Fuochi d’artificio a Bolzano, 0 gol in 180 minuti: Bari in Serie C! Lacrime di coccodrillo in campo

Cala il sipario. Il Sudtirol resiste mentre i pugliesi retrocedono in Serie C. Questo un risultato che a livello meritocratico premia la squadra più valida e condanna chi a furia di giocare con il fuoco si è bruciato. Il Bari non convince nemmeno in una serata così importante dimostrando ancora una volta tutta l’inadeguatezza di questa società le cui figure principali non hanno rispettato un solo progetto enunciato.

Sono 658 i tifosi biancorossi accorsi per sostenere il Bari nell’ultimo, decisivo ballo stagionale. Per la sfida di ritorno dei playout, Longo conferma l’impianto tattico dell’andata con una sola novità: Braunoder al posto di Esteves. Una scelta probabilmente maturata alla luce delle aspettative su una gara sporca, intensa e fortemente fisica, caratteristiche che il centrocampista austriaco ben interpreta.

Il clima è tesissimo fin dai primi istanti, complice l’enorme posta in palio. Il Sudtirol approccia il match con grande convinzione, proponendo il classico calcio targato Castori: aggressivo, verticale e duro nei contrasti con continui falli spezzaritmo e pressing feroce sulle ripartenze pugliesi. Le prime occasioni sono infatti dei padroni di casa. Merkaj e Frigerio provano a sorprendere Cerofolini — costretto spesso ad agire lontano dai pali — con conclusioni indirizzate sul primo palo che terminano però di poco a lato.

Il Bari regge l’urto dell’intensa pressione altoatesina ma fatica a costruire gioco. Per gran parte del primo tempo gli ospiti appaiono confusi nelle trame offensive con transizioni spesso prive di riferimenti e idee chiare. Rao, atteso protagonista, resta troppo evanescente: il suo talento sembra quasi imprigionato, incapace di accendersi nel momento più delicato della stagione.

Al 33’ arriva la grande chance per il Sudtirol: Molina colpisce il palo approfittando di un errore di copertura di Piscopo, in ritardo nella lettura dell’azione. In chiusura di frazione, però, il Bari costruisce la sua occasione più nitida: Kevin Piscopo spreca una buona opportunità calciando di poco a lato.

Ripresa incandescente al Druso dove tensione e intensità salgono con il passare dei minuti. Il Sudtirol rientra in campo con coraggio e aggressività, sfiorando il colpo del vantaggio al 63’: Pecorino trova la rete che fa esplodere lo stadio ma l’arbitro annulla tutto per un fallo dell’attaccante altoatesino su un difensore del Bari.

La risposta dei pugliesi arriva immediata. I biancorossi aumentano il ritmo e provano a cambiare volto alla gara con l’ingresso di Lorenzo Dickmann al posto di Mantovani. Proprio Dickmann crea l’occasione più nitida: dopo una ribattuta in area, il suo tentativo viene neutralizzato da un intervento prodigioso di Jacopo Adamonis, decisivo nel deviare il pallone sopra la traversa. Nel finale il Sudtirol continua a spingere senza paura, mentre il Bari fatica a trovare lucidità e concretezza. Al triplice fischio esplode la delusione: i pugliesi salutano la Serie B e retrocedono in Serie C.

Foto: SSC Bari

Pareggio amaro al San Nicola: poco Bari contro un Sudtirol troppo deciso. Si decide tutto a Bolzano

Fischio finale. Termina a reti bianche il playout d’andata tra Bari e Sudtirol. Un risultato che non fa bene alle sorti dei pugliesi obbligati adesso a vincere in quel di Bolzano per poter credere ancora nel mantenimento della categoria. Poca sostanza per i biancorossi ed un parziale stretto agli altoatesini che negli sviluppi della gara hanno detenuto il completo controllo del gioco. Fa da cornice un San Nicola gremito e con 27.734 spettatori di cui 21 tifosi ospiti, un dato mai registrato da inizio stagione sino ad oggi complice anche la riduzione delle tariffe dei biglietti in occasione dell’ultima partita casalinga.

