Acquaviva, aggrediscono e accoltellano coetaneo dopo incidente stradale: a processo 4 giovanissimi

La Procura per i Minorenni ha chiuso le indagini su un’aggressione avvenuta 4 anni fa ad Acquaviva delle Fonti. Vittima un adolescente, aggredito per presunti danni causati ad uno scooter dopo un incidente stradale.

Sono 4 i presunti aggressori, all’epoca dei fatti di 14, 15 e 17 anni, che devono rispondere ora del reato di lesioni personali aggravate. La vittima è stata minacciata, aggredita con calci e pugni e poi ferita anche con tre coltellate alla gamba.

Uno dei quattro risponde anche di minacce e detenzione dell’arma, un altro in concorso con i genitori anche del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Bari, neonato trovato morto nella culla termica. Indagini chiuse: don Antonio Ruccia verso il processo

La Procura di Bari ha chiuso le indagini sul neonato trovato morto, la mattina del 2 gennaio, nella culla termica della chiesa di San Giovanni Battista di Bari.

Confermata l’accusa di omicidio colposo nei confronti del parroco, don Antonio Ruccia, e del tecnico Vincenzo Nanocchio, che installò la culla nel 2014 e lo scorso 14 dicembre, a seguito di alcuni blackout, ne cambiò l’alimentatore.

L’avviso di conclusione delle indagini precede solitamente alla richiesta di rinvio a giudizio. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea, il piccolo era vivo quando fu lasciato lì – decisivo il ritrovamento di urina nella culla – e morì per ipotermia, in un lasso di tempo tra le 4 e le 10 ore successive alla sua deposizione in culla.

Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Bari, hanno permesso di attestare attraverso alcune consulenze tecniche come quella culla non fosse “idonea” allo scopo e anche come, probabilmente a causa di una perdita di gas, dal climatizzatore che avrebbe dovuto riscaldare il locale venne fuori aria fredda.

Il piccolo non fu soccorso perché dalla culla non partì la chiamata al cellulare del parroco, come invece avvenne in altri due casi nel 2020 e nel 2023. Il materassino che, una volta rilevato il peso del neonato, avrebbe dovuto far partire l’allarme, in base alle consulenze svolte non sarebbe stato adatto a svolgere quella funzione: si trattava, infatti, di un tappetino usato normalmente nella abitazioni come antifurto, dal costo basso e dall’alta possibilità di malfunzionamento.

Stralciata, ma non ancora archiviata, l’ipotesi di reato di abbandono di minore a carico di ignoti. Il piccolo fu ribattezzato ‘Angelo’ dal sindaco di Bari, Vito Leccese, ed è sepolto nell’ala del cimitero barese destinata ai più piccoli.

Bari, far west in piazza Moro. Troupe aggredita e vigilessa ferita: 25enne condannato a 2 anni

Iheb Novira, il 25enne di nazionalità tunisina che ha aggredito verbalmente la nostra troupe e ferito una vigilessa in piazza Moro lo scorso 14 aprile, è stato condannato a 2 anni di reclusione. Il giovane, processato con rito abbreviato, è stato scarcerato dopo un mese ma resterà ai domiciliari a casa della compagna. 

Le accuse nei suoi confronti sono quelle di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il 25enne è stato in carcere per quasi un mese, è stato arrestato qualche istante dopo l’aggressione.

Secondo la tesi della difesa del 25enne straniero, non sarebbe stata usata violenza contro la vigilessa che sarebbe inciampata nel monopattino nel tentativo di inseguirlo.

La vigilessa ha riportato un trauma alla mano destra e al ginocchio sinistro, con prognosi di 10 giorni.

Omicidio a Ceglie, Nardev Singh ucciso per testare la pistola: il 21enne Paolo Natale Guglielmi a processo

Paolo Natale Gugliemi, fratello del boss Luigi, sarà processato con il rito abbreviato. Il giovane è accusato di aver preso parte al commando che, la sera del 31 maggio scorso, uccise il 38enne Singh Nardev in un luogo abbandonato a Ceglie.

La vittima fu scelta a caso come “bersaglio umano” per testare la pistola acquistata poco prima per 250 euro. A rilevare i dettagli agghiaccianti è stato Michele Guglielmi, nipote di Paolo Natale e diventato collaboratore di giustizia.

