Sanità Puglia, al Policlinico di Foggia impiantato per la prima volta un cuore artificiale: intervento su 68enne

Al policlinico di Foggia è stato impiantato per la prima volta un cuore artificiale. L’intervento è avvenuto su un cittadino Foggiano di 68 anni. L’intervento – spiegano dal policlinico – è avvenuto nella struttura complessa di cardiochirurgia, è perfettamente riuscito e il decorso post-operatorio procede regolarmente.

L’impianto è stato eseguito dalla équipe del prof. Domenico Paparella direttore della cardiochirurgia che sottolinea come “il paziente che abbiamo operato aveva trascorso diverso tempo in ospedale, era per questo motivatissimo a fare l’impianto dell’assistenza meccanica cardiaca. È ancora strettamente monitorato e sotto osservazione. È  il primo impianto di cuore artificiale a Foggia, altri ne seguiranno. Le condizioni del paziente lasciavano prevedere un fine vita a breve, mentre l’impianto del cuore artificiale sicuramente prolungherà la sua vita e ne migliorerà la qualità”.

“Registriamo in media circa 12 interventi chirurgici a settimana – rileva Giuseppe Pasqualone commissario straordinario del policlinico di Foggia – con una proiezione per il 2026 di oltre cinquecento interventi di cardiochirurgia previsti nel prossimo anno solare. Naturalmente con l’impianto di un cuore artificiale questo polo ospedaliero alza notevolmente l’asticella e si prepara a accogliere nuove sfide”.

“Un anno fa — ricorda Raffaele Piemontese vicepresidente della Regione Puglia e assessore alla Sanità — proprio qui al policlinico abbiamo inaugurato il reparto di cardiochirurgia come simbolo di un nuovo corso per la sanità del nord della Puglia. Oggi, con il primo impianto di cuore artificiale, quel progetto dimostra tutta la sua forza”.

Il report del Policlinico di Bari, in Puglia nascono 3mila neonati prematuri all’anno: 500 sono a rischio

Ogni anno in Puglia nascono circa 30mila bambini, di questi, 3mila sono prematuri, 500 sono considerati a rischio. Il dato, evidenziato dal Policlinico di Bari in una nota, è in linea con la media nazionale: in Italia il 10% dei nuovi nati è infatti pretermine, cioè nasce prima della trentasettesima settimana di gestazione.

Questi bambini sono accolti nelle strutture dotate di Terapia intensiva neonatale, che sono nove in tutta la regione. Il prossimo 17 novembre, in occasione della Giornata mondiale della prematurità, le fontane di piazza Moro e piazza Giulio Cesare Battisti, a Bari, si illumineranno di viola, il colore simbolo della prematurità.

Alle18.30, al teatro Piccinni, ci sarà invece una grande festa dedicata ai neonati prematuri e alle loro famiglie, con il concerto dell’orchestra sinfonica della Città metropolitana di Bari.

La prematurità, ricordano dal Policlinico, è la principale causa di mortalità neonatale nei bambini sotto i cinque anni di vita in tutto il mondo. Grazie all’evoluzione delle cure, i tassi di sopravvivenza sono cresciuti in modo significativo: molti bambini nati prima della trentaduesima settimana raggiungono buone condizioni cliniche, e una parte sempre più ampia dei neonati più fragili riesce a superare le prime, delicate settimane e ad andare a casa.

Policlinico Bari, 78enne muore per la pinza dimenticata nell’intestino durante l’intervento: assolto medico

Onofrio Caputi Iambrenghi, professore di Gastroenterologia, è stato assolto della terza sezione penale della Corte d’appello di Bari il 23 ottobre scorso “per non aver commesso il fatto” nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del 78enne Antonio Gigliola, deceduto al Policlinico di Bari nel 2017.

