Agguato a Lecce: il 43enne barese Giuseppe De Giosa ucciso con colpi di arma da fuoco al volto

Agguato a Lecce dove un uomo barese di 43 anni è stato ucciso in via Papini con una serie di colpi d’arma fuoco al volto.  Sul posto la polizia e carabinieri, oltre ai soccorsi del 118 e i vigili del fuoco. Secondo le prime indiscrezioni pare che la vittima fosse a bordo di una Fiat Panda bianca. Ad allertare le forze dell’ordine alcuni residenti che avrebbero sentito prima le urla e poi gli spari. Si tratta del terzo omicidio in pochi giorni in Puglia dopo quelli registrati a Corato e Sannicandro.

Un anno fa l’omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, il post straziante del figlio Luca: “Continuo a non accettarlo”

“Un anno senza di te. Un anno senza i tuoi sorrisi, le tue battute, il tuo essere papà. Un anno di pianti, di attacchi d’ansia e di benzodiazepine. Un anno che aspetto giustizia, quella vera. Una sensazione di vuoto continua a pervadere su di me. La casa è vuota. Non ti sento più la mattina quando ti alzavi presto per andare al lavoro; non ci sei più a pranzo quando cucinavi per la tua famiglia; non ti vedo più la sera varcare la porta di casa, quella maledetta porta che continuo ad attendere che venga aperta da te; non ci sei più accanto a me, seduto sulla tua solita poltrona di pelle mentre guardiamo insieme il Milan, la nostra squadra papà. Che strazio”. Inizia così il toccante post scritto sui social da Luca Di Giacomo, il figlio del fisioterapista ucciso a Poggiofranco un anno fa la sera del 18 dicembre 2023. Per l’omicidio è imputato il 59enne operaio di Canosa di Puglia Salvatore Vassalli, a cui sono contestate anche le aggravanti della premeditazione, della crudeltà, della minorata difesa della vittima e dei futili motivi.

“Continuo a non capacitarmene. Non può essere, eppure è così. Una fine ingiusta per una persona giusta. Un modus operandi che non ci appartiene. Una cultura pericolosa che va abbattuta al più presto possibile – si legge nel post -. Adesso guardaci! Guarda chi ci hai tolto, guarda come soffriamo, era questo quello che volevi? Finché quel qualcuno, come tanti altri, continuerà a fare affidamento sull’irrazionalità, sulla follia, sul ‘far west’, la società in cui viviamo proseguirà il suo declino fino a quando sarà troppo tardi. Morire in questo modo è inaccettabile! Morire per il proprio lavoro è impensabile! Morire perché un mostro ha deciso così è inammissibile! Papà mio, non sei stato solo un eccellente fisioterapista, un grandissimo osteopata dalle mani d’oro e un ottimo docente universitario, ma un padre perfetto, che ha fatto di tutto per garantire ogni bene alla tua famiglia. È stato un anno difficile senza di te, ma spero che, in qualche modo, tu possa essere orgoglioso di me e della tua famiglia. Buon sangue non mente. Siamo abituati ad andare avanti e lo faremo soprattutto per te. Ciao papà, ovunque tu sia”.

Omicidio a Sannicandro, brutale esecuzione: il 19enne Decicco sparato a distanza ravvicinata. Disposta l’autopsia

Sono una decina i bossoli che i carabinieri hanno trovato e repertato, accanto al corpo senza vita di Gabriele Decicco, il 19enne ucciso ieri sera in pieno centro a Sannicandro di Bari.

Il cadavere del giovane, che ha piccoli precedenti, è stato trasferito nell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari dove il professor Antonio De Donno eseguirà gli esami autoptici disposti dal magistrato della Procura di Bari, Larissa Catella. Al momento emerge che è stata usata una pistola e che i colpi sono stati esplosi a distanza ravvicinata: le ferite sul corpo della vittima sono molteplici.

Omicidio a Sannicandro, 10 colpi di pistola contro il 19enne Gabriele Decicco: caccia al killer. C’è una pista seguita

Sono stati numerosi i colpi di pistola esplosi ieri sera a Sannicandro contro Gabriele Decicco, il 19enne con precedenti di polizia ucciso in piazza Aldo Moro davanti ad un open shop di cibo e bevande h24. Alcuni hanno raggiunto il giovane alla testa.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, da un’auto sarebbe scesa una persona poi fuggita con la stessa auto guidata probabilmente da un complice. Indagano i carabinieri. Pare che la sparatoria di stasera possa essere legata a quella avvenuta a marzo scorso, sempre in centro a Sannicandro, che vide coinvolto come parte attiva, il fratello minorenne del Decicco. Le indagini sono in corso da parte dei carabinieri e del giudice di turno, che stanno acquisendo i filmati delle videocamere e tutti gli elementi utili per risalire agli esecutori materiali dell’agguato.

