Bari, padre e figlio picchiano avvocato per 80 euro: il 25enne Michele Loconsole condannato a un anno e 6 mesi

Il Tribunale di Bari ha condannato Michele Loconsole a 1 anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per aver, insieme al padre Luigi, aggredito l’avvocato Cristiano Marinò a Casamassima il 31 gennaio 2023, provocandogli la frattura di due costole.

Luigi Loconsole era già stato condannato a 1 anno e 4 mesi con rito abbreviato nel 2024. L’aggressione avvenne dopo una disputa legale legata a un contratto di manutenzione di caldaie e al rifiuto di consegnare 80 euro richiesti con minaccia. Marinò riceverà una provvisionale di 5.000 euro e il risarcimento danni, riconosciuto anche all’Ordine degli Avvocati di Bari, parte civile.

Giallo al cimitero, sparite le ossa del bimbo morto 61 anni fa. Magagna sui loculi: c’è la prova

Torniamo ad occuparci nuovamente della sparizione delle ossa di Nicola Cazzorla, bimbo di 4 mesi morto 61 anni fa, nel cimitero di Modugno. Dopo il racconto della sorella Annamaria, sono emersi tanti dubbi attorno alla vicenda che ha colpito la nostra community.

Ci siamo recati anche nell’agenzia funebre, il cui papà titolare è stato per anni custode del cimitero di Modugno, a caccia di risposte, prima di tornare nel cimitero di Modugno al fianco di Annamaria e del suo legale per parlare delle incongruenze giudiziarie che rendono ancora più oscura la vicenda, anche se qualcuno si è avvicinato a noi interrompendo la registrazione del servizio.

Dopo aver parlato del caso con il vice sindaco di Modugno, l’assessore Giuseppe Montebruno, abbiamo nuovamente incontrato Annamaria e il suo legale a distanza di mesi per tutti gli aggiornamenti del caso con novità importanti.

Finale shock, l’avvocato la riporta a Sannicandro. Carolina senza freni: “Tutta colpa di Antonio”

La storia di Carolina finisce qui, una volta per tutte, e il finale è davvero sorprendente. Non ce l’aspettavamo, ma nelle ultime ore è accaduto davvero di tutto. Ora lo possiamo dire, Carolina era tornata come ospite da Anna dopo il primo tentativo non andato a buon fine.

Dopo aver attaccato Antonio, è tornata a San Nicandro Garganico. Lo ha fatto non riuscendo a sfruttare l’ospitalità concessa, tra cui il lavoro da badante trovato da Anna. Noi gettiamo una volta per tutte la spugna. Il colmo sarebbe ora vedere Carolina al fianco del figlio Luciano in una diretta su TikTok a vomitare qualsiasi cosa su di noi. Ma a questo punto non ci sorprenderebbe più niente.

Minacce a un giudice di pace: “Ammazzo prima te e poi i tuoi figli”. A processo per stalking 54enne di Modugno

Un 54enne di Modugno è a processo con l’accusa di stalking nei confronti di un giudice di pace in servizio nella sede di Corato. Per mesi, da giugno ad agosto dello scorso anno, la vittima ha subito appostamenti, pedinamenti, minacce di morte, richieste di denaro e aggressioni verbali, tanto da non uscire più di casa e a farsi accompagnare in ogni spostamento.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’atteggiamento da parte del 54enne ha origine da una volontà ritorsiva dopo aver sporto una denuncia contro il figlio del giudice, un avvocato. 

“Devo ammazzare prima te e poi i tuoi figli – le parole proferite sotto l’abitazione della vittima lo scorso 21 giugno -. Bastardi, avete avuto ragione perché non c’è stato il contraddittorio presso l’ordine degli avvocati… Ormai so dove abitate e non vi libererete più di me”.

Non si è trattato di un caso isolato. L’uomo avrebbe anche lasciato un messaggio intimidatorio nella cassetta delle lettere e avrebbe mimato il gesto dello sgozzamento mentre la vittima si trovava all’interno di un bar. 

