Nasconde in casa armi, droga e soldi: arrestato 23enne di Triggiano. Era sorvegliato speciale – VIDEO

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, nel corso di un servizio di controllo del territorio, hanno arrestato un giovane, 23enne originario di Triggiano, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, ritenuto responsabile (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) di ripetute violazioni delle prescrizioni dell’Autorità giudiziaria.

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I militari della Compagnia di Triggiano, insospettiti dall’atteggiamento del giovane, individuato all’esterno di un esercizio commerciale del posto, lo sottoponevano a controllo, trovandolo in possesso di un telefono cellulare, in violazione del divieto impostogli nell’ambito della misura di prevenzione.

Gli ulteriori accertamenti, svolti presso l’abitazione del predetto con l’ausilio delle unità cinofile, consentivano inoltre di rinvenire una pistola clandestina con relativo munizionamento e colpo in canna, tre panetti di hashish, materiale per il confezionamento, un conta-soldi elettronico, circa 4.000 euro in contanti, oltre a dispositivi per la comunicazione del tipo “walkie talkie” e altri strumenti riconducibili ad attività illecita finalizzata a furti di autovetture.

Dopo le formalità di rito, il materiale rinvenuto è stato posto sotto sequestro ed il giovane è stato arrestato e tradotto presso la Casa circondariale di Bari a disposizione dell’Autorità giudiziaria. L’attività si inserisce nel più ampio dispositivo di prevenzione e contrasto ai traffici illeciti predisposto dall’Arma dei Carabinieri in tutto il territorio della provincia di Bari.

È importante sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’ indagato, la cui eventuale colpevolezza in ordine al reato contestato dovrà essere accertata in sede dibattimentale nel rispetto del contraddittorio con la difesa dell’indagato.

Truffa eco casette, Marina: “Caputi sparito con 13mila euro. Ha lasciato la struttura pericolante”

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola. Questa volta è il turno di Marina.

Sbatte la tovaglia, fa volare 250 euro dal balcone e le banconote finiscono nella spazzatrice: incredibile a Bitonto

Curioso episodio questa mattina a Bitonto. Un uomo ha fatto volare cinque banconote da 50 euro dal balcone di casa e i soldi sono finiti in una spazzatrice. A darne notizia sui social è Nicola Roberto Toscano, amministratore unico dell’azienda Sanb.

“Sono state ritrovate e riconsegnate le 5 banconote da 50 euro ciascuna finite nella spazzatrice questa mattina dopo l’improvvido scuotimento di una tovaglia da un balcone e dopo essere stato personalmente allertato sul presto dal disperato utente”, si legge nel post.

“È stato necessario smontare il mezzo, procedere ad una accurata ricerca da parte degli operatori della Sanb e finalmente estrarre le banconote messe poi al sole ad asciugare (che dire…soldi stesi bene) – continua -. Una storia a lieto fine certo, ma tenete a mente: le tovaglie si scuotono in casa per poi spazzare e riporre nel secco residuo (trattenendo prima eventuali soldi e oggetti di valore”.

“Ne guadagna la pulizia delle strade e i risparmi delle famiglie non volano via dalla sera alla mattina. E poi non è che ogni volta possiamo smontare la spazzatrice”, conclude Toscano.

“Nonna aiutami papà è nei guai”. Truffatori rubano oro e soldi a Maria: “Pensavo di essere furba”

Le truffe agli anziani aumentano giorno dopo giorno. Questa volta vi raccontiamo quanto accaduto a Maria. Siamo andati a trovarla per ripercorrere le varie tappe dell’escamotage ideato dalla banda, la vittima è stata ingannata e ha consegnato soldi e gioielli in oro. Ha voluto essere intervistata per mettere in guardia altri anziani. Ecco il suo racconto.

Bari, soldi dai pazienti per curare il cancro: la Corte dei conti chiede mezzo milione all’ex primario Vito Lorusso

L’ex primario dell’istituto oncologico di Bari, Vito Lorusso, che dal 2019 al 2023 si sarebbe fatto pagare dai pazienti malati di tumore infusioni di farmaci e prestazioni che erano in realtà gratis perché a carico del servizio sanitario, è stato chiamato dalla Corte dei conti a risarcire circa 500mila euro tra indennità di esclusività illegittimamente percepite in un quinquennio e danno di immagine causato all’Oncologico.

Il medico 71enne fu arrestato in flagranza il 12 luglio del 2023, dopo aver incassato 300 euro da una paziente che si era però già rivolta alla polizia. E a febbraio del 2024 è stato nuovamente arrestato nell’ambito del blitz Codice Interno, insieme alla figlia Mari Lorusso e al genero Giacomo Olivieri, con l’accusa di aver contribuito a un patto con i clan baresi per portare voti alla figlia.

Bari, soldi o sesso per superare gli esami. Il professor Volpe condannato a 5 anni: “Ha abusato del suo ruolo”

L’accordo che Fabrizio Volpe, professore di diritto civile dell’università di Bari, avrebbe stretto nel 2014 con una sua studentessa, «consisteva nella corresponsione da parte» della ragazza «della somma di denaro pattuita», mille euro, «alternativa alla prestazione sessuale inizialmente richiestale, in cambio dell’intermediazione del Volpe per il superamento di quattro esami universitari, diritto tributario, diritto amministrativo 1 e 2 e diritto civile».

Lo scrive il Tribunale di Bari nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 6 febbraio, Volpe è stato condannato a cinque anni di reclusione per induzione indebita, riconoscendolo anche responsabile di una tentata violenza sessuale ora prescritta.

Per quanto riguarda l’induzione indebita, il Tribunale nota come «Volpe, sin dall’inizio della conversazione, fa emergere la sua volontà di ottenere un indebito vantaggio dalla» studentessa «in cambio del suo aiuto, consistente in una richiesta di natura sessuale, in quanto le chiede, a più riprese, di uscire con lui a Bari, di dormire a casa sua, di poterla incontrare di persona, di poterle pagare una vacanza, di poterla avere come sua fidanzata».

«Volpe era consapevole del carattere abusivo del suo comportamento» e la studentessa, a sua volta, «avrebbe assecondato la sua proposta per ottenere il vantaggio futuro del conseguimento della laurea senza l’impegno e la preparazione richiesti (…) e non perché costretta con le spalle al muro». Sempre la studentessa, che nel corso del processo ha ritirato la propria costituzione a parte civile, «si pone nella posizione di chi ha intuito il potere di cui era capace l’interlocutore e ha agito strumentalizzandolo a suo favore, mercanteggiando il numero di esami che avrebbe potuto svolgere ad un prezzo conveniente».

Quanto alla tentata violenza sessuale, il Tribunale ritiene «credibile» il racconto della studentessa, in quanto nel processo è emerso «in modo inequivoco la condotta dell’imputato che cerca di avere un contatto di tipo sessuale» con la studentessa «contro la volontà di costei, che (…) gli resiste». I giudici notano come «un ulteriore riscontro alle dichiarazioni della persona offesa è costituito dall’atteggiamento tenuto dal Volpe in altre occasioni nei confronti di altre studentesse». Dal racconto di una testimone, infatti, emerge come «lo stesso, almeno in altra occasione si era dimostrato disponibile ad aiutare una studentessa in altri esami se essa avesse accettato di essere la sua amante».