Estorsioni, droga e armi: arrestati 13 presunti affiliati Scu nel Brindisino. Sono 34 gli indagati totali

Con le accuse a vario titolo di associazione di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, truffa ai danni dello Stato, usura, estorsione, lesioni personali, detenzione e porto di armi da sparo, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacente, i carabinieri di Brindisi hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce gli indagati sono complessivamente 34. Le indagini, condotte tra il giugno 2020 e 2022, sono state avviate dopo il ritorno in libertà di un elemento di spicco della Sacra Corona Unita, ed in particolare del clan Pasimeni-Vitale-Vicientino.

L’attività del nucleo investigativo ha permesso di tracciare la catena di comando dell’associazione che operava in alcuni comuni della provincia di Brindisi, dimostrando come il presunto capo avrebbe impartito direttive dal carcere, tramite il nipote, ad un suo uomo di fiducia sul territorio.

Secondo quanto accertato dai militari, il presunto sodalizio criminale avrebbe ideato e promosso un sistema di estorsioni per garantire il mantenimento in carcere del capo e degli affiliati.

Gli inquirenti ipotizzano anche un rapporto con i capi di gruppi che operavano all’interno della frangia dei mesagnesi esponenti della Scu su altri territori, “concordando”, si legge in una nota, “strategie per la gestione di interessi illeciti comuni”.

Tra le altre attività illecite – secondo l’accusa – traffico di sostanze stupefacenti, usura e riciclaggio di soldi attraverso la gestione illecita di una rete di giochi e scommesse online su canali non autorizzati. Contestualmente agli arresti, è stato eseguito il sequestro preventivo di un immobile e di un’attività commerciale (valore 600mila euro) ritenuti base operativa e logistica della presunta organizzazione legata alla Scu.

I NOMI

Daniele Vicentino (52 anni di Mesagne), Tobia Parisi (44 anni di Mesagne), Francesco Sisto (52 anni, di Brindisi), Americo Pasimeni (55 anni di Mesagne), Alessio Curto (25 anni di Mesagne). Antonio Tarantino (41 anni di Mesagne), Matteo Primiceri (30 anni di Mesagne), Stefano Iacolare (38 anni di Brindisi), Antonio Bruno (35 anni di Torre Santa Susanna), Giuliano Notaro (35 anni di Squinzano), Antonio Romano (27 anni, di Mesagne), Annalisa Gravina (37 anni di Mesagne), Francesco Girardo (32 anni di Mesagne) e Marco Ruggio (44 anni di Squinzano). A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Ricercato dal 2023, arrestato il latitante Onofrio Margaritondo: era nascosto in una villa tra Fasano e Locorotondo

Onofrio Margaritondo, esponente di vertice della Sacra Corona Unita e latitante dal 2023, è stato arrestato dai Carabinieri di Brindisi in una villa nelle campagne tra Fasano e Locorotondo.

Il 49enne di Fasano, secondo gli inquirenti, è stato uno storico referente di organizzazioni criminali albanesi nel territorio, responsabile anche di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di traffico di extracomunitari.

Nel 2023 è stato colpito da un’ordine di carcerazione a oltre 7 anni per estorsione e danneggiamento. I militari hanno trovato durante le perquisizioni una pistola clandestina, denaro e documenti falsi. Il proprietario dell’immobile e la sua compagna sono stati denunciati per favoreggiamento aggravato.

Brindisi, estorsione a imprenditore agricolo: in carcere 4 storici esponenti della Sacra Corona Unita – I NOMI

Dopo il decreto di fermo dell’1 settembre scorso, c’è l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i quattro uomini appartenenti alla frangia dei tuturanesi della Sacra Corona Unita: il 66enne Salvatore Buccarella, Vincenzo Schiavone di 47 anni, Umberto Attanasi di 59 ed il 37enne Pasquale Attanasi.