Partenza intensa al San Nicola nel primo atto dei playout tra Bari e Sudtirol con i biancorossi subito più propositivi rispetto alla formazione di Fabrizio Castori, autentica sorpresa negativa di questo finale di stagione. Il Bari prova a fare la partita soprattutto sulla corsia mancina dove Rao si dimostra il più intraprendente dei suoi. L’esterno biancorosso cerca più volte la giocata per sorprendere Adamonis senza però riuscire a impensierire seriamente il portiere ospite: le conclusioni risultano troppo morbide per trasformarsi in vere occasioni da gol.

Dall’altra parte, il Sudtirol ringrazia anche l’imprecisione di Moncini. L’attaccante barese spreca infatti una ghiotta opportunità in area piccola, confermando una certa tendenza a temporeggiare troppo al momento decisivo e consentendo così il recupero della retroguardia altoatesina. Con il passare dei minuti il ritmo cala sensibilmente e la gara si incarta su sé stessa. Le idee scarseggiano, i portatori di palla del Bari faticano a trovare linee di passaggio e riferimenti offensivi utili per sviluppare una manovra fluida. Uno scenario che riflette perfettamente il peso della posta in palio: non una sfida per inseguire la Serie A ma una battaglia tesa e nervosa per conservare la categoria.

L’avvio di secondo tempo sorride al Sudtirol che rientra dagli spogliatoi con maggiore convinzione approfittando di un Bari apparso subito nervoso e poco lucido. Gli altoatesini aumentano il ritmo soprattutto nelle transizioni offensive mettendo in difficoltà la retroguardia pugliese con ripartenze rapide e grande intensità. A guidare i suoi è il capitano Casiraghi che prova a scuotere il match con una punizione dai circa venti metri: conclusione precisa sul secondo palo e grande risposta di Cerofolini decisivo nel negare il vantaggio agli ospiti con un autentico intervento salva-risultato.

La squadra di Castori cresce minuto dopo minuto, imponendo le proprie caratteristiche migliori: fisicità, aggressività e pressione costante nella zona nevralgica del campo. Il Bari, invece, arretra progressivamente il proprio baricentro soffrendo l’iniziativa avversaria e accumulando errori tecnici che alimentano ulteriormente la spinta del Sudtirol. Gli altoatesini continuano infatti a sviluppare gioco con continuità, trovando spazi tra le linee e penetrando con relativa facilità in una difesa pugliese apparsa sempre più lenta e vulnerabile con il passare dei minuti. Nonostante gli sforzi termina 0-0 una partita troppo importante per essere così sprecata.

Foto: SSC Bari

Il Bari é vivo, soffre ma batte l’Entella 2-0. La salvezza é ancora possibile

Primo maggio fortunato per il Bari di Moreno Longo che nella 37^giornata del campionato di Serie B ha affrontato la Virtus Entella vincendo per 2-0. Una partita imprevedibile sulla base degli episodi avvenuti – il rosso dapprima di Verreth e poi di Guiu – ma coerente con quanto i pugliesi (non) hanno mostrato sino ad ora. Mai un dominio totale ma sempre tanta, troppa, sofferenza. Il destino però è ancora dalla parte dei biancorossi complici anche i risultati delle altre dirette concorrenti. A segno Moncini 46′, Maggiore 90′ + 7′.

Primo tempo all’insegna dell’equilibrio agonistico tra Bari ed Entella, due squadre consapevoli della posta in palio. Il primo squillo è degli ospiti: al 15’ l’ex Benedetti sfiora il vantaggio con un colpo di testa che si stampa sul palo di un Cerofolini battuto. Un brivido per il Bari, che fatica inizialmente a trovare spazi. I biancorossi provano ad accendersi sulla corsia sinistra con Rao, tra i più intraprendenti, ma le sue iniziative non riescono mai a impensierire davvero Del Frate. Al 27’, però, arriva la prima vera occasione pugliese: una splendida trivela dello stesso Rao disegna una traiettoria insidiosa, deviata in angolo dal portiere ospite.

