Bari, operaio precipita durante i lavori sulla facciata della sede Rai e muore: tre condanne – I NOMI

Il Tribunale di Bari ha condannato alla pena (sospesa) di 2 anni di reclusione due persone e una società per la morte di un operaio caduto dall’impalcatura mentre eseguiva i lavori sulla facciata della sede Rai di Bari, in via Dalmazia, il 15 ottobre 2015.

Il giudice ha condannato per omicidio colposo il datore di lavoro, Giuseppe Rogondino, e il responsabile della sicurezza del cantiere Giancarlo Mondello. Condannata alla sanzione pecuniaria di 320mila euro la ditta Rogondino Costruzioni.

L’operaio – hanno ricostruito le indagini – stava lavorando su una piattaforma mobile ad un’altezza di 25 metri e non avrebbe avuto casco e imbragatura. Morì dopo una caduta nel vuoto.

Il Tribunale, come chiesto anche dalla procura di Bari, ha assolto ‘per non aver commesso il fatto’ gli altri imputati, il committente dei lavori per la Rai, l’ingegnere Carlo Mancini (difeso dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto), il noleggiatore della piattaforma mobile su cui si trovava l’operaio e la sua società, Giovanni Mastrogiacomo e la Alta Edilizia srl (assistiti da Angelo Loizzi, studio Fps) e l’operaio che installò la piattaforma, Francesco Aresta (difeso da Maria Castrucci).

“La sentenza – dichiara l’avvocato Sisto – riconosce la assoluta estraneità della RAI e dell’ing. Carlo Mancini a quanto tristemente accaduto. Siamo da sempre stati convinti, e la decisione odierna lo conferma, di aver operato nel pieno e rigoroso rispetto delle regole”.

“Scuola inagibile”, trasloco lampo in altra sede. Genitori dubbiosi. La preside: “È tutto a norma”

Dieci classi della scuola elementare e cinque della materna trasferite in altra sede. Sta succedendo in queste ore a Bari. Il motivo del trasloco lampo dalla scuola Perone al plesso Renato Moro, abbandonato da circa un anno e mezzo, è dovuto all’inagibilità di una parte della Perone.

Il fatto che ci fossero perdite nell’ala dove si trova anche la palestra, nel periodo natalizio teatro delle tradizionali recite, era noto da diverse settimane, ma evidentemente solo dopo gli ultimi sopralluoghi, il Comune con un’ordinanza ne ha ordinato la chiusura per procedere ai carotaggi e successivamente ai lavori di ripristino.

Diversi i pilastri ammalorati. La tensione tra i genitori è salita quando la dirigente scolastica ha comunque stabilito il trasloco lampo, dovendo lavorare fino all’ultimo istante utile per assicurare la riapertura il 7 gennaio. Numerosi genitori non hanno accolto di buon grado la decisione, convinti ci fosse bisogno di qualche giorno in più per assicurare un rientro adeguato e in tutta sicurezza. Le pulizie straordinarie – a detta loro – non sarebbero sufficienti.

C’è bisogno di rimettere a posto gli estintori scaduti, controllare la qualità dell’acqua e garantite la sanificazione dell’intero presso, seppure rimasto aperto per consentire le ultime consultazioni elettorali. Insomma una situazione caotica per tutti. Noi siamo andati sul posto, raccogliendo le perplessità dei genitori, il disappunto del consigliere del Primo Municipio, Giuseppe Arbore e, alla fine, anche il parere rassicurante della dirigente scolastica.

Bari, furto nella sede del Municipio II in corso Benedetto Croce: ladri portano via computer

Furto nella notte nella sede del Municipio II di Bari situata in corso Benedetto Croce. Secondo le prime informazioni, ignoti sono riusciti ad introdursi nei locali e a portare via alcuni computer.

Ad accorgersi del furto sono stati alcuni dipendenti. Sul posto è intervenuta la Polizia di Stato che ha avvito le indagini, gli uffici amministrativi sono al momento bloccati.

