Omicidi di Lello Capriati e Filippo Scavo, blitz antimafia all’alba: 11 arresti e 3 fermi. Duro colpo ai clan

Sono 11 le persone arrestate e 3 quelle fermate nell’ambito delle indagini sugli omicidi di Lello Capriati, assassinato a Bari il primo aprile 2024 e di Filippo Scavo, il 43enne ucciso a colpi di arma da fuoco lo scorso 19 aprile nella discoteca Divine Club di Bisceglie, nel nord Barese.

Le persone coinvolte sono ritenute esponenti dei clan baresi rivali Strisciuglio e Capriati ai quali sono riconducibili gli ultimi episodi di sangue, avvenuti a Bari e a Bisceglie. Eseguiti anche perquisizioni e sequestri. L’operazione è condotta da carabinieri, polizia e guardia di finanza coordinati dalla Dda di Bari.

Omicidio Filippo Scavo, la vedova di Lello Capriati su TikTok: “Prima o poi la pagherete. Dio vede e provvede”

Dall’omicidio di Lello Capriati a quello di Filippo Scavo. Un delitto che riaccende i riflettori sulle tensioni mai sopite tra i clan baresi Capriati e Strisciuglio e che gli investigatori collegano a vecchi contrasti e possibili regolamenti di conti.

Scavo era già finito al centro di episodi di tensione: pochi giorni prima dell’assassinio di Lello Capriati, aveva avuto un acceso confronto con Christian, figlio della vittima. Un episodio che non era degenerato nell’immediato, ma che secondo gli inquirenti potrebbe inserirsi nella spirale di violenze culminata prima con l’omicidio di Lello e ora con quello dello stesso Scavo.

Determinanti per le indagini sono le immagini delle telecamere di sorveglianza del locale “Divinae”, che hanno ripreso la scena del delitto. A rendere ancora più preoccupante il contesto è un video pubblicato sui social da Maria Lorusso, vedova di Capriati, un giorno fa.

Nel filmato, accompagnato da un messaggio dal tono minaccioso, si allude a una sorta di giustizia inevitabile. “È tutto scritto. Prima o poi la pagherete: ricorda che Dio prima vede e dopo provvede. Baci, col cuore, io sempre aspetto il sole”, si legge. E i commenti al video sembrano riflettere un sentimento di vendetta, con frasi che evocano attese e ritorsioni.

Omicidio Lello Capriati a Torre a Mare, pistola portata via dal luogo del delitto: Angela De Cosmo a processo

Rinviata a giudizio Angela De Cosmo, la 36enne che si trovava in compagnia del pregiudicato Raffaele Capriati, detto Lello, la sera del 1 aprile 2024 quando l’uomo, nipote del boss Antonio Capriati di Barivecchia, fu ucciso a colpi di pistola in un agguato.

L’accusa è di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo prenderà il via il 3 febbraio 2026.

Stando alle indagini quando Capriati fu colpito e ferito a morte, De Cosmo avrebbe nascosto la pistola che l’uomo aveva con sé e ne avrebbe fatto perdere le tracce. L’arma, notata da alcuni testimoni, non è più stata trovata.

La donna quella sera si trovava alla guida della Fiat 500 a bordo della quale, come passeggero, c’era Capriati. I due avevano trascorso la serata insieme nel quartiere Torre a Mare.

In via Bari l’auto fu avvicinata da una moto con a bordo due persone, una delle quali sparò i colpi di pistola che uccisero Capriati. Per gli inquirenti, la pistola che il pregiudicato aveva con sé cadde quando il suo corpo fu spostato sulla barella: De Cosmo, a quel punto, l’avrebbe presa e nascosta.

Omicidio Lello Capriati a Torre a Mare, pistola portata via: Angela De Cosmo rischia di finire a processo

Angela De Cosmo, la 36enne di Triggiano arrestata con l’accusa di aver portato via dal luogo del delitto la pistola di Raffaele Capriati, il 41enne ucciso la sera del 1° agosto a Torre a Mare, potrebbe finire a processo.

Il pm Marco D’Agostino ha chiesto il rinvio a giudizio e la donna comparirà dinanzi al gip il prossimo 17 dicembre. La 41enne fu arrestata .con le accuse di detenzione e porto illegale di arma da fuoco con l’aggravante di aver aiutato un club mafioso e poi rimessa in libertà dal Tribunale del Riesame che accolse il ricorso della difesa per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.

Quella sera si trovava in auto con la vittima. Una moto si è affiancata all’auto su cui Capriati e De Cosmo erano a bordo, una delle due persone in sella ha sparato e ucciso Lello Capriati. De Cosmo è rimasta illesa, ha percorso qualche metro, prima di fermarsi ad una fermata del bus.

