Si è tenuta nell’aula della Corte d’Assise di Bari un’altra udienza del processo per l’omicidio di Salvatore Dentamaro, il trans barese di 40 anni noto come Ambra, ucciso a coltellate il 23 settembre 2018 a San Giorgio. La vittima fu trovata senza vita all’interno di una Fiat Punto. Ascoltata la figlia dell’imputato, Francesco Brandonisio, il pescatore 53enne di Triggiano che si trova in carcere dall’ottobre del 2022 con l’accusa di omicidio volontario. Le indagini, lunghe e complesse, hanno permesso di arrestare Brandonisio a 4 anni di distanza dal delitto, e si sono concentrate dal primo momento su una Fiat Punto grigia sul cui tettuccio era posizionato un piccolo gommone arancione, un tender, ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’area mentre si allontanava dal luogo dell’omicidio. La figlia di Brandonisio ha dichiarato però che il gommone agganciato all’auto di suo padre era di colore grigio.
Costringe la figlia minorenne a rapporti online con l’amante: mamma dell’anno condannata a 12 anni
La mamma modello, che ha costretto la figlia minorenne a soddisfare le perversioni virtuali di un uomo di 52 anni di Milano, conosciuto su un sito di incontri, è stata condannata a 13 anni di reclusione. La condanna di un anno in meno è stata inflitta all’uomo. I due si trovano in carcere, entrambi sono stati condannati anche ad una multa di 20.000 euro. Per la donna disposta anche la decadenza della responsabilità genitoriale. La vittima, 16enne originaria del Leccese, è stata costretta a compiere atti di autoerotismo davanti a una webcam oppure a inviare centinaia di foto senza veli.
“Picchiata da mia figlia”, mamma disabile cambia versione in aula: 19enne assolta a Bari. Era stata in carcere
Una 19enne è stata assolta a Bari dall’accusa di aver picchiato la madre disabile di 56 anni. La donna aveva denunciato la figlia lo scorso aprile e la giovane era stata arrestata. Dopo aver passato una settimana in carcere, ha poi ottenuto i domiciliari a casa del padre. In aula la mamma, al termine del processo con rito abbreviato, ha però parlato di “normali litigi” tra mamma e figlia e così la 19enne è stata condannata a 6 mesi di reclusione solo per le presunte minacce rivolte alla donna. La madre, invalida al 100% e ipovedente, nella prima versione aveva parlato di continue vessazioni che andavano avanti da due anni in concomitanza con la separazione dei genitori.
Tenta di molestare mamma e figlia di 3 anni, rischia il linciaggio a Taranto: arrestato 32enne pakistano – VIDEO
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È stato arrestato dalla Polizia l’uomo che ieri sera a Taranto era stato accerchiato e malmenato da alcuni passanti che lo accusavano di aver cercato di molestare una donna e la figlioletta di 3 anni che si trovava nel passeggino. Si tratta di un 32enne originario del Pakistan accusato di atti persecutori e atti sessuali in presenza di minori.
Inizialmente si era diffusa la voce che l’uomo avesse importunato una ragazzina. Gli agenti della Squadra Volante sono intervenuti in via Oberdan, all’intersezione con via Monfalcone, sottraendo di fatto l’uomo al linciaggio della folla. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, che hanno raccolto diverse testimonianze, pare che il 32enne già da un paio di mesi avesse preso di mira la donna e la bimba. Dai successivi accertamenti è emerso che l’uomo, senza fissa dimora, ha precedenti penali specifici e in anche materia di spaccio di sostanze stupefacenti.
Costringe la figlia minorenne a rapporti online con l’amante conosciuto sul sito: a processo mamma dell’anno
Nell’udienza di questa mattina la ragazzina e il padre si sono costituiti parte civile avanzando una richiesta di risarcimento quantificata complessivamente in un milione di euro. La donna aveva conosciuto l’uomo sul web usando una foto della figlia.
Continue readingMaternità surrogata, a Bari i nonni vogliono cancellare l’ex nuora dall’atto di nascita: ricorso respinto
Due donne si sposano a New York e, tramite il ricorso alla maternità surrogata vietata in Italia, riescono ad avere una figlia. Le due poi si separano e i genitori della mamma genetica hanno presentato un ricorso per far cancellare dall’atto di nascita della minore, presente negli archivi del Comune di Bari, il nominativo della mamma intenzionale.
La Corte di Cassazione ha però dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di un interesse concreto ad agire. “Nel caso di specie è stato messo in discussione il legame di filiazione – giuridicamente riconosciuto attraverso la trascrizione dell’atto di nascita estero nei registri dello Stato Civile del Comune di Bari – tra la bambina e la genitrice di intenzione, la quale, sebbene non abbia alcun rapporto genetico e/o biologico con la piccola, ha condiviso con l’altra mamma il progetto di genitorialità – spiega l’avvocato della donna -. Ma la posizione del figlio non deve subire conseguenze pregiudizievoli derivanti dalle condotte e dalle decisioni degli adulti. Non v’è dubbio che il bambino nato all’estero da pratiche alternative debba essere tutelato da una piena genitorialità, quale principio di rilevanza costituzionale primaria dell’interesse superiore del minore, che si sostanzia nel preservare il legame che unisce il figlio a coloro i quali hanno assunto nei suoi confronti la responsabilità genitoriale sin dalla sua nascita”.
