“Acqua contaminata epidemia di gastroenterite”, audio scatena il panico al San Paolo: Aqp querela l’autore

Acquedotto Pugliese (Aqp) ha presentato querela alla Procura della Repubblica di Bari nei confronti dell’autore di un messaggio audio in cui si mette in relazione una presunta epidemia di gastroenterite nel quartiere San Paolo di Bari con l’attività dell’ente.

Il vocale, riportante “informazioni false poi smentite – è detto in una nota – dai controlli eseguiti dai laboratori di Acquedotto Pugliese che hanno confermato la potabilità dell’acqua, oltre che dalle verifiche delle testate giornalistiche, nella giornata di ieri è diventato virale nelle chat e sui social network, provocando allarmi ingiustificati. Il numero verde di Aqp, in particolare, ha registrato un flusso anomalo di contatti da parte di utenti preoccupati dalle fake news circolate”. I legali di Acquedotto Pugliese procederanno inoltre con una denuncia alla Polizia postale per individuare gli autori di altre notizie false sulla potabilità dell’acqua pubblicate su chat e social network.

Si aggiunge che “già nella giornata di ieri Acquedotto Pugliese aveva confermato la potabilità dell’acqua nel quartiere San Paolo. Nei giorni scorsi, oltre ai consueti controlli ordinari, sulla base di alcune segnalazioni di torbidità pervenute dopo la manutenzione di Aqp del 17 settembre si erano aggiunti campionamenti straordinari. Tutti avevano confermato la buona qualità dell’acqua”. Acquedotto pugliese fa presente che “in seguito all’allarmismo generato sui social e nelle chat, ieri i tecnici dei laboratori di Aqp hanno svolto inoltre nuovi campionamenti. I risultati, disponibili dalla mattina di oggi, evidenziano ancora una volta la potabilità dell’acqua erogata da Acquedotto Pugliese”. Aqp diffida “chiunque dal diffondere notizie false e procurare allarmi ingiustificati”.

Bari, blitz armato al San Paolo. Indagato Eugenio Palermiti: “Ha estratto la pistola davanti a persone sedute al bar”

Lo scorso 9 settembre Eugenio Palermiti, 20enne nipote omonimo del capoclan del quartiere Japigia di Bari, dopo essere arrivato a bordo di una moto Tmax guidata da un amico, avrebbe estratto una pistola davanti alle persone sedute ai tavolini del bar di un benzinaio in viale Europa, nel quartiere San Paolo, “tentando di esplodere colpi d’arma da fuoco” e causando “la fuga dei presenti”. Per questo è indagato per minaccia aggravata del metodo mafioso.

L’episodio emerge dall’ordinanza con cui il gip Francesco Vittorio Rinaldi ha convalidato il fermo (in carcere) di Michele Lavopa, 21enne accusato dell’omicidio di Antonella Lopez, uccisa con un colpo di pistola la notte tra sabato e domenica scorsi all’interno della discoteca Bahia di Molfetta (Bari).

Lavopa, accusato di omicidio volontario e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di arma e ricettazione, agli inquirenti ha detto di aver sparato per colpire Palermiti dopo essere stato provocato. Dell’episodio in cui Palermiti estrae la pistola davanti al bar del San Paolo, una delle roccaforti del clan rivale Strisciuglio, Lavopa era infatti a conoscenza. La vicenda è oggetto di un’indagine diversa di Dda e squadra mobile di Bari.

Lavopa, che avrebbe avuto dei problemi con Palermiti sia in passato (un pestaggio subito nel 2017) sia circa un mese fa, sarebbe stato «costretto a non farsi vedere in giro a Bari e a rimanere nei luoghi dallo stesso frequentati nel centro della città per poco tempo», si legge ancora nell’ordinanza di convalida del fermo.

Palermiti è stato individuato dalle telecamere di sorveglianza del bar e, durante una perquisizione, gli inquirenti hanno quindi ritrovato in suo possesso “abiti compatibili con quelli indossati dall’autore dalla minaccia con la pistola”. Lo stesso Palermiti ha detto agli inquirenti di aver usato una pistola a salve e di essersi recato sul posto insieme a un amico, rimasto ferito – come lo stesso Palermiti – nella sparatoria nella discoteca Bahia. La moto, trovata nel cortile della casa di questo amico, è stata sequestrata.

Lavopa armato in discoteca, blitz di Palermiti il 9 settembre al San Paolo. Antonella usciva con lui da pochi giorni

Antonella Lopez, la 19enne uccisa nella notte tra sabato e domenica al Bahia Beach di Molfetta, e Eugenio Palermiti, il 20enne nipote e omonimo del capoclan del quartiere Japigia di Bari, si frequentavano da pochi giorni. A raccontarlo è stato un’amica della ragazza ai Carabinieri del Nucleo investigativo che coordinano le indagini.

