Bari, falso e turbativa d’asta: condannati gli ex gestori della spiaggia di Torre Quetta – I NOMI

Il giudice monocratico del tribunale di Bari, Antonietta Guerra, ha condannato rispettivamente a un anno e mezzo e due anni e due mesi di reclusione, gli ex gestori della spiaggia di Torre Quetta a Bari.

Si tratta di Rosa Di Modugno, di 60 anni titolare della società Il veliero, e del 62enne Orlando Malanga considerato il gestore di fatto della società. I due sono finiti a processo con le accuse in concorso in turbativa d’asta mentre la 60enne risponde anche di falso.

Oltre alle spese processuali dovranno pagare una multa del valore complessivo di 1400 euro e risarcire il Comune di Bari che si è costituito parte civile.
Dalle indagini è emerso che Di Modugno non era in possesso dei requisiti previsti dal bando fornendo al Comune documentazione alterata.

Nello specifico, l’avviso prevedeva che i partecipanti avrebbero dovuto essere società che come attività principale da statuto avessero quella relativa a servizi turistico ricreativi, mentre la società della 60enne era specializzata nella gestione bar e altri esercizi simili senza cucina.

Tassista accoltellato a Bari: condannati i due aggressori Giovanni Monno e Angela De Vincenzo

Sono stati condannati, rispettivamente a sei anni e mezzo e due anni e 8 mesi di reclusione, Giovanni Monno e Angela De Vincenzo, di 31 e 30 anni, che la sera dello scorso 8 dicembre fingendosi clienti avrebbero aggredito il tassista Francesco Rubini nel tentativo di rapinarlo ferendolo con una ventina di coltellate.

I due, che hanno chiesto il giudizio con rito abbreviato, sono accusati di lesioni personali e tentata rapina con le aggravanti della crudeltà e dell’uso dell’arma.

Dovranno risarcire le parti civili, ovvero Regione Puglia e cooperativa dei tassisti di Bari, oltre alla vittima a cui andrà una provvisionale di 20mila euro. Rubini, assistito dall’avvocato Ascanio Amenduni, aveva chiesto un risarcimento danni da 300mila euro.

Secondo quanto accertato dalle indagini della polizia e coordinate dal magistrato della Procura di Bari, Silvia Curione, i due dopo essere saliti a bordo del taxi guidato da Rubini, che era alla sua prima settimana di lavoro, avrebbero finto di non avere soldi convincendolo ad accostare per poi accoltellarlo ripetutamente. L’aggressione fu registrata dalla dashcam montata nel taxi.

Le immagini mostrano Monno che dopo avere puntato il coltello alla gola di Rubini, lo avrebbe minacciato di morte per poi sferrare più di venti coltellate a viso, spalle e dorso.

I due sarebbero poi fuggiti dopo l’intervento di un soccorritore richiamato dalle urla del tassista. Rubini è stato poi medicato al Policlinico di Bari con oltre 120 punti di sutura e una prognosi di 25 giorni. La coppia è stata arrestata nel giro di poche ore.

Omicidio Cilli a Barletta: la Cassazione conferma le condanne inflitte a Dario Sarcina e Cosimo Borraccino

La Corte di Cassazione ha confermato le condanne inflitte in primo grado e in appello per l’omicidio di Michele Cilli, il 24enne di Barletta scomparso nella notte tra il 15 e il 16 gennaio del 2022. Il suo corpo non è stato mai ritrovato.

Confermata la condanna a 18 anni e 8 mesi di reclusione inflitta a Dario Sarcina per omicidio volontario, confermata anche la condanna a 5 anni e 8 mesi di reclusione per Cosimo Damiano Borraccino, accusato di soppressione di cadavere.

Secondo la tesi dell’accusa Cilli, dopo una festa, sarebbe stato condotto da Sarcina in un garage situato in via Ofanto, nella periferia della città, e qui ucciso. Il corpo sarebbe stato poi soppresso grazie alla complicità di Borraccino. Quest’ultimo è stato immortalato mentre riempie una tanica di benzina in un distributore di carburante.

Molfetta, guerriglia nella notte di Capodanno: 7 condannati. Il Comune sarà risarcito – I NOMI

Il Tribunale di Trani ha condannato sette persone, tra i 20 e i 36 anni, a pene fino a un anno e quattro mesi per i disordini registrati a Molfetta nella notte di Capodanno di due anni fa. Piazza Vittorio Emanuele fu trasformata in un campo di battaglia

La pena massima è stata inflitta a Felice Allegretta, Antonio Gigante, Massimiliano Squeo, Daniele De Pinto e Pasquale Allegretta. Per loro multa anche di 2400 euro. Un anno e oltre mille euro di multa per Stefano Cormio e Pantaleo Sciancalepore.