L’Entella, dal canto suo, si conferma una squadra pericolosa soprattutto in contropiede, mostrando un atteggiamento altamente propositivo ed offensivo. Il Bari, con il passare dei minuti, sembra però aumentare i giri del motore, dando segnali di crescita in una sfida che resta apertissima e carica di tensione. La svolta per i padroni di casa arriva nel recupero con la rete di Gabriele Moncini (47′) che si coordina su colpo di testa di Braunoder ed infiamma la porta di Del Frate.

La ripresa si apre con un episodio destinato a cambiare l’inerzia della gara. Il Bari resta in dieci uomini per l’espulsione di Matthias Verreth, punito con il cartellino rosso dopo un contrasto a terra con Guiu. Un’azione confusa, in cui il giocatore ospite aveva inizialmente spinto il centrocampista biancorosso, ma la reazione del numero 29, avvenuta proprio sotto gli occhi del direttore di gara, non è sfuggita all’arbitro, che ha optato per il provvedimento più severo, per certi versi anche in maniera discutibile.

Un’ingenuità che pesa come un macigno sulla squadra di Longo, costretta a ridisegnare immediatamente assetto e priorità. Con l’inferiorità numerica, i pugliesi abbassano inevitabilmente il baricentro, scegliendo un atteggiamento più prudente. La necessità di difendere il risultato prende il sopravvento su qualsiasi ambizione offensiva: il Bari si compatta nella propria metà campo, consapevole dei propri limiti e del rischio di esporsi troppo. Una scelta quasi obbligata, per evitare che l’equilibrio della partita possa spezzarsi definitivamente a favore degli avversari.

Chi di spada ferisce, di spada perisce. Entella in dieci dal 75′ in seguito ad un ennesimo fallo pericoloso di Guiu che viene invitato a dirigersi negli spogliatoi dal direttore di gara. In chiusura la rete di Giulio Maggiore al 90′ +7′: palo colpito da Esteves e gol su deviazione. Simbolico lo striscione esposto al San Nicola dai gruppi organizzati che anche negli scorsi giorni avevano manifestato il proprio disappunto nei confronti della situazione che i biancorossi stanno vivendo. Il messaggio lanciato dalla curva: “Pazienza e sostegno ricambiati con vergogna e fallimento!”.

Foto: SSC Bari

Ko del Bari ad Avellino: i lupi dominano contro biancorossi inesistenti

Si conclude con un’amara sconfitta la 36^giornata del campionato di Serie B per il Bari di Moreno Longo che si arrende nel campo dell’Avellino per 2-0 in una partita mai decollata per gli ospiti e sempre gestita dai lupi. A segno Besaggio 67′ e Palumbo 79′.

Il primo tempo si sviluppa su un canovaccio chiaro: Avellino più aggressivo e propositivo, Bari più attendista e ancora alla ricerca della giusta chiave per rendersi davvero pericoloso. L’avvio di gara è equilibrato con due squadre attente a non scoprirsi troppo. Il primo vero squillo arriva al 14’: è l’Avellino a rendersi pericoloso con Bisaggio che conclude di poco a lato al termine di un’azione ben costruita. I padroni di casa danno l’impressione di avere un passo in più nella fase offensiva, mentre il Bari si affida a una manovra contenitiva.

I lupi spingono con continuità, in particolare sulla corsia sinistra, dove Besaggio si trasforma in una vera e propria mina vagante, mettendo in difficoltà la retroguardia biancorossa. Il Bari prova timidamente a reagire intorno al 20’: Rao serve un pallone tagliato verso Moncini, ma l’intervento puntuale della difesa biancoverde sventa la minaccia. Pochi minuti dopo, al 24’, lo stesso Rao tenta un nuovo cross mancino sul secondo palo, senza però trovare compagni pronti alla finalizzazione.

