Omicidio a Ceglie, Nardev Singh ucciso per testare la pistola: il 21enne Paolo Natale Guglielmi a processo

Paolo Natale Gugliemi, fratello del boss Luigi, sarà processato con il rito abbreviato. Il giovane è accusato di aver preso parte al commando che, la sera del 31 maggio scorso, uccise il 38enne Singh Nardev in un luogo abbandonato a Ceglie.

La vittima fu scelta a caso come “bersaglio umano” per testare la pistola acquistata poco prima per 250 euro. A rilevare i dettagli agghiaccianti è stato Michele Guglielmi, nipote di Paolo Natale e diventato collaboratore di giustizia.

Il processo prenderà via il prossimo 9 luglio. Nelle scorse settimane è stato chiesto il giudizio immediato per i due minorenni, di 17 e 18 anni.

Tutti e tre sono accusati di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa, detenzione e porto di un’arma clandestina e ricettazione.

Giovanni De Benedictis travolto e ucciso sulla Rutigliano-Conversano: il 44enne Antonio Busco a processo

Non ha solo investito e ucciso un anziano che stava tranquillamente andando per la sua strada in bicicletta, fuggendo e abbandonandolo al suo tragico destino: per farla franca ha falsamente denunciato, più di cinque mesi dopo, il furto dell’auto di sua proprietà con cui ha tamponato il ciclista, ha persino calunniato i carabinieri e ha tentato di crearsi un alibi per il giorno e l’ora in cui è accaduto il misfatto.

Ma adesso l’autore di questa sfilza di reati dovrà risponderne davanti alla giustizia e ai familiari della vittima, assistiti da Studio3A, anche se l’attesa sarà lunghissima: più di un anno e mezzo.

All’esito dell’udienza preliminare tenutasi il 22 aprile 2025 in Tribunale a Bari, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero della Procura barese, dott.ssa Angela Maria Morea, titolare del procedimento penale per il terribile sinistro costato la vita al settantasettenne di Capurso (Bari) Giovanni De Benedictis (in foto), il 26 maggio 2023, nella stessa città, lungo la Provinciale 240, il Gup dott.ssa Valeria Isabella Valenzi ha rinviato a giudizio Antonio Busco, 44 anni, pure lui di Capurso, con la pesante accusa di omicidio stradale pluriaggravato. L’imputato, che non ha chiesto riti alternativi decidendo di affrontare il processo, dovrà comparire per la prima udienza del dibattimento, avanti la prima sezione penale del Tribunale di Bari in composizione monocratica, giudice dott.ssa Carlotta D’Alessandro, il prossimo, lontanissimo 7 dicembre 2026, a conferma di come i tempi della giustizia in Italia, purtroppo, siano eterni.

Com’è tristemente noto De Benedictis, imbianchino in pensione, grande appassionato di ciclismo e cicloamatore e che, nonostante l’età, era in perfetta forma, quel “maledetto” mattino, alle 9, si stava appunto allenando in sella alla sua bici da corsa Bottecchia, come faceva quasi ogni giorno, stava percorrendo la Sp 240 Rutigliano-Conversano in direzione Conversano e procedeva rigorosamente a bordo strada, quando, all’altezza del km 15 (in foto, il luogo del sinistro), è stato inopinatamente tamponato, e con inaudita violenza, da un’auto pirata, che sarebbe risultata poi una Mercedes Classe B di colore grigio, e che lo ha scagliato a oltre venti metri di distanza dal punto d’urto: una serie di impatti tremendi, con la macchina e nella ricaduta al suolo, che hanno procurato all’anziano politraumi pesantissimi che non gli hanno lasciato scampo. Non bastasse la gravità dell’incidente causato, il conducente della vettura si è dileguato senza minimamente preoccuparsi delle condizioni della persona che aveva appena travolto.