La Procura aveva chiesto condanne fino a 7 anni e 4 mesi. Per altri tre imputati procede la magistratura minorile. Tutti i condannati dovranno anche risarcire il Comune di Molfetta per i danni. A riportarlo è Molfetta Viva.

Bari, paziente muore dopo 6 ore di attesa alla Mater Dei: un medico condannato. Altri due a processo – NOMI

Due medici della clinica Mater Dei Hospital, Roberto Moramarco e Sante Schiraldi, sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Secondo quanto sostenuto dall’accusa, i due nel 2021 avrebbero causato la morte del 55enne Giuseppe Pupilla, paziente colpito da una grave patologia, ritardando il trasferimento in reparto, avvenuto 6 ore dopo, e tutte le urgenti cure che gli avrebbero potuto salvare la vita.

Il processo prenderà il via il 14 ottobre, Schiraldi risponde anche di falso. Assolto invece il primario della cardiologia Vincenzo Pestrichella “per non aver commesso il fatto”.

Si è celebrato anche il processo in abbreviato nei confronti del dottor Giuseppe Grandinetti, condannato per falso a 8 mesi di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento danni alla famiglia della vittima. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno. 

Bari, aggressione di CasaPound a manifestanti antifascisti: chieste 17 condanne – TUTTI I NOMI

Diciassette richieste di condanna per riorganizzazione del partito fascista e lesioni personali al processo ad altrettanti membri della sede barese di Casapound. Le richieste della Procura di Bari vanno dai due anni ad un anno e otto mesi.

Per tutti è stata chiesta la privazione dei diritti politici. Gli imputati rispondono dell’aggressione ai danni di alcuni partecipanti alla manifestazione ‘Bari non si lega’, organizzata il 21 settembre del 2018 in occasione della visita in città dell’allora ministro dell’Interno e attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.

Le violenze avvennero in via Eritrea, nelle vicinanze del circolo Kraken, ormai chiuso da qualche anno e sede barese di Casapound. Per dieci di loro, accusati solo di ricostituzione del partito fascista, è stata chiesta la condanna a 1 anno e 8 mesi. Si tratta di Antonio Caradonna, Paolo Antonio De Laurentis, Martino Cascella, Marcello Altini, Giuseppe Alberga, Matteo Verdoscia, Saverio Desiderato, Domenico Macina, Lucia Picicci, Patrizia De Anna.

Per altri sette, che devono rispondere anche di lesioni (ovvero Ciro Finamore, Giacomo Pellegrini, Rocco Finamore, Domenico Totaro, Fabrizio De Pasquale, Roberto Stivali, Ilario Mazzotta) è stata chiesta la condanna a due anni. A riportarlo è la Repubblica.

Strage ferroviaria Andria-Corato, la Procura di Bari chiede altre 15 condanne fino a 12 anni di reclusione

La Procura generale di Bari ha chiesto 15 condanne, tra i 12 anni e i 6 anni di reclusione, per gli imputati nel processo sul disastro ferroviario del 12 luglio 2016, avvenuto lungo la tratta gestita dalla Ferrotramviaria – tra i comuni di Andria e Corato – nel quale morirono 23 persone e 51 rimasero ferite. Lo scontro frontale tra i due convogli avvenne su una tratta a binario unico alternato gestita con il sistema del blocco telefonico.

La richiesta è stata avanzata oggi dai sostituti Chiara Morfini e Marcello Catalano nel corso del processo d’appello. Chiesta anche una sanzione di 1,1 milioni di euro per Ferrotramviaria e la revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni per l’esercizio dell’attività per un anno.

Le richieste sono le stesse presentate il 27 ottobre 2022 dalla Procura di Trani, agli imputati sono contestati a vario titolo i reati di disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e falso. Il 15 giugno 2023 il Tribunale di Trani condannò a 6 anni e 6 mesi di reclusione il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, e a 7 anni il capotreno del convoglio partito da Andria e diretto a Corato, Nicola Lorizzo, disponendo 14 assoluzioni. Il Tribunale escluse l’illecito amministrativo di Ferrotramviaria perché “il fatto non sussiste”. La Corte d’Appello ha fissato altre cinque udienze, dal 23 giugno all’11 luglio, per le discussioni delle difese.

Il blocco telefonico è un sistema in base a quale i capistazione si scambiano dispacci per autorizzare la partenza dei treni verso la stazione successiva. Fu così che dalla stazione di Andria (da Piccarreta) – secondo l’accusa – fu concesso alle 10.45 il via libera per la partenza dalla stazione di Corato dell’Et1016 e, senza aspettare l’arrivo di questo convoglio nella stazione di Andria, fu fatto partire alle ore 11:00 l’Et1021 verso Corato (sul quale di trovava il capotreno Lorizzo).

