Omicidio a Brindisi, uccide il padre 70enne a coltellate sul divano: Alessandro Zullino resta in carcere

Alessandro Zullino, il 41enne accusato di aver ucciso il padre Cosimo nella villetta di famiglia a Brindisi sabato 22 novembre, resta il carcere. Il Gip non ha convalidato il fermo, ma ha disposto per lui la misura cautelare.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini il 41enne, in cura per problemi psichiatrici, è entrato in casa con le chiavi in suo possesso, ha afferrato un coltello da cucina e ha colpito il padre, malato e disteso sul divano, con cinque fendenti.

La madre era presente in casa, anche lei sarebbe stata strattonata e minacciata di morte. Dopo il delitto, Zullino si è consegnato ai carabinieri con il coltello ancora in mano. È accusato di omicidio volontario aggravato, minacce e sequestro di persona nei confronti della madre. 

Bari, Davide Champagne va in carcere e saluta su TikTok: “Ci vediamo tra due anni è giusto che paghi” – VIDEO

“Buongiorno a tutti da Davide Champagne. Come sapete tutti oggi è il mio compleanno, 32 anni, e mi hanno fatto un bellissimo regalo. Da oggi non sarò più sui social per un paio di anni. Devo scontare pene vecchie con la giustizia. È giusto che paghi e che sconti le mie pene. Mi mancherete, ma ci rivedremo. Vi voglio bene a tutti, passerà”.

+++ IL VIDEO SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

Con questo annuncio a sorpresa tre giorni fa Davide Caricola, in arte Davide Champagne, ha salutato i suoi 12mila followers su TikTok. Tre anni fa, nella notte del 31 dicembre 2022, fu coinvolto in una sparatoria nei pressi del castello Svevo per il mancato pagamento di alcune bottiglie di champagne. Caricola, chiamato anche “u sangisen” si occupa infatti proprio della vendita di bottiglie pregiate. Da qui il soprannome “Davide Champagne”.

Bari, Tommy Parisi assolto in appello ma resta in carcere. Il videoclip Malasuerte e l’annuncio social: “Presto fuori”

“Fidarsi è un lusso che in pochi si possono permettere. Il tempo corrode, i soldi confondono, e la fiducia si sgretola nel silenzio. Malasuerte non è solo sfortuna. È l’attimo in cui capisci di aver perso tutto, anche te stesso”.

Con queste parole Tommy Parisi, figlio del boss di Japigia Savinuccio, ha annunciato l’uscita imminente di Malasuerte. Nella giornata di ieri è arrivata una buona notizia per il cantante neomelodico. La Corte d’Appello lo ha infatti assolto dall’accusa di associazione mafiosa.

Parisi era stato condannato nel dicembre di tre anni fa in primo grado a otto anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici nell’ambito del processo relativo a decine di presunti episodi di estorsione a cantieri edili che si sarebbero verificati – secondo l’accusa – imponendo guardianie e carichi di merci da fornitori amici.

Nel trailer di lancio del nuovo videoclip ci sono immagini di Barivecchia con la scritta “Presto fuori”. Il post è stato pubblicato sui canali social gestiti dal suo staff che mantiene vivo il rapporto con i fan. Parisi infatti si trova in carcere perché è stato recentemente condannato a nove anni di reclusione al termine del processo “Codice interno”.

Carcere di Bari, telefonini e sim trovati nascosti nella cella: in 18 a processo. Tra loro anche una dottoressa

Una dottoressa in servizio nel carcere di Bari e 17 ex detenuti si trovano a processo per l’uso di cellulari all’interno della casa circondariale. Il medico, che si trovava in servizio il giorno della perquisizione nella cella di due detenuti, è imputata per aver chiuso un occhio.

Gli agenti penitenziari trovarono nascosti due cellulari e sei sim telefoniche intestate a soggetti fittizi. Le indagini hanno accertato che venivano utilizzate dagli stessi detenuti e da altri 15 per mantenere vivi e diretti i rapporti con amici, familiari e conviventi.  L’accusa nei confronti dei 17 detenuti è “accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione”.

 

Telefoni e droga sequestrati nel carcere di San Severo, la denuncia del Sappe: “Servono almeno 25 unità”

Telefonini e droga sono stati sequestrati nel carcere di San Severo (Foggia). Né da notizia il segretario nazionale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) Federico Pilagatti.

Stando a quanto riferito, lunedì 27 ottobre è stato sequestrato un apparecchio telefonico in una stanza che ospitava alcuni detenuti e il 30 ottobre, in un’altra perquisizione, sono stati sequestrati un altro telefonino e alcuni grammi di sostanza stupefacente.