Truffa eco casette, Caputi è fuori. Accolti da una cliente-amica: rinviata la consegna dell’Oscar

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola.

Dopo i racconti di Marina, Marta, Maria, Giovanni, Stefano e dopo avervi parlato della prodezza del mago Caputi, capace di incassare 68mila euro e sparire nel nulla lasciando una famiglia con una baracca abusiva e inagibile, questa volta siamo stati noi a recarci nella “sede” per cercare di incontrare Caputi e consegnargli la statuina dell’Oscar di Quinto Potere. Non lo abbiamo trovato, ma siamo stati accolti da una cliente-amica, mentre Caputi ha iniziato a inviare messaggi alle vittime con l’intento di restituire le cifre incassate.

Titoli di studio falsi, stessa sede e partita iva. Universo Docente: “Noi truffati. Andiamo avanti”

Travolti dallo scandalo sui titoli di studio falsi, Savino Cianci e Lucia Catalano, hanno scelto quintopotere.it per dire la loro verità. Circa 800 persone finite in un giro di titoli senza alcun valore, vissuti a lungo con l’illusione di riuscire così a entrare per esempio nelle graduatorie per l’insegnamento nella scuola.

Un giro d’affari milionario partito da Reggio Calabria con l’operazione “Lucignolo” e sfociato a Trani in un’altra inchiesta, denominata “Zero titoli”. Un sistema partito dalla Calabria, firmato dalle sorelle Modaffari e dalla mamma Anna Maria.

Dopo la prima lunga testimonianza contenuta nel primo servizio, aver parlato con Cianci del tribunale mediatico e di quello social con la dottoressa Catalano,  ci siamo recati nella sede di Universo Docente. Dopo il dissequestro alla società con sede a Trani, la stessa dei tempi dello scandalo tanto da mantenere anche la partita iva, è stata riattivata la fornitura di energia elettrica.

Siamo stati negli uffici e abbiamo rincontrato la dottoressa Catalano che, insieme al suo staff, sta ricontattando tutti i corsisti rimasti improvvisamente senza assistenza a causa dell’arresto e dei problemi giudiziari. “L’obiettivo – ha detto la Catalano – è quello di contattare uno a uno chi ha regolarmente stipulato un accordo con noi e analizzare insieme a ciascuno dei corsisti la situazione specifica. Siamo certi di poter recuperare molte delle questioni irrisolte, dando loro la possibilità di riprendere il proprio percorso di studi”.

Abbiamo girato l’intervista all’indomani dell’udienza del processo Modaffari, quella in cui sul banco degli imputati è finita la principale accusata di questa truffa. Per Maria Saveria Modaffari non c’è stato il tempo sufficiente per rispondere a tutte le domande fattele dall’avvocato dei coniugi Cianci e Catalano, dunque è stata fissata una nuova udienza, a ottobre prossimo, per consentire al legale di terminare l’escussione della Modaffari.

Centro di ricerca e 1200 postazioni, ecco la nuova sede Deloitte in Fiera del Levante: hub su intelligenza artificiale

Un’area da novemila metri quadrati, in grado di accogliere circa 1.200 postazioni di lavoro, sale smart, spazi meeting e un auditorium, coniugando innovazione, sostenibilità ambientale e benessere delle persone.

È la nuova sede di Deloitte nella Fiera del Levante di Bari, frutto di un investimento da 50 milioni di euro che ha permesso di ristrutturare i padiglioni e costituire un centro di ricerca e sviluppo nell’ambito di NextHub, il polo tecnologico dedicato a innovazione e tecnologia.

È inoltre previsto un ulteriore investimento sul territorio da 25 milioni di euro per la nascita del ‘GenAI center for business innovation’, un hub tecnologico composto da oltre 70 esperti di intelligenza artificiale dedicati alla trasformazione dei principali processi di business delle imprese.

La sede sarà inaugurata questo pomeriggio (ore 18) con il tradizionale taglio del nastro alla presenza, fra gli altri, del ceo di Deloitte Italia, Fabio Pompei, del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e del sindaco di Bari, Vito Leccese. Nel frattempo la quota di persone assunte da Deloitte nel capoluogo pugliese ha toccato quota duemila unità, rispetto alle oltre 14mila in tutta Italia.