Il processo prenderà via il prossimo 9 luglio. Nelle scorse settimane è stato chiesto il giudizio immediato per i due minorenni, di 17 e 18 anni.

Tutti e tre sono accusati di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa, detenzione e porto di un’arma clandestina e ricettazione.

Giovanni De Benedictis travolto e ucciso sulla Rutigliano-Conversano: il 44enne Antonio Busco a processo

Non ha solo investito e ucciso un anziano che stava tranquillamente andando per la sua strada in bicicletta, fuggendo e abbandonandolo al suo tragico destino: per farla franca ha falsamente denunciato, più di cinque mesi dopo, il furto dell’auto di sua proprietà con cui ha tamponato il ciclista, ha persino calunniato i carabinieri e ha tentato di crearsi un alibi per il giorno e l’ora in cui è accaduto il misfatto.

Ma adesso l’autore di questa sfilza di reati dovrà risponderne davanti alla giustizia e ai familiari della vittima, assistiti da Studio3A, anche se l’attesa sarà lunghissima: più di un anno e mezzo.

All’esito dell’udienza preliminare tenutasi il 22 aprile 2025 in Tribunale a Bari, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero della Procura barese, dott.ssa Angela Maria Morea, titolare del procedimento penale per il terribile sinistro costato la vita al settantasettenne di Capurso (Bari) Giovanni De Benedictis (in foto), il 26 maggio 2023, nella stessa città, lungo la Provinciale 240, il Gup dott.ssa Valeria Isabella Valenzi ha rinviato a giudizio Antonio Busco, 44 anni, pure lui di Capurso, con la pesante accusa di omicidio stradale pluriaggravato. L’imputato, che non ha chiesto riti alternativi decidendo di affrontare il processo, dovrà comparire per la prima udienza del dibattimento, avanti la prima sezione penale del Tribunale di Bari in composizione monocratica, giudice dott.ssa Carlotta D’Alessandro, il prossimo, lontanissimo 7 dicembre 2026, a conferma di come i tempi della giustizia in Italia, purtroppo, siano eterni.

Com’è tristemente noto De Benedictis, imbianchino in pensione, grande appassionato di ciclismo e cicloamatore e che, nonostante l’età, era in perfetta forma, quel “maledetto” mattino, alle 9, si stava appunto allenando in sella alla sua bici da corsa Bottecchia, come faceva quasi ogni giorno, stava percorrendo la Sp 240 Rutigliano-Conversano in direzione Conversano e procedeva rigorosamente a bordo strada, quando, all’altezza del km 15 (in foto, il luogo del sinistro), è stato inopinatamente tamponato, e con inaudita violenza, da un’auto pirata, che sarebbe risultata poi una Mercedes Classe B di colore grigio, e che lo ha scagliato a oltre venti metri di distanza dal punto d’urto: una serie di impatti tremendi, con la macchina e nella ricaduta al suolo, che hanno procurato all’anziano politraumi pesantissimi che non gli hanno lasciato scampo. Non bastasse la gravità dell’incidente causato, il conducente della vettura si è dileguato senza minimamente preoccuparsi delle condizioni della persona che aveva appena travolto.

Il fatto aveva destato unanime sdegno e sono scattate immediatamente le indagini da parte dei carabinieri delle stazioni di Rutigliano e di Capurso che in pochi giorni sono risaliti alla targa e al modello della vettura pirata nonché al suo proprietario, Busco appunto, notificandogli il successivo 2 giugno il decreto di sequestro del mezzo disposto dal magistrato inquirente nell’ambito dell’inchiesta. Peccato che la Mercedes Classe B nei giorni successivi sia stata ritrovata bruciata nelle campagne di Triggiano (Ba) e che il suo proprietario, più di cinque mesi dopo, ne abbia denunciato il furto che a suo dire sarebbe avvenuto proprio nelle prime ore del mattino del 26 maggio, il giorno e poco prima dell’investimento. Un castello di menzogne che però non ha retto di fronte all’inchiesta della Procura.