I Giudici della Corte hanno riconosciuto che il prof. Caputi Iambrenghi non ha avuto, né poteva avere, alcuna parte nella “dimenticanza” della pinza nel corpo del paziente che ne ha poi causato il decesso e hanno pertanto escluso ogni sua responsabilità.

La Corte d’appello ha travolto la sentenza del Gup del 2022 che, in giudizio abbreviato, aveva invece ritenuto la responsabilità del prof. Caputi Iambrenghi, condannandolo ad un anno.

L’inchiesta prese il via dalla denuncia dei nipoti della vittima. Dopo il primo intervento il 78enne iniziò ad accusare forti dolori e dai drenaggi fuorusciva fluido verde scuro, le condizioni peggiorarono sempre di più con il passare del tempo fino al coma e al ricovero in Rianimazione. Secondo i periti la presenza della pinza ha causato la compressione della zona digiunale che è stata fatale.

 

Policlinico di Bari, nuova procedura mini invasiva sull’aorta su paziente 80enne: prima volta in Puglia

Al Policlinico di Bari, per la prima volta in Puglia, è stato eseguito un intervento di sostituzione dell’arco aortico con una procedura endovascolare mini invasiva. L’operazione è stata effettuata su un paziente di 80 anni, giudicato non operabile con tecnica chirurgica tradizionale, dall’équipe multidisciplinare dell’unità operativa di Chirurgia vascolare, diretta dal professor Domenico Angiletta, con il supporto dei professionisti di Anestesia e Rianimazione e dei tecnici di Radiologia.

Lo comunica il Policlinico in una nota, evidenziando che l’uomo è stato dimesso in buone condizioni a sette giorni dall’intervento. “Si tratta di un risultato di grande rilievo clinico – sottolinea Angiletta – che apre nuove prospettive per pazienti fragili o considerati non operabili, offrendo un trattamento sicuro ed efficace”.

La chirurgia tradizionale dell’arco aortico prevede un intervento a cuore aperto, con apertura dello sterno, circolazione extracorporea e arresto temporaneo della circolazione. È una procedura complessa, indicata per pazienti in buone condizioni generali, ma associata a un rischio significativo di complicanze cardiovascolari, neurologiche e respiratorie.

“Nella nostra procedura endovascolare – prosegue Angiletta – abbiamo eseguito un accesso ai vasi sanguigni attraverso piccole incisioni all’altezza dell’inguine, introducendo le protesi mediante cateteri guidati da imaging radiologico avanzato. Questa modalità riduce in modo sostanziale i rischi operatori, i tempi di anestesia e di degenza”.

Per il direttore generale, Antonio Sanguedolce,”è un risultato che conferma il ruolo del Policlinico di Bari come centro di riferimento capace di integrare competenze cliniche e strumentazioni avanzate per offrire cure sempre più sicure, efficaci e personalizzate”.

Trapianti di cuore, 94 interventi nel 2025: il Policlinico di Bari è primo in Europa. Meglio anche di Parigi

Il Policlinico di Bari è il primo centro in Europa per numero di trapianti di cuore eseguiti nel 2025, con 94 interventi realizzati al 31 ottobre. Il dato è stato annunciato in un incontro che si è tenuto oggi a Bari che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano; del direttore generale del Policlinico, Antonio Sanguedolce; e del coordinatore del Centro Regionale Trapianti, Loreto Gesualdo.

Il dato del Policlinico supera quelli di altri centri europei come Parigi-Ospedale Pitié-Salpêtrière (65 trapianti), Düsseldorf e Valencia. Il Policlinico di Bari registra anche una forte mobilità attiva: il 21% dei pazienti trapiantati proviene da fuori Puglia (Campania 9, Basilicata 14, Sicilia 4, Molise 5, Abruzzo 5, Marche 1, Calabria 3, Veneto 1, Lazio 4, Lombardia 7).

“Un risultato straordinario – viene evidenziato – per l’unità operativa guidata dal professor Tomaso Bottio, direttore della cardiochirurgia del Policlinico di Bari, che con la sua giovane e motivata équipe di cardiochirurghi è pronta, in qualsiasi momento, a mettersi in viaggio per prelevare un cuore da trapiantare”.

