Minacce di morte al prof, record di note e violenza a scuola. Avviso orale per studente a Bari: “Cambia vita”

Il Questore di Bari Annino Gargano ha emesso un avviso orale a cambiare condotta di vita nei confronti di uno studente, ai sensi del Decreto Legislativo 6 settembre 2011 n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione).

Il provvedimento, adottato all’esito di un’approfondita attività istruttoria della Divisione Anticrimine della Questura di Bari, si inserisce in un più ampio quadro di attenzione al mondo della scuola, ambito nel quale la Polizia di Stato è quotidianamente impegnata, soprattutto sul versante della prevenzione.

In particolare, il destinatario, minorenne, si è reso protagonista di comportamenti connotati da profili di pericolosità sociale; nel corso dell’ultimo biennio, ha manifestato reiterati atteggiamenti di non rispetto delle regole e aggressività all’interno di un istituto scolastico del capoluogo, collezionando numerose note disciplinari per violazioni del regolamento d’istituto, uso improprio del telefono cellulare durante le lezioni, linguaggio offensivo nei confronti dei docenti e atteggiamenti violenti verso altri studenti, sino a giungere recentemente a minacciare di morte un insegnante.

Del provvedimento è stata informata la famiglia. L’avviso orale rappresenta una misura di prevenzione personale con la quale il Questore invita formalmente il soggetto interessato a modificare la propria condotta di vita, nel rispetto delle regole e della convivenza civile, avvertendolo che, in caso di reiterazione di comportamenti illeciti, potranno essere applicate misure più incisive previste dalla normativa vigente.

La Questura di Bari ribadisce il proprio impegno a mantenere alta l’attenzione sui fenomeni di devianza giovanile, espletata anche attraverso numerosi incontri nelle scuole per promuovere la cultura della legalità e il rispetto delle istituzioni, nella consapevolezza che la prevenzione e il dialogo rappresentano strumenti fondamentali per accompagnare i giovani in un percorso di crescita responsabile.

Bari, caos al Giulio Cesare-Romanazzi. Incontro in Regione: no ai doppi turni per le classi con studenti disabili

No ai doppi turni per gli studenti disabili all’IISS G. Cesare – D. Romanazzi di Bari. A stabilirlo una nuova circolare a firma della dirigente scolastica Rosangela Colucci dopo il tavolo interistituzionale convocato nella giornata di eiri in Consiglio regionale alla presenza dei Garanti regionali dei diritti dei disabili e dei diritti dei minori.

Le classi in cui sono inseriti alunni disabili saranno escluse dall’alternanza, le altre frequenteranno le lezioni di pomeriggio fino a quando sarà necessario. All’incontro hanno preso parte, oltre i Garanti, anche i rappresentanti dell’USR Puglia, dell’USP Bari, della Città Metropolitana e della stessa scuola.

La Città Metropolitana ha assicurato che cercherà in ogni modo di restituire in tempi brevi le aule dell’Istituto “Mons. Curi”, attualmente inagibili e all’origine della carenza di spazi che ha reso poi necessario il ricorso al doppio turno.

FSE nella bufera, bus guasto a Locorotondo e 70 studenti a terra. La denuncia: “Servizio inadeguato e umiliante”

“Altro disservizio di Ferrovie del Sudest. A Locorotondo bus guasto con una settantina di studenti a bordo e traffico in tilt. L’ennesima e quotidiana dimostrazione di tutta l’inadeguatezza di FSE”.

Inizia così la denuncia social da parte di Tommaso Scatigna, consigliere regionale FdI. “Proprio nelle scorse ore ho presentato una proposta di legge per istituire l’Osservatorio regionale permanente sul trasporto scolastico”, si legge nel post.

“Uno strumento che ci consentirà di monitorare costantemente la situazione e di arrivare a soluzioni efficaci dando voce a chi voce non ha e subisce ogni giorno i disservizi del trasporto pubblico”, aggiunge Scatigna.

“Io continuerò a fare la mia parte, come sempre, a difesa dei diritti dei ragazzi e dei lavoratori che meritano risposte e soluzioni anziché umiliazioni”, conclude.

