittime mostrarono resistenza nel raccontare quello che subivano dai loro aguzzini e molte delle ragazze furono rimpatriate.

Caporalato e schiavitù, riders Glovo difendono il lavoro: “Dignitoso e ben retribuito”

Nella giornata di ieri il gip di Milano, Roberto Crepaldi, ha convalidato il provvedimento con cui la scorsa settimana il pm Paolo Storari ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, la società milanese di delivery food del colosso spagnolo Glovo al centro di una indagine per caporalato.

Secondo l’accusa sarebbero stati sfruttati 40 mila rider impiegati in tutta Italia, “lavoratori, formalmente autonomi in regime forfettario” ma “in realtà da considerarsi lavoratori dipendenti a pieno titolo: approfittando dello stato di bisogno avrebbero percepito un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà”.

A livello nazionale se ne è parlato tanto e abbiamo deciso così di tornare sull’argomento incontrando quattro riders di Glovo per capire il loro punto di vista e come si è evoluto questo lavoro nel corso del tempo.

Sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù: arrestato 49enne rumeno al porto di Bari

Venerdì scorso, a Bari, la Polizia di Stato ha arrestato un 49enne cittadino rumeno, raggiunto da sentenza della Corte di Assise di Perugia, divenuta irrevocabile il 28.03.2011, per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione o al mantenimento in schiavitù o in servitù, nonché allo sfruttamento della prostituzione ed alla violenza sessuale aggravata, per fatti commessi dal febbraio 2005 al settembre 2006.

In particolare l’arrestato, giunto nella mattinata di venerdì presso lo Scalo Marittimo di Bari a bordo di motonave proveniente dal porto albanese di Durazzo, è apparso ai varchi di ingresso nervoso al punto da insospettire il poliziotto impegnato nelle verifiche documentali; il successivo riscontro ha permesso di accertare la sussistenza di due provvedimenti restrittivi a suo carico:

– il primo emesso a seguito di sentenza della Corte di Assise di Perugia, in data 29.04.2010 e divenuta irrevocabile il 28.03.2011, per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione o al mantenimento in schiavitù o in servitù, nonché allo sfruttamento della prostituzione ed alla violenza sessuale aggravata, per fatti commessi dal febbraio 2005 al settembre 2006;

– Il secondo emesso a seguito di sentenza del Tribunale di Perugia del 20.09.2010, divenuta irrevocabile il 28.03.2011, per il reato di rapina in concorso.

Entrambi sono confluiti in un unico provvedimento di cumulo pena disposto dall’Ufficio Esecuzioni presso il Tribunale di Perugia in data 10.09.2014, che condanna l’uomo ad una pena residua di 14 anni, 11 mesi e 27 giorni di reclusione, nonché ad una multa di euro 1.032,00.

Al termine delle formalità di rito, il 49enne è stato associato presso la Casa Circondariale di Bari.

“Lover Boy”, schiave romene del sesso sulla provinciale Adelfia-Rutigliano: Polizia arresta 20 persone nel Barese

Lo abbiamo denunciato decine di volte e pur sapendo alcuni particolari non abbiamo potuto rivelarli per non compromettere la lunga operazione che trova oggi compimento con un’ordinanza di custodia cautelare e ai domiciliari all’indirizzo di 20 persone. Le misure sono state eseguite alle prime luci dell’alba dalla Polizia ed emesse dalla Sezione G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.

Ad agosto scorso ci eravamo trovati per caso in un’attività della Squadra Mobile di Bari sulla provinciale che collega Adelfia a Rurigliano, ribattezzata “la strada del sesso”. Gli agenti avevano caricato in auto una giovane donna terrorizzata, che aveva iniziato a raccontare dello sfruttamento subito, in seguito a un’aggressione subita sul luogo in cui era stata costretta a prostituirsi.

In attesa di conoscere i particolari della minuziosa attività investigativa, vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di 20 persone, indagate del reato di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e allo sfruttamento della prostituzione – unitamente al compimento di altri delitti contro la persona – in danno di giovani donne provenienti dalla Romania, secondo uno schema noto con l’espressione “Lover Boy”.