Al 25’ è ancora i biancorossi si fanno vedere con Braounoder che prova la conclusione dalla distanza su sviluppo di palla inattiva. Lo schema studiato da Longo sorprende momentaneamente la difesa avellinese, ma non produce effetti concreti. L’Avellino continua a premere e al 31’ costruisce un’altra grande occasione: Besaggio, sugli sviluppi di un rimpallo, si coordina e lascia partire un potente tiro diretto sul secondo palo trovando la pronta risposta di Cerofolini.

Se i lupi appaiono più intraprendenti con verticalizzazioni decisione, il Bari fatica a costruire gioco con continuità, preferendo rallentare i ritmi e gestire il possesso senza affondare con convinzione.

Ripresa che cambia subito volto allo stadio Partenio-Lombardi con il Bari che prova ad alzare il baricentro e a rendersi più incisivo rispetto alla prima parte della partita. Al 49’ i pugliesi hanno una grande occasione in contropiede con Braounoder che si ritrova in una situazione di 2 contro 2: l’azione, però, viene gestita male e si spegne senza esito confermando la scarsa lucidità sotto porta degli uomini di Longo.

L’Avellino non resta a guardare e al 56’ sfiora il vantaggio con Russo, protagonista di una conclusione pericolosissima deviata con un intervento prodigioso da Cerofolini. Proprio dopo questa giocata nasce un momento di tensione tra i due, segno di una gara sempre più accesa anche sul piano nervoso. Il gol è nell’aria e arriva al 67’: a sbloccare il match è Besaggio, senza dubbio il migliore in campo.

L’azione nasce da un inserimento centrale di Sounas, che serve un pallone perfetto verso l’area piccola; Besaggio si fa trovare pronto e scarica in rete con forza, premiando la sua prestazione dominante. Il Bari accusa il colpo e non riesce a reagire tirando i remi in barca prima del fischio finale. L’Avellino, invece, continua a gestire con sicurezza e chiude definitivamente i conti al 79’, quando Palumbo mette la firma sul 2-0.

Una vittoria netta per i lupi che hanno interpretato la gara con maggiore intensità e qualità, mentre per il Bari resta la solita prestazione da dimenticare mai realmente decollata.

Foto: SSC Bari

Da Cannito a Izzo, da Favilli a Leccese: casi e caos mentre il Bari si gioca la vita. Da oggi in ritiro

La settimana biancorossa si apre nel segno delle polemiche e delle provocazioni, alimentando il clima in vista della sfida di venerdì contro l’Avellino. A tenere banco, da un lato, le dichiarazioni del sindaco di Barletta, Mino Cannito, dall’altro, la risposta sui social del difensore irpino Armando Izzo, che ha riacceso una rivalità mai sopita.

Il riferimento, infatti, non è casuale ma affonda le radici nel 2022, quando il difensore del Bari Raffaele Pucino ironizzò sull’eliminazione dell’Avellino dai playoff con un post provocatorio: «I’m so sorry… A me spiace e a te?», taggando l’allora compagno, oggi Direttore Sportivo biancorosso, Valerio Di Cesare. Un episodio che spiega la replica di Izzo, letta da molti come una sorta di resa dei conti a distanza.

A rendere il clima ancora più incandescente sono arrivate anche le parole dell’ex attaccante biancorosso Andrea Favilli che, ai microfoni di Prima Tivvù e riportate da tuttoavellino.it, ha parlato di un “Partenio” pronto a trasformarsi in una bolgia. Un segnale chiaro di quanto la sfida sia sentita in casa Avellino, anche alla luce della sconfitta del Cesena nell’ultimo turno contro il Palermo (2-0), che riapre le speranze playoff per gli irpini.

Sul fronte istituzionale, il sindaco di Bari Vito Leccese ha criticato le dichiarazioni del collega barlettano, ritenute irrispettose non solo per la città ma anche per l’intera tifoseria biancorossa. Intanto, mentre il clima resta rovente, nelle ultime ore si era fatta strada anche l’ipotesi di una possibile variazione dell’orario della gara valida per la 36ª giornata di Serie B per motivi di sicurezza e ordine pubblico. Il successivo incontro tra Questura ed Istituzioni ha disposto l’inizio della partita alle ore 21:00 come da programma.

