Ex Ilva, processo “Ambiente svenduto” a Potenza: 21 rinvii a giudizio c’è anche l’ex governatore Vendola

Il gup di Potenza Francesco Valente ha rinviato a giudizio 21 imputati, tra cui l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, coinvolti nel processo ‘Ambiente svenduto’, sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva.

La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo. Le richieste di rinvio a giudizio erano state presentate dal procuratore della Repubblica facente funzioni di Potenza, Maurizio Cardea, e dal sostituto Vincenzo Montemurro.

Il processo ‘Ambiente svenduto’ è ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025, in seguito all’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di primo grado con le 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021.

Omicidio Dogna a Santo Spirito, rinviato a giudizio il killer di Franco Dogna: contestata l’aggravante della crudeltà

Il 4 novembre prenderà il via il processo a carico di Antonio Rizzi, l’operaio 42enne ritenuto l’assassino del 63enne barese Franco Dogna, trovato senza vita nella sua casa a Santo Spirito il 7 gennaio scorso.

L’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato. Secondo le indagini, Dogna fu ferito con 85 colpi sferrati da un coltello o da un forchettone da cucina. Rizzi fu fermato dai Carabinieri pochi giorni dopo, mentre stava pianificando una fuga all’estero, e confessò l’omicidio.

Contestata l’aggravante della crudeltà. Il fratello e la sorella di Dogna si sono costituiti parte civile. Quella sera, a casa della vittima, andò in scena una lite culminata con l’aggressione.

Dogna, secondo quanto emerso dall’autopsia, non aveva assunto droghe, a differenza di quanto sostenuto da Rizzi. La vittima stava cercando di far uscire il suo killer dal tunnel della tossicodipendenza.

Omissione di atti d’ufficio e falso, il comandante della Polizia Locale di Grumo nei guai: chiesto il rinvio a giudizio

Il comandante della Polizia Locale di Grumo Appula, il 63enne Antonio Perchiazzi, rischia il processo per rifiuto e omissione di atti d’ufficio e falso. La pm Savina Toscani ha chiesto il suo rinvio a giudizio per fatti che risalgono al periodo 2019-2022.

Secondo le indagini della Finanza, “Perchiazzi avrebbe omesso di costituirsi in 98 giudizi civili relativi a contenziosi connessi alle opposizioni contro le multe per violazioni al codice della strada, o si sarebbe costituito tardivamente, subendo così decadenze processuali. In altri casi avrebbe omesso di predisporre il pagamento entro 120 giorni dalla notifica di 134 sentenze sfavorevoli, contenenti la condanna dell’ente alle spese processuali, così generando un onere finanziario, aggiuntivo per il Comune pari a oltre 27mila euro”, si legge su La Gazzetta del Mezzogiorno.

Ma non solo. Il 63enne avrebbe omesso anche di vigilare sul corretto adempimento del contratto di appalto relativo al noleggio di un’apparecchiatura di autovelox e del servizio di “data entry” che fa riferimento alla parte amministrativa dei procedimenti sanzionatori.

L’accusa di falso invece fa riferimento alla determina sull’importo delle multe per le violazioni al codice della strada, tra cui quelle per eccesso di velocità. In più Perchiazzi avrebbe anche omesso di bandire una gara d’appalto per il servizio di ricovero e custodia dei cani randagi, affidandolo direttamente alla ditta che lo gestiva da anni, generando debiti fuori bilancio quantificati in circa 63mila euro in due anni (2020 e 2021). Il Comune è parte offesa e potrà costituirsi parte civile nell’udienza preliminare. Si tornerà in aula il 24 novembre. 

Bari, neonato trovato morto nella culla termica: chiesto il processo per don Antonio Ruccia e il tecnico

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per don Antonio Ruccia e per Vincenzo Nanocchio, il parroco della chiesa San Giovanni Battista di Bari e il tecnico elettricista accusati di omicidio colposo nel caso della morte di un bimbo di pochi giorni, avvenuta lo scorso 2 gennaio nella culla termica posta all’esterno della parrocchia. La richiesta è arrivata da parte del procuratore aggiunto Ciro Angelillis e della pm Angela Morea, che hanno coordinato le indagini della squadra mobile di Bari.

