Omicidio a Santo Spirito, accoltellato il 63enne Francesco Dogna: il killer può essere ferito. Quartiere sotto choc

È Francesco Dogna il 63enne trovato morto nella sua abitazione in via Torino a Santo Spirito questa mattina. A scoprire il cadavere un vicino, sul posto sono intervenuti poi i Carabinieri e la Scientifica. Il corpo presenta diverse ferite da arma da taglio. Sul posto si è recato anche il medico legale. L’uomo viveva da solo in una casa di proprietà, al primo piano, a ridosso del porticciolo di Santo Spirito e lavorava nell’azienda informatica Exprivia di Molfetta, specializzata in progettazione e sviluppo di tecnologie software.

Dentro e fuori all’abitazione sono state trovate diverse tracce di sangue, alcune potrebbero appartenere anche al killer. Dopo circa 100 metri non c’è più alcuna traccia per strada, questo fa pensare che l’assassino possa essere salito a bordo di un mezzo. L’intero quartiere è sotto choc per l’accaduto. Testimoni e vicini hanno dichiarato di aver udito rumori riconducibili ad una colluttazione.

Si cerca anche l’arma del delitto, al momento nessuna pista viene esclusa: gli inquirenti stanno ascoltando i vicini e i parenti della vittima. Al vaglio ci sono anche le telecamere dell’area in cui si è consumato l’omicidio, sul caso è stata aperta un’inchiesta. Dogna era disteso a pancia in giù in una pozza di sangue e la casa era tutta in casa disordine.

Bari, omicidio a Santo Spirito: 60enne accoltellato e trovato morto in casa. Caccia al killer

Tragedia in via Torino a Santo Spirito, nella zona del lungomare, dove un 60enne è stato trovato senza vita in casa. Sul corpo ci sono diverse ferite da accoltellamento. Il cadavere è stato trovato da un vicino, sul posto è intervenuto poi il cognato della vittima.

In casa, oltre alle tracce di sangue, sarebbero state ritrovate tracce di droga. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e la Scientifica. È partita la caccia all’uomo, le strade sono bloccate per i rilievi e per cercare di individuare il responsabile.

Omicidio a Sannicandro, all’alba i funerali privati di Gabriele Decicco senza la madre e il fratello: sono in carcere

Gabriele Decicco, il 19enne ucciso martedì scorso in pieno centro a Sannicandro di Bari, è morto a causa delle diverse ferite provocate da colpi d’arma da fuoco concentrate per lo più tra addome e torace. Dall’autopsia effettuata sulla salma della giovane vittima è emerso che i colpi sparati sono stati tanti e hanno provocato lacerazioni gravi e profonde. I funerali del 19enne si sono svolti questa mattina in forma privata alle 6 per motivi di ordine pubblico. Non hanno partecipato la madre e il fratello perché detenuti in carcere a causa del ferimento di un 22enne avvenuto lo scorso 30 marzo sempre a Sannicandro. Non è escluso che i due episodi siano collegati tra loro.

Omicidio a Corato, l’esito dell’autopsia: Manzi ucciso per colpi di fucile al torace. Funerali privati

È morto per i colpi di fucile che lo hanno raggiunto al torace Nicola Manzi, l’uomo di 50 anni ucciso a Corato (Bari) lo scorso 16 dicembre. È quanto emerso dall’autopsia eseguita dal professor Antonio De Donno, dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari.

I funerali del 50enne si sono svolti questa mattina in forma privata. A vietare le esequie pubbliche è stato il questore di Bari, Massimo Gambino, che ha ordinato che il trasporto del feretro fosse diretto tra il Policlinico barese e il cimitero di Corato e che “il rito funebre e la tumulazione” si svolgessero “in forma strettamente privata con tutte le cautele atte ad assicurare la tutela dell’ordine pubblico e delle sicurezza dei cittadini”.

