Paura nella notte a Corato, incendio nel frantoio: Vigili del Fuoco salvano azienda – FOTO

I Vigili del Fuoco sono intervenuti la scorsa notte per un incendio divampato nei pressi di un frantoio nel comune di Corato. L’oleificio di vaste dimensioni era fortemente a rischio come gli stessi grandi silos serbatoi.

Al loro arrivo un’autocisterna, un’auto e qualche cassone in plastica erano avvolti dalle fiamme. Sul posto sono intervenute tre squadre di vigili del fuoco che hanno contenuto il rogo salvando l’azienda.

Paolo nella casa discarica, l’assessore: “Percorso condiviso coi fratelli. Ci sono storie più gravi”

La storia di Paolo, l’eremita che ha vissuto per 17 anni nella casa discarica situata al civico 20 di via Vespucci a Corato, ha colpito la nostra community e ha scaturito tante polemiche, anche perché le immagini che vi abbiamo mostrato sono state davvero inquietanti.

All’indomani della pubblicazione del nostro primo servizio, sono stati convocati i fratelli di Paolo ed è stata disposta una bonifica immediata nell’abitazione. Abbiamo parlato con Franco, il fruttivendolo accusato di “sfruttarlo” per pochi euro, e poi abbiamo anche instaurato un contatto diretto con Paolo. Nella chiacchierata ci ha sorpreso la tranquillità con cui ha definito “normali” la sua situazione e le condizioni in cui ha vissuto in questi anni. Paolo ci ha fatto poi entrare nell’abitazione, bonificata da Salvatore.

Dopo il botta e risposta a distanza con Felice Addario, assessore al Welfare del Comune di Corato, questa volta abbiamo avuto un confronto diretto sul posto. 

Salvatore svuota la casa discarica, Paolo “l’eremita” è preoccupato: “Il gatto non si fa prendere”

La storia di Paolo, l’eremita che ha vissuto per 17 anni nella casa discarica situata al civico 20 di via Vespucci a Corato, ha colpito la nostra community e ha scaturito tante polemiche, anche perché le immagini che vi abbiamo mostrato sono state davvero inquietanti.

All’indomani della pubblicazione del nostro primo servizio, sono stati convocati i fratelli di Paolo, ma la vera novità è che stata disposta una bonifica immediata nell’abitazione.

Dopo aver risposto a Felice Addario, assessore al Welfare del Comune di Corato, e parlato con Franco, il fruttivendolo accusato di “sfruttarlo” per pochi euro, abbiamo instaurato un contatto diretto con Paolo. Nella chiacchierata ci ha sorpreso la tranquillità con cui ha definito “normali” la sua situazione e le condizioni in cui ha vissuto in questi anni. Paolo ci ha fatto poi entrare nell’abitazione.

Questa volta vi proponiamo l’intervista a Salvatore che con la sua squadra ha svuotato e ripulito la casa discarica. L’occasione è buona anche per confrontarci sulle tempistiche della gestione del caso e fare il punto sulla situazione.

Accumulatore seriale, Paolo “l’eremita” ci fa entrare nella casa discarica: “Per me è normale”

La storia di Paolo, l’eremita che ha vissuto per 17 anni nella casa discarica situata al civico 20 di via Vespucci a Corato, ha colpito la nostra community e ha scaturito tante polemiche, anche perché le immagini che vi abbiamo mostrato sono state davvero inquietanti.

All’indomani della pubblicazione del nostro primo servizio, sono stati convocati i fratelli di Paolo, ma la vera novità è che stata disposta una bonifica immediata nell’abitazione.

Dopo aver risposto a Felice Addario, assessore al Welfare del Comune di Bari, e parlato con Franco, il fruttivendolo accusato di “sfruttarlo” per pochi euro, abbiamo instaurato un contatto diretto con Paolo.

Nella chiacchierata ci ha sorpreso la tranquillità con cui ha definito “normali” la sua situazione e le condizioni in cui ha vissuto in questi anni. Paolo ci ha fatto poi entrare nell’abitazione.

