L’operaio Claudio Salamida muore nell’ex Ilva, sequestro del convertitore 3: indagini su manutenzioni e pedane

La Procura della Repubblica di Taranto ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso dell’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva, teatro ieri dell’incidente costato la vita a Claudio Salamida, 47 anni, dipendente dell’azienda.

Il provvedimento riguarda le parti dell’impianto interessate dalla caduta dell’operaio, precipitato dal quinto piano al quarto rialzato. I magistrati hanno acquisito la documentazione sulle attività di manutenzione effettuate recentemente sul convertitore, oggetto di un lungo intervento iniziato a settembre e concluso il 5 gennaio.

L’impianto, tornato operativo dopo gli interventi di manutenzione, era stato nuovamente arrestato per ulteriori regolazioni. Durante la campagna manutentiva, la produzione dell’acciaieria 2 era proseguita attraverso il convertitore 1. Dai primi elementi emerge che ai lavori hanno preso parte diverse ditte esterne.

Non risultano al momento persone indagate, ma l’atto formale è atteso nelle prossime ore. La pm Filomena Di Tursi, che ieri ha effettuato un sopralluogo all’interno del siderurgico, sta ricostruendo l’esatta sequenza dei fatti, i compiti assegnati e le eventuali responsabilità. Sotto esame il piano di calpestio dal quale Salamida è precipitato: al posto del pavimento grigliato del quinto piano erano state posizionate pedane in legno, installate per consentire gli interventi di manutenzione.

Gli inquirenti dovranno chiarire chi abbia disposto la sostituzione, se le pedane dovessero già essere rimosse, se erano presenti protezioni adeguate e se vi sia stato un cedimento strutturale o uno spostamento accidentale. Da stabilire anche se l’operaio, che si trovava da solo mentre interveniva sulle valvole, sia scivolato o se la pressione esercitata abbia contribuito alla perdita di equilibrio. La Procura conferirà l’incarico per l’esame autoptico; la salma è all’obitorio dell’ospedale di Taranto. Il sequestro non interessa l’intera acciaieria 2, che continuerà a operare con il convertitore 1.

L’operaio Claudio Salamida muore nell’ex Ilva, terminato alle 7 lo sciopero: inchiesta della procura di Taranto

È terminato questa mattina alle 7 lo sciopero immediato dei dipendenti diretti e dell’appalto dell’ex Ilva in tutti i siti del gruppo proclamato dai sindacati dopo l’incidente sul lavoro di ieri, costato la vita a Claudio Salamida di 46 anni, originario di Alberobello e residente a Putignano (Bari).

L’operaio specializzato, che lascia la moglie e un figlio di 3 anni, è precipitato dal quinto piano alla parte rialzata del quarto dell’acciaieria 2 dello stabilimento di Taranto dopo un volto di circa di 7 metri.

L’uomo stava ripristinando una delle valvole che regolano l’immissione dell’ossigeno al convertitore 3 quando è precipitato nel vuoto.  Nella zona in cui si trovava solitamente c’è un pavimento grigliato ma, secondo la versione dei sindacati, erano state posizionate delle pedane in legno e metallo che poi si sono aperte per cause da accertare facendolo cadere nella parte sottostante.

Il paiolato sarebbe stato rimosso temporaneamente per consentire il passaggio di attrezzature per le operazioni di manutenzione. Il pubblico ministero Filomena Di Tursi ha aperto una inchiesta per accertare dinamica e responsabilità disponendo il sequestro probatorio del quinto e del quarto livello.

Tragedia all’ex Ilva, operaio precipita e muore: Alberobello piange il 47enne Claudio Salamida. Sciopero di 24 ore

È Claudio Salamida, l’operaio originario di Alberobello di 47 anni, morto oggi dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto mentre era in servizio all’Acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Lascia la moglie e un figlio piccolo.

Lo si apprende da fonti sindacali. L’uomo era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificato l’incidente che sarebbe avvenuto al convertitore 3. Il lavoratore sarebbe caduto per diversi metri in seguito al cedimento di un pavimento grigliato. Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione.

Il lavoratore è deceduto per le gravi lesioni riportate. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

“A seguito dell’incidente mortale verificatosi a Taranto in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom, Uilm dichiarano 24 ore di sciopero a partire da subito da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali – fanno sapere i sindacati -. In attesa di conoscere la dinamica concludono i sindacati – tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore”.