Durante l’interrogatorio di garanzia, De Cosmo aveva dichiarato di non aver visto cadere l’arma dalla tasca della vittima, di non averla raccolta e di non averla portata via.

Bari, trovati in possesso di droga e armi: i cugini Loreta e Christian Capriati finiscono a processo

I cugini Loreta e Christian Capriati, 32enne e 20enne nipoti del boss Antonio Capriati, finiscono a processo a meno di un mese dall’arresto. Il pm ha disposto per entrambi la citazione a giudizio, la difesa può ora valutare riti alternativi come quello abbreviato.

Entrambi si trovano agli arresti domiciliari. Loreta è la figlia di Domenico ‘Mimmo’ Capriati, ucciso nel 2018 con 12 colpi di mitraglietta (per il suo omicidio in due, Domenico Monti e Maurizio Larizzi, sono stati recentemente condannati all’ergastolo in primo grado). Christian, invece, è il figlio di Raffaele (‘Lello’), ucciso il primo aprile del 2024 mentre si trovava in auto nel quartiere Torre a Mare di Bari.

I due furono trovati in possesso di una pistola, 8 proiettili, 11 grammi di marijuana in 10 bustine e 4 grammi di cocaina divisi in 4 ‘cipolline’, oltre che di 150 euro, nel corso di un controllo dei carabinieri avvenuto a Bari vecchia la notte tra 28 e 29 gennaio.

I soldi sono stati trovati in un borsello che Christian Capriati aveva addosso, la droga e l’arma le aveva invece Loreta. La pistola, come accertato dai militari, era stata rubata nel 2020 a Casoria (Napoli), e al momento del controllo era carica e senza sicura.

Ai carabinieri, Christian ha raccontato come l’arma e la droga fossero sue, e che avesse chiesto alla cugina di tenerle per un attimo. Tanto che, durante il controllo, è stato lo stesso 20enne a dire a Loreta di consegnarle. Il giovane, come rilevato dagli inquirenti, è da tempo inserito nel circuito della droga, la cugina è incensurata. Per entrambi è stato riconosciuto il pericolo di reiterazione dei reati (a loro sono contestati detenzione abusiva d’arma, ricettazione, detenzione di stupefacenti) e la loro pericolosità.

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Omicidio Lello Capriati, il Riesame accoglie il ricorso: la 35enne Angela De Cosmo torna libera

Angela De Cosmo, la 35enne di Triggiano arrestata con l’accusa di aver portato via dal luogo del delitto la pistola di Raffaele Capriati, il 41enne ucciso la sera di Pasquetta a Torre a Mare, torna libera. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della difesa che ha insistito per l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.

Durante l’interrogatorio di garanzia, De Cosmo aveva dichiarato di non aver visto cadere l’arma dalla tasca della vittima, di non averla raccolta e di non averla portata via. La donna, amante della vittima, si trovava rinchiusa nel carcere di Trani dal 5 giugno. Secondo la Procura è “concreto e reale” il rischio che la pistola possa essere utilizzata per vendicare la morte di Lello Capriati. La 35enne era accusata di detenzione e porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico commessi con l’aggravante mafiosa. Quella sera si trovava in auto con la vittima. Una moto si è affiancata all’auto su cui Capriati e De Cosmo erano a bordo, una delle due persone in sella ha sparato e ucciso Lello Capriati. De Cosmo è rimasta illesa, ha percorso qualche metro, prima di fermarsi ad una fermata del bus. Qui c’erano due ragazze minorenni. “Sono scesa dall’auto e delle ragazze si sono fermate. Ho chiesto loro di aiutarmi”, ha aggiunto.

Le due hanno dato una versione differente dell’accaduto. “La donna ha aperto lo sportello, è scesa dalla macchina, molto agitata, si è seduta su una panchina e ha chiesto di aiutarla e di chiamare qualcuno – raccontano -. Continuava a ripeterlo in continuazione. Seduto nella macchina dal lato passeggero c’era un uomo riverso sul sedile che io credevo fosse svenuto. Abbiamo chiamato il 118 e nel frattempo ho visto che l’uomo non era svenuto ma era morto e l’ho detto ai soccorritori. Mentre spostavano quell’uomo sulla barella gli è caduta una pistola, non so dire che pistola fosse. Ricordo che aveva il manico marrone. La donna che era con lui l’ha raccolta, se l’è messa in tasca, si è rimessa in macchina ed è andata via”.