Per l’omicidio del 50enne e il ferimento di suo fratello Michele di nove anni più giovane, sono in carcere Nicola, Savino e Gabriele Pilato, rispettivamente cognato e nipoti della vittima, considerati i presunti responsabili del delitto. Sono accusati a vario titolo di omicidio, porto abusivo di arma da fuoco e tentato omicidio. È invece agli arresti domiciliari con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico, la moglie di Nicola Manzi, la 48enne Marianna Balducci, accusata di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. La donna avrebbe inseguito gli indagati (padre e figli) e fatto fuoco contro di loro usando la pistola del marito. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia venerdì scorso, avrebbe riferito di contrasti famigliari tra il marito e i tre indagati.

Omicidio Manzi a Corato, convalidati i fermi dei tre Pilato: padre e figli in carcere. La moglie va ai domiciliari

Il gip del tribunale di Trani Domenico Zeno ha convalidato i fermi di Nicola, Savino e Gabriele Pilato considerati i presunti responsabili dell’assassinio di Nicola Manzi, 50 anni, e del ferimento del fratello 41enne Michele, compiuti per strada, a Corato (Bari), lo scorso 16 dicembre durante una lite famigliare.

Dei tre, assistiti dall’avvocato Gianbattista Pavone, Nicola, di 52 anni, e suo figlio Savino di 22, hanno risposto alle domande poste dal gip nel corso dell’interrogatorio di convalida; il 18enne Gabriele, invece, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nella stessa inchiesta è indagata anche la moglie di Nicola Manzi, anch’ella sottoposta a fermo: si tratta della 48enne Marianna Balducci che avrebbe sparato (o avrebbe tentato di sparare) contro i sicari in fuga usando la pistola del marito.

È accusata di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco e per lei il Gip non ha convalidato il fermo (ritenendo insussistente il pericolo di fuga) e ha disposto gli arresti domiciliari con obbligo di indossare il braccialetto elettronico. Nel corso dell’interrogatorio la donna avrebbe riferito di contrasti famigliari tra il marito e i tre indagati.

I tre Pilato, rispettivamente cognato e nipoti della vittima (figli della sorella), sono accusati a vario titolo di omicidio, porto abusivo di arma da fuoco e tentato omicidio. I due avrebbero riferito al giudice la loro versione dei fatti sostenendo di aver sparato per legittima difesa in quanto Michele Manzi avrebbe minacciato di uccidere Nicola Pilato innescando il conflitto a fuoco. Nello specifico il padre dei due avrebbe detto che assieme ai figli era pronto per una battuta di caccia al cinghiale quando si sono fermati non lontano da casa di Manzi. La vittima e il fratello avrebbero fatto fuoco contro il 22enne e il fratello minore, Gabriele avrebbe premuto il grilletto uccidendo lo zio e ferendo l’altro. Il 18enne dinanzi al gip è stato in silenzio. Per i tre è stato disposto il carcere.

Omicidio a Lecce, ucciso il barese Giuseppe De Giosa: in azione due sicari. Ipotesi rapina finita male

Erano determinati – secondo le prime ipotesi d’indagine – ad intimidire o a sottrarre la droga al 43enne barese Giuseppe De Giosa i killer che ieri pomeriggio, alla periferia di Lecce, hanno ucciso il presunto corriere di sostanze stupefacenti. L’uomo è stato assassinato con due colpi di pistola dei cinque esplosi da almeno due sicari, uno dei quali impugnava un kalashnikov dal quale sono partiti due proiettili che sono andati a vuoto.

Questo è quanto viene ipotizzato da fonti investigative che, pur non escludendo altre ipotesi, sembrano privilegiare al momento l’ipotesi della rapina finita male durante un incontro concordato per trattare la cessione di droga. Quindi, stando a questo ragionamento, quello di De Giosa sarebbe un omicidio non premeditato. L’indagine è affidata agli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lecce.