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminare di Lecce, in sede di rinnovo delle misure cautelari dei gip di Brindisi e Napoli, riguarda anche una quinta persona: il 47enne Stefano Malerba. Il provvedimento è stato notificato dal personale della squadra mobile di Brindisi e della Sisco di Lecce, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Nel primo decreto di fermo, le accuse nei confronti dei quattro, erano di associazione di tipo mafioso, per due dei quali aggravata dall’averlo commesso in regime di semilibertà, nonché per una tentata estorsione aggravata dall’appartenenza alla Sacra Corona Unita ai danni di un imprenditore agricolo, a cui – secondo l’accusa – è stato imposto il pagamento di una somma di denaro di 3mila euro ed il versamento di 150 euro mensili per la guardiania e per poter svolgere la propria attività economica sul territorio controllato dal clan a Tuturano (Brindisi).

Dopo le indagini è stato riqualificato il capo d’imputazione inerente l’estorsione, da tentata in consumata, poiché l’attività investigativa ha permesso di cogliere i momenti in cui la vittima ha effettuato le consegne di denaro in favore del presunto sodalizio criminale per un totale di 1.800 euro. “L’inchiesta – informano dalla Polizia – ha cristallizzato» che Malerba «avrebbe indicato agli esponenti del clan mafioso, l’operatività su Tuturano dell’imprenditore da sottoporre ad estorsione, li avrebbe accompagnati all’incontro durante il quale è stata avanzata la richiesta estorsiva e avrebbe fatto da intermediario tra l’imprenditore e gli altri indagati»

Fermati storici esponenti della Sacra Corona Unita: blitz della Polizia tra Puglia e Campania

La Polizia di Stato, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, dall’alba, tra Tuturano, Brindisi e Napoli, sta dando esecuzione ad un decreto di fermo a carico di storici esponenti della Sacra Corona Unita appartenenti alla frangia dei ‘tuturanesi’. Sono in corso anche perquisizioni a carico degli indagati dell’inchiesta condotta dalla Dda di Lecce.

Droga e armi per la Sacra Corona Unita, 10 arresti nel Brindisino: dal carcere comandava il boss Tarantino

Una delle dieci persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina dai carabinieri di Brindisi avrebbe impartito ordini dal carcere di Oristano dando indicazioni su come recuperare, pagare e trasportare la droga.

Si tratta – secondo quanto accertato dalle indagini – del presunto capoclan Cristian Tarantino, 37enne ritenuto vicino alla frangia della Scu attiva a Tuturano, che in carcere avrebbe utilizzato dispositivi digitali, tra cui un pc, e i social network.

Per lui e per le altre nove persone indagate le accuse sono, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, con l’aggravante di aver agevolato la Scu; spaccio di sostanze stupefacenti e violazioni in materia di armi.

Le misure cautelari, nove in carcere e una ai domiciliari, sono state disposte dal gip del tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Alcuni dei destinatari dei provvedimenti si trovavano già in carcere.

In totale sono 18 gli indagati nell’ambito di una indagine più ampia, legata ad alcuni intimidazioni ai danni dei titolari di negozi a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, e che nei mesi scorsi aveva portato ad altri arresti. Nei confronti di Tarantino, dopo aver scoperto l’uso di cellulari e pc, era stata disposta la detenzione secondo il regime del 41 bis.

Traffico di droga e armi, 10 arresti nel Brindisino. Nel mirino anche la Sacra Corona Unita

I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Brindisi su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce nei confronti di dieci persone.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti, con l’aggravante di aver agevolato la Sacra corona unita attiva a Tuturano, frazione di Brindisi; e di violazioni in materia di armi.

L’attività dei militari è stata svolta nelle province di Brindisi, Lecce e Padova (e nelle case circondariali di Sassari, Oristano, Bari, Lecce e Agrigento).

Alle 10.30 nella sede del comando provinciale dei carabinieri a Brindisi si terrà una conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’attività investigativa.