Bari, paura al liceo De Nittis. La finestra sbatte e si rompe durante la lezione: tre studenti feriti. La denuncia

Attimi di panico ieri mattina nel liceo artistico statale De Nittis di Bari dove la finestra di un’aula si è frantumata durante una lezione dopo aver sbattuto. Tre studenti sono rimasti feriti.

“In queste condizioni non si studia. Un episodio che dimostra ancora una volta quanto il tema della sicurezza nelle scuole sia urgente e non più rimandabile. Come Unione degli Studenti Bari ci battiamo affinché studenti e studentesse siano al sicuro nei luoghi della formazione – si legge nel post di denuncia di Uds -. La sicurezza è una condizione essenziale per garantire il diritto allo studio: non può esistere una scuola davvero accessibile e inclusiva se chi la vive ogni giorno rischia di farsi male a causa della mancata manutenzione degli edifici”.

“Lo stesso Statuto delle studentesse e degli studenti riconosce il diritto a un ambiente scolastico sicuro e adeguato, e per questo chiediamo alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità e di garantire una manutenzione costante e adeguata degli spazi scolastici. La sicurezza non è un privilegio, ma un diritto”, conclude l’associazione. 

Gelo a Bari, termosifoni rotti e scuole al freddo: studenti in protesta davanti alla sede della Città metropolitana

Un presidio di protesta è stato organizzato nel pomeriggio di ieri dall’Unione degli studenti Bari davanti alla sede della Città metropolitana, perché in alcuni istituti scolastici della città e della provincia non funzionerebbero adeguatamente i sistemi di riscaldamento.

“Purtroppo dal rientro a scuola molti istituti di Bari e provincia hanno riportato svariati problemi sul riscaldamento e sull’edilizia scolastica – spiega la coordinatrice dell’Uds Bari Sabrina Fanelli – L’obiettivo del sindacato è di riuscire a garantire a tutta la comunità studentesca il diritto allo studio, e ad avere delle strutture adeguate a ospitare gli studenti”.

Gli studenti hanno manifestato con striscioni con scritte come “al freddo non si studia”. Una delegazione ha poi incontrato il direttore generale dell’ente, ottenendo l’impegno ad attivare dalla prossima settimana un tavolo permanente con incontri periodici nell’ambito dei quali affrontare le criticità che di volta in volta saranno segnalate.

Medioevo nel Leccese, insulti razzisti al compagno di classe: 4 liceali a processo. Richiesta di messa alla prova

Quattro studenti di un liceo scientifico di Casarano hanno chiesto la messa alla prova dopo aver rivolto insulti razzisti ad un compagno di classe, un 17enne di origine senegalese, umiliandolo e costringendolo a cambiare istituto.

Sono tutti minorenni (tra i 16 e i 17 anni) e risiedono a Taurisano, Ruffano, Tuglie e Ugento. Le accuse nei loro confronti sono di minacce aggravate e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica.  Durante l’udienza preliminare, celebrata dinanzi al giudice del Tribunale per i minori, tre di loro hanno negato le accuse e chiesto di intraprendere un percorso di recupero attraverso attività di volontariato con l’obiettivo di mantenere la fedina penale immacolata.

Il quarto ragazzo ha invece ammesso le sue responsabilità in parte, affermando di aver assistito ad alcuni degli episodi contestati, senza però mai prendere parte. Si tornerà in aula il 9 aprile e la giudice deciderà sulla richiesta di messa alla prova formalizzata.

 

Sparatoria alla Brown University, uccisi 2 studenti. Il dramma di un 18enne pugliese: “Ero lì due minuti prima”

“Ero davanti all’aula della sparatoria due minuti prima che il killer facesse fuoco. Quello che ho vissuto, dopo, è un insieme di paura e angoscia che non posso spiegare a parole”. Sono queste le parole di Antonio Furleo Semeraro, studente 18enne della Brown University originario di Fasano. Sabato pomeriggio è avvenuta una sparatoria nel campus dell’ateneo della Ivy League all’interno dell’edificio di ingegneria Holley, il bilancio è tragico: 2 morti e 9 feriti

“Avevo finito di seguire le lezioni della mattina e avevo fame – le parole a La Repubblica -. Sono passato davanti al Barus & Holley, l’edificio dove ci sono sia aule che laboratori in cui il killer ha sparato. Non avevo ancora iniziato a mangiare quando ho sentito un certo trambusto e il mio telefono ha iniziato ad avere notifiche a raffica perché i miei compagni mi mandavano messaggi per chiedere dove fossi e se stessi bene. Erano le 16,22 e c’era appena stata la sparatoria”.

