Piattini col crudo di mare N’dèrre a la lanze, blitz della Locale: scatta il sequestro. Venditore allontanato per 48 ore

Nella mattinata odierna, presso il molo San Nicola, il personale del Nucleo Annona di Polizia locale ha proceduto al sequestro di circa 5 kg di molluschi tra cui ostriche, ricci di mare, gamberi rossi, polpi e seppie tagliate, oltre a panini, limoni e piatti in plastica per favorire la degustazione sul posto dei turisti presenti. I prodotti ittici erano del tutto privi di documentazione attestante la tracciabilità e per questo motivo sono stati reimmessi in mare a qualche chilometro distanza sulla costa a sud di Bari.

Al trasgressore, tale N.P., è stata contestata la vendita abusiva, ai sensi dell’art. 31 e art 61 del Codice del commercio della Regione Puglia. A questo si aggiunge un ordine scritto di allontanamento per 48 ore dal Molo San Nicola che, in caso di inottemperanza, determinerà le condizioni per la contestazione del DASPO urbano disposta dal Questore, così come previsto dall’art. 9 del DL 20 febbraio 2017 n. 14 (Decreto Sicurezza). Gli agenti hanno ritenuto di dover contestare l’ordine di allontanamento, secondo quanto disposto negli ambiti di applicazione dell’articolo 9 del D.L. 14/17 tra cui c’è la tutela delle aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, aeroportuali, marittime, ferroviarie e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze.

Domenica scorsa, anche in una strada del quartiere Libertà, la Polizia locale ha proceduto ad effettuare un altro sequestro di circa 3 kg di molluschi tra cui ostriche, gamberi rossi e seppie tagliate pronti per la vendita abusiva.

“La legalità e il rispetto delle regole, in particolare quelle di sicurezza alimentare, non sono principi derogabili – commenta l’assessore Pietro Petruzzelli -. A questo si aggiunge la tutela della salute dei cittadini baresi e dei turisti che rappresenta una priorità per la nostra amministrazione. Così come lo sono il lavoro e il commercio in regola. Sanzionare chi non rispetta le regole è fondamentale per tutelare chi le regole le rispetta e, in caso di concorrenza sleale, di fatto viene penalizzato”.

“L’operazione di oggi è una delle tante di cui si rendono protagonisti gli agenti della nostra Polizia locale – aggiunge l’assessora Carla Palone -. In questo caso è stato stato sanzionato un comportamento che specula su alcune delle nostre tradizioni più importanti mettendo in circolazione prodotti non certificati e aggirando tutte le regole previste. Azioni di questo tipo non solo mortificano le nostre tradizioni e le nostre eccellenze ma anzi arrecano un danno alla città”.

Fatture false e autoriciclaggio nel Barese, maxi sequestro da 4,3 milioni di euro: arrestato amministratore

I Finanzieri del Comando Provinciale di Bari, a esito di articolate indagini di polizia giudiziaria coordinate dalla Procura della Repubblica di Trani per reati fiscali e per autoriciclaggio, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’amministratore pro tempore, e successivamente ‘di fatto’, di una società della provincia barese operante nel settore del ‘commercio all’ingrosso’ e ad un sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di oltre 4,3 milioni di euro.

Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Trani, su richiesta della Procura locale, giunge al termine di una verifica fiscale e delle correlate indagini di polizia giudiziaria delegate al Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Bari, che vedrebbero coinvolte complessivamente 5 persone fisiche e 7 persone giuridiche.

Le ipotesi investigative riguarderebbero una complessa frode fiscale derivante dall’emissione di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti da parte della società, risultata essere una mera “cartiera”, e dal successivo loro utilizzo da parte di altre società, principalmente gestite dall’indagato arrestato. Secondo gli inquirenti, inoltre, l’uomo avrebbe fatto confluire, nei conti correnti delle altre società, buona parte dei flussi finanziari transitati sul conto corrente postale della società “cartiera”.

La Procura della Repubblica di Trani, in virtù della normativa che prevede la possibilità di applicazione anche della ‘confisca per equivalente’ per i reati tributari, ha avanzato una richiesta di sequestro di beni e utilità, al fine di inibire il consolidamento del vantaggio economico derivante dalle condotte fraudolente poste in essere. Il gip ha quindi emesso il decreto di sequestro preventivo dei beni e rapporti finanziari nella disponibilità della società e dei suoi amministratori, disponendo altresì la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’amministratore ‘di fatto’ della società “cartiera”

Taranto, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio: arrestato imprenditore. Maxi sequestro

Un imprenditore della provincia di Varese è stato posto agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta aggravata, occultamento della documentazione contabile e autoriciclaggio. La misura prevede anche che non possa esercitare per 12 mesi l’attività d’impresa.

L’arresto è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Taranto su disposizione della magistratura ionica. Le indagini riguardano il fallimento, nel 2022, di una società amministrata dall’imprenditore varesino ed operante nel settore della fabbricazione di macchine ed apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere, la cui sede legale, nella fase prefallimentare, era stata trasferita da Tradate nel capoluogo ionico. Secondo l’accusa, l’imprenditore e ad altri cinque indagati hanno distratto l’intero patrimonio aziendale dell’impresa sottoposta alla procedura concorsuale, del valore complessivo di circa 1 milione di euro, a favore di due società con sede in provincia di Varese, riconducibili allo stesso imprenditore.