Omicidio Petrachi, la Corte d’Appello accoglie l’istanza dell’ergastolano Camassa: il processo sarà revisionato

La Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto l’istanza di revisione del processo a carico di Giovanni Camassa, l’agricoltore salentino di 57 anni, di Melendugno, condannato nel 2012 all’ergastolo per l’omicidio di una sua conoscente, Angela Petrachi, di 31 anni, anche lei di Melendugno. La giovane mamma di due figli scomparve il 26 ottobre del 2002 e fu trovata morta l’8 novembre in un boschetto di Borgagne. Fu seviziata e uccisa. L’agricoltore, che era stato assolto in primo grado, si è sempre dichiarato innocente. Nei giorni scorsi l’uomo aveva scritto ai due figli proclamandosi innocente.

Il nuovo processo a carico di Giovanni Camassa si celebrerà presso la Corte d’assise d’appello di Catanzaro il prossimo 27 gennaio. Nell’ordinanza, i giudici della Corte d’appello precisano che l’istanza va dichiarata ammissibile sulla scorta di quanto rilevato già dalla Corte di Cassazione nella sentenza di annullamento. Il nodo centrale che ha portato all’accoglimento dell’istanza è la prova del Dna, ovvero la traccia biologica di un altro uomo isolata nel corso degli accertamenti condotti con nuove tecnologie, dal consulente della difesa di Camassa, sulle calze di nylon che indossava la vittima e sulle quali invece non è stata rinvenuta alcuna traccia biologica risalente all’agricoltore. Nell’ordinanza i giudici spiegano come sia stato fondamentale il ricorso “a metodi di indagine più moderni ed evoluti, con la possibilità di estrarre il Dna nonostante il lungo trascorso del tempo, con la possibilità di identificare profili genetici possibilmente rilevanti”. In un passaggio inoltre i giudici fanno anche nome e cognome dell’uomo a cui appartiene il Dna rinvenuto sulle calze di nylon di Angela Petrachi. Si tratta di un uomo, inizialmente indagato nell’inchiesta, a cui la vittima era stata legata in passato e con cui continuava ad avere rapporti. Dati probatori importanti per i giudici, “che meritano di essere approfonditi in contraddittorio nel giudizio di revisione, evenienza che legittima dunque l’istanza di revisione”.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, un testimone in aula: “Il corpo in una pozza di sangue si vedeva respirare”

“Stavo fumando sul balcone, al quinto piano, verso le 20. Ho visto due persone, li vedevo toccarsi come se si stessero salutando, nulla mi lasciava pensare che stessero discutendo. A un certo punto iniziai a sentire “Aiuto, aiutatemi” e guardai meglio. Sentii degli scoppiettii, mi sembravano piccoli petardi, era periodo di Natale. Vidi una piccola fiammata, gridai quando vidi che uno dei due cadde a terra e poi si avvicinò verso la testa» della persona rimasta a terra. Le parole, riferite oggi nell’aula della Corte d’Assise di Bari, sono di uno dei testimoni oculari dell’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso a Bari la sera del 18 dicembre 2023. Per l’omicidio è imputato il 59enne operaio di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani) Salvatore Vassalli, a cui sono contestate anche le aggravanti della premeditazione, della crudeltà, della minorata difesa della vittima e dei futili motivi.

«La persona che aveva sparato – ha continuato il testimone – si avvicinò verso la testa (di Di Giacomo, ndr) e alzò due volte le mani, mi lasciava pensare che stesse colpendo. Urlai ‘cosa stai facendo?’ e lui si avvicinò a una macchina parcheggiata lì con lo sportello aperto e se ne andò». Altri tre testimoni ascoltati (due ragazzi e una signora che tornavano a casa in via Tauro, dove è avvenuto l’omicidio) hanno riferito di aver sentito dei «botti» e di aver inizialmente pensato si trattasse di petardi. «Ho visto il corpo di questa persona in una pozza di sangue. Era vivo, si vedeva respirare. C’erano delle buste della spesa a terra», ha detto un’altra testimone, che ha aggiunto di aver visto una persona «vestita di scuro entrare in macchina e andare via».

Ad inizio udienza, il presidente Sergio Di Paola ha concesso a una trasmissione Rai di riprendere il dibattimento per “l’interesse sociale particolarmente rilevante» in ragione “della professione sanitaria della vittima», anche alla luce delle «frequenti notizie su episodi minatori nei confronti di chi esercita una professioni sanitarie». Il processo riprenderà nella prossima udienza del 14 gennaio.