“La notizia delle vittime è arrivata immediatamente. Qui alla Brown abbiamo un social simile al vecchio Twitter che condividiamo noi studenti, accessibile solo a noi, in cui ci scambiavamo informazioni in diretta – ha aggiunto -. Qualcuno ha scritto anche di aver riconosciuto nella sagoma dell’assalitore quella di una guardia giurata che di solito staziona in una delle biblioteche, e questo ovviamente è stato riferito alla polizia. Quando è entrato nell’aula dove ha sparato, un’aula che io frequento abitualmente, ha urlato qualcosa che nessuno è riuscito a capire, e ha fatto fuoco per poi scappare. Tra l’altro, qui le misure di sicurezza sono incredibili, ognuno di noi ha una tessera per accedere in tutti i luoghi, solo l’edificio di Ingegneria è un po’ più scoperto. Chi ha agito sicuramente lo sapeva”.

“La polizia universitaria è intervenuta subito. Hanno chiuso tutte le porte della mensa e ci hanno detto di stare a terra. Nel frattempo, arrivavano via chat notizie dagli altri edifici del campus, che è stato blindato. Siamo entrati in lockdown. Dopo circa mezz’ora ci hanno detto che la mensa non era sicura perché c’erano grandi finestre e ci hanno fatti scendere nel seminterrato, che è poi il deposito. Siamo stati lì fino alle 22 – racconta -. Eravamo stravolti, uno stato di shock che non credevo possibile vivere. Ci hanno portato acqua e biscotti, poi gli addetti alla mensa hanno cucinato razioni. Nel frattempo erano arrivati nel campus 400 agenti Fbi, elicotteri che pattugliavano l’area a caccia dell’assassino che era in fuga. Sapere che poteva succedere di nuovo, vedersi circondati da poliziotti con i fucili spianati, e sapere di dover per forza rimanere lì, mi ha riempito d’angoscia, davvero”.

“I poliziotti nella notte ci hanno detto che dovevamo andare in un posto più sicuro per essere tutti nello stesso luogo. Ci hanno portato nella palestra più grande della Brown. Siamo stati tutti insieme lì, migliaia di studenti e dipendenti, fino alle tre di notte, quando ci hanno scortato nei nostri dormitori, con l’ordine tassativo di non uscire per nessun motivo dalle nostre stanze – conclude -. Ho sentito i miei genitori, ho fatto in tempo ad assicurargli che stavo bene e loro mi hanno detto di seguire in tutto ciò che mi dicevano di fare lì, e poco dopo il mio cellulare si è scaricato. Ci hanno appena comunicato che il semestre si è concluso, che gli esami e le lezioni sono state sospese e che possiamo tornare alle nostre case per stare al sicuro. Così ho prenotato subito un biglietto areo e partirò da Boston per l’Italia. Sarei dovuto partire il 21 dicembre per le vacanze di Natale ma dopo quello che è accaduto non vedo l’ora di essere a casa. Se tornerò alla Brown? È il posto dove ho scelto di costruire il mio futuro. Certo. È il posto dove ho scelto di costruire il mio futuro. È bruttissimo pensare che dei ragazzi della mia età abbiano perso la vita mentre studiavano. Ma non farò vincere la paura, anche per loro”.

L’Università di Bari accoglie altri sei studenti palestinesi: sono arrivati con il corridoio Iupals

Sono sei, tre ragazze e tre ragazzi, gli studenti palestinesi arrivati a Bari grazie al corridoio universitario Iupals – Italian universities for palestinian students, avviato nei mesi scorsi dalla Conferenza dei rettori delle università italiane.