Il fatto aveva destato unanime sdegno e sono scattate immediatamente le indagini da parte dei carabinieri delle stazioni di Rutigliano e di Capurso che in pochi giorni sono risaliti alla targa e al modello della vettura pirata nonché al suo proprietario, Busco appunto, notificandogli il successivo 2 giugno il decreto di sequestro del mezzo disposto dal magistrato inquirente nell’ambito dell’inchiesta. Peccato che la Mercedes Classe B nei giorni successivi sia stata ritrovata bruciata nelle campagne di Triggiano (Ba) e che il suo proprietario, più di cinque mesi dopo, ne abbia denunciato il furto che a suo dire sarebbe avvenuto proprio nelle prime ore del mattino del 26 maggio, il giorno e poco prima dell’investimento. Un castello di menzogne che però non ha retto di fronte all’inchiesta della Procura.

Il Sostituto Procuratore ha imputato al “pirata” innanzitutto il reato di omicidio stradale “perché cagionava la morte del ciclista Giovanni De Benedictis: specificamente, nel percorrere la Strada Provinciale 240, km 15+000, in condizioni non regolamentari, tamponava la bicicletta condotta dalla vittima che, per effetto dell’investimento, decedeva sul colpo. E ciò a causa di una condotta imprudente e negligente (colpa generica) e contraria alle statuizioni del codice strada (per violazione degli articoli 140 e 141 comma 2)” per citare la richiesta di processo della dott.ssa Morea. Il tutto con le aggravanti della fuga e dell’omissione di soccorso perché l’imputato, “quale conducente e proprietario dell’autovettura Mercedes Benz targata (omissis), dopo aver cagionato l’investimento di Giovanni De Benedictis, anziché fermarsi e prestare assistenza al ferito, che poi decedeva, si dava alla fuga” prosegue il magistrato.

Non bastasse, il Pm ascrive all’imputato anche il reato di “simulazione di reato” per aver denunciato presso la stazione dei carabinieri di Capurso in data 7 novembre 2023, “per assicurarsi l’impunità dei reati di omicidio stradale e fuga con omissione di soccorso, di aver subito il furto della sua autovettura nelle prime ore del 26 maggio 2023, ossia nel giorno stesso del sinistro. Senonché ciò denunciava falsamente circa sei mesi dopo il presunto furto, tant’è che dichiarava di esserne a conoscenza sin dal pomeriggio dello stesso 26 maggio per averlo appreso dalla moglie, sapeva che su detta autovettura gravava un provvedimento di sequestro probatorio disposto al Pubblico Ministero con atto del 31 maggio 2023 avendone ricevuto notifica il 2 giugno 2023, e aveva avuto notizia del rinvenimento a Triggiano della sua vettura incendiata nei giorni immediatamente prossimi al 9 giugno”.

Non solo. Busco dovrà rispondere anche di calunnia nei confronti dei carabinieri della stazione di Rutigliano. Infatti, scrive sempre il Pubblico Ministero nell’istanza di rinvio a giudizio, alla richiesta da parte dei carabinieri di Capurso, all’atto di acquisire, il 7 novembre 2023, la denuncia di furto della vettura, sul perché non lo avesse denunciato nell’immediatezza, l’imputato aveva dichiarato, testuale: “questa denuncia che oggi sporgo presso di voi avevo intenzione di presentarla il giorno 26 maggio stesso presso la caserma dei carabinieri di Rutigliano, ma quel personale non volle ricevere la denuncia”; circostanza rivelatasi anche questa naturalmente falsa. “In tal modo – scrive il Sostituto procuratore – attraverso tale mendace dichiarazione incolpava, o comunque accettava il rischio che i carabinieri di Rutigliano venissero incolpati di reati quali rifiuto/omissione di atti d’ufficio, pur sapendoli innocenti”. Tutti reati peraltro non nuovi per l’imputato, ma commessi “con recidiva reiterata quinquennale”.

