Bari, video hard e sesso con minori. Zia Martina assolta in Appello: “In chat un 12enne ma non lo sapeva”

Anche se «sul piano oggettivo può ritenersi sussistente la condotta materiale integrante la fattispecie» di pornografia minorile, non ci sarebbero elementi per ritenere che Daniela Casulli, 48enne ex insegnante conosciuta sui social come “zia Martina”, abbia voluto “consapevolmente realizzare o concorrere a realizzare un video porno che comportasse, anche attraverso la successiva diffusione dello stesso, una degradazione e mercificazione del minore ripreso».

Quanto all’accusa di corruzione di minore, per una videochat su Instagram in cui la donna avrebbe compiuto atti sessuali mentre un dodicenne partecipava alla chat, «è assai verosimile» che la donna «non si sia avveduta» della sua “presenza».

Sono queste le motivazioni per cui la Corte d’Appello di Bari, a ottobre, ha assolto l’ex insegnante dalle accuse di pornografia minorile e corruzione di minore «perché il fatto non costituisce reato», ribaltando la sentenza di primo grado con cui l’imputata era stata condannata a sette anni e tre mesi di reclusione.

La donna, arrestata nel 2021 dopo le denunce dei genitori dei ragazzi, era finita a processo per due video in cui erano immortalati rapporti sessuali con un 15enne, e per la videochat. All’epoca insegnava in Trentino, dopo la condanna fu interdetta dall’insegnamento ma, con l’assoluzione, la misura è decaduta. Lei stessa aveva annunciato sui social l’assoluzione. Nel processo è stata assistita dall’avvocato David Terracina.

Per i giudici dell’Appello (presidente Rosa Calia Di Pinto), “appare ragionevole la convinzione della Casulli che la videoripresa dell’atto» fosse «estrinsecazione della libertà sessuale attraverso la videoripresa di momenti di vissuta intimità, in un contesto privato, destinato a rimanere tale». Il quindicenne, per la Corte, «aveva validamente espresso il suo consenso». Il ragazzo, nel frattempo diventato maggiorenne, ha poi ritirato la sua costituzione a parte civile.

Zia Martina assolta, il racconto a Le Iene: “Ecco come è nato tutto. Dai 14 anni c’è consenso non c’è nulla di male”

Daniela Casulli, conosciuta da tanti come Zia Martina, ha rilasciato un’intervista a Le Iene dopo essere stato assolta in Appello. La docente era stata condannata dal Tribunale di Bari in primo grado a 7 anni e 3 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 75mila euro e al risarcimento delle parte civili, con l’accusa di produzione di materiale pedopornografico e di corruzione di minorenne.

“Non ho avuto incontri con persone sotto i 14 anni – le sue parole -. Le persone che incontravo avevano 14 anni, 15 anni, 16 anni. Io sono contenta che posso far conoscere il mio caso, perché bisogna anche capire che non bisogna giudicare soltanto con la moralità, ma anche per quelle che sono le leggi. Nel 2014, quando utilizzavo i social proprio per un discorso di privacy, utilizzavo un nickname Martina, senza essere poi giudicata per fattori esterni. A Bari si usa dire zia alle persone più grandi. Lo utilizzavo per i miei interessi. Mi piacevano altri argomenti: la fantascienza, i gruppi di romanzi, cioè queste cose. Così. Non era per incontrare. Nel 2019 mi sono separata e all’improvviso, dopo 13 anni assolutamente chiusi in una bolla di matrimonio, mi sono trovata single, libera e con una realtà che non avevo mai considerato. Tutti quanti avevano una pagina Instagram dove tutti sembravano delle star per le foto che mettevano. Mi mostravo in maniera provocante”.

“Per me una persona dai 14 anni in su ha l’età del consenso. Lo prevede il codice penale dal 1930. Per me non c’era assolutamente nulla di male ad avere quel tipo di contatti soprattutto se l’iniziativa partiva dall’altra parte. Erano loro che si proponevano – ha aggiunto -. Dei ragazzi mi colpiva il viso, gli occhi, lo sguardo. Diciamo che all’inizio io conoscevo ragazzi di 25 anni, 27 anni, poi alcuni ragazzi che su Tinder dichiaravano di avere 18 anni, in realtà magari ne avevano di meno. Quando torni single a 40 anni c’è quella sensazione di voler recuperare il tempo perso e quindi frequentare ragazzi più giovani per me era dire, ecco, vedi, non sei finita. La sensazione che avevo era di non aver vissuto la mia giovinezza. Volevo recuperare magari quello che mi sentivo di aver perso con un matrimonio che poi non aveva funzionato. Era diventata una cosa assolutamente normale, a mo’ di gioco. Non era però come uno se lo immagina guardando i porno online… si rideva, si scherzava. A Bari a un certo punto ero diventata una specie di personaggio pubblico, un meme. Cioè tutti sapevano il mio numero di cellulare”.