Sono giunti nel capoluogo pugliese con il secondo gruppo previsto dal corridoio e frequenteranno i corsi dell’università Aldo Moro. La presentazione è avvenuta oggi alla presenza del rettore Roberto Bellotti, dell’ambasciatrice della Palestina in Italia, Mona Abuamara, e del governatore Michele Emiliano.

I tre ragazzi sono Fares, Yahya e Serajeddin e frequenteranno, rispettivamente, i corsi di studio triennali in Scienze politiche, Informatica e tecnologie per la produzione del software ed Economia e management. Le ragazze sono Mirak, Ola e Sozan e anche loro frequenteranno, rispettivamente, le triennali in Scienze politiche e Scienze della comunicazione.

Il progetto di accoglienza e inclusione accademica, ricorda UniBa, è sviluppato in collaborazione con il ministero degli Affari esteri e della cooperazione, il ministero dell’Università e della ricerca, il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme, le scuole di Terrasanta, la guardia di finanza, la Protezione civile e Meccanismo europeo di protezione civile, l’Ambasciata d’Italia in Giordania, l’Unità di crisi della Farnesina e la Fondazione Giovanni Paolo II.

Il progetto prevede 140 borse di studio, messe a disposizione da 35 università italiane per studenti palestinesi interessati a frequentare un intero ciclo di studi universitari (laurea triennale, laurea magistrale o laurea a ciclo unico) in Italia.

Bari, allarme all’Università: “C’è un uomo che insegue le studentesse in bagno e tenta di molestarle”

Paura e preoccupazione all’Università di Bari per la presenza di un uomo che ha importunato alcune studentesse al terzo piano dell’Ateneo, dall’entrata di via Crisanzio.

L’allarme è stato lanciato sui social e sono diverse le segnalazioni. In particolare quella dell’associazione studentesca UniVerso Studenti. Nella denuncia si parla di un “un uomo che ferma le ragazze, tenta di parlarci, le segue nei bagni e prova a toccarle”.

La descrizione fornita è quella di un uomo di bassa statura, con capelli brizzolati o bianchi e denti sporgenti. Il personale addetto alla vigilanza sarebbe già stato informato della situazione.

“In attesa di verifiche più approfondite, si suggerisce di muoversi in coppia o in gruppo all’interno della sede, soprattutto nelle zone meno frequentate”, conclude l’associazione.

Bari, protesta degli studenti in piazza: “Basta armi investire in formazione per un futuro migliore”

“Più garanzie per un effettivo diritto allo studio e una prospettiva di futuro migliore”. Con queste richieste oggi anche a Bari gli studenti sono scesi in piazza in occasione della mobilitazione nazionale che, nel capoluogo pugliese, ha coinvolto Unione degli studenti, Unione degli universitari e Zona Franka “contro un governo – dicono – che continua nel definanziamento dell’istruzione pubblica e del welfare, scegliendo invece di investire risorse in armamenti”.

Nel corso della mattinata, spiegano i ragazzi, “una nostra delegazione ha incontrato l’assessore comunale alla Conoscenza, Vito Lacoppola, che ha garantito l’istituzione di un tavolo di confronto con l’intera giunta comunale per approfondire le rivendicazioni contenute nella nostra piattaforma cittadina”. “La scuola sta diventando un lusso per pochi – denuncia Sabrina Fanelli, coordinatrice Uds Bari -.

Abbiamo bisogno di un sostanziale investimento nella scuola pubblica, che si traduca in interventi edilizi e sussidi per l’acquisto del materiale scolastico”. I ragazzi evidenziano difficoltà anche sul versante universitario: “Il costo degli affitti aumenta senza tregua – conferma Sahar Locaputo, coordinatrice Usu Bari – aggravato dalla turistificazione della città”. Gennaro Cifinelli, presidente di Zona Franka., spiega che “servono strumenti nuovi, come una carta dello studente che garantisca accesso gratuito o calmierato a musei, cinema, teatri, e un piano di riqualificazione degli spazi in disuso”.