Il magistrato inquirente peraltro ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di favoreggiamento personale anche per G. G., 44 anni di Bitritto, perché “aiutava A. B., dopo che questi il 26 maggio 2023 aveva investito mortalmente Giovanni De Benedictis, ad eludere le investigazioni dei carabinieri inquirenti fornendogli un falso alibi”. La donna, legata all’imputato da una relazione extraconiugale, infatti, escussa come persona informata sui fatti dai carabinieri di Capurso che indagavano sull’omicidio stradale, “dichiarava falsamente di avere trascorso assiema a Busco la giornata a partire dalle 8.30 (quindi, da prima del sinistro, ndr) fino al primo pomeriggio”.

I familiari di Giovanni De Benedictis per essere assistiti e ottenere giustizia, attraverso il responsabile della sede di Bari e Area Manager per la Puglia, Sabino De Benedictis, si sono affidati da subito a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha profuso ogni sforzo perché fossero date loro risposte mettendo anche a disposizione per la ricostruzione dell’incidente l’ingegnere cinematico forense Pietro Pallotti e ottenendo già per i suoi assistiti l’integrale risarcimento da parte della compagnia assicurativa dell’auto investitrice. Ora però i congiunti della vittima confidano anche in quella condanna esemplare invocata fin da subito dal figlio Vincenzo per il pirata della strada che aveva ucciso e abbandonato al suo destino il padre, richiesta che vale a maggior ragione adesso alla luce non solo delle gravissime responsabilità nella condotta di guida tenuta dell’imputato, ma anche di tutti gli ulteriori reati perpetrati senza alcuno scrupolo né un minimo di pentimento pur di non pagare per quanto commesso sulla strada. Ma, come detto, l’attesa del processo e, quindi, del verdetto, sarà purtroppo ancora lunghissima.

Morte Fabiana Chiarappa, tracce di sangue sull’auto: arrestato don Nicola D’Onghia. Si trova ai domiciliari

È stato arrestato e posto ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne indagato per omicidio stradale aggravato dalla fuga e omissione di soccorso, in relazione all’incidente in cui lo scorso 2 aprile è morta la 32enne Fabiana Chiarappa.

La donna viaggiava in sella alla sua moto sulla provinciale 172, tra Turi e Putignano, quando avrebbe perso il controllo del mezzo e sarebbe finita fuori strada, colpendo un muretto a secco.

Il parroco aveva raccontato che quella sera, mentre percorreva quella strada, aveva avvertito un rumore provenire dal pianale dell’auto ma non si era accorto né della moto né della ragazza.

Le tracce presenti sull’auto di don Nicola D’Onghia però sono di sangue. Lo dimostrano i primi risultati degli accertamenti svolti sulla Fiat Bravo del prete nei giorni successivi all’incidente. Ora, per gli inquirenti, resta intanto da capire se quel sangue sia quello della 32enne, rugbista e soccorritrice del 118, ma soprattutto se il possibile impatto tra la auto del sacerdote e Chiarappa abbia causato la morte della giovane o se questa, invece, sia avvenuta prima.

Poco dopo aver sentito il rumore, intorno alle 20.30, don Nicola D’Onghia si è fermato in una stazione di servizio per controllare eventuali danni all’auto, prima di rimettersi in macchina e tornare verso casa. Il parroco ha detto di aver appreso dell’incidente dalla stampa il giorno dopo e per questo, dopo aver consultato i propri legali (è assistito dagli avvocati Vita Mansueto e Federico Straziota), ha deciso di raccontare il tutto ai carabinieri.

Leporano, uccide la madre e le strappa il cuore: respinta l’istanza della perizia psichiatrica

La Corte d’Assise di Taranto ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica presentata dai difensori di Salvatore Dettori, l’ex sottufficiale della Marina militare di 46 anni, che confessò di aver ucciso il 14 novembre 2024 con diverse coltellate sua madre, Silvana La Rocca, ex insegnante di 73 anni, nel cortile della villetta in cui abitava la vittima, a Marina di Leporano, in provincia di Taranto.