Paolo l’eremita nella casa discarica, sfruttato da alcuni coratini. Il fruttivendolo: “L’ho aiutato”

La storia di Paolo, l’eremita che ha vissuto per 17 anni nella casa discarica situata al civico 20 di via Vespucci a Corato, ha colpito la nostra community e ha scaturito tante polemiche, anche perché le immagini che vi abbiamo mostrato sono state davvero inquietanti.

All’indomani della pubblicazione del nostro primo servizio, sono stati convocati i fratelli di Paolo, ma la vera novità è che stata disposta una bonifica immediata nell’abitazione. Dopo aver risposto a Felice Addario, assessore al Welfare del Comune di Bari, siamo tornati a Corato e abbiamo parlato con Franco, il fruttivendolo accusato di “sfruttarlo” per pochi euro, che ha respinto ogni accusa. 

Paolo l’eremita nella casa discarica, offese sul portone. Convocati i fratelli: è interesse pubblico

La storia di Paolo, l’eremita che vive nella casa discarica situata al civico 20 di via Vespucci a Corato, ha colpito la nostra community e ha scaturito già le prime conseguenze. Le immagini che vi abbiamo mostrato sono state davvero inquietanti.

Una situazione denunciata e nota da ben 17 anni. Sono apparse alcune scritte deplorevoli sul portone di casa di Paolo, mentre l’amministrazione comunale ha diramato un comunicato stampa, pubblicato su CoratoLive. Dobbiamo fare alcune precisazioni su quanto scritto.

Anche perché solo all’indomani della pubblicazione del nostro primo servizio, sono stati convocati i fratelli di Paolo. Nel video allegato i dettagli e le precisazioni sul caso.

 

Paolo nella casa discarica, sfruttato per due spicci e un po’ di frutta marcia: vergogna senza tempo

Questa volta ci troviamo a Corato, in via Vespucci al civico 40. Le immagini che vi mostriamo sono davvero inquietanti. Ancora più inquietante è sapere che da 17 anni le condizioni pietose di vita di Paolo, 50 anni, sono state denunciate dai vicini alle Istituzioni.

Cattivi odori ma anche ripetute urla che rendono complicata la convivenza tra vicini. Un anno fa qualcuno è entrato in casa, ma nessuno è intervenuto. Una storiaccia resa ancora più inquietante dal fatto che Paolo viene sfruttato al lavoro per due spicci o per un po’ di frutta marcia.

Questo è solo il primo passo per accendere i riflettori su questa vergogna senza tempo.

Strage ferroviaria Andria-Corato, la Procura di Bari chiede altre 15 condanne fino a 12 anni di reclusione

La Procura generale di Bari ha chiesto 15 condanne, tra i 12 anni e i 6 anni di reclusione, per gli imputati nel processo sul disastro ferroviario del 12 luglio 2016, avvenuto lungo la tratta gestita dalla Ferrotramviaria – tra i comuni di Andria e Corato – nel quale morirono 23 persone e 51 rimasero ferite. Lo scontro frontale tra i due convogli avvenne su una tratta a binario unico alternato gestita con il sistema del blocco telefonico.

La richiesta è stata avanzata oggi dai sostituti Chiara Morfini e Marcello Catalano nel corso del processo d’appello. Chiesta anche una sanzione di 1,1 milioni di euro per Ferrotramviaria e la revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni per l’esercizio dell’attività per un anno.

Le richieste sono le stesse presentate il 27 ottobre 2022 dalla Procura di Trani, agli imputati sono contestati a vario titolo i reati di disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e falso. Il 15 giugno 2023 il Tribunale di Trani condannò a 6 anni e 6 mesi di reclusione il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, e a 7 anni il capotreno del convoglio partito da Andria e diretto a Corato, Nicola Lorizzo, disponendo 14 assoluzioni. Il Tribunale escluse l’illecito amministrativo di Ferrotramviaria perché “il fatto non sussiste”. La Corte d’Appello ha fissato altre cinque udienze, dal 23 giugno all’11 luglio, per le discussioni delle difese.

