Andria, 16enne si toglie la vita in comunità. Condannati quattro operatori sociali: “Dovevano sorvegliarla”

Il Tribunale di Trani ha condannato a un anno di reclusione con pena sospesa il responsabile e tre dipendenti di un centro terapeutico per minori di Andria per concorso in omicidio colposo, in relazione al suicidio di una ragazza di 16 anni avvenuto il 18 giugno 2019.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero omesso di vigilare adeguatamente, lasciando la giovane sola in stanza con una cintura poi usata per impiccarsi. La 16enne, affetta da disturbo borderline di personalità, aveva già tentato il suicidio cinque volte nei mesi precedenti e compiuto frequenti atti autolesivi.

I quattro, insieme alla cooperativa che gestisce la struttura (responsabile civile), sono stati condannati anche a risarcire i familiari della vittima, con una provvisionale complessiva di 150mila euro.

Non solo pompe funebri, Antonio scopa in strada tutti i giorni: “Lo faccio gratis per la comunità”

Dalle pompe funebri allo scopare in strada tutti i giorni. Tranquilli, non è un gioco di parole, ma quello che realmente fa Antonio, l’eroe moderno di Ceglie del Campo. Gli operatori ecologici non si vedono dalle sue parti e allora, armato di scopa e paletta, è lui ad occuparsi della pulizia della strada garantendo così un servizio alla comunità. Tutto rigorosamente gratis, tanto da rifiutare anche i nostri 50 euro.

Bari, abusi su 14enne evasa da comunità educativa: 42enne assolto ma condannato per sottrazione di minore

Un 42enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale dal Tribunale di Bari. L’uomo era a processo con l’accusa di aver abusato di una 14enne affidata ad una comunità educativa.

I fatti risalgono all’estate del 2022. Secondo la tesi della Procura, l’umo avrebbe indotto la ragazza a compiere atti sessuali “abusando delle condizioni di inferiorità psichica della persona offesa dovute alla minore età accompagnata da una situazione familiare e personale che la rendevano vulnerabile”.

La 14enne era finita in comunità anche per “l’uso distorto, a sfondo sessuale, dei social”. All’inizio sono stati contestati all’uomo un bacio e un tentativo di palpeggiamento, nel corso del processo il capo di accusa è diventato più pesante.

Nel giugno 2022, dopo alcuni scambi di messaggi “dal tenore sentimentale sessuale”, i due hanno concordato un incontro “determinando il volontario allontanamento” della ragazza dalla comunità educativa. L’uomo l’ha ospitata a casa sua, ma la difesa è riuscita a far valere l’insussistenza della violenza sessuale.

Il 42enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale ma è stato condannato a 6 mesi di reclusione con pena sospesa per la sottrazione consensuale di minorenne. La presunta vittima si è costituita parte civile.

Odio razziale e lesioni, bracciante straniero aggredito a Taranto: 7 minorenni in comunità

Sono stati collocati in sette comunità differenti, ciascuno isolato dagli altri, i minori coinvolti in una violenta aggressione avvenuta lo scorso gennaio a Taranto ai danni di un giovane straniero.

La misura cautelare è stata disposta dal gip del Tribunale per i minorenni di Taranto, Paola Morelli, su richiesta del pm Lelio Festa, e notificata dai carabinieri nelle ultime ore.

I sette (tre 14enni, un 15enne, un 16enne e due 17enni), sono indagati per lesioni personali aggravate dall’odio razziale, resistenza a pubblico ufficiale, vilipendio, violenza privata e violazione del codice della strada.

Secondo l’inchiesta, il gruppo ha accerchiato un bracciante straniero di 26 anni, trasformandolo in un bersaglio umano: pietre e oggetti contundenti l’hanno colpito al volto e al corpo, procurandogli ferite giudicate guaribili in venti giorni.

Poi, a 48 ore da quell’aggressione, gli stessi minori sarebbero tornati a insultare e prendere di mira la vittima, arrivando a lanciare sassi contro la sua abitazione.

Furti e truffe in ristoranti e negozi, mamma e figlio in comunità: ecco chi sono i 4 moschettieri

Torniamo a parlare dei geni del crimine scappati via dal Cortigiano senza pagare il conto da 400 euro, dal Jamboree dopo aver consumato dolci e amari, dal ristorante giapponese Sushic e dalla pizzeria Da Donato rigorosamente senza spendere nemmeno un centesimo.

Siamo riusciti a risalire alla loro identità e ci siamo presentati a casa loro, ma nessuno ci ha risposto o aperto la porta. Nell’ultimo colpo raccontato è entrato in gioco anche un bambino, maltrattato e maleodorante, utilizzato come “esca”.

Non solo bar, ristoranti e pizzerie. Da anni la banda mette a segno furti anche nei supermercati. La situazione è delicata, anche perché di mezzo c’è un minore, finito in comunità con la sua mamma.

Nel video allegato vi spieghiamo bene come è composto il quartetto e tutti gli aggiornamenti. Pare, secondo le informazioni in nostro possesso, che l’assistente sociale non fosse a conoscenza di tutta questa storia e che l’abbia appresa tramite i nostri video.

Mola, rubato il furgone della comunità educativa. L’appello del Sindaco: “Mezzo vitale restituitelo subito”

“Ieri sera, tra le 20:00 e le 21:00, nei pressi del mercato ittico è stato rubato il pullmino della Comunità Frontiera di Padre Giuseppe De Stefano. Un mezzo che è vitale per accompagnare le ragazze e i ragazzi nelle attività educative e sportive, dando loro l’opportunità di crescere insieme e di condividere esperienze importanti”.

Inizia così la denuncia social del sindaco di Mola, Giuseppe Colonna, sui social. “A chi ha compiuto questo gesto, vorrei chiedere di fermarsi un momento e riflettere. Non è stato rubato solo un veicolo, ma qualcosa che dà a tante persone una possibilità in più”, si legge nel post.

“Vi chiedo di avere il coraggio di rimediare. Un errore non definisce una persona, ma il modo in cui si sceglie di affrontarlo sì. Mostrate rispetto per chi ogni giorno lavora per il bene degli altri. Restituite subito il mezzo – conclude il primo cittadino -. Se qualcuno ha visto qualcosa di sospetto o ha informazioni utili, vi invito a contattare subito le Forze dell’Ordine. Confido nel senso di responsabilità di tutti”.

“Non è compatibile”, Samir via dalla comunità. Di corsa al Csm: “Per l’amore sto diventando pazzo”

La situazione di Samir sta diventando sempre più critica. Non è compatibile con la struttura dove è andato e per questo è stato respinto, lo abbiamo accompagnato dall’assistente sociale e bisogna urgentemente intervenire.

Lo abbiamo così accompagnato anche al Csm, il Centro di salute mentale, lunedì gli consegneremo il cellulare come lui da richiesto ma non possiamo farci carico di questa situazione.

Caterina costretta in comunità col figlio: “Gli abusivi si sono presi la ‘mia’ casa popolare”

La storia di Caterina abbraccia praticamente tutte le tematiche e le problematiche sociali che da tempo denunciamo. Dopo aver soggiornato in un b&b a Bitritto pagato dal Comune di Noicattaro, ora è costretta a vivere in comunità col figlio ad Altamura. Le è stata assegnata regolarmente una casa popolare, essendo anche prima in graduatoria, ma non può andarci perché occupata abusivamente da una coppia di giovani con una bimba.

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