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Altamura, il 30enne Cavotta ucciso davanti a moglie e figlio: chiesta condanna a 20 anni per Giovanni Loiudice

La Procura di Bari ha chiesto una condanna a 20 anni di reclusione nei confronti di Giovanni Loiudice, accusato dell’omicidio volontario di Massimiliano Cavotta, ucciso nel 2003 ad Altamura con sette colpi di pistola mentre tornava a casa insieme con la moglie ed il figlio di 3 anni.

Il 63enne imputato, a processo con rito abbreviato e reo confesso del delitto, è stato arrestato nel novembre scorso, a distanza di 21 anni dal fatto insieme a Nicola Centonze, 48 anni (il processo con rito ordinario inizierà il prossimo 6 maggio in Corte d’Assise a Bari).

I due rispondono di omicidio volontario premeditato, detenzione e porto di armi da fuoco, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Bari, Cavotta fu ucciso perché, in passato, avrebbe avuto dei contrasti con alcuni esponenti della criminalità organizzata altamurana e, nel febbraio precedente, avrebbe ferito a colpi di pistola proprio Loiudice. Il suo omicidio, dunque, sarebbe stato ordinato come ritorsione.

Nel processo si sono costituiti parte civile la Regione Puglia, il Comune di Altamura e i parenti di Cavotta, assistiti dall’avvocato Angelo Dibenedetto. Lo scorso 20 febbraio Centonze, ex collaboratore di giustizia, è stato arrestato (mentre era già in carcere) perché ritenuto il coordinatore dell’attentato dinamitardo del 5 marzo 2015, avvenuto nel locale Green Table di Altamura, in cui rimase ucciso il calciatore 27enne Domenico Martimucci. La sentenza per Loiudice è attesa per il prossimo 17 giugno.

Omicidio Paolo Stasi a Francavilla: chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per il 24enne Christian Candita

Ergastolo con isolamento diurno. è questa la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero della procura di Brindisi, Giuseppe De Nozza, nei confronti di Christian Candita, 24 anni, accusato di omicidio volontario in concorso del 19enne Paolo Stasi, ammazzato il 9 novembre del 2022 davanti alla sua abitazione a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi.

Per l’uccisione di Stasi in primo grado è stato condannato dal tribunale di minorenni a 20 anni di reclusione Luigi Borraccino (all’epoca dei fatti aveva 17 anni), ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Candita era alla guida dell’auto usata per raggiungere l’abitazione della vittima. Per gli investigatori l’omicidio del 19enne è riconducibile a un debito di 5mila euro contratto con Borracino da Stasi e dalla madre, Annunziata D’Errico, per il consumo di hascisc e marijuana che venivano confezionati ai fini di spaccio nell’abitazione della famiglia Stasi.

La donna ed il figlio poi ucciso avrebbero consumato la droga, ma l’avrebbero pagata solo in parte. Nell’ambito di questo processo davanti alla Corte d’Assise di Brindisi, lo stesso Borraccino e Candita sono indagati insieme ad altre persone, tra cui la madre di Stasi, per detenzione ai fini di spaccio.

Il pm ha chiesto l’assoluzione della donna, ritenendo però, che ci sia una presunta responsabilità morale della D’Errico per la morte del figlio. De Nozza, per l’attività di spaccio, ha chiesto una condanna a 7 anni e mezzo di reclusione per Candita e 10 anni per Borracino

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, il racconto del testimone oculare: “Li ho visti litigare e poi ho sentito gli spari”

“Ho visto due uomini litigare, in un primo momento pensavo fosse uno scherzo. Sono andato via e poi mi sono girato quando ho sentito gli spari”. Questo è il racconto in aula dell’unico testimone oculare dell’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Poggiofranco sotto la sua abitazione a colpi di pistola la sera del 18 dicembre 2023. A sparargli Salvatore Vassalli, carpentiere di Canosa.