“I dati preoccupanti – riferisce Pilagatti – dicono che negli ultimi due mesi sarebbero stati sequestrato 10 smartphone e quasi un chilo e mezzo di droga tra hashish e cocaina. Tutto ciò avviene in un contesto drammatico poiché nonostante la carenza di poliziotti penitenziari a San Severo sia atavica, i pochi agenti in servizio con coraggio e professionalità stanno contrastando con le unghie e con i denti la delinquenza interna al carcere che lo vorrebbe trasformare in piazza di spaccio di droga e telefonini, come avvenuto in altri penitenziari della nazione”.

Pilagatti sottolinea che “in queste condizioni il personale di San Severo, nonostante tutti gli sforzi giornalieri, non può continuare a combattere da solo contro una criminalità attrezzata e con tante potenzialità, poiché sarebbe condannata a soccombere, per cui necessita l’aiuto urgente dell’amministrazione penitenziaria al fine di rivitalizzare gli organici della polizia penitenziaria con l’invio di almeno 25 unità”.

“Questo – conclude – oltre ad evitare che i droni portino il loro carico di materiale proibito fino alle stanze dei detenuti, consentirebbe ai poliziotti di poter fruire di diritti negati previsti da leggi e contratti di lavoro, costringendo i poliziotti ad effettuare innumerevoli ore di lavoro straordinario”.

Lecce, detenuto 25enne si toglie la vita in carcere. Il sindacato denuncia: “Situazione esplosiva e in deriva”

Tragedia nel reparto Infermeria del carcere di Lecce dove un detenuto 25enne, di origine straniera e adottato da una famiglia del posto, si è tolto la vita. Il giovane, secondo le prime ricostruzioni, era tossicodipendente e più volte aveva mostrato un carattere fragile.

“Siamo di fronte ad un’altra sconfitta dello Stato, in quanto quando una persona privata della propria libertà viene affidata al carcere e poi decide di suicidarsi, questo è da considerare come una sconfitta – le parole del segretario regionale della polizia penitenziari D’Amato – il sistema è letteralmente alla deriva in quanto 1.400 detenuti sono gestiti da poco più di 550 agenti, con turni fino a 18 ore consecutive e questo rappresenta una violazione sistematica di leggi e norme in materia sia contrattuale che dal punto di vista igienico-sanitario”.

“Umanamente porgiamo sentite condoglianze alla famiglia del giovane che si è tolto la vita – conclude il segretario del sindacato di polizia penitenziaria – e chiediamo un reale interessamento della politica e delle istituzioni al mondo del carcere, e ringraziamo tutte le donne e uomini della polizia penitenziaria per il grande senso di responsabilità e abnegazione che quotidianamente mettono in campo”.

Incubo per gli automobilisti a Taranto, parcheggiatore abusivo in carcere per 10 anni: danni a chi non pagava

Un parcheggiatore abusivo di 51 anni dovrà restare in carcere per 10 anni fino al 2035 dopo aver esercitato il controllo nella zona di piazza Kennedy, a Taranto, instaurando un regime del terrore per gli automobilisti e pretendendo il “caffè a piacere” per le vetture parcheggiate sulle strisce blu. In caso contrario i mezzi venivano danneggiati.

Nonostante le denunce accumulate e i provvedimenti di Daspo (divieto di avvicinamento e ingresso nella zona), l’uomo ripetutamente è tornato sul posto continuando la sua azione. In più il 51enne era sta condannato in passato anche a due anni di reclusione per maltrattamenti.

In totale i procedimenti penali a suo carico erano una trentina. Da qui il provvedimento con l’ordine di carcerazione con il raggiungimento dei dieci anni di reclusione. 

Carcere di Turi, pacco dall’esterno si impiglia mentre viene tirato su dai detenuti: all’interno droga e telefonini

“Questa volta la sorpresa l’hanno avuta i detenuti che tiravano su un filo fatto scendere da una stanza detentiva del carcere di Turi (che dà sulla libera via) a cui i complici dall’esterno avevano attaccato un pacco particolare, poiché lo stesso sarebbe stato sequestrato dopo essersi impigliato mentre veniva tirato su, come facevano una volta le nostre nonne con la spesa depositata in un cestino”.

