Morte Di Gioia, corteo funebre in stile Gomorra non autorizzato a Bari: 10 motociclisti a processo

La Dda di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 10 motociclisti che hanno preso parte al corteo funebre composto da un centinaio di moto che, il 24 giugno 2023, accompagnò il feretro del 27enne Christian Di Gioia dal quartiere Japigia al cimitero di Bari, passando anche contromano sotto il carcere. Il corteo bloccò il transito dei veicoli in alcune strade cittadine e costrinse gli automobilisti a fermarsi o ad invertire la marcia. Christian Di Gioia morì la notte tra 21 e 22 giugno a causa di un incidente con la moto verificatosi sul ponte Padre Pio mentre era seguito da una pattuglia dei carabinieri.

Il caso ora approda in Tribunale, tutti sono ritenuti vicini all’ambiente della criminalità barese. L’udienza preliminare è in programma il 10 luglio e per l’occasione il Comune di Bari chiederà di costituirsi parte civile. L’accusa è di blocco stradale ma la Dda contesta loro anche l’aggravante del metodo mafioso per aver esercitato “quella particolare coartazione e conseguente intimidazione, propria delle compagini mafiose”, ed “in particolare del clan ‘Parisi-Palermiti’ predominante nel quartiere Japigia di Bari”; e dell’agevolazione mafiosa per aver dimostrato con il corteo “il potere di controllare il territorio e violare pubblicamente le leggi dello Stato”.

Bari, cocaina nell’auto dell’amante della moglie: il consigliere comunale (rieletto) Loprieno torna a processo

Sarà processato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Lo ha deciso la corte d’Appello di Bari, che ha accolto il ricorso con cui la Procura, a dicembre, aveva impugnato la sentenza di proscioglimento di Loprieno, pronunciata a ottobre dalla gup Antonella Cafagna. Coinvolto nella vicenda l’amico e collega Gaetano Filograno (a lungo considerato, nel 2023, possibile candidato del centrodestra per la corsa a sindaco).

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Donna carbonizzata nel Brindisino, Procura chiede processo per il figlio 48enne: è accusato di omicidio

La procura di Brindisi ha chiesto il rinvio a giudizio per il 48enne, Alberto Villani, accusato dell’omicidio volontario della madre, Cosima D’Amato di 71 anni, il cui corpo fu trovato carbonizzato all’interno della sua abitazione di campagna a San Michele Salentino nella notte tra il 19 e il 20 settembre scorso. Furono i vigili del fuoco a scoprire il cadavere della donna nella cucina della villetta dove la 71enne viveva sola.

Il figlio della pensionata, attualmente detenuto nel carcere di Lecce, è accusato anche di incendio, resistenza a pubblico ufficiale e calunnia. L’udienza preliminare del gup Barbara Nestore è fissata per il prossimo 16 luglio.

Strage dei treni tra Andria e Corato, al via il processo di secondo grado: Procura chiede di ascoltare 38 testimoni

È cominciato questa mattina, in Corte d’appello a Bari, il processo di secondo grado per il disastro ferroviario del 12 luglio 2016 sulla tratta Andria-Corato. Nello scontro frontale tra due treni che viaggiavano su un binario unico alternato regolato col sistema del blocco telefonico, ritenuto dall’accusa “non sicuro ed obsoleto”, morirono 23 persone e ne rimasero ferite altre 51.

In primo grado, a Trani, il 15 giugno 2023, il tribunale condannò il capostazione di Andria Vito Piccarreta (a 6 anni e 6 mesi) e il macchinista del treno partito da Andria e diretto a Corato, Nicola Lorizzo (7 anni), assolvendo 14 altri imputati ed escludendo anche la responsabilità civile di Ferrotramviaria, imputata per illecito amministrativo. Piccarreta e Lorizzo furono condannati per cooperazione in disastro ferroviario, omicidio e lesioni personali colpose aggravate dalla mancata osservanza delle norme per la sicurezza sul lavoro. Entrambi, in solido con Ferrotramviaria, dovranno risarcire i danni alle parti civili.

Nell’udienza di oggi, la Procura generale ha chiesto alla Corte (presidente Antonio Civita) di ascoltare 38 testimoni, tra cui testi della difesa già ascoltati in primo grado, funzionari di polizia giudiziaria e funzionari della Regione Puglia, oltre a consulenti tecnici di accusa e difesa. Il sostituto pg Marcello Catalano ha anche chiesto l’ammissione di una relazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 2017, dichiarata inutilizzabile dal tribunale di Trani, e la disposizione da parte della Corte di una consulenza tecnica d’ufficio che valuti le diverse considerazioni tecniche, avanzate da accusa e difesa nel corso del processo di primo grado, in particolare sull’obsolescenza del sistema di interscambio dei treni. Il sostituto pg ha sottolineato, nel corso dell’udienza, la “gestione rudimentale, basata solo sulla comunicazione telefonica”, del sistema di circolazione dei treni su quella tratta, “demandato in tutto all’uomo” e quindi “fallibile”. Le difese si sono opposte alle richieste dell’accusa. La Corte deciderà sulle richieste istruttorie nella prossima udienza del 12 settembre.

Orrore a Bari, 14enne violentata al Libertà. Due giovani a processo: chiesti 9 anni di reclusione

La vittima, oggi 16enne, ha raccontato i retroscena di una vicenda orribile. Dopo aver conosciuto uno dei due ragazzi su un’app, inizia con lui una relazione che in poco tempo si rivela aggressiva. Dalle liti si passa agli insulti e alle minacce, fino alla violenza consumata il giorno di San Nicola nel 2022 in un appartamento al Libertà di Bari.

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Bari, i pentiti smascherano la “banda delle rapine”. Oltre 40 colpi messi a segno: chieste 7 condanne – I NOMI

Rapine violente messe a segno ai danni di attività commerciali, gioiellerie, uffici postali, banche, agenzie viaggi, supermercati, centro analisi e sale giochi. Per un totale di 43 colpi messi a segno a Bari e in provincia dal 2012 al 2018 con bottini fino a mezzo milione. I due collaboratori di giustizia, Antonio De Manna (51 anni) e Nicola De Santis (43 anni), hanno svelato i retroscena delle rapine. Per loro l’accusa ha chiesto rispettivamente 6 anni e 9 mesi e 5 anni e 9 mesi di reclusione.

A processo anche altri 7 presunti solidali: Domenico Cantalice, 51 anni (chiesti 6 anni), Antonia Lacriola, 45 anni (assoluzione), Gennaro Lepenne, 62 anni (rinvio a giudizio), Gaetano Lorusso, 56 anni (5 anni), Cosimo Magellano, 59 anni (5 anni), Antonio Francesco Menga, 36 anni (2 anni e 6 mesi), Pasquale Morolla, 38 anni (assoluzione). A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.