L’udienza preliminare si terrà il prossimo 23 ottobre davanti alla gup Ilaria Casu. Secondo quanto si legge dal capo di imputazione, la morte del piccolo (di 7-14 giorni, poi chiamato “Angelo” dal sindaco di Bari, Vito Leccese) sarebbe avvenuta per ipotermia, e il locale adibito a culla termica in cui era stato lasciato sarebbe stato, per la Procura, privo dei requisiti di sicurezza necessari per garantire la sopravvivenza del neonato. Il sistema, che avrebbe dovuto far partire una chiamata al cellulare del parroco e attivare il sistema di riscaldamento della culla una volta rilevato il peso del bimbo, non funzionò. Il neonato fu trovato dal titolare di un’impresa funebre che, la mattina del 2 gennaio, si trovava in chiesa per un funerale.

Secondo la Procura di Bari il tappetino posto sotto il materasso, collegato a una scheda elettronica per far partire la chiamata di allerta, non avrebbe rilevato il peso di 2,8 chili del neonato.

Quel tipo di tappetino, si legge nel capo di imputazione, svolge prevalentemente una funzione di antifurto “quando viene calpestato dai piedi che concentrano il peso di una persona”, e quindi non sarebbe stato idoneo a rilevare il peso del neonato, peraltro non avrebbe dato “l’impulso alla scheda elettronica e al combinatore telefonico”, perchè era in corto circuito. Per questo non sarebbe partita la telefonata al cellulare del parroco. Infine, il sistema di condizionamento dell’aria, giudicato “comunque inadeguato” perché “in assenza di movimenti (…) si spegne dopo 9 minuti”, avrebbe erogato aria fredda e non calda a causa di una perdita del compressore, che lo rendeva privo di gas.

Ruccia e Nanocchio, per i pm, avrebbero poi omesso di dotare il sistema di sicurezza di accorgimenti che ne assicurassero il funzionamento anche in caso di guasto, e non avrebbero moltiplicato i sensori e gli interruttori “per garantire il funzionamento di almeno uno di essi. Avrebbero inoltre dovuto far sì che il condizionatore, una volta acceso, non si spegnesse automaticamente e non avrebbero poi predisposto un “tasto a fungo” da schiacciare, una volta posato il neonato, per far partire la chiamata.

Ruccia, infine, nel poster affisso all’esterno della culla, indicando il “collegamento diretto tra l’allarme generato della culla e il locale Policlinico” e la circostanza che la culla fosse “termica”, avrebbe determinato “un affidamento ingannevole circa il certo funzionamento del sistema collegato alla culla” e “la prospettiva di sopravvivenza certa dell’infante”.

Componenti per Boeing 878 Dreamliner non sicure: a Brindisi rinvio a giudizio per 7 persone e 2 società – I NOMI

Il gup del tribunale di Brindisi Simone Orazio ha disposto il rinvio a giudizio per sette imputati e due società coinvolte nell’inchiesta della Procura di Brindisi su forniture, ritenute dagli inquirenti non sicure, di componenti per il Boeing 787 Dreamliner, e per reati di tipo ambientale riconducibili alle attività svolte dalle due aziende: ‘Processi Speciali’ e ‘Manifacturing Process Specification’.

I sette imputati sono accusati di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati che vanno dall’attentato alla sicurezza dei trasporti, all’inquinamento ambientale, alla frode in commercio in danno di Leonardo spa Divisione Aerostrutture e di The Boeing Company Usa.

A processo andranno manager e dipendenti delle società Processi Speciali e Manifacturing Process Specification: Vincenzo Ingrosso, di 77 anni, e i suoi tre figli Antonio, di 52 anni, Alberto, di 37, e Alessandro, di 47, Domenico Salamino, di 45 anni, Salvatore D’Isanto di 42, e il 37enne Sirio Virgilio Zecchini.