Il testimone, all’epoca dei fatti minorenne, stava parcheggiando il suo scooter. “Ho visto un uomo sdraiato a terra, un altro su di lui che lo colpiva non so con che cosa. Non aveva la pistola in mano. Poi è scappato e ha raggiunto la macchina correndo”, ha poi aggiunto il 18enne.

La prossima udienza è fissata il 13 maggio quando sarà ascoltato Vassalli a cui sono contestate le aggravanti della crudeltà, della premeditazione, della minorata difesa della vittima e dei futili motivi.

Vassalli avrebbe nutrito un forte rancore nei confronti di Di Giacomo per una causa civile che sua figlia, negli anni precedenti, aveva intentato contro il fisioterapista, accusato di averle procurato delle lesioni permanenti dopo una manipolazione. La vittima fu aggredita poco dopo aver parcheggiato l’auto. Dopo aver esploso i colpi, Vassalli avrebbe infierito sul corpo del fisioterapista colpendolo per quattro volte alla testa.

Omicidio a Ceglie, Nardev Singh ucciso per testare la pistola: chiesto giudizio immediato per il 21enne Guglielmi

La Procura di Bari ha chiesto il giudizio immediato per Paolo Natale Guglielmi, il 21enne arrestato lo scorso 15 novembre per l’omicidio dell’indiano Nardev Singh e fratello del boss Luigi.

La vittima 38enne fu uccisa il 31 maggio scorso in un casolare abbandonato a Ceglie del Campo. Guglielmi entrò in azione insieme ad altri due giovanissimi, già a giudizio immediato davanti al Tribunale dei Minori. La prima udienza per loro è fissata al 15 maggio.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alla base del delitto la volontà dei giovani di provare una pistola, comprata al mercato nero, contro un bersaglio umano.

A Guglielmi vengono contestati i reati di omicidio volontario (aggravato dalla minorata difesa della vittima e dall’aver agito con minori), porto e detenzione d’arma clandestina e ricettazione.

La Procura di Bari ha poi anche chiesto l’archiviazione nei confronti di altri tre indagati, tutti 22enni, accusati di aver favorito la fuga degli attuali imputati dalla zona dell’omicidio subito dopo il delitto.

Omicidio a Sannicandro, il 19enne Decicco ucciso per vendetta: Alessio Gagliardi resta in carcere

Alessio Gagliardi resta in carcere. Il presunto assassino del 19enne Gabriele Decicco, ucciso con 5 colpi di una calibro 9 la sera del 17 dicembre 2024, davanti ad un distributore di bevande h24 in corso Vittorio Emanuele a Sannicandro di Bari, è accusato di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, oltre alla detenzione dell’arma usata per il delitto.

Nella giornata di ieri è rimasto in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, non rispondendo alle domande del gip. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il 23enne avrebbe agito su mandato di altre persone per vendicare un tentato omicidio commesso dal fratello e della madre della vittima.

Il giovane, travisato e con indosso un paio di guanti, è stato immortalato dalle telecamere mentre fuggiva a bordo di un monopattino dopo l’omicidio.

Omicidio a Sannicandro, il 19enne Decicco ucciso per vendetta: Gagliardi fa scena muta davanti al gip

Alessio Gagliardi, il 23enne di Sannicandro accusato di omicidio pluriaggravato per aver ucciso a colpi di pistola il 19enne Gabriele Decicco la sera del 17 dicembre scorso, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia.

Il giovane ha scelto di rimanere in silenzio. Nelle prossime ore il gip deciderà sulla convalida del fermo. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il 23enne avrebbe agito su mandato di altre persone per vendicare un tentato omicidio commesso dal fratello e della madre della vittima.

Il giovane, travisato e con indosso un paio di guanti, è stato immortalato dalle telecamere mentre fuggiva a bordo di un monopattino dopo l’omicidio.