Tragedia nel Salento, cade da impalcatura: muore il 63enne Donato Cosentino. Era l’ultimo giorno di lavoro

Tragedia questa mattina a San Pancrazio Salentino dove Donato Cosentino, operaio 63enne, è deceduto dopo essere caduto mentre cercava di sistemare un’insegna luminosa.

L’uomo, originario di Catanzaro, si occupava del montaggio di pannelli pubblicitari e insegne luminose per conto di una ditta calabrese in un autosalone di San Pancrazio Salentino. La tragedia si è consumata nell’ultimo giorno di lavoro prima di fare ritorno a casa.

Sul tragico evento è stata avviata un’inchiesta per stabilire eventuali responsabilità sull’incidente. Sul posto sono intervenuti il 118, i carabinieri, i vigili del fuoco e gli ispettori dello Spesal.

Nei giorni scorsi non era stato bene e si era rivolto al pronto soccorso, prima di essere dimesso senza particolare preoccupazione. Potrebbe essere stato colto da un malore durante il lavoro, ma maggiori certezze arriveranno dalle indagini e dall’autopsia disposta dal magistrato.

Truffa eco casette, operaio finisce in rianimazione: “Senza casco e contratto. Caputi m’ha rovinato”

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola.

Dopo i racconti di Marina, Marta, Maria, Giovanni, Stefano, Gaetano, Graziana dopo avervi parlato della prodezza di mago Caputi, capace di incassare 68mila euro e sparire nel nulla lasciando una famiglia con una baracca abusiva e inagibile, dopo il blitz nella “sede” senza successo nel tentativo di incontrarlo e consegnarli la statuina dell’Oscar di Quinto Potere, dopo l’intervista all’ex segretaria, dopo il breve faccia a faccia tanto atteso con Caputi, dopo aver aperto con Silvana anche il filone delle ristrutturazioni edili, dopo aver colto di sorpreso l’apprendista in nero e averla intervistata e dopo aver parlato del “ricatto” di Caputi, questa volta vi parliamo della storia di Giuseppe.

Giuseppe è l’operaio che stava lavorando nel “cantiere” della casetta di legno mal costruita e abbandonata a Palombaio. È lui ad essere caduto dal “trabattello” costruito a membro di segugio e a finire in Rianimazione dopo un volo di due metri. Indossava solo le sue scarpe antinfortunistiche, non il casco trovato poi sul posto. Nel video allegato Giuseppe ci racconta la sua tragica esperienza con Caputi.

Canosa, la mano resta incastrata nel macchinario: operaio 50enne perde tre dita

Un uomo di 50 anni è rimasto ferito mentre questa mattina era a lavoro in un sansificio di Canosa di Puglia, nel nord Barese.

Secondo quanto ricostruito finora, il 50enne stava manovrando un macchinario per rimuovere alcuni residui di lavorazione dell’olio quando è rimasto incastrato perdendo tre dita della mano destra.

L’operaio è stato stabilizzato e trasportato in codice giallo al Policlinico di Bari. Indagini sono in corso da parte della polizia e dello Spesal della Asl Bat.

Spreco di soldi pubblici, Bari Multiservizi porta in Cassazione ex operaio: assolto già due volte

Vi parliamo della storia giudiziaria con protagonista un ex dipendente della Bari Multiservizi, andato in pensione. L’uomo è stato assolto già due volte dall’accusa di aver contagiato alcuni colleghi nel periodo Covid, ma la società non si arrende e ha deciso di portare la vicenda anche in Cassazione. Tutto questa ostinazione comporta uno spreco di soldi pubblici. Nel video allegato tutti i dettagli del caso.

Corato, precipita dalla pedana in un pastificio: grave 61enne

Un operaio di 61 anni è ricoverato in prognosi riservata nell’ospedale di Andria, dopo un incidente avvenuto durante il proprio turno di lavoro in un pastificio di Corato.

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo stava svolgendo lavori su una pedana da cui sarebbe precipitato. Sul posto è intervenuto il 118, il 61enne è stato stabilizzato e trasportato in ospedale.

Sull’accaduto indagano gli agenti della polizia locale di Corato assieme al personale dello Spesal della Asl di Bari, coordinati dalla Procura di Trani.