Ordini e minacce sui social, in carcere ma attivo su TikTok: il boss Tarantino della SCU finisce al 41bis

Cristian Tarantino, 36enne di San Pietro Vernotico ritenuto il presunto boss del locale clan della Sacra Corona Unita, è finito al 41bis per aver continuato ad impartire ordini e minacciare anche dal carcere, tramite smartphone e pc. Una misura disposta direttamente dal ministro della Giustizia Carlo Nordio su richiesta della Dda di Lecce.

In particolare il 36enne, che ha accumulato pene definitive fino al 2046, avrebbe inviato messaggi di sfida e minaccia tramite il suo profilo TikTok “tarantinocristian666”, ma non solo. Ha mantenuto contatti con i propri solidali impartendo ordini e assistendo al pestaggio del fratello dell’ex compagna tramite videochiamata. Per lui ora il regime restrittivo più ferrea in una cella due metri per tre con un letto, un tavolo ed una sedia inchiodata sul pavimento. Verrà controllato 24 ore su 24 e potrà vedere i propri congiunti una volta al mese.

Estorsioni e mafia, fermati due ragazzi di San Pietro Vernotico vicini alla SCU: all’epoca erano minorenni

I Carabinieri di Brindisi hanno fermato due ragazzi di San Pietro Vernotico ritenuti responsabili di tentate estorsioni a commercianti e imprenditori, danneggiamenti con esplosivi e materiale incendiario e lesioni personali, e legati ad un’associazione di stampo mafioso riconducibile alla frangia tuturanese della Sacra Corona Unita. Entrambi erano minorenni all’epoca dei fatti, uno dei due oggi ha 18 anni.

I due sono stati intercettati e pedinati nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Dia di Lecce partita nell’ottobre 2022. Ad uno dei due il capoclan garantiva l’assistenza legale e il suo mantenimento in carcere, provvedendo a fargli pervenire in cella capi d’abbigliamento, scarpe e somme di denaro.

Dal giudice Mariano alla pm Ruggiero, minacce anche al direttore Magistà di Telenorba: “Ti ammazzo”

È Pancrazio Carrino, 42 anni presunto appartenente alla Sacra Corona Unita, l’uomo raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere in quanto ritenuto responsabile e mandante di una serie di atti di violenza e minaccia, aggravati dal metodo mafioso, ai danni della giudice Maria Francesca Mariano e della pm Carmen Ruggiero, sotto scorta da settembre dopo aver firmato gli atti dell’inchiesta The Wolf contro la Sacra corona unita. Le minacce sarebbero state anche rivolte al giornalista Vincenzo Magistà, direttore di Telenorba. Il 42enne di San Pancrazio Salentino si trovava già detenuto nel carcere di Terni.

La gip presso il tribunale di Lecce Maria Francesca Mariano e la pm antimafia Carmen Ruggiero nei mesi scorsi sono state destinatarie di lettere intimidatorie con minacce di morte, e anche di tentativi di aggressione durante gli interrogatori. A Mariano lo scorso settembre venne recapitata anche una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, accompagnata da un biglietto su cui era scritto ‘Così’: la testa dell’animale fu lasciata davanti alla porta della sua abitazione.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda, Carrino il 21 novembre scorso avrebbe inviato una lettera direttore di Telenorba, Enzo Magistà, “al fine condizionare la sua attività professionale e di dissuaderlo dal dare ulteriore pubblicità ai fatti a suo carico fra cui la vicenda dello stupro della compagna del presunto mafioso”, si legge nelle carte.

“Sei sul tiro. Il vaso è colmo per inteso, fai cadere un ‘altra goccia e ti ammazzo. Oppure ammazzo chi ti è caro, o ancora un tuo collega del tuo T.G.”, o ancora “Ti spappolo il cervello”, “La vostra vita non mi costa niente”, “Per ora la priorità ce l’hanno i Magistrati, non posso avere tutto e subito, nella vita. Per ora campa e rifletti, prega Dio che la mia sete di vendetta si plachi con la sorte della Mariano e Procuratore Carmen Ruggiero, di solito sono uno che non si accontenta mai degli obiettivi che raggiunge”, le minacce riportate.