“Quando abbiamo cominciato dieci anni fa – ha detto Emiliano – eravamo in gravissima difficoltà per tutti i tipi di trapianti. In un tempo non breve ma, in questo campo, non lunghissimo, siamo diventati la prima regione d’Europa nella capacità di effettuare trapianti di cuore, interventi che esprimono la maggiore complessità e dimostrano la maturità di un sistema e di tantissimi professionisti”. “È un risultato che dimostra come le aziende ospedaliere del Sud, e in particolare il nostro Policlinico di Bari, possano competere – ha spiegato Sanguedolce – ai massimi livelli internazionali”. “La più grande innovazione – ha concluso Gesualdo – è stata investire sul capitale umano, sulle persone che hanno creduto nel progetto”.

Al Policlinico Bari un ambulatorio continuità assistenziale: “Percorsi di cura più tempestivi e appropriati”

Al Policlinico di Bari è stato attivato l’ambulatorio di Continuità assistenziale di emergenza e medicina interna (Caemi) con l’obiettivo di garantire percorsi di cura tempestivi e appropriati per i pazienti affetti da patologie complesse o croniche, che arrivano in pronto soccorso a causa di scompensi che richiedono approfondimenti diagnostici o terapeutici specialistici.

Lo comunica l’azienda ospedaliero universitaria in una nota, evidenziando che questi pazienti “sono individuati in fase di triage e, dopo il trattamento della fase acuta, invece che restare in pronto soccorso in attesa di completare tutti gli esami di approfondimento, vengono dimessi e segnalati all’ambulatorio istituito dall’unità operativa di Medicina interna ospedaliera”. Qui, prosegue, “nell’arco di sette giorni effettueranno la visita internistica”.

I pazienti coinvolti sono affetti principalmente da diabete, ipertensione, insufficienza renale, malattie epatiche croniche, scompenso cardiaco, anemie o riacutizzazioni respiratorie che non richiedono ossigeno terapia in urgenza.

“Dopo la valutazione – spiega Vincenzo Ostilio Palmieri, direttore della Medicina interna ospedaliera del Policlinico – il medico dell’ambulatorio Caemi può prenderlo in carico negli ambulatori della Medicina interna o di altre specialità, proporre prestazioni in day service o l’inserimento in lista per il ricovero ordinario o rinviare il paziente al proprio medico di medicina generale, con cui collaboriamo per assicurare continuità di cura e una gestione integrata del percorso del paziente”.

Bari, il gozzo si estende nel torace e perde la voce: 65enne operata al Policlinico. La paziente sta bene

Un gozzo plongeant (o endotoracico) di circa sette centimetri è stato rimosso con successo al Policlinico di Bari su una donna di 65 anni, attraverso un complesso intervento di tiroidectomia, cui hanno partecipato le équipe dell’Unità operativa di otorinolaringoiatria e di cardiochirurgia.

La paziente, da circa cinque anni, aveva notato una massa nella parte anteriore del collo e un calo della voce. Il disturbo era dovuto alla pressione esercitata dal gozzo sul nervo che controlla la voce.

L’intervento di rimozione della tiroide (tiroidectomia) è stato eseguito con un approccio sternotomico, cioè aprendo parzialmente lo sterno grazie alla collaborazione multidisciplinare con i cardiochirurghi.

Per questo è stata necessaria la collaborazione di due équipe: quella di Otorinolaringoiatria con primo operatore il dottor Luigi Madami e quella di Cardiochirurgia, in sala la dott.ssa De Palo, con l’assistenza anestesiologica della dott.ssa Toraldo.

Il lavoro di squadra tra specialisti di diverse discipline è stato determinante per la buona riuscita dell’intervento. L’operazione è andata bene e la paziente è stata dimessa quattro giorni dopo, senza complicazioni.