Secondo quanto emerso dalle indagini, lo scorso 9 settembre Palermiti è andato al San Paolo, quartiere dove abita Lavopa, e ha minacciato con un’arma alcuni ragazzi che si trovavano seduti ai tavolini nei pressi di un distributore di servizio di viale Europa. Da qui la decisione di Lavopa nel procurarsi un’arma e di portarla “dove non ci sono mai perquisizioni”, ovvero in discoteca.

“I rampolli di alcune famiglie di mafia baresi abbiano scelto le discoteche come luogo per regolare i conti nell’immediato, o comunque per misurarsi e dimostrare la superiorità del clan di appartenenza”, ricostruisce il gip nell’ordinanza che ha portato alla convalida del fermo del 21enne Lavopa. I rampolli hanno “individuato nelle serate di intrattenimento il luogo dove fronteggiarsi armati, al fine, per un verso, di dimostrare le proprie capacità criminali, dall’altro di affermare il predominio criminale del sodalizio di riferimento”, si legge nelle carte.

Bari, follia al San Paolo: 18enne litiga con la fidanzatina e poi aggredisce con forbici il papà e la zia di lei

Attimi di tensione questo pomeriggio al San Paolo dove un ragazzo di 18 anni ha discusso con la fidanzatina. Poco dopo il litigio sotto casa sua, situata in via Carlo Massa, si sono presentati il papà e la zia della ragazza.

Il 18enne è sceso con la mamma per parlare e in pochi istanti la situazione è degenerata. Dalle parole si è passati ai fatti, il ragazzo ha sfilato dal cinturone dell’uomo delle forbici da elettricista e lo ha colpito alla tempia. Poco dopo è toccato alla zia, ferita dalla guancia alla lingua. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri.

Mistero al San Paolo, casi di gastroenteriti dopo i lavori: farmacie prese d’assalto. Aqp: “Fake news noi estranei”

Mistero al quartiere San Paolo di Bari. Dopo i lavori eseguiti dall’AQP nei giorni 17 e 18 settembre, nelle zone dove è stata ripristinata l’erogazione dell’acqua, qualcuno ha segnalato un colore diverso e uno strano odore della stessa acqua. Sono diverse le segnalazioni riscontrabili sui social e anche quelle arrivate in redazione. Diverse persone hanno lamentato sintomi di febbre, mal di pancia, diarrea e vomito.

“A seguito di contatti con il numero verde di Acquedotto Pugliese, è stato confermato che si tratta di una fake news. AQP sta monitorando la situazione e, qualora si dovessero riscontrare reali problematiche, verrà emesso un apposito comunicato stampa. Si invita pertanto la cittadinanza a non prestare attenzione a informazioni non verificate e a fare riferimento solo alle comunicazioni ufficiali”, il post pubblicato nelle scorse ore da Andrea Caradonna, consigliere del Municipio 3. Ma a quanto pare non è bastato per riportare la calma.

“Il fenomeno strano che invece ho riscontrato e vorrei segnalare è che da quel che ho notato in tutto il quartiere negli ultimi giorni (ed anche nel condominio che gestisco) è scoppiata una strana forma di gastroenterite in alcuni casi curata con antibiotici – il racconto di un nostro lettore anonimo -. Sto facendo eseguire delle analisi di potabilità acqua nel mio condominio a monte delle cisterne (quindi intercettando quell’acqua che arriva direttamente dalla tubazione principale di Aqp) così da fugare ogni dubbio sull’eventuale responsabilità della cura delle cisterne condominiali. Molte farmacie del quartiere hanno esaurito farmaci contro diarrea e quindi ricollegabile ad una colposa omissione del problema di Aqp che avrebbe dovuto avvisare di vietare la potabilità di acqua nelle ore successive. Moltissime persone di zone diverse hanno confermato tutti gli stessi sintomi: nausea, vomito e diarrea a volte con febbre alta”.

“Sono una residente del quartier San Paolo di Bari. Non so se lei ha avuto già segnalazioni a riguardo ma noi dal giorno 18 settembre che hanno sospeso il servizio idrico stiamo vivendo una brutta situazione. Ci sono episodi di gastroenterite grave da parte di molti abitanti del quartiere. Stiamo ricevendo audio e screenshot da parte di assessori e dall’acquedotto, non sappiamo se veritieri. Per certo posso dirle che c’è una vera e propria epidemia. Abbiamo segnalato all’acquedotto questo problema, ci hanno detto che è una fake news ma comunque ci sono molti casi di gastroenteriti”, la denuncia di un residente.