“Spero che il Bari retroceda in Serie C”, il caso Cannito: lasciate la politica fuori dal calcio

Nei giorni scorsi abbiamo cercato di contattare il sindaco di Barletta, Mino Cannito, finito al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni sulla possibile retrocessione del Bari. Tutto nasce dalla promozione del Barletta in Serie C, arrivata al termine di undici anni di assenza dalla categoria. In quell’occasione, Cannito aveva commentato con una battuta che non è passata inosservata: «L’anno prossimo noi avremo squadre come Catania, Foggia, Salernitana, spero anche il Bari, me lo auguro. Non me ne voglia il sindaco Leccese ma è una mia aspirazione».

Parole che hanno suscitato la reazione immediata dei tifosi biancorossi che sui social hanno espresso forte disappunto ed indignazione. Il riferimento al primo cittadino di Bari, Vito Leccese, ha contribuito ad alimentare ulteriormente il dibattito anche perchè non sembrava essere lui il reale destinatario della frase provocatoria. Dopo un primo tentativo di contatto con esito negativo, Cannito ha pubblicato sui social un lungo messaggio di scuse, giudicato da molti poco convincente. Resta però il dubbio sulla natura delle sue dichiarazioni: semplice sfottò sportivo o un messaggio con sfumature più politiche?

Le diatribe politiche tra il Sindaco Cannito e l’attuale Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, principale (se non unico) sostenitore della “causa Bari calcio”, sono note nel panorama politico. I due rappresentano di fatto due fazioni opposte (centrodestra – centrosinistra) e Cannito già nel lontano 2024 aveva dato prova di voler rendere ostili i rapporti tra la BAT e Bari con un’altra dichiarazione infelice: “I baresi non ci amano”. Frase che trovò la risposta immediata dell’ex sindaco di Bari Decaro.

Nel frattempo, nessuna presa di posizione ufficiale è arrivata né dal Comune di Bari né dall’entourage del presidente del club biancorosso, Luigi De Laurentiis. Un silenzio che, secondo alcuni osservatori, alimenta il dibattito sul ruolo e sulla rappresentanza istituzionale attorno alla squadra.

Bari umiliato al San Nicola, tutto facile per il Venezia: netto 0-3. Spettro retrocessione?

Aiutati che Dio ti aiuta, recita un noto proverbio secondo cui è necessario impegnarsi in prima persona per risolvere i problemi prima di attendere un aiuto divino. Questo è quanto il Bari non ha fatto nella partita odierna contro la capolista Venezia. Distratti, poco precisi ed inattivi i biancorossi subiscono un pesante 3-0 frutto più di errori personali che di maestria dell’avversario. A segno Haps 19′, 45’+1′ e Adorante 52′.

Non c’è margine per distrazioni quando in palio c’è la promozione nel campionato di massima serie. Lo sa bene il Venezia di mister Stroppa, chiamato a rispondere sul campo dopo il netto 3-0 rimediato dal Monza contro la Sampdoria nella serata di ieri. Nonostante l’assenza dei tifosi ospiti sugli spalti a causa del divieto di trasferta i lagunari imbastiscono le fila del gioco con ordine e lucidità gestendo il possesso palla con equilibrio.

I primi rintocchi della partita scorrono senza particolari sussulti con gli ospiti padroni del palleggio ma senza affondi decisivi. Al 19′ arriva la svolta con un cross proveniente dalla destra, Cerofolini non trattiene il pallone favorendo l’inserimento di Haps che sfrutta l’errore e deposita in rete il gol del vantaggio. Questo, un episodio che non fa altro che confermare il trend del Bari.