Maculopatia, terapia con una sola iniezione per salvare la vista: prima somministrazione al Policlinico di Bari

Una singola somministrazione al posto di iniezioni ripetute per tutta la vita: grazie alla terapia genica sarà possibile controllare la degenerazione maculare senile essudativa, principale causa di perdita visiva in età avanzata nel mondo occidentale.

Per la prima volta al Policlinico di Bari è stata somministrata la terapia genica da parte del prof. Francesco Boscia, ordinario di oftalmologia dell’Università di Bari, su una paziente donna di 83 anni che dal oltre un anno era costretta a recarsi in ospedale per eseguire le iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF ogni 4-6 settimane.

La degenerazione maculare senile è causata proprio da un’eccessiva produzione di VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor), una molecola che stimola la crescita anomala di nuovi vasi sanguigni nella retina, e la malattia viene trattata con iniezioni periodiche per controllare la progressione della patologia.

“Le attuali terapie richiedono una gestione cronica, con un notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti e sui costi del sistema sanitario. L’innovazione della terapia genica consiste nell’iniettare al di sotto della retina un farmaco che insegna alle cellule retiniche a produrre in modo continuo e autonomo le molecole di anti-VEGF, contrastando così la causa scatenante della malattia. L’obiettivo è quello di ridurre o eliminare del tutto la necessità delle iniezioni periodiche, che oggi rappresentano lo standard di cura”, spiega il prof. @francescoboscia

Si tratta di uno studio multicentrico che coinvolge centri di eccellenza in tutto il mondo, in Italia solo pochissimi centri come l’Ospedale Oftalmico “Sacco” di Milano e l’università Cattolica di Roma. Bari partecipa alla ricerca con il team della Clinica Oculistica Universitaria. Il team clinico è composto, oltre che dal prof. Francesco Boscia, dai dirigenti medici Maria Oliva Grassi, Giancarlo Sborgia e Pasquale Puzo, dai medici specializzandi Termite e Lolli, dalle ortottiste Molfetta, Malerba, D’Addario e dagli infermieri Sottile, Milillo e Masiello.

Policlinico Bari, in 4 mesi 51 ricoveri nel Centro ustioni: “Uso improprio di alcol e benzina tra i casi più frequenti”

Da giugno a settembre 2025 sono stati 51 i pazienti ricoverati nel Centro ustioni del Policlinico di Bari, i sei posti di terapia intensiva e altri sei di subintensiva sono stati sempre occupati dai 44 pazienti che si sono alternati nelle diverse settimane.

Lo spiega in una nota l’ospedale, evidenziando che “il carico di lavoro ha coinvolto anche le due Rianimazioni del Policlinico: dei 51 pazienti, 7 sono stati direttamente ricoverati nei due reparti di Rianimazione e trattati per le gravi ustioni riportate dall’equipe del Centro ustioni”.

Undici pazienti sono arrivati da altre regioni: 5 dalla Calabria, 3 dalla Basilicata, uno dalla Campania, uno dal Molise e uno dal Piemonte. “Nel 95% dei casi – spiega Giulio Maggio, responsabile del Centro – abbiamo registrato ustioni provocate da fiamma, soprattutto legate a un uso improprio di alcol e benzina; nel 4% da liquidi bollenti, in particolare nei bambini; nell’1% da agenti chimici, per lo più incidenti sul lavoro”.

Tra gli episodi più frequenti ci sono barbecue o falò accesi con alcol, preparazione di liquori in presenza di sigarette accese, abiti sintetici che prendono fuoco durante la cottura, cadute con pentole di acqua bollente, roghi di sterpaglie in campagna, esplosioni di serbatoi di benzina o bombole di gas con conseguenti incendi e crolli.

“L’indice di mortalità nei pazienti che riportano ustioni profonde superiori al 70% è sempre elevato – conclude Maggio – ma il nostro dovere resta fare sempre l’impossibile per ogni paziente con i trattamenti più avanzati che la medicina ci fornisce”.