Bari, sparatoria al San Paolo per sfottò su Tik Tok: condannato il 26enne Nicola Cassano. Assolto il boss Montani

Una condanna e un’assoluzione per le due sparatorie avvenute il 19 marzo 2022, nel quartiere San Paolo di Bari, riconducibili a contrasti tra membri dei clan Strisciuglio e Misceo-Montani. Il tribunale di Bari ha infatti condannato a 4 anni di reclusione Nicola Cassano, 26enne riconosciuto colpevole dei reati di detenzione e porto in luogo pubblico di arma da sparo ed esplosione di colpi d’arma da fuoco con l’aggravante del metodo mafioso, e ha assolto ‘per non aver commesso il fatto’ Giovanni Montani, 47enne considerato membro di spicco dell’omonimo clan.

Per Montani, difeso dagli avvocati Raffaele Quarta e Gaetano Sassanelli, la Dda di Bari aveva chiesto la condanna a 24 anni. A lui era contestato il reato di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, da oggi è tornato in libertà. Quel pomeriggio Cassano, per rispondere ad alcuni “video di scherno” (si legge negli atti) pubblicati su TikTok e rivolti nei suoi confronti e verso il “gruppo delinquenziale di sua appartenenza”, avrebbe esploso alcuni colpi d’arma da fuoco all’esterno dell’abitazione di Michele Minella, 50enne cognato di Giovanni Montani e genero di Giuseppe Misceo, entrambi ai vertici del clan. In risposta, qualche ore dopo, Cassano sarebbe stato ferito a colpi di pistola mentre si trovava in auto con la sua ragazza (all’epoca 16enne) nel quartiere San Paolo. I colpi esplosi furono almeno sette, Cassano riportò ferite all’anca e alla coscia, la giovane alla gamba sinistra e alla caviglia destra. Per quell’agguato a novembre 2023 sono stati condannati in abbreviato, a otto anni di reclusione, lo stesso Michele Minella e il 30enne Davide Pascazio.

Bari, sparatoria al San Paolo per meme e sfottò su Tik Tok: chiesti 29 anni per il boss Montani e Nicola Cassano

Il pm antimafia Fabio Buquicchio ha chiesto nei confronti di Nicola Cassano e di Giovanni Montani rispettivamente una condanna di 5 e 24 anni. I due sono coinvolti nella vicenda del 19 marzo 2022 quando furono esplosi al quartiere San Paolo sette colpi di pistola contro la Suzuki Ignis dove era a bordo proprio Nicola Cassano, soprannominato “Lo sciacallo” e vicino al clan Strisciuglio, assieme alla sua giovanissima fidanzata minorenne. Cassano rimase ferito all’anca e alla coscia destra, la fidanzata alla gamba sinistra e alla caviglia destra.

Qualche ora prima proprio Cassano aveva esploso a sua volta dei colpi di arma da fuoco contro l’abitazione del rivale Michele Minella. All’origine del botta e risposta tra i due a suon di colpi di pistola ci sarebbero alcuni video postati su Tik Tok. Minella, alias Tarantella, avrebbe deriso “lo sciacallo” additandolo come prossimo collaboratore di giustizia al pari dei fratelli Telegrafo. “El chacalo sarà un nuovo concorrente di Sanremo a breve, con il suo fedelissimo Brgand. Ora vuole ritornare a lavorare, prima che lo chiamano a Sanremo”, le parole di Minella con tanto di canzone neomelodica napoletana come sfondo musicale. Questo avrebbe scatenato l’ira e la tentata vendetta di Cassano, fino all’agguato in viale della Repubblica e alla vendetta poche ore dopo.

Già condannati a 8 anni Davide Pascazio e Michele Minella con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. I due hanno scelto il rito abbreviato e hanno evitato una condanna più alta grazie anche alla confessione resa nell’udienza di fine settembre. Con i condannati avrebbe agito anche Giovanni Montan, i tre sono considerati appartenenti al clan Misceo-Montani di Bari, Cassano è invece accusato di aver sparato contro l’abitazione del suo rivale. Le accuse a vario titolo per loro due sono quelle di concorso in duplice tentato omicidio, favoreggiamento, porto e detenzione di arma comune da sparo, esplosione di colpi di arma da fuoco, con la aggravante del metodo mafioso. 

Bari, complicanze post operazione al San Paolo: Asl condannata al risarcimento di 160mila euro

Il Tribunale civile di Bari ha condannato l’Asl di Bari a risarcire con 160mila euro un uomo che nel 2006 fu sottoposto nell’ospedale San Paolo ad un operazione che gli causò gravi conseguenze sulla masticazione e sulla deglutizione.

Al paziente fu diagnosticato un tumore alla tonsilla, da qui necessario l’intervento chirurgico e la radioterapia nei mesi successivi. Ma una serie di complicanze post operatorie lo hanno portato a sottoporsi a diverse operazioni, tra cui quella al San Paolo che ha reso necessaria l’applicazione della sonda che collega lo stomaco all’esterno. Per il giudice la complicanza “era certamente prevedibile ed evitabile”, da qui la condanna al risarcimento nei confronti dell’uomo.