Omicidio Lello Capriati, pistola portata via. Angela De Cosmo nega tutto nell’interrogatorio: “Non l’ho presa io”

Angela De Cosmo, la 35enne di Triggiano arrestata la scorsa settimana con l’accusa di aver portato via dal luogo del delitto la pistola di Raffaele Capriati, il 41enne ucciso la sera di Pasquetta a Torre a Mare, ha negato tutto. Durante l’interrogatorio di garanzia, ha detto di non aver visto cadere l’arma dalla tasca della vittima, di non averla raccolta e di non averla portata via. La donna, amante della vittima, si trova rinchiusa nel carcere di Trani dal 5 giugno. Secondo la Procura è “concreto e reale” il rischio che la pistola possa essere utilizzata per vendicare la morte di Lello Capriati, ma il racconto fornito dalla De Cosmo non aiuta.

La 35enne, accusata di detenzione e porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico commessi con l’aggravante mafiosa, si trovava in auto con la vittima. Per la Dda di Bari l’arma rimane ancora nella sua disponibilità e potrebbe essere utilizzata “per commettere delitti contro i responsabili dell’agguato”. Una moto si è affiancata all’auto su cui Capriati e De Cosmo erano a bordo, una delle due persone in sella ha sparato e ucciso Lello Capriati. De Cosmo è rimasta illesa, ha percorso qualche metro, prima di fermarsi ad una fermata del bus. Qui c’erano due ragazze minorenni. “Sono scesa dall’auto e delle ragazze si sono fermate. Ho chiesto loro di aiutarmi”, ha aggiunto.

Fondamentale è stata anche la testimonianza delle due. “La donna ha aperto lo sportello, è scesa dalla macchina, molto agitata, si è seduta su una panchina e ha chiesto di aiutarla e di chiamare qualcuno – raccontano -. Continuava a ripeterlo in continuazione. Seduto nella macchina dal lato passeggero c’era un uomo riverso sul sedile che io credevo fosse svenuto. Abbiamo chiamato il 118 e nel frattempo ho visto che l’uomo non era svenuto ma era morto e l’ho detto ai soccorritori. Mentre spostavano quell’uomo sulla barella gli è caduta una pistola, non so dire che pistola fosse. Ricordo che aveva il manico marrone. La donna che era con lui l’ha raccolta, se l’è messa in tasca, si è rimessa in macchina ed è andata via”

Omicidio Lello Capriati, oggi l’interrogatorio di Angela De Cosmo. Si cerca la pistola portata via: ipotesi vendetta

Nella giornata di oggi è previsto l’interrogatorio di Angela De Cosmo, la 35enne arrestata per aver portato via la pistola di Lello Capriati dal luogo dell’omicidio consumato nella serata di Pasquetta a Torre a Mare. La donna, amante della vittima, si trova rinchiusa nel carcere di Trani dal 5 giugno e potrebbe svelare altri dettagli sull’agguato e dove si trova l’arma.

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Omicidio Lello Capriati, porta via la pistola: arrestata la 35enne Angela De Cosmo. Ad incastrarla due ragazzine

È Angela De Cosmo la 35enne arrestata nella giornata di ieri con l’accusa di aver fatto sparire dal luogo del delitto la pistola che Raffaele Capriati, detto Lello, il 41enne ucciso la sera di Pasquetta a Torre a Mare, aveva addosso. I due avevano passato la serata in un b&b di Torre a Mare.

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Bari, porta via la pistola di Lello Capriati dopo l’omicidio: arrestata una donna. Si trovava in auto con la vittima

Nella mattinata odierna, personale della Squadra Mobile della Questura di Bari ha dato esecuzione all’Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti della donna che, la sera dello scorso 1° aprile, si trovava alla guida dell’auto su cui viaggiava Capriati Raffaele, detto Lello, figura di spicco dell’omonimo clan di tipo mafioso, nella circostanza rimasto vittima di un agguato mortale in Bari – Torre a Mare.

Con la doverosa premessa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, l’odierna indagata risponde dei reati di detenzione e porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico, commessi con l’aggravante mafiosa.

I fatti traggono origine dalla complessa e peculiare attività d’indagine strutturata nelle fasi immediatamente successive l’omicidio di Capriati Raffaele, quando gli investigatori della Squadra Mobile hanno potuto determinare che la vittima era in possesso di una pistola, caduta, dal corpo ormai esanime, nel momento in cui il personale sanitario si adoperava nel tentativo di rianimarlo. L’arma, nella circostanza, è stata recuperata con abilità dalla donna colpita dall’odierno provvedimento cautelare, la quale, atteso il trasferimento del Capriati sulla sopraggiunta ambulanza, rimanendo sempre alla guida della sua autovettura, si è allontanata dal luogo del delitto con la pistola a seguito, impedendone il successivo ritrovamento.

Imprescindibili, per la ricostruzione dei fatti, sono state le dichiarazioni assunte dai testimoni oculari dell’accaduto. Dopo le formalità di rito, la persona destinataria del provvedimento cautelare è stata condotta in carcere. È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.