La circostanza che induce a pensare che l’omicidio non fosse premeditato è – secondo gli investigatori – ricavabile dal fatto che i killer sono fuggiti lasciando sul luogo del delitto il borsone della vittima, con all’interno circa sette chili di hascish. Inoltre, nell’abitacolo della Panda del 43enne, sono rimasti i soldi che De Giosa aveva con sé, probabilmente il provento di precedenti consegne di droga. Resta da capire se nella Panda o nella disponibilità della vittima, oltre all’hashish, ci fosse dell’altro stupefacente, di maggior valore, che era il vero l’obiettivo (divenuto bottino) della rapina.

Omicidio De Giosa a Lecce, il 43enne di Adelfia era tornato libero da poco. Sottoposto a stub 24enne del posto

La vittima rimase coinvolta circa dieci anni fa in un blitz antidroga ed era tornato in libertà di recente. Subito rientrato nel giro, bisogna capire perché l’affiliato del clan Di Cosola si trovasse a Lecce. S’indaga nel mondo della droga, effettuate diverse perquisizioni. Portato in Questura un 24enne che però non è indagato.

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Omicidio a Lecce, ucciso a colpi di kalashnikov il 43enne di Adelfia Giuseppe De Giosa: si segue la pista della droga

Vanno avanti le indagini sull’omicidio di Giuseppe De Giosa, il 43enne di Adelfia ucciso ieri pomeriggio a Lecce in via Papini a colpi di kalashnikov. Lo scenario investigativo al momento seguito dagli inquirenti è quello legato al traffico di sostanze stupefacenti. La vittima era arrivata a Lecce con un carico di sette chilogrammi di hashish, ritrovati nel veicolo e vicino al cadavere riverso accanto all’automobile. De Giosa è considerato vicino al clan Di Cosola. Sarà disposta l’autopsia sul corpo dell’uomo ucciso, per acquisire ulteriori elementi sulla dinamica del fatto di sangue. In base ai primi esami scientifici, l’uomo è stato raggiunto e ucciso da almeno tre colpi.

Omicidio a Lecce, ucciso il 43enne barese Giuseppe De Giosa: usato un kalashnikov. Si segue la pista della droga

È stato utilizzato un kalashnikov per l’omicidio di Giuseppe De Giosa, il 43enne di Bari, già noto alle forze dell’ordine, ucciso questo pomeriggio in via Papini a Lecce. Almeno tre i colpi esplosi, secondi i primi rilievi compiuti dalla polizia scientifica. La salma è stata trasferita in obitorio, in attesa dell’affidamento dell’autopsia.

All’interno della Fiat Panda con la quale la vittima è giunta sul posto e anche all’esterno, vicino al cadavere, sono stati rinvenuti sette chili di hascisc imballati e pronti per lo smercio. Circostanza che sembra avvalorare l’ipotesi dell’omicidio legato a contrasti nell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. La vittima, secondo le prime ipotesi investigative, potrebbe aver ‘invaso il territorio’ incorrendo nella reazione dei killer. Ma gli inquirenti non escudono alcuna pista. Le indagini della polizia sono coordinate dalla Dda di Lecce. Sul posto il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e il sostituto Giovanna Cannarile.

Agguato a Lecce: il 43enne barese Giuseppe De Giosa ucciso con colpi di arma da fuoco al volto

Agguato a Lecce dove un uomo barese di 43 anni è stato ucciso in via Papini con una serie di colpi d’arma fuoco al volto.  Sul posto la polizia e carabinieri, oltre ai soccorsi del 118 e i vigili del fuoco. Secondo le prime indiscrezioni pare che la vittima fosse a bordo di una Fiat Panda bianca. Ad allertare le forze dell’ordine alcuni residenti che avrebbero sentito prima le urla e poi gli spari. Si tratta del terzo omicidio in pochi giorni in Puglia dopo quelli registrati a Corato e Sannicandro.