La nuova sede di Bari segue le inaugurazioni di Roma e Milano ed è stata guidata da criteri all’avanguardia in materia di sostenibilità ambientale, coniugando tradizione e innovazione.

Sono infatti stati preservati elementi storici, come le volte originarie dell’edificio, integrandoli con tecnologie di ultima generazione pensate per migliorare l’esperienza lavorativa e il benessere delle persone. Parte della sede è inoltre destinata a beneficio della comunità grazie alla presenza dell’incubatore d’impresa, con l’obiettivo di stimolare la crescita di nuove realtà imprenditoriali nella logistica e mobilità sostenibile oltre che nella space economy.

Quanto al centro di ricerca e sviluppo, è focalizzato su diverse aree di business: una soluzione tecnologica avanzata per ottimizzare l’efficienza dell’intera filiera agroalimentare; un ecosistema dedicato alle startup, integrato con algoritmi di intelligenza artificiale; un’infrastruttura per la gestione e l’esecuzione di studi in ambito health & biotech; un ambiente virtuale nel metaverso per il monitoraggio in tempo reale degli immobili; un laboratorio di cyber threat intelligence mirato alla difesa dalle minacce informatiche legate alle nuove tecnologie.

Bari, operaio precipita da impalcatura sulla facciata della sede Rai e muore: chieste due condanne 10 anni dopo

Dieci anni dopo i fatti, la Procura di Bari ha chiesto la condanna a due anni di reclusione per due persone, finite a processo per omicidio colposo nel caso dell’operaio morto mentre eseguiva dei lavori sulla facciata della sede Rai di Bari, in via Dalmazia, il 15 ottobre 2015.

Il pm Ignazio Abbadessa ha chiesto la condanna per il datore di lavoro dell’operaio, Giuseppe Rogondino, e per il coordinatore della sicurezza Giancarlo Mondello. La Procura ha chiesto anche una sanzione per responsabilità amministrativa degli enti da 320mila euro e un’interdizione di sei mesi.

Chiesta invece l’assoluzione per il committente dei lavori per la Rai, per il noleggiatore della piattaforma mobile su cui si trovava l’operaio e per l’operaio che installò la piattaforma.

L’operaio, secondo quanto ricostruito, stava lavorando su una piattaforma mobile a un’altezza di 25 metri e non avrebbe avuto casco e imbragatura. L’uomo morì dopo una caduta nel vuoto, l’impalcatura – come emerso – non avrebbe avuto dispositivi di sicurezza contro le cadute dall’alto come parapetti laterali.

Lutech, investimento di 55 milioni in ricerca e sviluppo per la sede di Bari: previste 100 assunzioni

Lutech, azienda leader in Italia e player europeo nei servizi digitali e nell’intelligenza artificiale, ha deciso di investire 55 milioni di euro in ricerca e sviluppo per la sede di Bari, dove sono cento le posizioni aperte che andrebbero ad aggiungersi alle 400 già in organico.

In totale l’investimento nel Sud Italia è di 70 milioni di euro. Delle persone impiegate a Bari, oltre cento sono state assunte nel 2024 e circa 270 fanno parte del team di ricerca. Con oltre il 50% di under 30, evidenzia l’azienda in una nota, l’età media dei dipendenti nel capoluogo pugliese è di 33 anni. Le bnovità sono state presentate oggi a Bari. Presenti fra gli altri il ceo del gruppo Lutech Giuseppe Di Franco e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci.

“Con un team di quasi 400 professionisti altamente qualificati e un piano di altre cento assunzioni – ha detto Di Franco – Bari è un polo strategico per il futuro, orientato alla crescita e alla collaborazione con il mondo accademico, le aziende, le startup e le istituzioni locali”.