I gol subiti più che per meriti degli avversari nascono da disattenzioni ed incertezze dei biancorossi, aspetti che pesano come macigni in un’altra stagione da dimenticare. Il Bari prova a cambiare marcia nei minuti finali del primo tempo alzando il baricentro e cercando di sorprendere il Venezia con rapide ripartenze. I pugliesi sfiorano il pareggio con le iniziative di Rao e Braunoder ma senza riuscire a concretizzare.

E’ proprio la mancanza di precisione nella fase di finalizzazione a condannare i biancorossi. Mentre il Bari tenta di trovare la giusta intesa tra esterni ed attaccante, i lagunari ne approfittano con cinismo segnando la rete del 2-0: su un ennesimo errore difensivo Haps si inserisce tra Cistana ed Odenthal firmando la sua doppietta.

Non c’è due senza tre recita l’incipit della ripresa. Adorante chiude definitivamente i giochi al 52′ trasformando un cross centrale nella rete del 3-0. Un risultato che spegne le labili speranze dei pugliesi di poter riaprire il match. Nel finale il Venezia gestisce senza affanni abbassando i ritmi e consolidando il possesso palla.

Foto: SSC Bari

Longo alla vigilia di Bari-Venezia: “Non serve guadare le altre. Pucino? Abbiamo altro a cui pensare ora”

Il passato non può essere cancellato ma si può trarre spunto da esso. Il Bari nel pomeriggio di domani alle ore 15:00 dovrà provare ad invertire la rotta con una big del campionato: la capolista Venezia. Per i lagunari un cammino che parrebbe essere indirizzato alla vittoria diretta del campionato di Serie B ma i pochi punti che separano la squadra di Stroppa dal Monza non consentono ancora di poter assaporare una promozione matematica.

Se da un lato c’è chi ha già i gadget da festeggiamenti in serbo, dall’altro c’è chi dovrebbe lottare per evitare la retrocessione in Serie C. Questa, una macchia troppo grande da poter accettare oltre ad un immenso disonore per la piazza pugliese. La settimana giunta in dirittura d’arrivo ha visto il tecnico piemontese Moreno Longo fare i conti non solo con l’importante preparazione della partita ma anche con un clima non idilliaco a causa delle polemiche “da bar” innescate dall’esclusione di capitan Pucino dalla lista dei convocovati per Monza. Alle ore 13:00 si è tenuta l’abituale conferenza stampa alla vigilia di Bari-Venezia.

Analisi dell’avversario – “Servirà un Bari perfetto perchè affrontiamo la prima della classe con valori importanti. La nostra gara dovrà essere attenta e senza sbavature a livello fisico. La mole che il Venezia impone è elevata. Il Bari dovrà sfruttare le opportunità che ci serviranno con cinismo. Non serve guardare le altre se non si fanno punti”.

Fase di non possesso – “Non ti devi permettere di abbassare la concentrazione che sia su un fallo o altro. Nella categoria ci sono errori macroscopici ma noi dobbiamo pensare alle nostre distrazioni. Il gol subito a Monza è frutto di una nostra svista. Nel momento in cui c’è stata la rimessa laterale ci siamo fermati. Ecco noi dobbiamo evitarlo e rimanere sempre concentrati”.

Approccio alle big –Bisogna essere realisti. Quando affronti queste squadre non è il non voler cambiare atteggiamento il punto ma ciò che l’avversario ti concede di fare. Loro se sono in giornata ti mettono li e tu puoi solo capitalizzare le occasioni che ci sono in ripartenza. Pensare di poter dominare le grandi lo si può anche fare ma se ti apri e concedi distanze diventa complicato e difficile. Questo Bari non se lo può permettere in questo momento.

I subentranti – “Sappiamo quanto possono incidere. E’ un elemento che può spostare in termini di risultato perchè se entri e riesci a determinare mutano gli equilibri della squadra. Noi ci auguriamo sempre che quando si fanno delle scelte, dei cambi, lo si fa sia perchè obbligati sia perchè speriamo di migliorare i trend dei secondi tempi dove spesso si decide l’esito di una partita”.

Indisponibili – “Fuori Darboe, Dickmann, Verreth, Esteves e Dorval invece squalificato. De Pieri è rientrato in gruppo ma non può ancora partire dal primo minuto”.