Inizia così il comunicato del sindacato SAPPE.  “Ancora una volta il SAPPE deve ringraziare i poliziotti di Turi i quali, nonostante siano diventati uno sparuto numero (che diminuisce sempre di più a seguito dei pensionamenti, delle riforme ecc.ecc.) in servizio nell’affollato e degradato  carcere della cittadina pugliese con un sovraffollamento di detenuti di oltre il150%, sta combattendo una battaglia impari contro detenuti sempre più prepotenti per far prevalere la legalità, il rispetto delle leggi, e per cercare di tutelare i detenuti più deboli che vengono spesso sopraffatti dai violenti – si legge -. Che la lotta sia ormai senza quartiere  lo sta a dimostrare proprio questo ulteriore   sequestro avvenuto tra la notte di sabato e domenica scorsa, di materiale proibito  in cui c’era droga e telefonini (hashish, cocaina,5 telefonini completi di tutto, vedi foto)”.

“Ormai il sequestro in quantità industriali di tale materiale proibito non fa più notizia da quando i droni sorvolano ininterrottamente ed indisturbati i cieli sopra le carceri pugliesi e nazionali, ma le modalità di questo sequestro che risulta essere alquanto singolare, mette in evidenza la strafottenza dei criminali che ormai si sentono i padroni assoluti, grazie anche a tanti provvedimenti che la politica in questi anni, ha messo in campo per togliere alla polizia penitenziaria qualsiasi strumento di contrasto e difesa – aggiunge il sindacato -. Infatti il fenomeno si è ingigantito a dismisura da quando una partepolitica ha voluto legare le mani ai servitori dello stato diminuendo peraltro gli organici, concedendo poi tutto e di più ai detenuti per consentire loro di diventare i padroni delle carceri”.

“Purtroppo nemmeno l’attuale governo che ha idee diametralmente opposte alle politiche penitenziarie finora adottate, non sta imprimendo quella svolta auspicata per ridare il controllo delle carceri allo Stato, cosa che potrebbe essere fatta in pochi mesi adottando le giuste misure per punire chi crea disordine  ed azioni violente, nonché tutelare dall’altro canto la stragrande maggioranza dei detenuti che subisce  la prepotenza dei ristretti più violenti – conclude il Sappe -. In queste condizioni il personale di Turi sta dimostrando molto coraggio ed abnegazione, ma non può continuare a combattere da solo contro una criminalità attrezzata e con tante potenzialità poiché sarebbe condannata a soccombere, per cui necessita l’aiuto urgente dell’amministrazione penitenziaria al fine di rivitalizzare gli organici della polizia penitenziaria  con l’invio di almeno 30 unità, nonché  a provvedere ad uno sfollamento di almeno 50 detenuti.           Il SAPPE ritiene che il carcere di Turi entrato nella storia penitenziaria Italiana per aver ospitato  GRAMSCI e PERTINI(sono ancora conservate in maniera accurata le celle in cui erano ristretti) debba avere quel rispetto  e la possibilità di poter garantire ai detenuti i diritti costituzionali previsti dall’art.27, nonché la sicurezza all’interno ed all’esterno del penitenziario. A Napoli c’è il caffè sospeso, a Turi invece il pacco a sorpresa, sospeso”.

Carcere di Nuoro, evasione Raduano: 10 condanne e due assoluzioni. Al boss foggiano 2 anni e 6 mesi

Dieci condanne, due assoluzioni e il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso. Questa è la sentenza emessa questa mattina dal Tribunale di Cagliari nel processo in abbreviato sull’evasione di Marco Raduano, boss foggiano del clan mafioso di Vieste, fuggito dal carcere di Badu ‘e Carros di Nuoro il 24 febbraio 2023.

A lui, catturato in Corsica e diventato nel frattempo collaboratore di giustizia, sono stati inflitti 2 anni e 6 mesi di reclusione, la Procura distrettuale aveva sollecitato una pena a un anno e 8 mesi.

Assolti Salvatore Deledda, agente penitenziario originario di Siniscola, per il quale il pm Danilo Tronci aveva chiesto la condanna a 5 anni per corruzione aggravata, e Mauro Gusinu.

Condannati tutti gli altri: Martino Contu, Marco Rinaldi, Tommaso Ruffert, Antonio Gusinu, Elio Gusinu, Marco Furfaro, Daniele Peron, Massimiliano Demontis e Gianluigi Troiano, con pene da un anno e otto mesi a cinque anni.

econdo la Procura, la fuga di Raduano, ripresa dal sistema di videosorveglianza mentre il boss si cala con lenzuola annodate da un cortile interno del carcere, fu possibile grazie a una rete di complici esterni, formata da allevatori e fiancheggiatori, e soggetti inseriti nel sistema penitenziario.