L’impatto ad alta velocità tra i due convogli fu inevitabile. Dopo la strage, la circolazione sulla tratta fu bloccata ed è ripresa solo il 3 aprile 2023. I binari ora sono due e sono dotati di moderni sistemi di sicurezza automatizzati, blocco conta assi compreso.

Spaccio di droga ad Andria, eseguite 16 condanne definitive: blitz all’alba della Polizia con 100 agenti

Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato ha eseguito la sentenza irrevocabile di condanna, nei confronti di sedici soggetti indagati nell’ambito del procedimento penale che fa riferimento ad un’indagine – denominata The End svolta dalle Squadre Mobili di Bari e di Barletta-Andria-Trani.

Si tratta di un’indagine risalente al 2013, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e dal Commissariato di P.S. di Andria, che ha documentato una significativa attività di commercializzazione di sostanze stupefacenti gestita, in una delle piazze principali della città di Andria, da due distinte organizzazioni criminali, la prima dedita alla cessione di cocaina e la seconda di marijuana, entrambe capaci di fornire le predette sostanze stupefacenti a consumatori locali e dei paesi limitrofi.

Nel corso delle indagini, le attività di riscontro hanno consentito di trarre in arresto, in flagranza di reato, molti pusher delle due distinte organizzazioni criminali e di sequestrare un rilevante quantitativo di sostanze stupefacente tra marijuana e cocaina e un fucile mitragliatore kalashnikov AK 47. Determinanti, per l’attività investigativa, furono anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di Giustizia, intranei alle organizzazioni criminali.

L’esecuzione del provvedimento, affidata alle Squadre Mobile di Bari e BAT, ha visto l’impiego, questa mattina, di dodici equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine, di circa 100 uomini dei due uffici investigativi, oltre ad equipaggi del Gabinetto Interregionale della Polizia Scientifica.

Botte al pusher infedele Piscopo, alla compagna incinta e al figlio di lei: confermate 7 condanne a Bari

I giudici della Corte di Appello di Bari hanno confermate le 7 condanne inflitte ai presunti affiliati al clan Strisciuglio di Bari accusati della spedizione punitiva nei confronti del collaboratore di giustizia Giuseppe Piscopo, della compagna incinta e del figlio di 6 anni della donna, questi ultimi colpiti con un calcio e con un pugno al volto.

In alcuni casi le pene sono state aumentate, in altri ridotte. Per Andrea De Giglio (10 anni e 8 mesi di reclusione); Tommaso Piscopo (3 anni); Giovanni Sgaramella (4 anni e 4 mesi di reclusione, 19 anni complessivi in continuazione con precedenti condanne); Emanuele Sebastiano (8 mesi, 4 anni e 8 mesi complessivi con vecchie condanne); Saverio Carchedi (8 anni e 8 mesi).

Confermate le condanne inflitte in primo grado a Giuseppe Franco (2 anni e 4 mesi) e Fabio Mastrorosa (1 anno e 8 mesi). A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Traffico di droga a Bari, 40 condanne fino a 20 anni: tra loro il boss Eugenio Palermiti e il figlio Giovanni

La gup di Bari Valeria Isabella Valenzi ha condannato 40 persone, imputate a vario titolo per reati in materia di droga, a pene dai 2 anni e 10 mesi a 20 anni di reclusione.

Il processo, in abbreviato, riguarda una parte dell’inchiesta della Dda di Bari ‘Codice interno’ (quella sui legami tra mafia, politica e imprenditoria in città) dedicata esclusivamente al mondo della droga nel quartiere Japigia di Bari, su cui comanda il clan Parisi-Palermiti.

Gli imputati, a vario titolo, sono stati condannati perché ritenuti partecipi all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti o per produzione, trasporto e detenzione ai fini di cessione di droga, per fatti commessi tra il giugno 2017 e il settembre 2018.

Le pene più alte sono state inflitte al boss Eugenio Palermiti e agli altri ritenuti dirigenti, promotori o organizzatori dell’associazione: Raffaele Addante, Filippo Mineccia, Michele Ruggieri e Silvio Sidella.

Condanne alte anche nei confronti del figlio di Eugenio Palermiti, Giovanni (18 anni) e del nipote del boss ‘Savinuccio’ Parisi, Radames Parisi (18 anni e 6 mesi). Gli imputati condannati perché ritenuti membri dell’associazione dovranno anche risarcire la Regione Puglia, costituita parte civile, e ripagare le spese legali sostenute dall’ente.

In totale sono sette gli assolti da tutti i reati contestati “per non aver commesso il fatto”, mentre alcuni degli imputati condannati sono stati assolti per alcuni singoli capi di imputazione. Un imputato è stato prosciolto per prescrizione. Le motivazioni della sentenza saranno note in 90 giorni.