“Quel ragazzo mi ha scritto lui di sua iniziativa, su Instagram. Dall’estate del 2021 siamo stati in contatto finché non ho avuto la misura cautelare e poi abbiamo ripreso a sentirci e a vederci nel 2023 appena sono uscita dai domiciliari – conclude -. Sono quelle cose che si creano e le vivi. Tu ti senti, ti vedi. Ogni incontro con quella persona è speciale e te ne rendi conto che speciale non è. Una cosa che decidi. Tu la vivi. Non ero innamorata. Però provo molto sentimento. Provo sentimento. Una persona dai 14 anni in su ha l’età del consenso. Per me non c’era assolutamente nulla di male ad avere contatti soprattutto se l’iniziativa partiva dall’altra parte”.

Bari, video hard e sesso con minori: Zia Martina assolta in Appello. Potrà tornare a insegnare – VIDEO

Zia Martina, la docente 48enne barese condannata dal Tribunale di Bari in primo grado a 7 anni e 3 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 75mila euro e al risarcimento delle parte civili, con l’accusa di produzione di materiale pedopornografico e di corruzione di minorenne, è stata assolta in appello. Revocate anche le statuizioni civili e le pene accessorie.

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La Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza disponendo l’assoluzione della donna perché “il fatto non costituisce reato”.  Nei suoi confronti era stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado o servizio in istituzioni e strutture pubbliche e private frequentate da minori, oltre alla misura di sicurezza del divieto di avvicinamento a luoghi frequentati da minori e di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con minorenni per la durata di un anno dopo l’espiazione della condanna.

Ad annunciarlo sui social è stata la stessa Daniela Casulli che nei mesi scorsi aveva deciso di rivolgersi ai microfoni di Quinto Potere. L’inchiesta è partita dopo la denuncia presentata da alcuni genitori per alcuni video a contenuto sessuale con ragazzini minorenni. Accolta la tesi della difesa che ha sostenuto come la donna fosse rimasta vittima della diffusione del video, in quanto non autrice della produzione.

Viene minacciata di morte dall’ex compagno, mente e va a processo per falsa testimonianza: assolta 30enne barese

Una 30enne barese è stata assolta con formula piena dall’accusa di falsa testimonianza. La donna era finito a processo dopo aver cambiato versione dei fatti sull’ex compagno, condannato in primo e secondo grado ad un anno e 4 mesi per lesioni colpose.

“Povera te, vi faccio fuori”. L’uomo, più grande di lei, ha minacciato di morte lei e il figlio neonato per costringerla a ritrattare le accuse. La 30enne ha rivelato in lacrime cosa è accaduto ed è stata assolta.

Picchiata dall’ex compagno, lui viola il divieto e la denuncia per stalking: barese assolta perché il fatto non sussiste

Da vittima a imputata. La barese Rosangela Palattella, che tra il 2017 e il 2018 è stata vittima di violenza fisica dal proprio compagno (condannato per lesioni personali), è stata assolta dall’accusa di stalking e calunnia perché il fatto non sussiste dai giudici della prima sezione monocratica del Tribunale Penale di Bari.

La donna era finita a processo dopo le denunce da parte dell’uomo che lamentava di aver cambiato abitudini di vita perché stalkerizzato dalla stessa donna dopo aver violato il divieto di avvicinamento.

Palatella è stata difesa dall’avvocato Antonio Maria La Scala e supportata dall’Associazione Gens Nova ODV nel primo processo e poi difesa dall’avvocato Tiziana Cecere nel secondo.

 

Cade dal carro di carnevale e muore, assolta la mamma di Gianlorenzo: “Mai più simili tragedie”

Si è chiuso il processo di primo grado per omicidio colposo sulla morte del piccolo Gianlorenzo Manchisi, il bimbo di due anni morto il 5 marzo 2019 dopo essere caduto da un carro durante la sfilata del Carnevale dei Bambini a Bologna.

Il piccolo finì sotto le ruote del carro allegorico e si spense il giorno dopo all’ospedale Sant’Orsola. La mamma, Siriana Natali, è stata assolta. Per lei la Procura aveva chiesto 4 mesi. Sono stati invece condannati gli organizzatori della manifestazione.

La ringhiera non era a norma. Il responsabile del Comitato per le manifestazioni Petroniane e il presidente del Comitato organizzatore del Carnevale della Curia sono stati condannati a riconoscere ai familiari del bambino un risarcimento danni per oltre un milione di euro, oltre al risarcimento che verrà liquidato in sede civile. Nella somma rientrano anche le provvisionali dovute dall’allestitore del carro, Paolo Cannellini, già condannato a un anno e mezzo in abbreviato nel 2022. Abbiamo intervistato il papà del piccolo Gianlorenzo che ha voluto lanciare un appello tramite i nostri microfoni.