Queste ultime società, in particolare, avrebbero illegittimamente beneficiato delle disponibilità finanziarie, del patrimonio aziendale, dell’avviamento e delle maestranze dell’azienda fallita ormai gravata dai debiti e non più in grado di operare in quanto “svuotata” delle proprie risorse. Per questo la magistratura ha disposto il sequestro dell’intero compendio aziendale e delle quote sociali di una delle imprese beneficiarie del patrimonio della srl fallita, nonché di un immobile, per un valore complessivo stimato di circa 400 mila euro. La società sequestrata è stata affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Taranto.

Bari, Vitin l’Enèl prova a recuperare il maxi tesoro confiscato: ci sono Rolex e appartamenti a Londra

Vito Martiradonna, l’ex cassiere del clan Capriati detto Vitin l’Enèl, sta cercando di salvare il tesoretto accumulato in tutti questi anni e di far annullare la confisca dei beni disposta tre anni fa dopo la definizione delle pene patteggiate al termine del processo in cui era coinvolto sulle scommesse abusive.

Tra i beni sequestrati alla famiglia anche due appartamenti a Londra, Rolex, gioielli, borse di Louis Vuitton, di Chanel, di Hermes e conti correnti vari. Un tesoretto scoperto dai finanzieri del GICO (Gruppi d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata) nell’ambito dell’inchiesta che nel 2018 portò in carcere 22 persone, accusate di aver messo in piedi una vera e propria holding delle scommesse sportive tale da generare un giro d’affari di un miliardo di euro e con ramificazioni a Londra, Malta e Miami. A capo ci sarebbe stato proprio Vitin l’Enèl, appoggiato tra gli altri anche da Tommaso Parisi, figlio del boss di Japigia Savino.

Vito Martiradonna ha patteggiato 2 anni, i figli Michele e Mariano rispettivamente 3 anni e 2 anni e 8 mesi, Tommy Parisi 1 anno e 10 mesi, Giovanni Memola 2 anni e 8 mesi. Con la definizione del patteggiamento, i beni possono finire ora nelle mani dello Stato e la famiglia Martiradonna ha giocato la carta dell’incidente di esecuzione, ritenendo come il patteggiamento Essendo diventate definitive le pene patteggiate, questi beni stanno ormai per diventare di proprietà dello Stato sia stato applicato in violazione delle norme di legge e che vada annullata la confisca di beni.

Cerignola, scoperta produzione di olio extravergine d’oliva contraffatto: 7 indagati. Sequestrate 71 tonnellate

Una associazione a delinquere per la produzione di falso extravergine di oliva è stata scoperta dai carabinieri di Cerignola che hanno eseguito diciotto decreti di perquisizione nei confronti di sette persone della provincia di Foggia ritenute responsabili di diversi reati, tra cui associazione a delinquere finalizzata alla sofisticazione di sostanze alimentari destinate alla commercializzazione, frode nelle pubbliche forniture militari e adulterazione.

L’attività di indagine, avviata dal Nucleo anti sofisticazione di Bari a settembre del 2023, coordinata dalla Procura di Foggia, ha interessato diverse province italiane e aveva già consentito l’individuazione e il sequestro di circa 42 tonnellate di olio sofisticato, pronto per la distribuzione. Nel corso delle operazioni sono stati perquisiti diversi box e magazzini in uso agli indagati, sottoponendo a sequestro di 71 tonnellate di sostanza oleosa contenuta in vasche in plastica e lattine, 623 litri di clorofilla utilizzata per la sofisticazione degli olii, attrezzature per il confezionamento, numerose etichette oltre ad un furgone, muletti, materiale informatico e documentazione commerciale utile alle indagini.

Durante le perquisizioni sono state inoltre rinvenuti e sottoposti a sequestro 1.145 contrassegni di Stato delle accise doganali, varie etichette e bottiglie in vetro e 174 bottiglie di champagne sulle quali sono in corso approfondimenti investigativi. Il valore complessivo di quanto sequestrato ammonta a 900 mila euro.

Mafia a Bari, sequestro a Torre a Mare: confiscata villa da 300mila euro al capoclan Giuseppe Di Cosmo

La villa da 300mila euro nel quartiere Torre a Mare di Bari è stata confiscata questa mattina a Giuseppe Di Cosmo, 69enne pluripregiudicato (per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) e ritenuto il capo del clan che porta il suo nome nel quartiere Madonnella di Bari. A eseguire il decreto di confisca di prevenzione sono stati i carabinieri del comando provinciale di Bari.

Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Bari, è stato richiesto dalla Dda sulla base di indagini patrimoniali che hanno ricostruito la carriera criminale di Di Cosimo e gli introiti del suo nucleo familiare. La ricchezza accumulata negli ultimi 20 anni, scrivono i carabinieri in un comunicato, “costituirebbe il compendio del traffico di droga”.