Caso Pucino –Dopo la partita di Monza non sono stato lapidario ma ho detto la verità. Non ha senso che esista questa situazione perchè siamo a quattro giornate dalla fine e si deve pensare ad altro. Non abbiamo un gruppo sfaldato ma vorrei essere chiaro nel dire che non abbiamo tempo di pensare al singolo. Il gruppo è unito e ci sono giocatori con un profilo umano elevato”.

Poche parole e più fatti – “A Monza si è fatto un buon primo tempo dove ti sei andato a giocare una partita con attenzione. Questo dobbiamo essere bravi a portarlo per 95′. Noi lavoriamo per essere perfetti anche se sappiamo che è una cosa complicata. Contano molto anche gli episodi. Il calcio è costituito anche da errori e noi dobbiamo cercare di limarli il più possibile sfruttando quelli che gli altri potrebbero commettere. Purtroppo le partite vanno anche in modo diverso da come le prepari”.

Foto: SSC Bari

Differenza economica tra Serie A e Serie B: il divario è incolmabile?

Se segui il calcio sai sicuramente che ogni weekend è un momento molto atteso, tra le previsioni per oggi, le quote, le discussioni e le partite. La Serie A e la Serie B sono senza dubbio le due leghe più seguite, però sembrano essere vicine solo sulla carta perché la differenza di ricavi si fa sentire sempre di più. Il sistema è lo stesso, ma il funzionamento cambia molto tra una lega e l’altra.

Il muro più alto resta quello dei diritti TV che pesano molto

La differenza vera non è solo nel prestigio, ma nel flusso di soldi che entra ogni anno. La Serie A distribuisce ai club circa 900 milioni di euro netti, mentre nel 2024/25 anche le ultime della classe hanno incassato dalla TV più di 25 milioni: Empoli 27,3, Monza 25,6 e Venezia 25,5. Per capire quanto pesa il salto basta guardare proprio il Venezia: nel bilancio 2023/24, quando era in Serie B, aveva registrato 2,6 milioni di ricavi TV; un anno dopo, in Serie A, quella voce è salita eccome.

La Serie B muove soldi importanti, ma resta un campionato molto fragile

Attenzione però, la Serie B non è povera in senso assoluto. Quasi mezzo miliardo di ricavi complessivi non è poco. Il problema è che quei soldi spesso non bastano a reggere la struttura dei club. Nella stagione 2023/24 la B ha chiuso con 473 milioni di ricavi, ma anche con 403,5 milioni di costo del personale, 252 milioni di altri costi operativi e una perdita netta di 274,1 milioni.

Qui entra in scena il paracadute per le retrocesse, che in teoria dovrebbe rendere meno traumatico il salto all’indietro. Dal 2025 il meccanismo è molto chiaro: il totale destinato ai club retrocessi è di 60 milioni, con quote da 10, 15 o 25 milioni in base alla permanenza recente in Serie A. Ma anche questo aiuto ha un limite, aiuta a restare vivi, non a risolvere il problema.

Il gap non è impossibile da ridurre, ma la promozione da sola non basta

Quindi, il divario non è incolmabile sul piano sportivo, perché una promozione può ribaltare i conti in fretta e infatti molte retrocesse restano competitive. Però sul piano strutturale la distanza resta enorme. La Serie A può contare su un pubblico più largo, più sponsor e più visibilità. Eppure, nonostante questi numeri, i club di A hanno comunque chiuso alcune stagioni in rosso e questo dice molto: se anche la Serie A fatica a stare in equilibrio, per la Serie B il margine di errore è ancora più piccolo. Chi guarda entrambi i tornei sa che la A è più gerarchica, mentre la B cambia faccia molto più in fretta. È anche per questo che alcuni appassionati la osservano quando si chiedono dove si può ottenere un maggiore valore nelle scommesse. Ma il punto è che l’incertezza sportiva della Serie B nasce anche da ricavi meno stabili, proprietàspesso più esposte e costi che continuano a correre. Per questo il gap non si chiude solo vincendo un campionato. Si riduce quando un club costruisce basi più solide, dallo stadio al commerciale, e smette di dipendere soltanto dal salto di categoria.