L’ipotesi investigativa è che le due società, per risparmiare sull’acquisto di materie prime, avrebbero utilizzato leghe di alluminio difformi da quelle previste nei progetti, e titanio puro utilizzato al posto della lega di titanio richiesta per realizzare le componenti aeree

Castellana Grotte, dottoressa in pensione muore a 83 anni dopo intervento: tre chirurghi rinviati a giudizio

Il gip di Bari Francesco Vittorio Rinaldi ha rinviato a giudizio tre chirurghi dell’ospedale De Bellis di Castellana Grotte (Bari) accusati di omicidio colposo per la morte di una donna di 83 anni, dottoressa in pensione, avvenuta l’11 ottobre 2022 dopo un intervento chirurgico.

La donna fu ricoverata in ospedale il 16 settembre per una rettorragia che – secondo il capo d’imputazione – si presentava di media entità, e i referti istologici non evidenziarono la presenza di cellule tumorali.

I medici, secondo quanto ricostruito dalla procura, la sottoposero a un intervento che prevedeva l’esportazione del colon destro e i parte del retto, ma non avrebbero provveduto all’incisione longitudinale della mucosa del colon e alla esplorazione della stessa per valutare – secondo quanto evidenziato dall’accusa – la presenza di formazioni. In questo modo, ritiene l’accusa, avrebbero agito in maniera imprudente anche perché dopo l’operazione fu disposta un’endoscopia di controllo che avrebbe provocato una lesione poi risultata fatale.

A giudizio sono dunque finiti i tre chirurghi che la curarono. Il processo inizierà il prossimo 1 ottobre. I parenti della vittima sono assistiti dagli avvocati Antonio Falagario e Nicola Di Cosola.

Componenti per Boeing 878 Dreamliner non sicure: a Brindisi rinvio a giudizio per 7 persone e 2 società – I NOMI

La Procura di Brindisi ha chiesto il rinvio a giudizio di sette persone fisiche e di due società brindisine indagate nell’inchiesta su forniture, ritenute dagli inquirenti non sicure, di componenti per il Boeing 787 Dreamliner.

Le due società coinvolte sono ‘Processi Speciali’ e la ‘Manifacturing Process’, entrambe con sede a Brindisi; le persone fisiche che rischiano il processo sono manager e dipendenti delle due società: Vincenzo Ingrosso, di 77 anni, e i suoi tre figli Antonio, di 52 anni, Alberto, di 37, e Alessandro, di 47. Indagati anche Domenico Salamino, di 45 anni, Salvatore D’Isanto di 42, e il 37enne Sirio Virgilio Zecchini. Sono accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati che vanno dall’attentato alla sicurezza dei trasporti, all’inquinamento ambientale, alla frode in commercio in danno di Leonardo spa Divisione Aerostrutture e di The Boeing Company Usa.

L’ipotesi investigativa, per la quale c’è stata ora la richiesta di rinvio a giudizio, è che le due società, per risparmiare sull’acquisto di materie prime, avrebbero utilizzato leghe di alluminio difformi da quelle previste nei progetti, e titanio puro utilizzato al posto della lega di titanio richiesta per realizzare le componenti aeree. Questo avrebbe creato problemi di sicurezza nel lungo periodo ai Boeing 787 Dreamliner, tanto da indurre la Boeing ad attivare una campagna straordinaria di manutenzione degli aeromobili coinvolti. Le attività svolte dalla Polizia e dalla Guardia di finanza hanno fatto emergere anche – secondo l’accusa – una serie di sversamenti di rifiuti pericolosi in cisterne ed in alcuni terreni della zona industriale di Brindisi che, secondo l’accusa, derivavano dai processi chimici di trattamento delle superfici e dalla lavorazione meccanica dei metalli. Tra le parti offese Leonardo Spa, The Boenig Company Usa, Febo Spa ed il ministero dell’Ambiente e per la Sicurezza energetica. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 13 marzo.