Pubblici ufficiali infedeli, caccia alle talpe del clan Parisi-Palermiti: una anche nella Procura di Bari

Torniamo ad occuparci del maxi processo nato dall’inchiesta Codice Interno, che a febbraio scorso ha portato all’arresto di 130 persone tra politici ed esponenti di clan baresi. Ieri si è celebrata la prima udienza del processo, si punta a scoprire come la mafia sia riuscita a infiltrarsi nei tessuti economici, sociali e politici della città.

Emerge un retroscena. Il clan Parisi-Palermiti controllava il territorio sfruttando il rapporto con alcuni pubblici ufficiali, tra cui diversi esponenti delle Forze dell’Ordine. Ma non solo, ci sarebbero talpe anche nella Procura di Bari. Ieri sono state depositate nuove intercettazioni riguardanti alcuni degli imputati legati alla criminalità organizzata, che comunicavano tra di loro su chat criptate utilizzando delle sim canadesi non intercettabili. Per decriptarne il contenuto, gli inquirenti baresi sono stati aiutati dalle autorità francesi e olandesi. È emerso che ciascun affiliato avesse un interlocutore all’interno della pubblica amministrazione al fine di acquisire informazioni utili sulle attività e sulle operazioni di poliziotti, carabinieri e finanzieri.

Orrore a Maglie, 14enne violentata nei bagni della stazione: indagati due ragazzini

La Procura per i minori di Lecce ha aperto un fascicolo d’inchiesta per fare chiarezza su una violenza sessuale compiuta il 28 luglio scorso nei bagni della stazione di Maglie. Vittima una ragazzina di soli 14 anni, nel registro degli indagati due coetanei, un 14enne e un 15enne residenti in provincia di Lecce e Brindisi.

La ragazzina, dopo l’aggressione sessuale, si è recata in Pronto Soccorso. Il personale sanitario ha riscontrato i segni inequivocabili della violenza, tra cui una copiosa perdita di sangue. Subito sono partite le indagini. Sono stati sequestrati i telefonini delle persone coinvolte e disposti ulteriori approfondimenti genetici rinvenuti sui tamponi eseguiti sulla ragazzina. I carabinieri di Maglie ascoltato la vittima e identificato i presunti stupratori, al vaglio anche le immagini dei filmati delle telecamere di videosorveglianza della stazione.

Brindisi, muore sei giorni dopo aver dato alla luce due gemelli: Procura chiede la seconda archiviazione

La Procura di Brindisi ha chiesto, per la seconda volta, l’archiviazione dell’inchiesta per omicidio colposo, aperta per fare chiarezza sul decesso di Viviana Delego, l’insegnante di 42 anni originaria di Fasano, morta il 22 dicembre 2022, dopo aver dato alla luce due gemelli nell’ospedale Perrino di Brindisi. Il gip del tribunale brindisino, Vittorio Testi, nel marzo scorso, accogliendo l’istanza dei familiari della donna, aveva rigettato la richiesta di archiviazione presentata dai magistrati disponendo altri tre mesi di indagine.

L’obiettivo era accertare, così come chiesto dalla famiglia della vittima, se il trattamento chirurgico a cui fu sottoposta la 42enne, era stato tempestivo e adeguato. Secondo la Procura dagli ulteriori accertamenti non sarebbero emerse novità rispetto a quanto già emerso sulla base della documentazione presentata dal consulente incaricato e ha chiesto così, nuovamente l’archiviazione del caso nato dopo la denuncia presentata dal marito della donna. Secondo quanto ricostruito la 42enne, già madre di una bimba, fu sottoposta a isterectomia a causa di una grave emorragia successiva al parto. Dalla relazione del primario del reparto di Chirurgia generale dell’ospedale Perrino di Brindisi che la operò, emergerebbe che sarebbe stato il ginecologo di turno a chiedergli di intervenire perché, per sua stessa ammissione, non sarebbe stato in grado di eseguire l’intervento di asportazione dell’utero. Dopo l’intervento le condizioni della donna peggiorarono e morì cinque giorni dopo aver partorito.

Bari, rivolta in carcere: agente ferito e infermiere in ostaggio. Indaga la Procura

Sono in corso accertamenti da parte della Procura di Bari sulla protesta che si è svolta ieri sera nella seconda sezione dell’istituto di pena della città dove alcuni detenuti hanno messo in atto, secondo quanto apprende l’ANSA da fonti inquirenti, “un atto di dissenso nei confronti della polizia penitenziaria”.

L’accesa contestazione avrebbe coinvolto un infermiere in servizio nel carcere che sarebbe stato trattenuto dai reclusi per alcuni minuti mentre un agente di polizia penitenziaria ha riportato ferite lievi mentre tentava di riportare la calma. I sindacati della polizia penitenziaria hanno parlato di rivolta. Successivamente è ritornata la calma.

Un agente è rimasto lievemente ferito mentre provava a calmare i reclusi, quattro in tutto, e un infermiere è rimasto bloccato nell’ambulatorio in cui stava facendo una terapia con un detenuto. L’uomo, che sta bene e non è ferito, è stato libero di lasciare la zona in cui era al lavoro dopo qualche minuto. Secondo quanto apprende l’ANSA, alla base dei momenti di tensione ci sarebbero le condizioni psicofisiche di uno dei detenuti coinvolti. Nella sezione interessata dall’accaduto non si registrerebbero problemi legati al sovraffollamento.

Bari, dress code rigido in Procura: stop a pantaloncini, canottiere e gonne corte. Signore respinte all’ingresso

Dress code rigido negli uffici giudiziari di Bari. Un nuovo provvedimento, firmato dal procuratore Roberto Rossi, è entrato in vigore dal 10 luglio. “Occorre garantire che l’attività giudiziaria si svolga in un contesto di decoro consono all’importanza dell’attività svolta e per il raggiungimento di tale obiettivo è necessario un abbigliamento appropriato”, si legge.

E così gli addetti alla vigilanza sono chiamati a controllare all’ingresso chi entra nell’ex torre Telecom di Poggiofranco dove viene ospitata la Procura, oltre a stabilire se le lunghezze di gonne e bermuda sono idonee alle misure stabilite dal procuratore. Una giornalista e diverse avvocatesse, oltre a parti del processo, sono già state respinte. Aboliti pantaloncini corti, bermuda, ciabatte e canottiere, un invito esteso a tutti anche a magistrati e amministrativi.