Pucino e le (non) parole del suo sfogo: quando l’Io viene prima del Noi

Non sempre scagliare la pietra e nascondere la mano risulta una strategia efficace. A volte, anzi, può trasformarsi in una miccia pronta a incendiare un ambiente già di per se provato e momentaneamente fragile. Questo è il caso delle parole pubblicate sul profilo Instagram dal biancorosso Raffaele Pucino il cui messaggio che apparentemente vorrebbe smorzare le polemiche rischia nei fatti di alimentarle.

Il pregresso. Il numero venticinque del Bari non era stato convocato per la trasferta di Monza e secondo quanto riferito dall’ufficio stampa della società ciò era da ricondurre ad una mera scelta tecnica di mister Longo. Difatti, il tecnico biancorosso aveva spiegato di aver optato per profili differenti in quella specifica circostanza. Parrebbe non esserci alcun tipo di retropensiero alla base se non fosse che rumors sorti già dalla passata stagione sostenevano che tra Pucino e Longo non ci fosse mai stato un rapporto idilliaco.

Senza entrare nelle narrazioni precise di cui sono a conoscenza solo i protagonisti della vicenda e non volendo alimentare un gioco del telefono errato, una domanda potrebbe sorgere spontanea ai più: se non si vuole alimentare la polemica in un momento storico in cui occorrerebbe solo sostenere la causa Bari, che motivo ci sarebbe di rendere pubblico uno sfogo non richiesto sul proprio profilo social?

In questo momento non è tempo delle polemiche né delle spiegazioni”, scrive il difensore del Bari. Anche se, è proprio scegliendo di intervenire – se pur affermando di non voler parlare – che Pucino finisce per lanciare un segnale ambiguo ma nemmeno tanto velato: “In queste ore sono uscite tante parole e ricostruzioni su vicende passate [..]. La cosa più importante per me è una sola: dare tutto per questa maglia e contribuire a raggiungere l’obiettivo della permanenza in serie b con il Bari”. Non essendo realmente il tempo giusto per esporre beghe da spogliatoio, la linea più coerente sarebbe stata una sola: il silenzio totale.

Invece no. Il messaggio lanciato è tutt’altro che neutro. Quella del tesserato SSC Bari è difatti una presa di posizione parziale. Il campano lascia intendere molto senza chiarire nulla: “Per rispetto dei miei compagni, della società, dello staff e soprattutto dei tifosi preferisco restare in silenzio e concentrarmi solo sul campo. Parlare adesso non aiuterebbe nè a me nè alla squadra”. Nessun riferimento al tecnico Moreno Longo il cui mancato nome appare come una conferma rispetto al clima ostile che intercorrerebbe tra i due.

Il punto che sembra sfuggire a Pucino è uno solo ed anche alquanto basilare: in un momento così delicato, ogni parola pesa come un macigno, soprattutto quelle non dichiarate ma lasciate indentere. Asserire che “non è il momento di parlare” equivale comunque ad entrare nel vivo del dibattito senza assumersi a pieno la responsabilità. Un atteggiamento che potrebbe essere interpretato come un semplice sfogo ma che in realtà cela finalità diametralmente opposte.

I tifosi, già provati da una stagione complicata in Serie B causata in prima persona da un agglomerato di giocatori senza mordente ed identità, non chiedono proclami, ma chiarezza. Se ci sono “vicende passate” da palesare, accennarle senza approfondire il tutto rischierebbe solo di generare sospetti oltre che alimentare malumori. Pucino parla di rispetto, un principio condivisibile, certo. Ma il rispetto, in certi momenti, passa anche dalla coerenza. E tra il dire “non voglio alimentare polemiche” e il pubblicare un messaggio che inevitabilmente le alimenta, la distanza è tutt’altro che sottile.