Le tombe dei boss nei cimiteri di Bari finiscono sotto la lente delle forze dell’ordine. Il personale della Digos della Questura ha effettuato nei giorni scorsi un sopralluogo nel cimitero di Carbonara per verificare lo stato dei luoghi.
L’interesse investigativo riguarda la cura e l’ostentazione dei sepolcri dei mafiosi, considerate non semplici manifestazioni di affetto familiare, ma anche strumenti di comunicazione e affermazione del potere criminale. Fiori freschi, marmi pregiati e monumenti imponenti contribuirebbero a costruire un’immagine del boss come figura autorevole e protettiva, alimentando una sorta di devozione distorta.
Il fenomeno riguarda sia il cimitero monumentale sia quello di Carbonara. Tra i casi più evidenti viene citata la tomba di Lello Capriati, diventata una sorta di mausoleo e meta di visite e pellegrinaggi documentati anche sui social. Quella di Filippo Scavo, esponente del clan Strisciuglio ucciso al Divine Club di Bisceglie, è invece caratterizzata da un sepolcro illuminato con scritte al neon.
Sul caso si è acceso anche il Comune di Bari. Dopo l’ordinanza del 3 luglio contro la presenza di arredi e oggetti abusivi nelle aree comuni del cimitero monumentale, l’amministrazione ha deciso di concentrare l’attenzione anche su Carbonara. L’assessore alla Legalità Nicola Grasso avvierà un confronto con Questura e Prefettura per individuare possibili interventi.
L’obiettivo è contrastare quei simboli che possono trasformare i luoghi di sepoltura in strumenti di celebrazione dei clan, controllo sociale e diffusione della subcultura mafiosa.