 

“T’ammazzo”, avvocato e amministratore comunale a processo. La ex: “Un incubo ho paura”

Un avvocato 45enne barese è finito a processo per maltrattamenti nei confronti della moglie anche alla presenza del figlio di 4 anni. Vi avevamo già raccontato questa storia qualche settimana fa e la vicenda ha fatto parecchio scalpore.

Gli eventi risalgono al periodo dal 2022 al 2024 quando l’uomo ha scoperto la relazione extraconiugale della donna con un’altra persona. L’avrebbe strattonata, minacciata e umiliata in diverse occasioni, definendola “putt**a, tr**a, grassa e parassita”.

Ma non solo. “Ti tolgo davanti”, “ti faccio dormire in ospedale”, “ti grattugio la testa a terra”, “ti butto sulla statale mentre cammino ad alta velocità”,” ti tiro un pugno e ti ammazzo”, sono alcune delle frasi proferite.

In un’occasione le avrebbe strappato la maglia e in un’altra avrebbe accelerato all’improvviso dicendola che l’avrebbe veramente buttata fuori dall’auto, salvo poi non farlo solo per l’arrivo dei Carabinieri. Si tornerà in aula il 26 febbraio prossimo, la vittima ha deciso di parlare ai nostri microfoni. Ci siamo recati a Casamassima, ecco la forte testimonianza della donna.

Truffa eco casette, l’avvocato Bonaduce scarica Caputi: “È indifendibile. Ho rinunciato ai mandati”

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola.

Dopo i racconti di Marina, Marta, Maria, Giovanni, Stefano, Gaetano, Graziana, Riccardo, Miria, dopo avervi parlato della prodezza di mago Caputi, capace di incassare 68mila euro e sparire nel nulla lasciando una famiglia con una baracca abusiva e inagibile, dopo il blitz nella “sede” senza successo nel tentativo di incontrarlo e consegnarli la statuina dell’Oscar di Quinto Potere, dopo l’intervista all’ex segretaria, dopo il breve faccia a faccia tanto atteso con Caputi, dopo aver aperto con Silvana anche il filone delle ristrutturazioni edili, dopo aver colto di sorpresa l’apprendista in nero e averla intervistata, dopo aver parlato del “ricatto” di Caputi dopo la storia di Giuseppe, l’operaio caduto e finito in Rianimazione in uno dei cantieri, di Carlo, il dipendente salito su una tettoia al quinto piano di uno stabile senza alcuna protezione, senza assicurazione e senza essere in grado di fare nulla, di Aldo, della compagna Anna e dopo aver rivolto un appello caloroso ai clienti soddisfatti, questa volta vi parliamo dell’avvocato Bonaduce che ha scaricato Caputi in quanto “indifendibile”, rinunciando ai mandati civili e penali.

Il legale di Dragos: “Tatiana non è stata maltrattata. Allontanamento volontario lo ha confermato anche lei”

“Dragos conferma quello che ha dichiarato al colonello del comando provinciale di Lecce: tutto è stato fatto di comune accordo. Facevano una vita normale. Non c’è stato alcun maltrattamento o altro. Inoltre, l’allontanamento volontario, come ha dichiarato sempre ai carabinieri, era frutto della volontà della ragazza. Tutto questo è stato confermato dalla stessa”.

Lo ha dichiarato all’ANSA Angelo Greco, il legale di Dragos Ioan Gheormescu – il 30enne a casa del quale è stata ritrovata dopo 11 giorni Tatiana Tramacere – replicando al padre della ragazza che in una intervista dice che la sera del ritrovamento Tatiana era “sofferente e senza forze”.

L’avvocato precisa che la possibilità che ci sia stato “un intento a malnutrirla è un’ipotesi che è stata esclusa anche dagli inquirenti”. “Infatti – spiega – gli investigatori, dopo che è stata trovata grazie a Dio viva, hanno subito verificato se ci fossero gli estremi per il sequestro di persona e questo è stato escluso quella sera stessa, anche alla luce delle dichiarazioni”.