Policlinico Bari, il caso della Cardiologia Universitaria. Disposizioni ignorate: sindacati contro il dg Sanguedolce

“Egregio Direttore, rileviamo, preoccupati e perplessi, l’inefficacia di alcune delle sue azioni di direzione e governo dell’A.O.U.C. per l’irresponsabilità di alcuni Direttori di U.O. a direzione Universitaria. Ci riferiamo al Prof. Marco Ciccone della U.O.C. di Cardiologia Universitaria che, ritenendosi autonomo ed indipendente nel suo ruolo di Direttore, ritiene di non riconoscere in Lei il ruolo di D.G. dell’A.O.U.C. Policlinico.  Infatti, accade che il Prof. Ciccone, destinatario della disposizione da Lei firmata, forse preso dai suoi mille impegni accademici dimentica l’obbligo di attuarle e trasforma la sua U.O., oggi assomigliante per certi aspetti ad un accampamento per rifugiati”.

Inizia così la nota congiunta dei sindacati CGIL FP, UIL FPL, CISL FPР, FIALS e NURSIND indirizzata al Direttore Generale del Policlinico, Antonio Sanguedolce, in riferimento alla disposizione dello scorso 18 agosto per l’attivazione e il trasferimento dell’attività UU.OO.CC. Cardiologia Universitaria, Cardiologia Ospedaliera, Cardiochirurgia Universitaria presso il Padiglione Asclepios III.

“A far data dal 9 settembre p.v. si procederà al trasferimento delle degenze e depositi (10 posti letto e 8 posti UTIC) della UOC Cardiologia Universitaria dal piano 2 del Padiglione Asclepios 1 al piano 2 del Padiglione Asclepios III, con relativa sala angiografica; a far data dal 16 settembre p.v. si procederà al trasferimento di Direzione, Studi Medici, depositi e degenze (18 posti letto e 8 posti UTIC) della UOC Cardiologia Ospedaliera dal piano 3 del Padiglione di Malattie Infettive al piano 2 del Padiglione Asclepios III, con relativa sala angiografica; a far data dal 23 settembre p.v. si procederà al trasferimento di Direzione, Studi Medici, depositi e degenze (23 posti letto e 6 posti T.I.) della UOC Cardiochirurgia Universitaria dal piano 2 del Padiglione Asclepios I al piano 5 del Padiglione Asclepios III; a far data dal 23 settembre p.v. si procederà al trasferimento delle sale operatorie del Blocco Operatorio “O” dal piano 2 del Padiglione Asclepios I al Piano Interrato del Padiglione Asclepios III”, si legge nella delibera firmata da Sanguedolce.

“Facciamo presente che ad oggi, sono stati attivati, (per esclusiva disposizione Prof. Ciccone e all’insaputa della Direzione medica e senza nessuna forma di garanzia correttezza delle cure per i cittadini ospiti e per il personale operante), 8 posti letto nella dimensione UTIC е 20 posti letto di degenza ordinaria – precisano i sindacati -. Risulta evidente che disposizione di servizio da lei impartita a noi pervenuta per conoscenza è quindi persa. Con la presente si evidenzia che organizzazione del lavoro/volumi la in prestazioni/standard di personale/misure di sicurezza e soprattutto garanzia di governo del rischio clinico, sono argomenti assegnati alla responsabilità della S.V. e rientrano un rapporto di condivisione sinergica con le OO.SS”.

“Alla luce degli episodi verificatosi recentemente la presso la Pneumologia e presso Ginecologia, si consiglia di riflettere sull’opportunità di attivare un provvedimento di richiamo al Prof. Ciccone ed eventualmente avviarlo a un corso di formazione sulla gestione del personale e della identità legale degli organi politici ed amministrativi dell’A.O.U.C”, concludono i sindacati.