Il Sostituto Procuratore ha imputato al “pirata” innanzitutto il reato di omicidio stradale “perché cagionava la morte del ciclista Giovanni De Benedictis: specificamente, nel percorrere la Strada Provinciale 240, km 15+000, in condizioni non regolamentari, tamponava la bicicletta condotta dalla vittima che, per effetto dell’investimento, decedeva sul colpo. E ciò a causa di una condotta imprudente e negligente (colpa generica) e contraria alle statuizioni del codice strada (per violazione degli articoli 140 e 141 comma 2)” per citare la richiesta di processo della dott.ssa Morea. Il tutto con le aggravanti della fuga e dell’omissione di soccorso perché l’imputato, “quale conducente e proprietario dell’autovettura Mercedes Benz targata (omissis), dopo aver cagionato l’investimento di Giovanni De Benedictis, anziché fermarsi e prestare assistenza al ferito, che poi decedeva, si dava alla fuga” prosegue il magistrato.

Non bastasse, il Pm ascrive all’imputato anche il reato di “simulazione di reato” per aver denunciato presso la stazione dei carabinieri di Capurso in data 7 novembre 2023, “per assicurarsi l’impunità dei reati di omicidio stradale e fuga con omissione di soccorso, di aver subito il furto della sua autovettura nelle prime ore del 26 maggio 2023, ossia nel giorno stesso del sinistro. Senonché ciò denunciava falsamente circa sei mesi dopo il presunto furto, tant’è che dichiarava di esserne a conoscenza sin dal pomeriggio dello stesso 26 maggio per averlo appreso dalla moglie, sapeva che su detta autovettura gravava un provvedimento di sequestro probatorio disposto al Pubblico Ministero con atto del 31 maggio 2023 avendone ricevuto notifica il 2 giugno 2023, e aveva avuto notizia del rinvenimento a Triggiano della sua vettura incendiata nei giorni immediatamente prossimi al 9 giugno”.

Non solo. Busco dovrà rispondere anche di calunnia nei confronti dei carabinieri della stazione di Rutigliano. Infatti, scrive sempre il Pubblico Ministero nell’istanza di rinvio a giudizio, alla richiesta da parte dei carabinieri di Capurso, all’atto di acquisire, il 7 novembre 2023, la denuncia di furto della vettura, sul perché non lo avesse denunciato nell’immediatezza, l’imputato aveva dichiarato, testuale: “questa denuncia che oggi sporgo presso di voi avevo intenzione di presentarla il giorno 26 maggio stesso presso la caserma dei carabinieri di Rutigliano, ma quel personale non volle ricevere la denuncia”; circostanza rivelatasi anche questa naturalmente falsa. “In tal modo – scrive il Sostituto procuratore – attraverso tale mendace dichiarazione incolpava, o comunque accettava il rischio che i carabinieri di Rutigliano venissero incolpati di reati quali rifiuto/omissione di atti d’ufficio, pur sapendoli innocenti”. Tutti reati peraltro non nuovi per l’imputato, ma commessi “con recidiva reiterata quinquennale”.

Il magistrato inquirente peraltro ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di favoreggiamento personale anche per G. G., 44 anni di Bitritto, perché “aiutava A. B., dopo che questi il 26 maggio 2023 aveva investito mortalmente Giovanni De Benedictis, ad eludere le investigazioni dei carabinieri inquirenti fornendogli un falso alibi”. La donna, legata all’imputato da una relazione extraconiugale, infatti, escussa come persona informata sui fatti dai carabinieri di Capurso che indagavano sull’omicidio stradale, “dichiarava falsamente di avere trascorso assiema a Busco la giornata a partire dalle 8.30 (quindi, da prima del sinistro, ndr) fino al primo pomeriggio”.

I familiari di Giovanni De Benedictis per essere assistiti e ottenere giustizia, attraverso il responsabile della sede di Bari e Area Manager per la Puglia, Sabino De Benedictis, si sono affidati da subito a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha profuso ogni sforzo perché fossero date loro risposte mettendo anche a disposizione per la ricostruzione dell’incidente l’ingegnere cinematico forense Pietro Pallotti e ottenendo già per i suoi assistiti l’integrale risarcimento da parte della compagnia assicurativa dell’auto investitrice. Ora però i congiunti della vittima confidano anche in quella condanna esemplare invocata fin da subito dal figlio Vincenzo per il pirata della strada che aveva ucciso e abbandonato al suo destino il padre, richiesta che vale a maggior ragione adesso alla luce non solo delle gravissime responsabilità nella condotta di guida tenuta dell’imputato, ma anche di tutti gli ulteriori reati perpetrati senza alcuno scrupolo né un minimo di pentimento pur di non pagare per quanto commesso sulla strada. Ma, come detto, l’attesa del processo e, quindi, del verdetto, sarà purtroppo ancora lunghissima.