Policlinico Bari, incinta scopre di avere un tumore tiroideo: intervento salva mamma 29enne e sua figlia
La paziente era alla 37esima settimana di gestazione, la bambina aveva anche un giro anomalo del cordone ombelicale e per questo l’equipe ha deciso di intervenire presto e in modo combinato al taglio cesareo. Il parto è avvenuto senza complicazioni.
Continue readingLa figlia nasce senza braccio ma nessuno informa i genitori durante la gravidanza: causa milionaria a Bari
La vicenda risale al 2014, protagonisti una 30enne barese e suo marito. I genitori chiedono all’Asl di Bari, di Matera e ai medici di essere risarciti per il danno biologico, morale ed esistenziale.
Continue readingOmicidio Di Giacomo a Poggiofranco, Vassalli racconta: “Non volevo ucciderlo ero preso dall’ira. Colpi partiti”
“Non volevo ucciderlo, ero preso dall’ira. I colpi sono partiti durante la colluttazione, volevo solo che si prendesse le proprie responsabilità”. Queste sono le parole proferite da Salvatore Vassalli, l’operaio 59enne di Canosa arrestato con l’accusa di essere il killer di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista barese ucciso a Poggiofranco sotto la sua abitazione la sera del 18 dicembre scorso, nell’interrogatorio che si è tenuto innanzi al gip Nicola Bonante e ai suoi avvocati.
Vassalli ha ribadito la propria versione dei fatti e ha parlato di una lite finita male. Aveva accompagnato sua figlia dal dentista a Bari e la ragazza non sarebbe riuscita a mettere la mano vicino alla guancia perché impossibilitata. La famiglia Vassalli aveva fatto causa a Di Giacomo, considerato colpevole per aver effettuato sulla ragazza nel 2019 una manipolazione sbagliata intervenendo sul rachide cervicale. Da qui la denuncia, la causa e la richiesta di risarcimento danni pari a 230mila euro per aver provocato un danno permanente causato da uno shock midollare. L’ultima udienza del processo si era celebrata il 7 dicembre.
Il 59enne quella sera lo ha affrontato. “Sono corso alla macchina e avevo la pistola in macchina. Prendo la pistola… lui l’ha visto perché eravamo proprio vicinissimi a un… neanche a due metri dalla macchina, lui l’ha vista, abbiamo continuato la colluttazione perché lui ha messo la mano sulla pistola, così mi ha preso il braccio e abbiamo continuato la colluttazione. In quel momento gli ho dato due tre botte a lui con la pistola e partivano… partivano i colpi perché come facevi con la mano… boom! Boom! Boom! Boom! Partivano i colpi a tutta forza. È stato tutta una… una baraonda, cioè non si capiva più… più niente! – le parole riportate da La Gazzetta del Mezzogiorno -. Sono arrivato a Canosa, sono stato un po’ sotto casa per riprendermi… mi sembra che strada facendo ha chiamato mia moglie pure o l’ho chiamata io… forse l’ho chiamata io, perché forse ho visto che era tardi… ‘Sto arrivando’. Lei mi dice: ‘Dove sei andato? Sei andato a fare la spesa tanto tempo?’. ‘No, non ho fatto la spesa, ho avuto un contrattempo’, roba del genere. Perché lei sapeva che io ero uscito per andare a fare la spesa come tutte le altre sere, normalmente. E sono arrivato a casa. Sono arrivato a casa, sono stato, diciamo… tutta la notte a pensare: che faccio? Che non faccio? Che faccio? Che non faccio? Cioè non sapevo neanche io, diciamo, la decisione da prendere, se costituirmi, se fare, se dire… Allora diciamo che c’avevo… c’avevo questo peso su… diciamo sullo stomaco, cioè di… la mia intenzione era dall’inizio, diciamo, quella di costituirmi, però diciamo una volta ci stava uno che c’aveva la febbre, un’altra volta quella c’aveva… diciamo un’altra cosa’.
Ha poi confermato di aver distrutto la pistola. “La mattina mi sono alzato prima dell’orario di lavoro, sono andato là, l’ho fatta a pezzettini, strada facendo Canosa-Cerignola, siccome lavoravo a Cerignola, l’ho buttata”, ha aggiunto. E pare che l’intera famiglia sia intenzionata comunque a riassumere la causa civile avviata dalla figlia di Salvatore Vassalli nei confronti di Mauro Di Giacomo. Il processo si è stoppato ma ci sono tre mesi di tempo per agire nei confronti degli eredi della vittima.
Bari, figlia negata dall’ex perché appartiene a famiglia mafiosa. Il Tribunale: “Ha il diritto di fare il padre”
Il Tribunale di Bari ha accolto il ricorso di un giovane padre, appartenente ad una nota famiglia mafiosa della città ma estraneo agli affari illeciti dei parenti, al quale l’ex compagna ha nascosto la data di nascita della figlia, prima di impedirgli di riconoscerla e avere rapporti con lei.
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