Inchiesta a Trani su falsi diplomi, accusata di associazione a delinquere viene assolta: “Non ha raggirato i corsisti”

Il GIP del Tribunale di Trani, dott.ssa Carmen Corvino, a distanza di due mesi dall’emissione dell’ordinanza cautelare dell’inchiesta “Zero Titoli”, ha riconosciuto la buona fede dell’indagata Lucia Catalano rispetto ai rapporti intercorsi con la famiglia Modaffari. L’inchiesta riguarda due distinti filoni di indagine, una relativa ai titoli emessi dalle società “Unimorfe International” e “Evergood Advisors Campus”, e l’altro relativo all’acquisto dell’Università Wisdom in Albania.

Lucia Catalano è stata accusata di associazione per delinquere in concorso, appunto, con il gruppo facente capo all’imprenditrice calabrese e alle sue congiunte. Sulla prima, e più importante, parte dell’inchiesta si è concentrata, in questi due mesi, la difesa della Catalano, che ha offerto numerosi elementi documentali grazie ai quali è stato possibile rileggere, sotto un diverso punto di vista, la importante mole di intercettazioni e captazioni ambientali eseguite dalla Procura di Bari. Con il provvedimento del 12 novembre 2024, il GIP, che già nell’ordinanza cautelare aveva dato atto di una rottura dei rapporti tra i due soggetti (Catalano e Modaffari), attribuisce a questa circostanza la vera causale: “la fase della rottura dei rapporti non appare ricollegabile a contrasti sulla spartizione dei profitti ma alla tardiva presa di coscienza da parte della Catalano della circostanza che i titoli venduti non fossero solo ‘facili’ ma anche ‘falsi'”.

A sostegno di questa rilettura il GIP evidenzia alcuni elementi emersi in modo chiaro: la CS Consulting rilasciava regolare fattura ad ogni iscritto, garantendo, in tal modo, la tracciabilità di tutti i versamenti ricevuti e a sua volta pagava il Consorzio per l’erogazione del corso; il guadagno della società della Catalano era costituito dalla differenza tra quanto incassato dai corsisti e quanto versato al Consorzio; al momento della perquisizione del 23.07.2019 la Catalano era all’inizio della collaborazione e non aveva rilasciato titoli; la Catalano si allarma quando l’ambasciata di Cipro twitta in merito alla falsità dei titoli, ricevendo assicurazioni dalla Modaffari; nonostante le rassicurazioni della Modaffari si attiva contattando il MIUR il 24.09.2020; ancora il 29.01.2021 riceve assicurazioni dalla Mangiola in ordine alla veridicità dei titoli e il 29.03.2021 la Catalano sporge denuncia-querela nei confronti della Modaffari.

“Venuta meno, grazie ad elementi inconfutabili, la consapevolezza dell’illiceità delle condotte della Modaffari, consegue l’estraneità della mia assistita rispetto alle numerosissime ipotesi di truffa ai danni dei corsisti – le parole dell’avvocato Michele Vaira, difensore dell’indagata Catalano e di tutto il suo gruppo -. Questo è il dato che ci conforta maggiormente, perché la mia assistita non reggeva l’idea che centinaia di persone, con le quali ha stretto rapporti anche umani, potessero pensare di essere stati da lei raggirati. Ciò le ha provocato una enorme sofferenza. Finalmente un Giudice, dopo anni, ha constatato ciò che ella ha sostenuto fin dal primo momento: la prima (almeno in ordine di tempo) a subire una colossale truffa è stata proprio la mia assistita. Tengo a ribadire, come già fatto in passato, che questa evoluzione procedimentale nulla toglie alla bontà dell’indagine della Procura di Trani, che ha anzi contribuito ad accertare l’estraneità della mia assistita. Ora ci concentreremo ad offrire elementi per smontare anche i restanti capi di accusa».

“Picchiata da mia figlia”, mamma disabile cambia versione in aula: 19enne assolta a Bari. Era stata in carcere

Una 19enne è stata assolta a Bari dall’accusa di aver picchiato la madre disabile di 56 anni. La donna aveva denunciato la figlia lo scorso aprile e la giovane era stata arrestata. Dopo aver passato una settimana in carcere, ha poi ottenuto i domiciliari a casa del padre. In aula la mamma, al termine del processo con rito abbreviato, ha però parlato di “normali litigi” tra mamma e figlia e così la 19enne è stata condannata a 6 mesi di reclusione solo per le presunte minacce rivolte alla donna. La madre, invalida al 100% e ipovedente, nella prima versione aveva parlato di continue vessazioni che andavano avanti da due anni in concomitanza con la separazione dei genitori.