Bari, peculato all’Ordine degli Ingegneri dal 2009 al 2013: chieste condanne per l’ex presidente e l’ex tesoriera – NOMI

La Procura di Bari ha chiesto la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per l’ex presidente dell’Ordine degli ingegneri di Bari, Angelo Domenico Perrini, e a quattro anni e nove mesi per l’ex tesoriera dell’Ordine, Anna Angela Basile, finiti a processo per peculato per fatti commessi tra il 2009 e il 2013.

I due erano stati rinviati a giudizio insieme all’allora segretaria dell’Ordine e ad altre tre dipendenti, ma per gli altri quattro – imputati sempre per episodi di peculato – è stata chiesta l’assoluzione, così come per Perrini limitatamente a due capi di imputazione per peculato.

Tra le accuse contestate anche l’abuso d’ufficio, reato abrogato e per il quale, quindi, la Procura ha chiesto il non luogo a procedersi. Perrini, secondo quanto ricostruito dall’accusa, avrebbe avanzato istanze di rimborso spese – poi liquidate – senza rendicontazione, appropriandosi di poco meno di 5mila euro, per le trasferte di andata e ritorno fatte tra la sua casa di Alberobello (Bari) e la sede dell’Ordine.

E lo avrebbe fatto “nella consapevolezza che, per prassi invalsa, le pratiche relative ai rimborsi spese non venivano, di fatto, trattate nel dettaglio durante le sedute del Consiglio dell’Ordine», come si legge nel capo d’imputazione.

Nel 2011 avrebbe anche usato mille euro del denaro di proprietà dell’Ordine per fare un regalo di nozze a un dipendente. Basile, invece, «in assenza di preventiva delibera del competente Consiglio dell’Ordine», avrebbe emesso diversi mandati di pagamento per oltre 5700 euro per trasferte, pernottamenti in hotel in occasione di congressi (come quello di Rimini del 2012 in un cinque stelle lusso), sempre «nella consapevolezza che, per prassi invalsa, le pratiche relative ai rimborsi spese non venivano, di fatto, trattate nel dettaglio durante le sedute del Consiglio dell’Ordine». Nella prossima udienza del 26 giugno proseguiranno le discussioni delle difese.

Bari, gli uffici del Giudice di pace cadono a pezzi. Chiuse le indagini: in 5 verso il processo – I NOMI

La Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti di cinque persone indagate, in concorso, per frode in pubbliche forniture, perché avrebbero determinato – non rispettando il contratto di locazione – il deterioramento di alcuni uffici del palazzo che ospita la sede del giudice di pace a Bari.

Secondo l’accusa, i cinque avrebbero violato dolosamente le condizioni del contratto riguardo agli interventi di manutenzione straordinaria, realizzando espedienti definiti dal procuratore Roberto Rossi – che ha coordinato le indagini dei carabinieri – maliziosi o ingannevoli, idonei a far apparire l’esecuzione del contratto conforme agli obblighi assunti.

Invece, è la tesi dell’accusa, i mancati interventi di manutenzione avrebbero determinato il grave deterioramento degli uffici, in modo da determinare situazioni di pericolo per le persone e condizioni di insalubrità dei luoghi di lavoro.

Gli indagati sono l’amministratore delegato di Unicredit leasing spa, Mario Agostini; l’ex amministratrice unica della Amec immobiliare srl di Roma, Laura Corrado; l’amministratore unico di Amec, Paolo Scifo; il consigliere di Amec, Guido Torelli, titolare di quote sociali attraverso la proprietaria Edilpart srl, coamministratore di fatto oltre che espressamente delegato al compimento di operazioni; e il coamministratore di fatto e già consigliere della Amec, Angelo Schiano, titolare di quote sociali attraverso la coproprietaria Bon Retir.