“Lo ripeto – rimarca il legale di Dragos – non c’è stato alcun intento a trattare male la ragazza. Se è risultata malnultrita, potrebbe essere dovuto anche ad un periodo di stress. Ma è una mia valutazione”. “Confermo che non c’è stato alcun maltrattamento o altro”, ha ribadito il legale.

Avvocato aggredito nel suo studio da un cliente nel Barese, la condanna dell’Ordine: “Pericolosa deriva culturale”

“Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari condanna fermamente l’intollerabile atto di violenza subito dal collega Bartolo Lorusso nell’ambito e a ragione di un proprio mandato professionale. Tale deprecabile episodio è da considerarsi un attentato alla funzione difensiva e sintomo di una pericolosa deriva culturale in grado di compromettere un fondamentale principio costituzionale”.

Questa la denuncia sui social da parte dell’Ordine degli avvocati di Bari dopo l’aggressione subita dall’avvocato Bartolo Lorusso nel suo studio professionale da un cliente. L’uomo, ferito, è stato trasportato al Perinei di Altamura.

“Nell’esprimere piena solidarietà al collega Lorusso il Consiglio auspica altresì che la competente Autorità Giudiziaria possa tempestivamente adottare le iniziative di propria competenza, rappresentando sin d’ora la volontà di costituirsi parte civile nell’instaurando processo penale, anche a tutela dell’intera classe”, aggiunge l’Ordine.

Massima solidarietà al collega e socio apab Bartolo Lorusso , aggredito da un cliente sopraffatto dalla disperazione – le parole dell’Apab (Associazione dei Previdenzialisti e Assistenzialisti Baresi) -. Chi si occupa di lavoro e previdenza tocca ogni giorno i nervi scoperti della vita delle persone: reddito, dignità, futuro. La sofferenza sociale, tuttavia, non può mai diventare violenza contro i professionisti che, nel rispetto delle regole, cercano soluzioni possibili. Un abbraccio a Bartolomeo e a tutti i colleghi che operano in prima linea su questi temi delicatissimi. Il rispetto delle persone e delle professioni non è negoziabile”.

Madre e figlio morti a Calimera, il legale di Najoua: “Non è un mostro l’ex è stato condannato per maltrattamenti”

“Si sta costruendo un mostro ammesso che sia stata la mia assistita ad ammazzare il piccolo Elia ma la storia è un’altra: le responsabilità morali vanno riequilibrate e collocate in un contesto altamente conflittuale con il suo ex compagno”.

Armando Cazzetta, legale di Najoua Minniti, rompe il silenzio sul caso che ha sconvolto la comunità di Calimera e l’Italia intera e difende la donna 35enne, accusata di aver ucciso il figlio piccolo Elia Perrone in casa, prima di togliersi la vita nelle acque di Torre dell’Orso.

“In realtà le tensioni tra padre e madre erano molto più acute, sfociate in continue denunce tra le parti che i due spesso formalizzavano direttamente in caserma dopo la separazione”, ha poi aggiunto. 

E nella vicenda spunta un retroscena che fin qui non era ancora emerso. Il papà di Elio, lo stesso che a dicembre scorso aveva depositato un esposto ai servizi sociali sottolineando perché preoccupato dalle intenzioni della madre nei confronti del piccolo, è stato condannato nel 2023 per aver picchiato la donna davanti al figlioletto al termine del processo celebratosi in abbreviato davanti a un giudice del tribunale di Lecce. Un episodio che, secondo l’avvocato, ha avuto un peso sull’equilibrio psichico della donna.

“Mi era sembrata abbastanza serena e mai avrei pensato che potesse arrivare a compiere un gesto del genere. Aveva sì dei problemi economici – la sua unica fonte di sostentamento era l’assegno di mantenimento – ma è sempre stata una madre affettuosissima a cui il suo bambino era morbosamente legato: non la perdeva di vista un secondo e aveva il terrore di poterlo perdere”, ha poi concluso il legale.