Il blocco telefonico è un sistema in base a quale i capistazione si scambiano dispacci per autorizzare la partenza dei treni verso la stazione successiva. Fu così che dalla stazione di Andria (da Piccarreta) – secondo l’accusa – fu concesso alle 10.45 il via libera per la partenza dalla stazione di Corato dell’Et1016 e, senza aspettare l’arrivo di questo convoglio nella stazione di Andria, fu fatto partire alle ore 11:00 l’Et1021 verso Corato (sul quale di trovava il capotreno Lorizzo).

L’impatto ad alta velocità tra i due convogli fu inevitabile. Dopo la strage, la circolazione sulla tratta fu bloccata ed è ripresa solo il 3 aprile 2023. I binari ora sono due e sono dotati di moderni sistemi di sicurezza automatizzati, blocco conta assi compreso.

Corato, esplosi colpi d’arma da fuoco in piazza Di Vagno: feriti due giovani. Due arresti e cinque indagati

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani ha accolto la richiesta della Procura di Trani e ha adottato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di due soggetti, ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del tentato omicidio di due giovani incensurati, avvenuto nella piazzetta Di Vagno a Corato ai primi di marzo.

Nelle prime ore dell’odierna mattinata, a Corato, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito l’ordinanza cautelare, che si fonda su accertamenti (che, in quanto compiuti nella fase delle indagini preliminari, necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) svolti dalla Procura avvalendosi della Polizia di Stato.

Nel dettaglio, si fa riferimento all’evento verificatosi la sera del 6 marzo scorso, allorquando la volante del Commissariato di P.S. di Corato intervenuta in quella piazza Di Vagno – ubicata nel centro storico della città e luogo della movida – per una segnalazione di due persone attinte da colpi d’arma da fuoco.

Effettivamente, sul posto, venivano identificati due giovani, un ragazzo ed una ragazza, entrambi feriti da colpi d’arma da fuoco. Mentre il primo era stato colpito nella regione lombare, in maniera non grave, la ragazza presentava una ferita al fianco sinistro e le sue condizioni erano apparse, sin da subito, preoccupanti, tanto da rendere necessario il suo trasporto, in codice rosso, presso il Policlinico di Bari, dove era sottoposta ad un delicato intervento chirurgico di asportazione della milza con diversi giorni di ricovero.

Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e dagli agenti del Commissariato di P.S. di Corato, coordinate da questa Procura della Repubblica, hanno consentito di acquisire elementi di prova -ritenuti solidi dal G.I.P.- nei confronti dei responsabili dell’azione di fuoco e di accertare che la giovane ragazza ferita era certamente estranea a qualsiasi contesto criminale e che era stata colpita per errore.

Il provvedimento cautelare, eseguito questa mattina, vede indagati cinque persone ognuna delle quali con un preciso ruolo nella vicenda. In particolare, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il carcere per due soggetti – marito e moglie – ritenuti rispettivamente il conducente del mezzo, utilizzato dai sicari e colei che, già presente sulla scena del crimine, forniva le indicazioni per la sua più agevole esecuzione, dando il via libera all’agguato.

Le indagini si sono svolte in un contesto di assoluta omertà, tanto è vero che numerosi sono stati i tentati di depistaggio delle indagini da parte dei testimoni che sono stati escussi e che sono stati deferiti per il reato di favoreggiamento personale.

Sono in corso ulteriori approfondimenti da parte degli organi inquirenti al fine sia di identificare ulteriori soggetti coinvolti nell’agguato che di delineare il contesto in cui l’azione di fuoco è stata ideata (e, quindi, accertare il suo preciso movente) e posta in essere.

Determinanti, per il buon esito delle indagini, sono state le numerose attività tecniche i cui dati sono stati intrecciati con lo studio dei tabulati e del traffico di celle telefoniche e telematiche, oltre che con l’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, acquisite nel corso delle investigazioni.

Un lavoro puntuale, reso possibile dall’impegno e dalla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia di Stato, che ha consentito a questa Procura della Repubblica di richiedere ed ottenere la misura cautelare oggi eseguita.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare in argomento, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.