L’Amec è la società autorizzata da Unicredit leasing spa alla gestione dello stabile (in forza di un contratto di locazione) che ospita gli uffici del Giudice di pace di Bari, oltre che gli archivi del Tribunale, del Tribunale di Sorveglianza, della Corte d’Appello e della Procura generale di Bari.

Green Pass falsi senza il vaccino anti Covid, al via il processo a Bari: 69 imputati. Asl parte offesa

È iniziata oggi, in tribunale a Bari, l’udienza preliminare a carico di 69 imputati accusati di accesso abusivo ai sistemi informatici e falso per aver (secondo la Procura) ottenuto falsi Green pass senza aver fatto il vaccino contro il Covid.

I fatti risalgono alla seconda metà del 2021, dalle indagini è emerso l’accesso abusivo al sistema dell’anagrafe vaccinale della Regione Puglia grazie all’uso di credenziali – per i pm prese fraudolentemente – di un’infermiera in servizio nel nord Barese.

Chi ha fornito queste credenziali, verosimilmente un dipendente della Asl di Bari, è rimasto ignoto, così come non è emerso se, in cambio dei falsi Green pass, siano stati consegnati soldi.

Per i 69 è però stato chiesto il rinvio a giudizio e oggi gli avvocati degli imputati si sono presentati davanti alla gup Ilaria Casu. In udienza è stato rilevato qualche difetto di notifica e la giudice ha rinviato al prossimo 13 novembre per eventuali richieste di patteggiamento o di rito abbreviato. Come parte offesa è stata individuata la Asl di Bari, che non si è costituita parte civile.

Padri separati, Giuseppe alla vigilia dell’Appello: “Rischio il carcere da innocente. È devastante”

Torniamo a parlare di Giuseppe e della sua storia da padre separato. Lo ricordiamo, Giuseppe è stato condannato a 3 anni per maltrattamenti in famiglia, ma ha trovato il coraggio per incontrarci e raccontare la sua storia.

Lo avevamo incontrato dopo il quarto Natale senza i suoi figli, questa volta Giuseppe è venuto a trovarci da Barletta alla vigilia di un momento delicato. A maggio è fissato l’Appello, rischia di andare in carcere per tre anni.

Ha sempre respinto ogni accusa di maltrattamenti, così come ha rifiutato ogni proposta di patteggiamento anche prima dell’avvio del processo. Qualcosa non torna. Nel video allegato tutti i dettagli e gli aggiornamenti della vicenda.

Bari, Emiliano a processo per diffamazione all’ex consigliere Cipriani: chiesta condanna a 2mila euro di multa

La Procura di Bari ha chiesto di condannare il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, al pagamento di una multa dal valore di 2000 euro per diffamazione aggravata nei confronti dell’ex consigliere comunale Luigi Cipriani, responsabile del movimento politico ‘Riprendiamoci il futuro’.

I fatti risalgono al 13 settembre 2018 quando Emiliano nel programma “Viva l’Italia” su Rete 4, aveva insinuato un legame tra l’ex consigliere comunale di Bari, Luigi Cipriani, e il suo movimento politico con la criminalità organizzata operante nel quartiere Libertà. Frase che venne riportata da alcune testate giornalistiche locali.

Cipriani si è costituito parte civile e ha chiesto un risarcimento da 30mila euro. L’avvocato di Emiliano ha invece chiesto l’assoluzione del governatore “perché il fatto non costituisce reato” riferendosi alle frasi di Emiliano come “critica politica”.

“Non avevo alcuna intenzione di ledere l’onorabilità di Luigi Cipriani. So perfettamente che è una persona perbene e personalmente non è mai esistita l’idea che avesse un minimo legame con la criminalità organizzata. La mia è stata una polemica politica con l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che aveva bypassato le istituzioni locali per fare un comizio davanti a un circolo del quartiere Libertà di Bari”, le parole di Emiliano quando è stato ascoltato in aula.

“La scelta di Salvini l’ho presa come uno sgarbo istituzionale. Salvini era andato in un quartiere complicato in cui c’è una tensione etnica e criminale molto forte, ma senza passare prima dalle istituzioni – ha poi aggiunto -. Il presidente della Regione non attacca un ministro senza una ragione ferrea, infatti Salvini non mi ha mai risposto. Il destinatario delle mie dichiarazioni era Salvini”.