Proprio a Bari, in collaborazione con il Politecnico e la sua spin off DonkeyPower, Lutech sta sviluppando ‘Digital enterprise’, progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale per l’ideazione e la realizzazione di piattaforme innovative. Tra i principali driver di innovazione ci sono l’intelligenza artificiale, il gemello digitale, l’IoT, la cybersecurity e la sostenibilità. A Bari ha sede anche il centro di ricerca con un centro di eccellenza sull’intelligenza artificiale, che si occupa in particolare dell’Ai generativa.

Allo stesso tempo, sta prendendo forma un Living lab interattivo con lo scopo di consentire a clienti, startup e università partner di toccare con mano le innovazioni in fase di sviluppo. Il gruppo ha inoltre scelto di dedicare alcuni ricercatori presenti sul polo di Bari per sviluppare il progetto Impact, vinto nell’ambito di Horizon Europe e nell’Innovation radar dell’Unione europea.

Imbrattata e danneggiata sede Municipio I a Bari, rivendicazione da un collettivo di anarchici: “Colpiremo ancora”

“Vogliamo rivendicare l’azione a danno del comune e d’intimidazione alla prefettura e al prefetto Francesco Russo”. Questo è il messaggio pubblicato sul sito “rivoluzione anarchica”, a firma di un collettivo di anarchici, in riferimento al raid vandalico che ha danneggiato la sede del Municipio I di Bari, in via Trevisani, la notte tra il 21 e il 22 gennaio.

Sul caso indaga la Digos dopo l’apertura del fascicolo del distretto Antimafia. Sulla porta d’ingresso è stata trovata anche una lettera firmata, oltre alle scritte “No Cpr” e “Vendetta per Ramy”. Il riferimento, nel secondo caso, è per la morte del 19enne a Milano, lo scorso 24 novembre, durante un inseguimento con i Carabinieri.

“Dal 2006 i cittadini di Bari, il comune e qualsiasi altra istituzione coinvolta con l’esistenza e il funzionamento del Centri di permanenza per rimpatri di Bari Palese sono responsabili delle torture subite nei centri, per le torture e morti subite nei paesi di rimpatrio e per tutto lo schifo subito nei lager del XXI secolo”, si legge nella nota.

“Inizieremo a colpire, a volte colpiremo forte, altre neanche ve ne accorgerete, siete tutti obbiettivi, dal vigile al generale, dal comune alla prefettura. Sopravvivere e sabotare, individuare e colpire. Il fuoco necessario a chiudere i centri per rimpatri può essere acceso solo dalla rabbia dei reclusi, noi saremo il fuoco della vendetta”, aggiungono gli anarchici.

 

Bari, il multisala Ciaky del San Paolo passa nelle mani dell’Arpal: affare da 4 milioni di euro. Diventerà la nuova sede

Il cinema multisala Ciaky passa nelle mani dell’Arpal Puglia, l’Agenzia Regionale per le Politiche Attive del Lavoro. L’obiettivo è quello di trasformarlo in un centro direzionale con uffici per ospitare i 300 dipendenti. Il contratto preliminare è stato firmato, l’investimento iniziale ammonta a 4 milioni di euro, ma la cifra è destinata a salire per l’adeguamento degli spazi.  Fondamentale la zona strategica, la struttura è vicina all’aeroporto, al casello autostradale di Bari Nord e alla tangenziale. Si attende solo il cambio di destinazione d’uso dell’immobile. I dipendenti avranno a disposizione anche il parcheggio, realizzato nel piano interrato.

Il multisala del San Paolo era stato aperto nel 2016, ma dopo 8 anni ha chiuso i battenti. Con 9 sale (e una sala vip con 32 poltrone), 1300 posti a disposizione e un parcheggio sotterraneo il Ciaky era riuscito a farsi strada in città, tanto da diventare anche uno spazio dove poter festeggiare il compleanno dei più piccoli. Dotato di tecnologia Sony digital 4K e un impianto audio Dolby Atmos, era il cinema ultramoderno di Bari. alla base della scelta i costi di gestione elevati, l’assenza di sostegno e la crisi del settore cinematografico.